Artemundi va a Parigi

scritto da Giovanna Binotto

Otto mesi e già cammina. Nato nel marzo 2008, affrontando situazioni sempre nuove, il progetto Artemundi è arrivato perfino a Parigi. Da Rio de Janeiro a Parigi!  Bisogna dire però che le sfide sono state molte. La prima è stata quella di andare incontro ad ogni singola donna che partecipa alle attività lavorative, visto che ognuna ha una particolare situazione di vita. La seconda sfida è stata quella di cercare di creare prodotti che possano essere accolti dal mercato mentre la terza è quella di trovare un circuito di vendita.
 Il lavoro nel piccolo laboratorio consiste nell’inventare nuovi prodotti con materiale di riciclo (carta, vestiti di carnevale, tappi di lattina) o usare prodotti innovativi come pelle di pesce e tessuti ricavati dal reciclaggio delle bottiglie di plastica.  I prodotti sono pensati per poter essere distribuiti in negozi locali o in fiere ma per adesso la vendita è stata resa possibile solo con l’aiuto di persone di passaggio alla “Casa di Maria”  e con i contributi raccolti in alcuni mercatini in Italia.
Il nostro lavoro con le donne e le ragazze delle favelas limitrofe a Grajau mira alla ricerca di un indirizzo professionale e alla crescita personale per mezzo di diverse azioni.  Il progetto ARTEMUNDI offre a giovani donne e ad alcune mamme uno spazio che favorisce il riconoscimento di una individualità dignitosa, propone una disponibilità a cambiare, a chiedere, ad ascoltare, a riflettere assieme al gruppo che quotidianamente si ritrova per momenti lavorativi con l’obiettivo di crescere insieme.
Ci focalizziamo innanzitutto sulla necessità che le donne abbiano un lavoro ma offriamo anche l’occasione di vivere in gruppo e stabilire buoni legami tra colleghi di lavoro, forniamo informazioni rispetto alle strutture sanitarie nel caso di gravi problemi familiari (un figlio o il marito che usa droga /alcool, violenza domestica…) e in certi casi, per chi è analfabeta, orientiamo al ritorno alla scuola serale per diventare qualificate. Con la mancanza di risorse e di prospettive economiche, la grande sfida sta nel riuscire a strutturare il lavoro in modo tale che queste giovani donne possano essere reintegrate nella vita sociale senza mettersi in situazioni di rischio. Il contesto sociale in cui vivono, infatti, è spesso pericoloso e degradato, con frequenti sparatorie in cui quasi sempre muoiono giovani innocenti; questo complica il lavoro di recupero sociale e porta talvolta all’abbandono delle iniziative che queste donne intraprendono.
L’obiettivo sta anche nell’educare la persona a pensare a sé stessa e ad agire secondo le proprie decisioni, cosa che normalmente non avviene nel contesto familiare. Per avviare le giovani donne verso un cambiamento e per disciplinare la  partecipazione al gruppo ci serviamo di una serie di regole fisse che struttura la loro vita quotidiana. Sappiamo che i risultati nel formare al lavoro un gruppo di donne non arrivano in modo semplice, quindi cerchiamo anche di creare dinamiche per l’apprendimento quotidiano nel lavoro. Condividere le esperienze, le emozioni e le diverse storie di vita, offre un arricchimento ed un cambiamento di percezione nelle nostre vite; la determinazione e la forza d’animo che hanno queste donne nell’accudire i figli o nipoti in situazioni di rischio e disagio sociale sono per noi di esempio.
Nei primi 4 mesi del progetto Artemundi  è stato sviluppato un corso di taglio e cucito per 14 donne per osservare e capire  le potenzialità di ciascuna. Nei mesi di agosto e settembre abbiamo avuto la collaborazione di una stilista svizzera – Cornelia Bamert – e con lei abbiamo creato alcuni capi di abbigliamento e accessori come giacche ricavate da ombrelli, borse di carta e tappi di lattina, accessori e vestiti con cuoio di pesce. 

Nei giorni 9-12 ottobre il progetto Artemundi ha partecipato ad una sfilata di moda etica all’Ethical Fashion Show a Parigi, che ci ha dato la possibilità di farci conoscere ad un pubblico più ampio. Redesign the World, la linea di moda creata da Cornelia ha unito tessuti prodotti da una cooperativa di donne della Thailandia e una del Mali e vestiti e accessori prodotti da Artemundi di Rio de Janeiro. È stato un momento magico, quasi da favola, con tanta allegria in un mondo di creatività. Ringraziamo la nostra amica stilista Cornelia Bamert e speriamo che i nostri prodotti abbiano successo.

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