Amigos, amigos!

Siamo una impresa che lavora nei settori di alta tecnologia e che concepisce, sviluppa e fabbrica i suoi prodotti facendo attenzione:

– alla soddisfazione dei nostri clienti, cercando di superare le loro aspettative;

– all’armonia, la cooperazione e la realizzazione personale e professionale dei nostri collaboratori;

– al guadagno equilibrato degli azionisti, mantenendo una politica di reinvestimento;

– alla partership con i fornitori;

– a restituire alla società l’avanzo tecnologico per promuovere lo sviluppo economico e sociale.

 

Comincia così, con queste parole testuali tratte dal sito internet, il codice di etica della fabbrica Mectron Engenheria e Comércio S.A.

È interessante cominciare il discorso da metà, o dalla fine, o da un punto qualunque e poi, quando la confusione totale sembra essersi instaurata definitivamente, tirare le fila, trarre conclusioni o analisi. Oppure no, oppure è bello lasciare tutto in sospeso: una serie di dati, notizie, frasi, pensieri aggrovigliati in un pur che sia madornale da cui si vorrebbe fuggire attraverso la certezza di qualche definizione lapidaria. La verità è che non so da che parte cominciare, se dall’inizio, da metà, dalla fine o se non cominciare affatto.

Proviamo a raccontare. La settimana scorsa, un manipolo di kamikaze comincia a sparare sulla gente. Alcuni si asserragliano in un hotel, altri invadono la stazione, altri ancora chissà… le notizie sono confuse. L’azione si protrae per giorni. I morti sono decine, cento, centocinquanta, ancora di più. Il festival di budella sparpagliate e sangue a fiotti è riuscito perfettamente. Il mondo ha assistito in diretta, è inorridito, ha gioito ad ogni salvataggio, ha tifato per i buoni. Il mondo ha visto, è finita male, è finita bene. Dipende dai punti di vista. Un massacro. Una azione perfetta. Per chi lo viveva sulla pelle, il disastro puzzava di morte. Per chi, dall’altra parte del mondo, lo vedeva alla televisione all’ora di cena, la tragedia si mischiava, tra un berlusca e una gelmini, al sapore di pastasciutta, sangue e pomodoro nel brodo primordiale di una informazine assetata di novità. Per noi che proprio siamo tagliati fuori da tutto, la tragedia indiana era solamente un flash di agenzia poco prima della telenovela serale.

Ieri la Camex si è riunita in forma urgente, urgentissima e straordinaria. Convocata direttamente dal ministro Nelson Jobim – che in Brasile esercita la duplice funzione di ministro dell’interno e ministro della difesa. Camex, significa Camera di Commercio con l’Estero. L’urgenza era determinata dall’insistenza del governo del Pakistan. 85 milioni di dollari è il valore del contratto firmato tra quel paese e la fabbrica brasiliana Mectron. Il Pakistan esige che il governo brasiliano sia il garante dell’operazione e che apra una esclusiva linea di credito, una specie di assicurazione sulla buona riuscita dell’affare, per un valore di 25 milioni.

Il ministro Paulo Bernardo, un po’ perplesso, si rivolge al ministro della Difesa: “molto bene, ma come la mettiamo con la questione geo-politica?” Il segretario generale del ministero degli Esteri, in piena riunione, afferma: “sono molto preoccupato”. Il ministro della Difesa senza esitare risponde: “L’affare è con il governo pachistanese e non con i terroristi del Pakistan; cancellare l’affare equivale ad attribuire al governo del Pakistan, responsabilità di terrorismo”. I due ministri timorosi, convinti dalle ragioni perentorie del ministro della Difesa, dichiarano: “In effetti non possiamo basare la nostra decisione su speculazioni; negare il voto favorevole sarebbe come giudicare il governo del Pakistan”.

Affare fatto, qua la mano! Il Brasile garantirà l’affare tra il Pakistan e la Mectron Engenharia Industria e Comércio S.A. Da mesi il Pakistan esigeva una posizione chiara e definitiva del governo brasiliano, ora finalmente suggellata. Per facilitare, accelerare e finalmente convincere il governo brasiliano a concludere l’affare di 85 milioni di dollari tra la Mectron e il Pakistan, è stata la stessa lobby pachistana che la settimana scorsa ha aiutato il governo russo a vendere al governo brasiliano, dodici elicotteri da guerra. La settimana scorsa, il presidente russo, sfilava con le sue navi nucleari nel porto di Caracas, in Venezuela, davanti ad un presidente Chavez in stato di estasi che, abbracciando il collega russo, diceva: “amigos, amigos!” E nel frattempo concludeva affari con noi che non vogliamo essere da meno dei nostri vicini venezuelani.

È dal 1998 che la Mectron, in una partnership da manuale col governo brasiliano, studiava il funzionamento del prodotto che dieci anni dopo avrebbe venduto al Pakistan: il governo ci ha messo 26 milioni di dollari, la Mectron è entrata con la manodopera. Ora comincierà la produzione a pieno ritmo e, del prodotto richiesto, se ne riusciranno a fabbricare cinque unità al mese. In poco tempo, l’accordo sarà compiuto e tutte le sue clausule rispettate.

Ormai è fatta. I missili MAR-1 prodotti dalla Mectron Engenharia e Comércio S.A. saranno perfettamente installati sugli aerei da guerra del Pakistan con la garanzia del governo brasiliano che, come tutti sanno è un paese pacifico e amante della pace il cui presidente è Lula.

restituire alla società… l’avanzo tecnologicosoddisfazione dei nostri clenti… parternship… soddisfazione dei nostri clienti… realizzazione personale… guadagno equilibrato… aspettative… promuovere lo sviluppo economico e sociale…

Non aggiungo altro.