Davanti allo specchio

–  Non fare quella faccia. Non far finta che è una novità. E poi dovresti già saperlo, non è la prima volta che succede, invece ci caschi sempre.
–  Sì… No… stavolta pensavo che…
–  Stavolta niente. Ti sei fatto un mazzo così per niente.
–  No, non è vero…
–  Ma non ti rendi conto che ti dicono le cose col contagocce, nel modo, come e quando conviene a loro! Ne hai avuto prova in mille altre occasioni.
–  Quando?
–  Allora sei proprio scemo. Da quanti anni frequenti quell’ambiente?… e non hai ancora imparato? Oppure ti dimentichi perchè ti fa comodo…
–  Che vantaggio ci avrei, scusa, che giovamento potrei trarne?
–  Ma lo senti come parli?… giovamento, trarne… Come che vantaggio? A te basta quella sensazione di “dovere compiuto”, di leggero sollievo che provi ogni volta che ti infili in quelle situazioni. E poi, diciamolo, per te è una specie di medaglia di onore al merito: signore e signore io l’ho fatto! Sembra che ogni volta che ci pensi o che lo racconti tu dica: io c’ero! Come se questo ti desse una specie di curriculum rosso da sbandierare in faccia ai grassi.
–  I grassi?
–  Sì, li chiami così.
–  Chi?
–  Tutti quelli che non fanno quello che fai tu, oppure tutti quelli che agiscono o agirebbero in modo diverso da te. I grassi. Li hai chiamati anche in altri modi molto più offensivi. E questo te lo dico solamente perchè tu veda quanto sei pieno di te, e quanto sia negativo il fatto che tu faccia sempre tutto di testa tua senza pensare alle conseguenze.
–  Sì, però…
–  Niente però! Lo hai già raccontato milioni di volte… o fai finta di non ricordare? Ti hanno sempre usato. Usavano la  tua presenza e del gruppo che avevi montato come una facciata legale per i loro traffici. Mentre voi vi riunivate, loro nella stanza accanto preparavano le bustine di cocaina e di crack. E tu lì, ingenuo e sorridente… deficiente. Avevi pure accettato con un abbraccio e tanto di pacche sulla spalla l’offerta del padrone di casa. Vi do la mia sala, disse, così i ragazzi in carrozzina e i vecchi che fanno fatica a camminare non devono scendere fin giù per il viottolo che si scivola e c’è pericolo. E tu: grazie, molto gentile, vieni qui a prenderti la pacca, senti che bella pacca virile che ti do, amico. Cretino.
–  Ma come potevo saperlo?
–  Stai zitto. Non era mica la prima volta. Hai avuto modo di vederli cento volte, di parlarci cento volte. Hai sentito pure alcune donne, madri di famiglia, dirlo chiaramente che loro, le madri, proprio loro e non l’uomo nero, controllavano lo spaccio. E tu niente. Tu con la tua buona fede hai sempre pensato che bastava la “presenza” (e poi anche per questo concetto oriundo da sala parrocchiale bisognerebbe prenderti a calci in culo a te e i tuoi precetti di italiota – italiano idiota –  cresciuto con un piede in oratorio e l’altro nelle assemblee al liceo) “positiva”, bastava che quel determinato bambino fosse tornato a camminare, che quella vecchietta avesse imparato a scrivere… tu, cretino, pensavi che bastava questo per annullare il marcio. È esattamente come se tu preparassi un bel pacco regalo, con la carta più bella che c’è, avvolto nella seta più preziosa, con infinita cura, con tanto amore preparassi… un bel pacco di merda.
–  Ma non puoi ridurre anni di lavoro a niente.
–  Certo che posso. Dimmi realmente a cosa è servito. Lo vedi, non mi sai rispondere. Alla domanda diretta non sai rispondere. Tu sei un illuso e un egoista.
–  Illuso posso ammetterlo, ma egoista… Ricordi quella bambina che… ricordi quella signora che… ricordi quella volta che…
–  Fammi ridere! Tutte cose che si sono volatilizzate e di cui si è persa la memoria. Illuso ed egoista. Perchè mentre andavi là a pestare la fogna, mentre entravi nelle baracche coi topi morti e i topi vivi, mentre toccavi le gambe di quelle vecchie purulente (tutte e due purulente, le gambe e le vecchie), pensavi unicamente a te, a quanto tutto quello si addiceva alla tua “educazione” al tuo profilo, al tuo carattere, a come avresti un giorno potuto raccontarlo ai tuoi amici lontani, o a tua figlia che era piccola e che invece di giocare con lei, di portarla ai giardinetti e comprarle il gelato, passavi tutto il tuo tempo libero coi miserabili che ti piazzavano il loro pus davanti alla faccia e dietro le spalle, le tue spalle, organizzavano lo spaccio.
–  No, non è vero, non dire così. La memoria sì, può essersi persa definitivamente, ma gli effetti no. Quella signora adesso sta… quella bambina oggi è… quella volta è successo che… Ma tanto vedo che elencarti il “curriculum positivo”non serve a niente.  E poi non è mica colpa mia se lì in quell’ambiente è pieno di delinquenti… La droga, lo spaccio, quello c’è pure all’avenida Paulista…  Sì va bene, lo sapevo benissimo anch’io, ma non potevo certo denunciarlo… Penso di aver capito dove vuoi arrivare. Vuoi dirmi che tutto quello che è stato fatto, l’energia, il tempo, le forze, tutto è stato a favore mio e non certo di chi pretendevo “aiutare”, perchè alla fine sono io il bravo e il buono. Perchè alla fine la visibilità è mia. Loro continuano a sgrufolarsi nel fango e io giro per il mondo cogliendone gli allori, scrivo in un sito internet, sono chiamato a convegni e congressi…  come raccontavo qualche tempo fa in quell’articolo sulla riunione al consolato italiano con tutte le Ong… io alle stelle e loro nelle stalle.
–  Bravo, vedo che cominci a capire, lo hai detto: loro a sgrufolare, tu a viaggiare. Ma neanche questo è il punto importante. Quello che è veramente rilevante che bisogna che te lo metti in testa marchiato a fuoco nella zucca, è che appartenete a mondi inconciliabili. Cultura, formazione, capacità, etica…
–  Etica? Ma cosa dici? L’etica è la stessa, i valori sono gli stessi! Certe cose sono uguali ovunque.
–  Ovunque? Ma come parli? Ignorante! Non capisci niente, lo vedi, pensi come un missionario del 1500 che metteva le gonnelline agli indios in nome dei valori etici. Suoi. No, caro mio, l’etica è differente. La tua etica non è l’etica di quella gente. Vivete e avete vissuto secondo norme diverse, completamente diverse. E tu ti ostini – e questo è il tuo errore primario, l’errore che sta alla base di tutti gli equivoci che vengono dopo – a pensare che loro  (sì, Loro, diversi da noi: loro e noi: entità e gruppi distiniti) agiscono e vivono secondo valori etici universali. Non è vero. Esiste un’etica diversa, né migliore né peggiore, solamente diversa secondo cui ogni società vive. E la loro società non è la tua. Sei tu che trasferisci i tuoi valori, la tua etica “assoluta” su di loro, sei tu che vorresti che loro vivessero secondo i tuoi schemi. Ma loro no. Loro ti sorprendono sempre e tu non fai altro che adeguarti. Perchè per entrare là dentro ti devi adeguare, la tua etica, i tuoi valori vanno a puttane dopo cinque minuti. Se non ti adegui, muori. Invece tu, illuso egoista missionario gesuita, ti infili la tua maschera di incorruttibile senza macchia e senza paura e vedi tutto meraviglioso, tutto pronto e tutti pronti ad accogliere il tuo entusiasmo pusillanime che pretende “cambiare la realtà”; fai pure decine di fotografie, le fai vedere a tutti e dici: guardate che bei bambini, guardate. La tua superficialità ha causato danni irreparabili. Arrivi e loro si sfregano le mani: ecco un altro gonzo da spennare, dicono. Cesta basica, ragazzi! Tu no, non gli dai quello che vogliono, anzi proponi cose che loro non ti chiedono e di cui non gliene frega assolutamente niente. Cose che tu pensi che siano essenziali secondo i tuoi valori, la tua “etica” che sbandieri a destra e sinistra e che gli butti in faccia come modello da imitare. Perhè in fondo pensi che loro abbiano bisogno di aiuto e che l’aiuto debba venire da fuori, da chi è in grado di aiutarli, da chi sa come aiutarli, da chi ha i mezzio materiali, culturali… etici, per aiutarli. E la risposta arriva…
–  A cosi alludi?
–  Al tuo amico Gregor Samsa.
–  No, secondo me è successo che…
–  Ancora! stai lì ancora a pensare e arrovellarti il cervello. Guarda la realtà in faccia, cazzo. Ti ha chiesto dei soldi, ecco la verità. Ti ha chiesto dei soldi. Hai capito? Anche lui. Il tuo amico Gregor Samsa. Come se non bastasse  il fatto di essersi associato ai mafiosi delle macchinette mangiasoldi che fatturano mille e cinquecento reais al giorno…
–  Non ha potuto dire di no.
–  Non è vero, sai benissimo che avrebbe potuto, te lo ha spiegato. Faceva comodo anche a lui. Soldi che entrano. A lui e ai suoi figli. Grandi, adulti. Faceva comodo pure a loro. Una barca di figli il cui più piccolo è grosso come un armadio… non dirmi che hanno avuto paura o sono stati obbligati. Il tuo amico Gregor Samsa ti ha nascosto una parte importante della storia. Adesso tu, frastornato come un pugile suonato, ne deduci l’evolversi: il fratello di Gregor Samsa, da sempre faccia legale degli affari loschi, tratta direttamente col commissario corrotto della zona, sul controllo del traffico di droga e del gioco di azzardo, forse anche sulla prostituzione di tutte quelle ragazze che tu conosci fin da bambine; obbliga il figlio di Gregor Samsa ad “investire” ingenti somme nel giro di affari. Il figlio non può più pagare, ruba i soldi della famiglia intera. Gregor Samsa lo manda via e affronta il fratello a muso duro…
–  Sì mi ha detto così, però non ho capito perchè…
–  Perché ti ha chiesto dei soldi?
–  Sì.
–  Ascolta: è semplice, ci è dentro fino al collo. Ti ha chiesto dei soldi perchè ci è dentro fino al collo. Proprio lui, la persona di cui ti fidavi ciecamente… La prima cosa che ti ha detto quando vi siete incontrati l’altro giorno… ripeti.  
–  È arrivato e ha detto così: “Sai Paolo, ho comprato una casa e la devo pagare entro febbraio. Ho un assegno intestato a uno dei miei figli ma so già che non ci sono fondi sufficienti per coprire il debito, allora ho pensato che oggi devo incontrarti e chissà, forse potresti aiutarmi…”
–  Mi sembra di vederti, la tua solita faccia da culo, quel sorrisino a mezza bocca e le frasi di rito: “caro Gregor Samsa, la situazione è difficile per tutti… ti aiuterei volentieri ma in questo momento non posso” … e ancora una volta nessuno dei due dice la verità. Lui che inventa la storia dell’acquisto della casa e tu che non dici quello che pensi né chiedi spiegazioni. E la settimana scorsa tu ad andare a  su e giù per le altrui scale a parlare con avvocati e poliziotti col pistolone, ad aspettare due ore il magistrato. E lui, Gregor Samsa nel suo baretto a riscuotere i proventi delle macchinette, a “comprare la casa”. Ma dimmi un po’ come può Gregor Samsa comprare una casa senza una lira? Come può in sana coscienza Gregor Samsa pensare che tu, che voi, gli diate i soldi per coprire i suoi debiti? Voi, tu, che non davi neanche una caramella ai bambini, adesso ti metti a dare soldi per comprare le case degli altri? Perchè Gregor Samsa non è venuto con te su e giù per gli uffici? Perchè non dice chiaramente le cose come stanno? Sta proteggendo qualcuno? Ha bisogno urgente di soldi per coprire debiti di traffico di droga? Rispondi, Paolo, rispondi. Dov’è andata a finire l’etica con cui ti riempi la bocca ad ogni frase?
Effettivamente…

Ecco, adesso basta, è tardi, sono due ore che sei qui davanti allo specchio e con la scusa di farti la barba stai a rimugginare fatti e fattacci e sei in ritardo, devi andare a lavorare. Adesso lo so, ti vedo, ti è venuto un dubbio atroce. Ti domandi chi sia di noi due il vero Grande Lombardo. Non lo so, sinceramente non lo so nemmeno io.