Respiriamo

Cochabamba, 13 gennaio 2007

Cari amici,

i "movimenti sociali" (campesinos e cocaleros) nel grande cabildo tenutosi ieri nella piazza principale della città, hanno deliberato che:

    * non possono continuare a danneggiare i compañeros viaggiatori che sono da giorni accampati nella stazione degli autobus, i compañeros trasportatori che attendono in chilometriche file, con i loro camion carichi di frutta e verdura ormai marcita e i loro polli morti, di proseguire il viaggio, i compañeros cittadini che devono dedicarsi alle loro attività, i compañeros imprenditori (testuale) che producono ricchezza per il Paese, le compañeras madri di famiglia che non trovano più cibo al mercato; il loro scopo non è arrecare danno al popolo boliviano, bensì quello di ottenere la destituzione di Manfred Reyes Villa, senza compañero.

      Pertanto da ieri sera hanno tolto i blocchi dalle strade di accesso alla città e domani noi potremo (salvo disordini imprevisti) andare regolarmente a Colomi per le iscrizioni al nuovo anno scolastico;
    * manterranno comunque l’assedio pacifico della città e continueranno le loro marce di protesta fino a che il Prefetto non lascerà il suo incarico;
    * danno 24 ore di tempo al Prefetto perché convochi il Consiglio del Dipartimento allo scopo di comunicare le sue dimissioni; se non lo farà, il Consiglio assumerà il comando della Prefettura e nominerà un’"autorità prefetturale" in sua sostituzione.

Rimaniamo appesi ad un filo, basta una minima provocazione da parte di qualcuno perché la guerriglia ricominci.

Il fiume "Rocha" che attraversa la città è la nostra "linea del Piave": a nord i "giovani per la democrazia", a sud i "movimenti sociali", in mezzo, a presidiare i ponti in assetto di guerra, polizia e militari.

Lunedì le organizzazioni sociali di El Alto (città satellite di La Paz, dove si trova uno dei due aeroporti internazionale della Bolivia) e i cocaleros de los Yungas cominceranno, come vi avevo preannunciato, le loro azioni di pressione per costringere alle dimissioni il Prefetto di La Paz; annunciano marce di protesta e blocchi delle strade, comprese quelle di collegamento con Perù e Cile.

Alcuni di voi mi scrivono indignati (anche dagli Stati Uniti) per il fatto che nessuna notizia venga data al mondo di quanto accade qui. Non mi stupisce, la Bolivia è un paese che non fa notizia o, come dice una cara amica del nostro progetto, non è glamour.

Domani è domenica, forse riusciremo a respirare un po’ in attesa di un settimana che sarà sicuramente molto difficile e complicata.

Approfitto di questa mia lettera per dirvi che su http://www.macondo.it/collaborazioni/view_ce.php

potete vedere, se lo desiderate, alcune foto della promozione 2006 e della gita scolastica a La Paz e al Titicaca dello scorso dicembre.

Un abbraccio e a presto

Anna Maria