Senza fine

Basta dare un'occhiata ai giornali per trovare, rifritta fino alla nausea, la storia dell'uomo perseguitato, incalzato; la storia dell'accanimento del forte contro il debole. Una storia che cominciò prima ancora del martirio di Gesù, che continua, che continuerà. (Juan Carlos Onetti)

Esistono alcune espressioni del linguaggio popolare che dicono tutto spiegando con ironia lo stato delle cose. Quando ci accorgiamo che una situazione ha la tendenza a succedere di nuovo, diciamo che è un "prato requentado" (piatto riscaldato), un "repeteco" (una lagnosa ripetizione). Così come lo saranno le parole a seguire: una ripetizione della ripetizione, già dette, già scritte, "riscaldate" nel piatto sporco della noia.
Immaginiamoci un intereo quartiere che assume il nomignolo "crackolandia": terra del crack, dove droga, prostituzione minorile e violenza convivono diariamente anno dopo anno sotto lo sguardo complice delle autorità. Immaginiamoci la Febem, il cui nome contrasta in modo pungente con la sua storia reale: Fundação do Bem Estar do Menor (fondazione per il benessere del minorenne).  Un giorno sì e uno no, si scopre con clamore quello che tutto il mondo sa, il segreto di pulcinella: il controllo del traffico di droga nella crackolandia è nelle mani di poliziotti che usano i tipici metodi mafiosi di controllo del territorio. Una ripresa da amatore, girata dalla finestra di casa, registra scene di tortura, di vendita di droga, di prostituzione minorile. Il telegiornale trasmette. Comincia il deprimente balletto delle autorità che giurano il loro provvidenziale intervento. Nel frattempo alla Febem l'ennesima ribellione, fuga in massa, distruzione dei padiglioni. Le autorità inaugurano un nuovo modello "correcional" per la gioventù. Cambiano perfino il nome dell'istituzione, non più Febem adesso, ma Fundação Casa. Dopo qualche mese vengono a galla notizie di maltrattamenti, torture e pestaggi degli internati. Nuovo scandalo, nuove frasi indignate, nuove iniziative provvidenziali. Il comune decide di intervenire nel quartiere degradato della crackolandia, decide di rivitalizzare l'area, incentivare le attività commerciali attraverso l'abolizione di imposte e tutti i tipi di facilitazioni. È necessario ripulire la zona. Gli eccedenti devono essere rimossi. Cominciano le deportazioni in massa di meninos e dipendenti di droga che circolano nei paraggi come zombi. I commercianti esultano, liberi dalla sporco cominciano a vederci nuove prossime possibilità di guadagni. Alla Febem il cambia-cambia nella sua direzione non si ferma. Sei presidenti in dodici mesi. Nuove idee, nuova gestione, stessa situazione, stessa sofferenza degli interni e le loro famiglie. Passano le settimane e tutto torna alla normalità, i drogati alla crackolandia, l'affollamento eccessivo nei padiglioni della Febem.
Ieri, dopo mesi di preparazione minuziosa – secondo le parole ufficiali – ricomincia in pompa magna l'operazione nel quartiere degradato. In seguito ad una ulteriore denuncia, filmata e trasmessa, la polizia a tutta forza occupa militarmente l'area. Questa volta un po' più organizzata. Le minacce e le deportazioni – per lo meno durante il giorno – cessano, sono sostituite da controlli minuziosi sui passanti e sui residenti. I meninos incontrati vengono indirizzati al servizio di
assistenza sociale, medico e psichiatrico, direttamente sul posto: vengono costruite tende per funzionare il giorno intero con la presenza di professionisti abilitati. I poliziotti alzano da terra, molto gentilmente, il menino de rua, il drogato, il barbone e lo portano con tutta l'attenzione possibile dallo psichiatra che conversa e convince il poveraccio a cominciare un trattamento di disintossicazione. Contemporaneamente (ma guarda un po', sembra fatto apposta), la magistratura determina le dimissioni del presidente della Febem per non aver messo in pratica la sentenza del giudice che esigeva la fine delle irregolarità nel processo di selezione degli interni. Queste irregolarità sono una semplice bazzecola burocratica: siccome l'istituzione non possiede installazioni adeguate, centinaia di bambini dormono uno sull'altro per terra. Una fotografia scattata dai vigilanti e venduta ai giornali, denuncia il fatto; la magistratura, la commissione dei diritti umani, la pastorale dell'infanzia, tia Edith, tutti loro un'altra volta a gridare: vergogna, vergogna! I vigilanti che scattarono e divulgarono la foto, vogliono che tutto succeda per deviare l'attenzione dal fatto che loro stessi sono un importante anello nella catena della violenza. Non è il presidente della Febem che è in contatto con gli interni, sono loro, i vigilanti che molte volte esercitano un potere di vita o morte sui ragazzi, ricattano le famiglie, istigano le ribellioni, controllano l'entrata della droga. Adesso la crackolandia è così sicura che da là ci trasmettono dal vivo le edizioni dei telegiornali serali. Pur continuando a buttare la responsabilità addosso alle associazioni che si occupano dei meninos de rua drogati: "arrivano perfino a dare loro la pipetta per fumare il crack, per prevenire l'Aids" (sì, il commissario responsabile dell'operazione ha detto proprio così, ha detto che le associazioni distribuiscono la pipa per prevenire l'Aids!) l'assistente sociale, lo psichiatra, il sindaco, tutti, sorridono alla telecamera. Ce l'abbiamo fatta, dicono.
Viviamo in questo ambiente da decenni. Tia Edith, tio Paolo, scrivono fiumi di parole inutili, raccontano fatti incredibili. Nulla cambia. In un piatto riscaldato nauseante abbiamo visto generazioni di meninos essere distrutte da una politica infame e dall'indifferenza del mondo. Noi, spettatori inerti di questo sudicio spettacolo, non abbiamo altra scelta: continuare a lavorare sapendo dell'inutilità di tutte le nostre azioni in un "repeteco" senza fine.

PS. Il commissario ha ragione. Alcune associazioni arrivano all'assurdo di distribuire ai bambini la pipetta per fumare il crack. Lo scopo, dicono, è far sì che il tossicomane acquisti fiducia, non compri la pipetta dal trafficante, aspetti la presenza dell’associazione benemerita che un giorno lo salverà;

Sem fim
È só dar uma olhadinha ao jornal para encontrar, mastigada e digerida até não poder mais, a história do homem perseguido, acuado; a história da perseguição do forte contra o humilde. Uma historia que começou bem aintes do martirio de Jesus, que continua e que continuará.
 (Juan Carlos Onett)

 
Existem algumas expressões da linguagem popular que dizem tudo explicando com ironia o estado das coisas. Quando percebemos que uma situação tende a acontecer novamente, dizemos que é um prato requentado, um repeteco. Assim como serão as palavras a seguir: uma repetição da repetição, já ditas, já escritas, requentadas no prato sujo do aborrecimento.
Imaginemos um inteiro bairro da cidade que assume o apelido de crackolandia: terra do crack onde droga prostituição infantil e violência convivem diariamente anos após ano sob o olhar cúmplice das autoridades. Imaginemos a Febem, cujo nome contrasta de forma gritante com a sua história real: Fundação do Bem Estar do Menor. Volta e meia se descobre com alarde aquilo que todo mundo sabe, o segredo de polichinelo: o controle do tráfico de droga na crackolandia está nas mãos de policiais que usam os típicos métodos mafiosos de controle do território. Algum cinegrafista amador grava da janela de casa cenas de tortura, de venda de entorpecente, de prostituição infantil. O telejornal transmite. Começa o deprimente balé das autoridades que juram tomar todas as providências. Enquanto isso na Febem a enésima rebelião, fuga em massa, destruição dos pavilhões. As autoridades declaram a implantação de um novo modelo correcional para a juventude. Mudam até o nome da instituição, não mais Febem agora, mas Fundação Casa. Após alguns meses vêm à tona relatos de maus tratos, torturas e espancamentos dos internos. Novo escândalo, novas frases indignadas, novas providências.
A prefeitura decide intervir no bairro degradado da crackolandia, decide revitalizar a área, incentivar as atividades comercias através de isenção de impostos e todo tipo de facilitação. É necessário limpar a zona. Os excedentes devem ser removidos. Começam as deportações em massas de meninos e dependentes de drogas que por ali circulam como zumbi. Os comerciantes exultam, livres da sujeira enxergam novas próximas possibilidades de lucro. Na Febem o troca-troca da direção não para. Seis presidentes em doze meses. Novas idéias, nova gestão, mesma situação, mesmo sofrimento dos internos e das suas famílias. Passam semanas e tudo volta ao normal, os drogados na crackolandia, a super lotação nos pavilhões da Febem.
Ontem após meses de preparação minuciosa – segundo as palavras oficias – recomeça em pompa magna a operação no bairro degradado. Depois de uma ulterior denúncia filmada e transmitida, a polícia em força máxima ocupa a área militarmente. Desta vez um pouco mais organizada. As ameaças e as deportações – pelo menos durante o dia – cessam, são substituídas por controle minuciosos dos transeuntes e dos residentes. Os meninos ali encontrados são encaminhados para o serviço de assistência social, médico e psiquiátrico diretamente no local: são montadas tendas para funcionar o dia inteiro com a presencia de profissionais habilitados. Os policias levantam do chão, muito gentilmente, o menino de rua, o drogado, o indigente e levam-no com toda a atenção devida para o psiquiatra de plantão na tenda que conversa e convence o coitadinho a começar um tratamento de desintoxicação. Contemporaneamente (olha só, parece até que foi coisa combinada), a magistratura determina o afastamento do presidente da Febem por não ter cumprido a sentença judicial de acabar com as irregularidades na triagem dos internos. Estas irregularidades são uma simples picuinha burocrática: como a instituição não possui instalações adequadas, centenas de crianças dormem uma em cima da outra no chão. Uma fotografia tirada pelos vigilantes e vendida aos jornais denuncia o fato; a magistratura, a comissão dos direitos humanos, a pastoral do menor, tia Edith, todos eles de novo a gritar vergonha, vergonha! Os vigilantes que tiraram e divulgaram a foto, querem que tudo aconteça para desviar a atenção do fato deles mesmo ser um importante elo da cadeia da violência. Não é o presidente da Febem que está em contato com os internos, são eles, os vigilantes que muitas vezes exercem poder de vida ou morte sobre os garotos, chantageiam as famílias, instigam as rebeliões, controlam o ingresso da droga. Agora a crackolandia é tão segura que de lá são transmitidas ao vivo edições inteiras dos telejornais da noite. Mesmo continuando a responsabilizar as associações que se ocupam dos meninos de rua drogados: "chegam até a fornecer a eles o cachimbo para fumar, para prevenir a Aids" (sim, o delegado responsável pela operação, disse assim mesmo, que as associações distribuem o cachimbo para prevenir a Aids) o assistente social, o psiquiatra, o prefeito, todos, sorriem para a câmara. Conseguimos, dizem.
Estamos nessa há décadas. Tia Edith, tio Paolo escreveram rios de palavras inúteis, relataram fatos inacreditáveis. Nada muda. Num prato requentado nauseante vimos gerações de meninos sendo destruídas por uma política infame e pela indiferença do mundo. Nós, espectadores inertes deste imundo espetáculo, não temos outra escolha: continuar a trabalhar cientes da inutilidade de todas as nossas ações num repeteco sem fim.

P.S. O delegado tem razão. Algumas associações chegam ao absurdo de distribuir aos meninos o cachimbo para fumar o crack. A finalidade é para que o usuário de droga adquira confiança, não compre o cachimbo do traficante, que espere a presencia da associação benemérita que um dia o salvará.