Alcuni giorni in Bolivia

Sabato 12 aprile 2008,  Santa Cruz de la Sierra, Bolivia

Giornata Nazionale dei diritti dei Bambini

 

Carissimi

sono a Santa Cruz da alcuni giorni per stare anche se per poco con gli amici boliviani, vedere le associazioni che sto accompagnando e definire le strade per partire con il progetto del Pauro-Sorgente. Vi scrivo alcune note per cercare di spiegare cosa sta succedendo in questo paese cuore dell'America Latina.

 

Un paese in ebollizione

La Bolivia è un paese ad alta temperatura, sembra una di quelle solfatare dove c'è l'acqua che bolle e ogni tanto un geyger manda un getto e si prende paura. Il processo del cambiamento socio-politico iniziato con Evo Morales nel 2005 è un profondo scossone al sistema della società in Bolivia. Il processo mette in discussione la gestione del potere dando forza ai movimenti sociali specialmente indigeni, cercando di togliere forza alle famiglie che tradizionalmente gestivano il paese. L'economia ha spostato il proprio baricentro e adesso si concentra in Santa Cruz e non più a La Paz. Il governo tenta di cambiare le regole in tutti i settori della vita dove il potere tradizionale comandava, stabilendo regole più rispettose delle diversità e la costituzione che ne sarebbe il riassunto è ancora in una difficile fase di approvazione.

La terra è uno dei campi di scontro. Il governo sta verificando i documenti che comprovano la proprietà e anche se è realmente coltivata. Dove si comprova che non ci sono 7 vacche per ettaro si espropria la terra a favore di una gestione comunitaria. In questo momento il governo è in lotta con i grandi produttori di olio di soia perché preferiscono vendere all' estero il prodotto e non forniscono il mercato interno. Il governo ha proibito la vendita all'estero finché non si provvede al bisogno del paese ad un prezzo giusto. Ma il grande fronte di battaglia, quello che sta mobilitando il paese è l'autonomia delle province. Questa oltre ad essere una esigenza forte contro la centralizzazione dello stato (per tanti documenti bisogna andare alla capitale La Paz per ottenerli),  è diventata l'arma usata dai poteri locali per continuare a comandare e contrastare la politica di Evo Morales. Adesso 7 regioni su 9 hanno indetto autonomamente un referendum per definire la propria autonomia. A Santa Cruz sarà il 4 maggio. La TV ogni giorno fa il conto alla rovescia per questo importante evento e chiama tutti a votare. Il governo non sa che fare e adesso sta facendo una campagna contro il referendum anche se mette a disposizione la polizia per garantire la sicurezza.

Inoltre ci sono rivendicazioni salariali con scioperi e blocchi delle strade di varie categorie di lavoratori, le paghe hanno ristagnato per molto tempo.

 

Un progetto di nazione

La  Bolivia vive l'epoca del cambio ma si nota che manca un progetto di paese. Le persone intellettuali con cui ho parlato mi dicono che ancora si vive a livello rivendicativo, non c'è un disegno che unisca le forze. Chi è più forte grida, aggredisce, blocca le strade, convoca referendum. Il governo non ha neanche una strategia per affrontare in modo intelligente l'opposizione dei ricchi che hanno in mano tutti i poteri mediatici. Televisione radio e giornali parlano continuamente contro il governo dando voce all'opposizione o evidenziando le cose sbagliate del governo.
 

Una guerra civile?

A volte la sensazione è che il paese è sull'orlo di una guerra civile dove la gente è costretta a schierarsi da una parte e a difendere i propri interessi fino alla morte contro gli altri. Tutto è vissuto in modo viscerale perché si toccano gli interessi personali. Ma questa sensazione è molto legata alle persone straniere. I Boliviani sembrano vivere questo con relativa tranquillità, forse la nascosta convinzione che le cose non cambieranno. Potremo dire invece che adesso è in atto una guerra di bassa intensità, dove non si uccide fisicamente con le armi ma si mettono in gioco le armi medianiche per eliminare socialmente l'avversario. Colpite sono le persone legate al governo, gli esponenti più in vista. Le accuse sono proclamate con forza e in modo ossessivo, le persone vengono denunciate per tv, creando un clima di sfiducia verso il governo e distruzione della reputazione personale.

In questo clima teso la Chiesa potrebbe essere la mediatrice tra le forze.

Alcuni vescovi hanno tentato in alcuni momenti critici di fare da mediazione e ci sono riusciti. Non tutti i vescovi però sono d'accordo, alcuni sono schierati contro il governo per varie divergenze di visione e anche perché nella nuova costituzione, che non è stata ancora approvata, la religione cattolica non sarà più religione di stato, lo stato sarà laico.

 

Il neoliberismo andino.

Il MAS che è il partito che governa formato da movimenti teoricamente di sinistra dovrebbe portare avanti una visone socialista (come dice il nome stesso MAS = movimento al socialismo) ma al suo interno ci sono divisioni. Il numero due del governo e cioè il vicepresidente Linera ha detto che la sua visione della Bolivia è di farne un paese con un neoliberismo dal volto andino. Il MAS ha vinto le elezioni con la maggioranza assoluta dei voti, ma in questo periodo emergono le idee diverse e si sono create divisioni e abbandoni. L'unione nata dal bisogno di cambiare il paese adesso deve fare i conti con i vari interessi e ideologie. L'opposizione fa leva su queste contraddizioni, divisioni e sulla incompetenza dei ministri.

Al governo c'è una rotazione continua di Ministri, che cambiano ogni 3-4 mesi a causa di incompetenze, divergenze, accuse. Il MAS non ha personalità politiche preparate e queste cadono facilmente sotto il peso dei problemi o delle accuse dell'opposizione. Manca nel MAS un progetto politico definito, quadri di partito formati, ministri preparati, una strategia definita, una compatta struttura organizzativa di base.

 

Un paese con molti volti

La Bolivia non è un paese facile da capire. Prima di tutto ha una varietà di composizione perché c'è una regione Andina nella zona dei 4mila metri, diversa dalla regione delle valli che si trova sui 2500 metri e la zona della pianura. La zona che confina con il Brasile non è uguale a quella che confina con il Paraguay e l'Argentina e le persone sono culturalmente diverse. Nella zona di Santa Cruz il popolo è chiamato Camba (con la fama di lavorare meno) nella zona di Cochabamba le persone si definiscono Colla (più commercianti e intraprendenti) e queste differenze vengono usate spesso con tono razzistico e adesso separatistico. La storia in Bolivia sembra abbia mischiato continuamente le carte ma alla fine tutto è rimasto come prima: pochi hanno comandato su un contadino povero e non istruito. La gente per la maggioranza è povera, la mentalità ancora quella della dipendenza, istruzione bassa, esistono ancora aree dove c'è il lavoro schiavo e cioè si paga la gente solo dando da mangiare e qualche vestito. Se in Brasile esiste molta differenza sociale, qui ancora di più.   

 

La Terra.

La Bolivia ha una superficie tre volte e mezzo l'Italia, più della metà è pianura. La popolazione boliviana non raggiunge i 9 milioni di abitanti. C'è molta terra e gran parte di questa è stata comprata o invasa illegalmente. Ci sono grandi proprietari terrieri, si produce soia, allevamenti per produrre carne e latte. La terra ha un grande valore e c'è stata un corsa all'accaparramento. Le comunità indigene vere proprietarie della terra sono state costrette a vivere in aree marginali. Lo stato vuole consegnare la terra agli indigeni e sta marcando i confini delle aree, il grande problema è che i popoli indigeni non sanno usare la terra per produrre. Le popolazioni indigene in parte si stanno organizzando e modificando cercando un adattamento alla cultura detta moderna e alcune tribù si stanno lentamente estinguendo.