Que Viva Latinoamerica!

Nel primo attimo della Creazione c'era già tutto. Non c'era niente. Il Tutto si aggregava al Tutto e il niente era un progetto di sviluppo ancora da elaborare. E qui, Foz de Igaçu, oggi, il magma iniziale si confonde con l'arroganza dell'uomo. È un magma che coinvolge i quattro elementi: Terra, rossa, sterminata, altopiano di foresta primordiale; Aria, vento e cielo, così bassi, vicini quasi palpabili: azzurro più di qualsiasi altro azzurro; Fuoco, acciaio e ferro, cemento e dinamite; e finalmente Acqua, urlo e forza allo stato puro.
Lo chiamano il "Ponte da Amizade", Ponte dell'Amicizia, unisce le sponde del rio Paraná, Brasile e Paraguay. Fino ad una ventina d'anni fa era il simbolo di una terra di nessuno, una terra in cui il contrabbando, la falsificazione e il traffico di droga trovavano humus propizio grazie alle eterne crisi economiche dei due Paesi. La corruzione di un regime tanto feroce quanto ridicolo dell'esecrabile generale Stroessner in Paraguay e l'inefficienza tanto ridicola quanto feroce degli altrettanto esecrabili militari brasiliani, facevano di questa zona del continente il "ralo do mundo", la chiavica del mondo. Tutto era lecito: con quattro soldi si compravano casse di Whisky contraffatto e Mercedes rubate nei quartieri "bene" di San Paolo poi legalizzate al di là del ponte; vestiti Armani fabbricati nel cortile dietro casa e chili di cocaina. Un unico vialone nel quale si ammucchiavano commerci di ogni tipo, strade di terra, casupole fatiscenti, servizi pubblici inesistenti, prostituzione offerta giorno e notte, giustificavano il nome e la fama di questo posto.
Oggi, hotel cinque stelle, viali organizzati, autobus gran turismo offrono a gente di tutto il mondo gite indimenticabili verso le due grandi meraviglie di questa regione: la cascata e la diga. Ristoranti per tutti i gusti si contendono i visitanti a suon di deliziosi piatti. Poster enormi descrivono le bellezze della flora e della fauna. In poco più di vent'anni un cambiamento completo, potremmo azzardarci ad usare il vocabolo "miglioramento" se non fosse per il Ponte dell'Amicizia che continua pieno, straripante di gente che vuol comprare in Paraguay quello che in Brasile costa troppo. Gente di tutte le parti, "sacoleiros", arriva con le borse "as sacolas" da riempire di sogni di plastica e cianfrusaglie elettroniche, contrabbando e cocaina per poi rivendere in tutto il Paese. Anche qui dunque i due mondi tipici del sud America: i dollari degli hotel internazionali e il tira a campare dei poveracci, che cercano e trovano "dinheiro facil" in attività illecite.
Bella oggi la città costruita in vent'anni coi proventi del turismo internazionale. Orribile oggi la città costruita in vent'anni coi proventi di traffici illeciti.
Al di là del ponte, Ciudad del est, l'antica Puerto Stroessner, porta di entrata per l'altra America, quella che non fa parte della rotta del turismo internazionale. Niente hotel cinque stelle, niente autobus di gran lusso, niente frotte di turisti. Brasiliani spendaccioni e discendenti di indios, shopping di cianfrusaglie e venditori ambulanti a migliaia.
Un niño de la calle, un menino de rua, mi chiede una moneta. Potrebbe essere uno dei nostri di San Paolo, stessa faccia, stessi stracci addosso, stessi piedi scalzi. Parla in guaraní, ci riprova in spagnolo, tenta in portoghese. Se ne va riempedomi di insulti. Un altro vuole vendermi il dvd dell'ultimo successo di Mel Gibson. Gli domando come faccia a sapere che vengo dal Brasile se sono vestito come lui, jeans e maglietta. Tio, usted tiene pinta de turista. Hai tutto l'aspetto del turista, risponde esperto. Ci fermiamo davanti alla cattedrale. Una famiglia locale guarda desolata la sua porta chiusa. Mi spiegano che è a causa dei ladri, approfittano del luogo isolato, lontano dal centro, per derubare i pochi fedeli. Raccontanto che hanno fatto un lungo viaggio, il loro figlio era grave all'ospedale, ora è guarito. Sono qui per pregare e ringraziare Dios. Non c'è bisogno di entrare, possiamo farlo insieme sotto l'ombra di quell'albero laggiù: vamos rezar juntos: Padre Nuestro… Que lindo es el Padre Nuestro en español, dico. Es lindo en todas as lenguas, risponde la mamma del ragazzo guarito. Ci salutiamo con un abbraccio e il reciproco desiderio di Buena Suerte.
Un paio d'ore per riattraversare il ponte. Si passa in fila indiana, la dogana brasiliana si è finalmente messa a controllare. I contrabbandieri si fermano a metà strada, lanciano i loro pacchi nel fiume dove sono ripescati da barconi o da temerari che rischiano il collo tuffandosi. A volte muoiono affogati, altre volte vengono catturati dalla polizia di frontiera. Arrivo in Brasile, adios Paraguay.
Il Parco Nazionale si apre maestoso con la sua foresta primitiva. Qualche centinaio di metri e giunge prepotente un suono: Iguaçu, la Grande Acqua, nella língua degli indios Guaraní. Ed è lì, dove un dio-serpente ha aperto con un colpo di coda la "fenda" nella terra per imprigionarvi per sempre la sua amata, che il Signore della Genesi ha voluto che tutto rimanesse sempre come nel momento esatto della creazione.
Cammino tra uccelli dipinti da Van Gogh e Matisse. Un'arara gigante mi si posa sulla spalla mentre un tucano dal becco luminoso zampetta allegro. Ragni grossi un palmo tessono la loro esperienza tra liane e foglie, alcune commestibili, altre piene d’acqua velenosa, insegna la guida.
La passerella, poco più di un sentiero, si snoda su precipizi e la Massa, o Iguaçu, la grande acqua davanti e sotto di me. Horror vacui e fascino incondizionato. Non ragiono, sento. Respiro profondamente particole bagnate entrami nell'anima. L’uomo, inutile comparsa in questo colossal naturale, gioca ad imprimere la sua nefasta presenza anche dove sarebbe d'obbligo andarsene o almeno starsene zitti. Stupidi motoscafi brulicanti di macchine fotografiche e grida isteriche attraversano le rapide per le emozioni di grandi e piccini pagate in dollari. Iguaçu, la Forza, la Massa sembra non curarsene affatto. Alcuni anni fa però si è vendicata e, in una tragedia annunciata, ne ha risucchiati sette. Sette turisti alla ricerca di sensazioni forti annegano nella rabbia delle onde. Sulla riva del precipizio tra l'oceano verde di una foresta sopravvissuta, lo Sheraton; sulla gola del diavolo "a Garganta do Diabo", punto alto della cascata, decine di obiettivi a cliccare. L'acqua e il salto gigantesco gridano il loro diritto ad essere lasciati in pace. Ma l'uomo è una bestia inquieta, un eterno insoddisfatto con il complesso di non essere né il dio-serpente né  il Signore della Genesi e allora vede la Massa e decide con la dinamite di domare la Creazione, di essere lui stesso dio-serpente e Signore della Genesi. Esplode la roccia millenaria di Itaipù, la "Pietra che Canta", e in una manciata d'anni ecco pronta la più grande delle costruzioni mai realizata: un mostro  di otto chilometri di cemento e acciaio a deviare il corso del rio Paraná: si forma un lago di decine di chilometri e con esso l'energia per far funzionare l'intero Paraguay e tutto il sud del Brasile. La Diga e la Cascata: una di fronte all'altra. A pochi chilometri dalla sommità dei centonovantotto metri di acciaio e cemento, intravvedo tra le curve dell'orizzonte il vapore dell'acqua in caduta libera della Garganta do Diabo. Qui invece una nuova cascata costruita da quarantamila uomini viene intubata e organizzata a dovere affinché io possa accendere la tv o fare il bagno caldo… per un secolo, quanto durerà la vita utile della diga: un nanosecondo nell'eternità. Acciaio cemento e sangue. La lista unfficiale dei morti nella sua costruzione è di 180. La gente del posto parla di almeno mille. Raccontano che cadevano nel cemento fresco e lì venivano lasciati. Raccontano che scomparivano travolti dalle enormi pietre con cui si costruiva il terrapieno. Raccontano che dalle viscere del mostro risuonano ancora le loro grida.
Iguaçu, la cascata eterna e Itaipù, la diga-mostro dalla vita utile di un nanosecondo. La libertà primordiale e la natura ricreata convivono. Milioni di anni, la totalità del Tempo, il momento della Crazione faccia a faccia con la più alta tecnologia, il lavoro, l’intelligenza e la superbia dell'uomo. Tra i due estremi, il Ponte dell’Amicizia con i suoi "sacoleiros" miserabili alla ricerca di un sogno irreale. Là, los niños de la calle; qui, os meninos de rua.
Brasile, America del Sud.
Oggi il cielo continua azzurro. Que Viva Latinoamerica!