Terza promozione

Cochabamba, 3 dicembre 2007

Carissimi,

venerdì scorso ragazze ed educatrici sono tornate dalla gita scolastica, alla quale, come vi ho scritto in una precedente lettera, io non ho potuto partecipare (“Che è questa lombardia che hai?” mi ha telefonato un preoccupato padre Martin, parroco di Colomi, che però non è più a Colomi, ma questa è un'altra storia).

Sabato era il Gran Giorno della Consegna dei Diplomi in Colomi.

Per cui, di buon mattino, suonavo al campanello della Casa Estudiantil curiosissima di sapere come era andato il viaggio.

Mi hanno accolta con grida di entusiasmo: che bello il treno, che lungo, pensa, Anna Maria, c'era persino il ristorante, abbiamo mangiato in treno, abbiamo visto il Lago Poopo, pieno (llenito) di fenicotteri rosa . E le passeggiate, i colori, le montagne, i cactus, la gita a cavallo!

Nelly Fuentes mi sussurra tra i denti: “La Direttrice è caduta da cavallo”. Come la Direttrice è caduta da cavallo! “Edit, sei caduta da cavallo?” “No, mi sono buttata”

E così, a spizzichi e bocconi, viene fuori la storia.

Edit voleva galoppare, si è fatta spiegare come guidare il cavallo ed è partita. Ad un certo punto però si è trovata davanti ad un cavo giusto all'altezza della sua testa.

“Non avevo alternative, mi sono buttata”.

“Ed ora come stai?”

Mas o menos”.

Andiamo tutte al Colegio “Samuel Fina”, le ragazze in pompa magna ed emozionatissime.

Ci mettiamo ad aspettare l'inizio della cerimonia, che però tarda più di un'ora. Io non ce la faccio più a star seduta, la palestra-salone è freddissima, così mi sposto sul fondo per uscire un po' fuori, in una giornata livida.

Mi intercetta Tania Choque, piangente. Non è arrivato nessuno della sua famiglia, chi l'avrebbe accompagnata a ritirare il suo diploma?

“Non preoccuparti, ti accompagno io”. Ritorna a sorridere.

E così ho potuto vivere di persona il cerimoniale non semplicissimo cui bisogna sottostare: ogni ragazzo o ragazza neo-bachillere si trova in fondo al salone, deve essere accompagnato da qualcuno (genitori, nonni, zii, o padrini che siano, i maschi devono stare alla sinistra dell'accompagnatore e le femmine a destra, per una ragione che mi è del tutto oscura), porta in mano la candela che accenderà prima del canto finale e un fiore. Quando viene chiamato il suo nome, comincia a sfilare al suono, nel nostro caso, della marcia trionfale dell'Aida, arriva sotto il palcoscenico dove un incaricato, professore, autorità o invitato, gli consegna il suo diploma. Baci, abbracci, foto di rito, e poi lo studente sale sul palcoscenico dove attenderà che tutti i suoi compagni siano saliti a loro volta.

Edit ed io siamo incaricate di consegnare il diploma alle nostre chicas: per fare questo bisogna alzarsi e mettersi sotto il palcoscenico, attendendo l'arrivo della ragazza che sfila lentamente in mezzo all'ala di folla composta da parenti, amici, invitati, professori, autorità e bimbi urlanti.

Ci guardiamo sgomente: avete mai provato ad alzarvi elegantemente dalla sedia con la lombardia o dopo essere caduti da cavallo? Ci viene da sghignazzare, ma anche ridere ci fa male.

Dopo un'ora e mezza, quando tutti i 115 neo-diplomati sono sul palcoscenico comincia il rito vero e proprio: tutti in piedi, sull'attenti e a capo scoperto a cantare l'Inno Nazionale: “...dos…tres…Bolivianos el hado propicio…….morir antes que esclavos vivir!” .

La cerimonia finisce dopo tre ore e mezza, che aggiunte all'ora di ritardo, fanno quattro ore e mezza in quell'ambiente gelido.

Abbracciamo le chicas, che se ne vanno a festeggiare con le loro famiglie: altre figlie che vedremo ancora, certo, ma che non saranno più nella nostra Casa.

E il ritrovarci poi in refettorio, di solito così pieno di gente, in otto (Edit, le due educatrici, le seniores, cioè Eugenia e Nataly, già diplomate nel 2005 che sono rimaste con noi ad aiutarci mentre frequentano l'Università, Silvia – vi ricordate la chica che sembrava un manico di scopa con un gran cappello che abbiamo paragonata ad un duende all'atto di iscrizione lo scorso gennaio?che nessuno di casa sua è venuto a prendere e dovremo vedere come risolvere la faccenda, Leticia, diplomata l'anno scorso e “di passaggio” nella Casa Estudiantil ed io), non ci aiuta a risollevarci il morale.

Luna, la nostra boxer tontolona, passa da un dormitorio all'altro, poi va nelle aule, in refettorio, negli uffici come un'anima in pena e con uno sguardo tristissimo: non trova più le ragazze!

Verso le quattro ci decidiamo a scendere a Cochabamba, salutando chi resta: le seniores che se ne andranno fra qualche giorno alla fine dell'anno accademico, la cuoca che rimane come custode della Casa in questo periodo di vacanza, Silvia che trova il coraggio – miracolo! – di dirmi “ciao”, tre cani sconfortati e due gatti indifferenti.

Abbiamo portato a termine il nostro settimo anno di funzionamento e la nostra terza promozione.

A presto

Anna Maria