Un po’ di storia

Cochabamba, 29 novembre 2007

Carissimi tutti,

ieri sei Dipartimenti, sui nove in cui è divisa amministrativamente la Bolivia, sono entrati in paro civico, specie di sciopero generale con in più il blocco delle strade in entrata e uscita dalle città e paesi. I due terzi del Paese ha protestato contro l'approvazione della nuova costituzione dello stato, non tanto per quanto riguarda il merito (solo da ieri il testo è stato reso pubblico), ma per il metodo e il contesto in cui è stata approvata, con la sola presenza della maggioranza, in un quartiere militare e per alzata di mano, e in solidarietà con Sucre che ha avuto, negli scontri di qualche giorno fa, 3 morti e più di trecento feriti.

E a questo proposito vorrei dirvi qualcosa: lunedì scorso il TG 3 della notte (RAI), dando notizia degli scontri che si sono verificati in Bolivia, affermava che la causa dei disordini era da imputarsi alla pretesa di Sucre di diventare la Capitale del Paese al posto di La Paz.

Ora, Sucre é la capitale della Bolivia fin dal 1825, anno in cui si è costituita la Repubblica, dopo la guerra di Indipendenza dalla Spagna, che ha coinvolto tutti i Paesi Sudamericani appartenenti alla "Audiencia de Charcas", i cui protagonisti principali furono il generale Simón Bolivar e il maresciallo Antonio José de Sucre.

L'allora città de La Plata, diventando capitale della Repubblica, prese il nome di Sucre in omaggio appunto al maresciallo.

Nel 1899, però, vi fu in Bolivia una sanguinosa guerra civile, che ha visto confrontarsi l'elite urbana con la popolazione indigena, per por fine alla quale gli indigeni pretendevano, fra l'altro, che la capitale passasse da Sucre, da sempre considerata città "bianca", non solo per il colore dei suoi edifici coloniali, ma per la maggioranza dei suoi abitanti appartenenti ai "culitos blancos", a La Paz, che invece è considerata la città indigena per eccellenza, e che nel tempo aveva acquistato sempre maggior importanza, per lo spostamento dell'asse economico dell'argento (Sucre-Potosì) che diventava sempre meno importante, a quello nascente dello stagno, appunto La Paz-Oruro.

Si arrivò ad un compromesso: Sucre rimaneva capitale, ma la sede dei poteri esecutivo e legislativo si spostò a la Paz.

Ecco, la città di Sucre chiedeva che l'Assemblea Costituente mettesse in calendario la discussione sulla possibilità che la Capitale Costituzionale ritornasse ad essere sede di tutti e tre i poteri dello Stato.

Come dice lo scrittore Edmundo Paz Soldàn "en Bolivia no hay soluciones, sino salidas" (in Bolivia non vi sono soluzioni, solo vie d'uscita), e infatti i nodi dei "compromessi" stanno venendo al pettine, in una situazione storica che ricorda molto da vicino quella del 1899: a leggere la storia si imparano davvero molte cose.

Scusate la tiritera, ma per chi può essere interessato a capire un po' di più lo svolgersi delle vicende in questo momento che io ritengo cruciale per la Bolivia, può essere utile conoscere anche qualcosa della sua storia, difficile e travagliata.

Per darvi qualche altro dato:

    * dal 1825 la Bolivia ha avuto 85 Governi, 65 Presidenti della Repubblica (alcuni rieletti), quattro Giunte Militari e un Governo del Consiglio dei Ministri;
    * i colpi di Stato sono stati 24;
    * dei 65 Presidenti, 35 non sono stati eletti costituzionalmente ma si sono "autonominati" e 27 sono stati "rovesciati";
    * solo dal 1982 i Presidenti che si sono succeduti, in numero di dieci, sono stati eletti tutti costituzionalmente.

Penso che per questa volta possa bastare.

Vi terrò informati sull'evolversi della situazione,che non promette nulla di buono.

Un abbraccio come sempre

Anna Maria