The show must go on

Un centinaio di anni fa, alla fine di febbraio, inizio marzo, pressappoco, si svolgeva nella ridente città di San Gemo una competizione canora molto popolare trasmessa, dicevano, in mondovisione. Per tre o quattro giorni di seguito, divi dell’ugola e giovani cantori della musica italiota si contorcevano in conati di passione spremendo le loro corde vocali in sdolcinate melodie e classicheggianti rime cuore-amore. Una giuria di esperti votava la canzonetta più bella e ne decretava il successo per gli anni a venire. Con la pioggia o col sereno, la manifestazione tirava dritto senza batter ciglio. Ricordo un allampanato, compito e forbito Bippo Paudo, bravo presentatore, salire sul palco e mestamente contrito annunciare la morte del famoso idolo Claudio Trilla, venuto a mancare proprio nei giorni del festival che cento anni addietro lo consegnava alla Storia. Tra una lacrimuccia e l’altra, il prode Bippo, bravo presentatore, si rese conto che, malgrado la morte del Trilla, malgrado il lutto nazionale, malgrado tutto, lo spettacolo deve continuare, ingoiò un magone così e, con enfasi e sincero entusiasmo da sagra paesana, annunciò il prossimo tenorino: signore e signori Al Baro. La felicità è il ballo del qua qua. Un bell’applauso.

Ma io oggi voglio parlare di una cosa importatissima, di un argomento scottante che sta a cuore a tutti noi. La Viuleeenza. Signori miei, la Viuleeenza è una cosa molto seria. Pensate solamente agli ultimi delitti commessi nella nostra brasilica terra: in un assalto a un semaforo un povero bambino rimane appeso alla cintura di sicurezza della macchina sul lato di fuori. I banditi scappano trascinando il piccolino ad una morte terribile sotto gli occhi di una madre in ginocchio. Tra i delinquenti, un ragazzino. Ecco che finalmente il pachiderma della società civile comincia a muoversi. Deputati e senatori si riuniscono in gran fretta a discutere le misure necessarie per far fronte all’emergenza Viuleeenza. Decidono che i "menores", i minorenni, i ragazzini che si coinvolgono in fatti di sangue devono essere processati come adulti. Non basta più rinchiuderli alla Febem, nel carcere animalesco, stavolta la devono pagare cara. Alla loro Viuleeenza, lo Stato risponderà con la fermezza che da sempre lo contraddistingue. Tagliare il male alla radice. Prendiamo sti figli di cani miserabili quando son piccoli, quanto prima li togliamo dalla famiglia, dalla scuola, quanto prima li sbattiamo dietro le sbarre meglio è. Aboliamo L’ ECA, lo statuto del bambino e dell’adolescente, stracciamolo in piazza pubblica, finiamola una volta per tutte con questi mascalzoni che, sapendo della loro intoccabilità, se ne approfittano per assaltare le macchine e trascinare i poveri bambini sull’asfalto. Dovevate, signori miei, dovevate vedere con quanta solerzia i nobili deputati e senatori discutevano l’argomento. La radice della Viuleeenza sta proprio qui, dicevano, nell’impunità dei minorenni, loro se ne approfittano, diventano piccoli delinquenti per poi via via specializzarsi in crimini sempre più brutali, prendiamo provvedimenti fin da subito: in galera, in galera.

Come se non bastasse, l’altro giorno un nuovo delitto efferato si abbatte sul pachiderma dell’opinione pubblica ancora intontita e assopita da un paio di settimane di festeggiamenti carnevaleschi – una sorta di festival canoro, in cui si sfila per le strade, mezzi o tutti nudi, al suono di allegre marcette. A proposito, tra donnine scollacciate e coriandoli, il povero bimbo massacrato, veniva ricordato un po’ da tutti i partecipanti alla allegra ricorrenza. Striscioni e cartelli ne richiamavano la memoria, per un attimo il nome e il martirio causavano lacrimuccia e magone come quello dell’italico Bippo Paudo, e poi via a sculettare di nuovo, lo spettacolo in mondovisione deve continuare. Dicevo dunque, un altro efferato delitto: tre francesi, direttori di una Ong che si occupa di assistenza a meninos de rua, vengono assassinati a coltellate nella sede della loro associazione. Il responsabile della contabilità, da tempo rubava i fondi che tutti i mesi arrivavano dall’estero. Ormai i tre direttori cominciavano a sospettare e il losco figuro contratta un paio di balordi che per trenta denari accoltellano gli sventurati. Gli assassini catturati sul posto con le mani ancora sporche di sangue, dopo un paio di ceffoni, confessano. Il particolare scabroso è che il mandante del crimine – che ad esso ha pure partecipato attivamente menando coltellate a destra e sinistra – è stato uno dei primi a beneficiarsi dell’aiuto della Ong: era infatti un menino de rua, che attraverso il lavoro dei tre francesi, sostenuto dai finanziamenti arrivati dall’estero, aveva avuto la possibilità di riscattarsi, abbandonare la vita di strada e diventare una persona per bene, studiare, lavorare, costruirsi una vita. Viuleeenza. Lui invece è la prova viva, che per i meninos de rua non c’è salvezza: delinquente nasci e delinquente resterai. Se ci fossero state le leggi severe e non le solite carezzine sulla testa con cui abbiamo sempre trattato i meninos delinquenti, questo assassino avrebbe avuto il fatto suo fin da piccolo ed oggi i tre francesi sarebbero ancora vivi. La colpa è sempre loro, dei giovani, dei ragazzi, dei bambini, meninos disubbidienti che non sanno accettare le regole della società. E noi, cittadini per bene, abbiamo il sacrosanto diritto di difenderci. "Se non difendo la pena di morte per gli assassini, è solo perché penso che sia poco. Tutto il discorso che conosco e che in larga misura sostengo, sullo Stato che non deve scendere al livello dei criminali, non deve uccidere, non deve imporre né sentenze crudeli né tortura, tutto ciò per me svanisce davanti al dato brutale come è l’omicidio spietato. Spero vivamente che, in prigione, gli assassini ricevano la paga; spero che la ricevano lentamente e con tutta la sofferenza necessaria." Ecco, così con queste edificanti parole è cominciato il dibattito sulla Viuleeenza. Non si poteva lasciarlo in mano a quattro deputati: si dà inizio ufficialmente al circo pazzo delle opinioni a ruota libera, primi tra tutti gli imbonitori televisivi, i tuttologi, le attricette, i bravi presentatori. Poi l’intelighenzia nazionale tra cui spicca il professore di Etica e Filosofia dell’Università di São Paulo, Renato Janine Ribeiro, autore del concetto appena citato testualmente: in prima pagina, una sorta di appello al Paese. Una vera e propria crociata contro i criminali ragazzini, che ora non basta più ammazzarli finché son piccoli, ma si devono far morire di stenti nei sotterranei delle prigioni.

E mentre i finanziamenti del Governo per i giochi Panamericani (costruzione di impianti sportivi e organizzazione dei lavori) sono cresciuti del 684% – ripeto per iscritto, seicentottantaquattro per cento rispetto al piano iniziale, un nuovo campione appare sui nostri campi da calcio. Sappiamo che presto grandi imprese straniere – magari le stesse che finanziano il disastro ambientale dell’Amazzonia per creare campi per la soia e la canna da zucchero che si trasforma in combustibile e che gli americani ci vogliono comprare (per quattro soldi) senza abbassare le tasse di esportazione e ci mandano pure il presidente Bush a trattare sul prezzo, quasi fossimo venditori di tappeti o di cocco sulla spiaggia – se lo compreranno a suon di milioni, ma intanto eccovelo, concentrato al massimo, occhio di lince, quando batte un calcio di rigore spettacolare. Lulinho è il suo nome.


Adesso leggiamo insieme dal giornale Folha de São Paulo: "L’opposizione al presidente americano George W. Bush si giova da ieri di cinque alleati in più. Il motivo è che le tre baracche dove abitavano rispettivamente Maria Rodriguez e i due figli e Maria da Cruz con il figlio che soffre di problemi mentali, sono state demolite. Si trovavano infatti ad occupare abusivamente la via pubblica dove passerà la comitiva presidenziale in direzione all’hotel Hilton. Perché hanno demolito le baracche? Maria Rodriguez: “Ci hanno detto che è per causa di Bush e che la strada deve essere sgombera. Hanno demolito la baracca dove ci abitavo da 15 anni con i miei due figli.” Secondo il Comune, le baracche erano abusive. Vi manderanno in un centro di accoglienza? Maria da Cruz: “No, in un centro no. Mio figlio è malato, ha bisogno di assistenza. E poi io ho una bancarella di frutta proprio qui.” E dove andrete a dormire? Maria da Cruz: “Per la strada o a casa di parenti. Ma appena Bush se ne va ricostruiremo le nostre baracche.”

Il presidente Bush ha invitato Lulinho a pranzo. Me li immagino nella suite presidenziale con un bicchierino in mano, amiconi, pacche sulle spalle, a guardare il panorama dalla finestra. Osserveranno Maria da Cruz e suo figlio in casa di qualche parente, lì sotto. Molto pittoresco, dirà Bush.


Sorry mr. President, risponderà Lulinho, abbiamo fatto di tutto per togliere questa favela da qui. Ma sta gente non ne vuole sapere di andarsene. Quando hanno costruito quella strada grande là in fondo, la favela che vede era lunga sei chilometri e ci abitavano migliaia di persone. La gente è stata sloggiata a forza, qualcuno resisteva, non se ne voleva andare. Pensi, mr. President, che avevano costruito dei complessi residenziali apposta per loro. Appartamentini, col bagno! Le malelingue dicevano che erano stati edificati con materiali scadenti, gesso, resti di altre costruzioni. Poi si ostinavano a mormorare che se proprio lì ci costruivano l’Hilton e di fianco la Microsoft, questo era un posto di lusso. Esigevano risarcimenti milionarii. Per un paio di baracche, pensi lei! Ricettacolo di miseria e Viuleeenza. Vergogna nazionale. E pensi che proprio oggi, colui che costruì quella strada e che sloggiò a forza quella gente ha ricevuto una comunicazione da magistrati di New York che lo accusano di aver aperto conti illegali per una quantità di 200 milioni di dollari, provenienti dalle bustarelle degli appalti per quella medesima strada e le medesime costruzioni di cui le dicevo: quelle fatte di gesso, ma col bagno! E adesso senta cosa mi ha raccontato il mio ex amico Paolo, quell’italiano deficiente. Un giorno, fermo in quella strada lì sotto, imbottigliato nel traffico osservava due signore che discutevano animatamente sulla porta di una baracca. Non capiva il perché di tanto accanimento. Osservava. Una di loro aveva un bambino in braccio, due anni al massimo. Ascoltava gli insulti della comare, parolacce irripetibili, immobile, senza reagire. Fino al punto che non ce la fece più e livida di rabbia si ricordò del figlio in braccio che nel frattempo aveva cominciato a piangere. Si ricordò di lui e iniziò a sbatterlo, mr. President, a usarlo come clava contro la rivale. Lo teneva per le braccia, per le ascelle, per un piede e lo lanciava contro la malcapitata signora che si beccava così robuste "bambinate" in faccia. Viuleeenza. Prima che il mio ex amico potesse intervenire, il traffico riprese il suo corso. Le litiganti scomparvero nello suo specchietto retrovisore e lui non ne seppe più niente. Animals, penserà Bush. Forse, risponderà Lulinho, quella mamma e quel bambino erano proprio Maria da Cruz e suo figlio che è diventato malato di mente per essere stato usato come bastone. Molto pittoresco, ripeteranno, tra pacche e sorrisi, i due amici alla finestra.


Ma io non volevo parlare di questo. L’argomento di oggi era la Viuleeenza! Il ministro della pubblica istruzione ha formulato un piano di sviluppo per la scuola dell’obbligo. Si è rivolto al presidente calciatore. Per fare una cosa come si deve ho bisogno di 80 miliardi, ha supplicato. No, ti posso dare solo 150 milioni, gli ha risposto Lulinho. Sai com’è, siamo senza una lira, accontentati oppure quella è la porta. E poi domani vado al Maracanã, a Rio, devo dare altri soldi per i giochi Panamericani, si tratta dell’immagine del Brasile. Saranno trasmessi in mondovisione, vuoi che facciamo brutta figura? Non pensi agli investimenti stranieri? Chi se ne importa di un piano per la scuola: gli stadi e gli impianti faraonici sono molto più importanti. Non capisci proprio niente, macaco. Un piano per la scuola non si vede, non lo puoi toccare con la mano non lo trasmetti in mondovisione e a fotografarlo non ci pensa nessuno. E così ancora una volta mi sono dilungato, ho perso il filo del ragionamento, ho mischiato fatti, luoghi e persone: soldi per i giochi Panamericani, bambini morti, Bush, carceri minorili… Niente c’entra con niente. Per l’ennesima volta mi trovo prigioniero in un maxi ingorgo. L’Avenida Paulista è bloccata da una manifestazione anti globalizzazione, anti America, anti Bush.


E mentre quattro punks scalmanati, travestiti da No-global, manifestano per la pace nel mondo, bruciando la bandiera americana, inneggiando a Osama Bin Laden, sfasciando vetrine e lanciando sassate alla polizia, questa risponde da par suo: spara contro passanti ad altezza d’uomo, arresta giornalisti che filmano, picchia donne e bambini. Per mantenere l’ordine e la pace, sia chiaro. Signori miei, non ci resta che chiudere baracca e burattini e andarcene a casa. Mi hanno detto che alla fine della visita, mr. President ha ricevuto la foto autografata del nostro leggendario campione. Si vede chiaramente la sua felicità, il gesto plastico, l’estasi del gol dopo il  calcio di rigore. Corre Lulinho come un re cicciotto, piedino piedino, all’abbraccio della corte. Ridono i portaborse, ridono felici, un solazzo, uno spasso, un vero sghignazzo. Alla faccia mia. Alla faccia tua. Alla faccia del piano di sviluppo per la scuola. Alla faccia del povero piccolo appeso alla cintura di sicurezza. Alla faccia di Maria da Cruz e suo figlio malato di mente. Lo spettacolo, signore e signori, deve continuare.