Santi, favelas e macachi

Urca che bello! (Enrico Beruschi)

Da una palma tropicale, identica a quella impressa nell’inconscio di un italiano medio come me che da tempo immemorabile abita da queste parti ma continua a stupirsi davanti a certe cose, scende un rubicondo, allegro, paffuto e, suppongo, sudato, babbo natale. Vestito come se abitasse in Lapponia in pieno inverno. E invece siamo ai primi di dicembre e sta cominciando l’estate. Si cala da una palma sulla cui sommità hanno costruito una casetta tutta per lui. A due passi dal monastero di São Bento, San Benedetto, quasi di fronte alla finestra centrale, quella col balconcino da cui, presumo, si può goderne la visione. La finestra del Papa. La stessa finestra da dove Benedetto Sedicesimo si affacciava per salutare e benedire la città ogni volta che la folla lo chiamava. La statua di San Benedetto, il primo, il fondatore dell’ordine che contribuì a salvare la cultura occidentale dalle invasioni dei barbari, colui che diede la magnifica regola ai monaci e al mondo, ora et labora, sovrasta severa il portone della chiesa, a cinquanta metri dalla palma tropicale di babbo natale.
La domenica, messa cantata. Il monastero si riempie, se non arrivi almeno un’ora prima, resti fuori. I monaci cantano in latino come all’epoca del Santo. È realmente emozionante. La San Paolo (la città, dico, non il Santo) bene ne ha fatto un luogo di culto. Nel senso di un luogo “in” e non certo di preghiera. Ascoltare il gregoriano dei monaci è ormai una moda. Se non ci vai sei “out”. Ogni lunedì nei giornali specializzati e in quelli non, vengono pubblicate le fotografie delle personalità presenti alla funzione, dalla moglie del sindaco, a quella dell’industrialotto di successo; dal creativo rampante all’attricetta della tele-novela che ha scoperto quanto fa bene allo spirito il raccoglimento in questo clima monastico. A partire da ieri, dopo la messa, chi sente il desiderio di aiutare la Ong Pinco Pallino che, come consta nel sito internet, vuole amenizar a situação de jovens e crianças em situação de risco social (alleviare la situazione di giovani e bambini a rischio sociale), può farlo pagando 99 reais per il brunch, servito nelle dipendenze del monastero. Gran giorno, dunque, ieri. Le porte di San Benedetto (il monastero) si sono aperte per la fina società di San Paolo (la città). La San Paolo bene in San Benedetto. A mangiare. Sì perchè, per chi non lo sapesse, il brunch è una specie di merenda, un pranzo anticipato a fine mattina, dopo la messa. Roba buona però. Niente a che vedere con panino col salame e boccia di lambrusco in parrocchia dopo la pesca di beneficenza, macchè. La chef incaricata è di quelle da hotel cinque stelle. E l’abbuffata per 99 reais non è stata da meno, tanto da far esclamare la moglie dell’industrialotto di successo: “è tutto delizioso, ha superato le mie aspettative”. Ma che si credeva lei, che solo perchè è un convento, le servissero un semolino? “Pasta sfoglia con formaggio brie e miele, uova con salmone, dolci di banana con crosta di cereali, quiche di cipolla, crostini, torte salate, torte dolci, succhi di frutta e un calice di spumante”, il menù. Alla faccia delle aspettative della signora, tiè. Insomma San Benedetto (il monastero) ha fatto un figurone e tutti sono contenti e soddisfatti, la signora e il monaco responsabile dell’organizzazione che dice: “la gente non viene solo per mangiare, ma per il fatto di essere un monastero; è una chance di ‘pescare’ persone per la chiesa”. Dicevo che tutti sono contenti e soddisfatti.
Io invece volevo fare un po’ di calcoli… dunque, il numero dei presenti…  99 reais a testa… il pagamento delle spese… gli aiuti in favore della Ong Pinco Pallino… leggo e traduco dal sito internet: “le attività sono organizzate nelle case delle comunità carenti di Jardim Mirna, Jardim Zilda, Jardim Novo Horizonte, Jardim Monte Alegre e Jardim dos Eucalipos, localizzate nei distretti di Grajaù e Parelheiros, estremo sud di San Paolo, considerati i distretti più popolosi della città di San Paolo che possiedono il maggior numero di persone che vivono in favela, 59306 (cinquantanovemilatrecentosei) (secondo i dati dell’ultimo censimento dell’anno 2000).” Nel sito è possibile vedere alcune foto: bambini abbracciati, altri che giocano, altri ancora che suonano in una orchestra. 59306 persone che abitano in favela (secondo il censimento del 2000).
Ricordo che in quei mesi del censimento i miei amici della favela dove lavoravo protestavano. Il censimento non li aveva contemplati, nessuno era passati a contarli. Se nessuno passa e ti conta, nessuno comunicherà alle autorità la tua esistenza. Erano 500 famiglie. Si contarono da soli. Andammo in comune a depositare il risultato. Non venne accettato perché non era ufficiale. La favela, ufficialmente non esisteva. Qualche mese dopo arrivarono gli ingegneri dell’autostrada. Come in un film di Tognazzi, montarono strani strumenti e cominciarono a pasticciare su mappe e disegni. Qui, tutto giù! Qui, passerà il grande raccordo. Avete due settimane di tempo per togliervi di mezzo! I miei amici in lacrime, disperati, confrontarono le carte e i documenti ufficiali della  proprietà del terreno che occupavano. Con l’aiuto di un amico avvocato si scoprì un errore burocratico e si inoltrò un processo. Simmo a Napule, paisà! E dopo quasi otto anni la favela è ancora là al suo posto, adesso però molto più grande e bella, da cinquecento famiglie, siamo arrivati a duemila.
Quindi le cinquantanovemila trecento e sei persone che abitano in favela nella zona sud e che fanno parte dei programmi assistenziali della Ong Pinco Pallino corrispondono a dati vecchi e superati. Quanto saranno oggi? Non si sa, fidiamoci allora delle informazioni del sito.
Mamma, Babbo Natale è un macaco? Chiede seriamente turbato un bambinetto all’uscita del bruch monastico. Poverino, con un semplice sillogismo ha collegato il babbo natale e la palma. Il macaco vive sugli alberi, babbo natale pure, ergo, babbo natale è un macaco!
59306 persone aiutate dalla Ong Pinco Pallino grazie ai 99 reais a testa per il brunch di San Benedetto. I miei calcoli dicono che per aiutare come si deve tanta gente, il prezzo della merenda dovrebbe essere per lo meno mille volte di più. Ma chi ci andrebbe più a mangiare in convento? E allora 99 reais va benissimo. Meglio di niente. Però le 59306 persone che fanno nel frattempo? Si dividono i 99 reais pagati dalla San Paolo bene a San Benedetto? Stanchi di aspettare, si sono organizzate! Hanno visto che il comune ha ripreso una pratica antica che ormai San Paolo non usava più da tempo (San Paolo città, non il santo). Pagare i favelados per andarsene via. Pagare. Soldi. Marenghi. Baiocchi. Palanchi. Ventimila reais a baracca. Senza un piano di edilizia popolare, senza una alternativa di alloggio, di sistemazione. Pagare e basta. Tutto ha un prezzo, il suo prezzo, dai 99 reais del brunch ai ventimila per la baracca. Ogni catapecchia di cartone, ogni casupola fatiscente riceve ventimila reais. I proprietari hanno un paio di giorni per sloggiare. Sul luogo verranno costruite strade e palazzi. I favelados, con ventimila reais, possono andare altrove e ricominciare la loro vita, qui no. Qui, strade e palazzi.
I favelados, mica scemi, visto il compenso pagato dal comune, hanno così cominciato a costruire da un giorno all’altro decine e decine di baracche. Chi passa in tangenziale vede sulla collina poco dopo il ponte, che il numero di baracche è triplicato, quadruplicato, quintuplicato. Lo strano però è che tutte le baracche sono uguali. Stesso materiale, stesso formato. Normalmente la favela si fa notare per l’ammucchiarsi disordinato delle casupole. Sulla collina invece regna un ordine irreale. Favela pianificata? Baracche progettate? Non si sa, mistero. Il fatto è che sono sorte da un giorno all’altro centinaia di baracche nuove, ordinatissime.
Spieghiamo: i favelados, mica scemi, visto l’arrivo di ventimila reais a baracca, hanno pensato bene di guadagnarci un po’ su. Di specularci sopra alla stregua delle grandi multinazionali. Reais ventimila a baracca. Se piazzo mio cognato in una baracca vicino, sono Reais quarantamila che entrano in famiglia. Se ne costruisco un’altra e ci infilo mia suocera, sono ventimila reais in più per un totale di Reais sessantamila. Presto fatto! E vai allora con le nuove baracche! Chiama il cognato, la zia e la suocera! Ma il bel gioco dura poco e le autorità hanno scoperto il trucco. I favelados, stavolta scemi, ingordi e frettolosi, hanno comprato il materiale di costruzione dallo stesso fornitore che, lui sì, commerciante di successo (la cui moglie probabilmente frequenta il brunch monastico) ha subito aumentato i prezzi del legname (per le pareti), e delle lastre zinco (per i tetti). E il paese di Bengodi è stato scoperto. Il pagamento dei ventimila reais sospeso. Un paio di favelados, scemi ingordi e frettolosi, denunciati a piede libero per truffa ai danni del comune.
Ai piedi della palma tropicale, una slitta trainata da quattro renne, aspetta la discesa del babbo natale-macaco. Dalle campane del monastero i rintocchi di un mezzogiorno estivo. Un registratore nascosto nel sacco del paffuto e sorridente macaco suona jingle bells, come nei più importanti e lussuosi shpping di San Paolo (la città).
Ciao ragazzi, ci si vede domenica prossima in sacrestia, a magnà.