Dice Bertolt

Dice Bertolt Brecht che esistono tempi così drammatici che parlare dei fiori è immorale.

Tempi in cui la poesia è considerata un tradimento all’uomo crocifisso.

Tempi in cui il poeta deve passare alla prosa più scabra e contundente.

Stiamo vivendo tempi drammatici, banali eppure drammatici, per cui, anche se non mi sento a mio agio, voglio proporvi una prosa di come io intendo la globalizzazione, la crisi in atto, il nostro tempo.

C’è una frase di Mounier che io ritengo utilissima come chiave di lettura: “Fu l’individualismo a costituire l’ideologia e la struttura dominante della società borghese occidentale tra il XVIII ed il XIX secolo. Un uomo astratto, senza relazioni o legami con la natura, dio sovrano in seno a una libertà senza direzione e senza misura, che sùbito manifesta verso gli altri diffidenza, calcolo, rivendicazione; istituzioni ridotte ad assicurare la convivenza reciproca degli egoismi, o a trarne il massimo profitto: ecco il tipo di civiltà che sta agonizzando sotto i nostri occhi, uno dei più miseri che la storia abbia conosciuto”.

Quello che Mounier non poteva immaginare è che la civiltà borghese potesse protrarsi altri due secoli, imporsi come “globalizzazione” e blasonarsi. Vediamo.

Primo. I signori della globalizzazione, epitomi dei borghesi, ritengono che a mostrare la rotta, il cammino all’umanità – come un timoniere – è il mercato, il quale dice la verità sui bisogni, sulla qualità dei prodotti e sui costi (mettendoli a confronto). Che ci salva non è Gesù Cristo, ma il mercato. P.e., alla prova del nove del mercato, il capitalismo liberale in mani private sconfisse la via obsoleta del capitalismo di Stato del socialcomunismo. Ergo… la via del capitalismo liberale è l’unica all’altezza della situazione.

Lo statunitense Francis Fukuyama l’ha asserito con una frase lapidaria: “Siamo alla fine della storia”. Ossia, “rallegriamoci perché abbiamo trovato – nel mercato – il sistema migliore in assoluto e quindi siamo arrivati al segmento finale della storia. A prescindere da quanto futuro l’umanità possa avere, non si prevedono sviluppi in meglio fino al capolinea. Punto finale”.

Secondo. Parlando di mercato si pensava al mercato di beni di consumo. Ma tale mercato di prodotti è stato surclassato dal mercato finanziario speculativo, fatto di azioni che, scommettendo sul futuro, creano denaro virtuale. In altre parole, ieri i capitali erano investiti nella produzione praticamente al 100%, oggi al 4%, mentre al 96%(!) essi volano in tempo reale a cercare la borsa che rende di più. I prodotti e i relativi capitali (4%) sono tassabili, ma non lo sono i capitali speculativi (pazienza!, Tobin).

Terzo. Qui voglio accennare solo a una delle molte conseguenze: i governi degli Stati-Nazioni che volessero organizzare una buona assistenza sociale non possono più farlo, perché dovrebbero tassare troppo pesantemente quel 4% dei capitali investiti nella produzione. La conseguenza è il crepuscolo della politica e degli Stati-Nazioni, con lo smantellamento del Welfare e la privatizzazione di servizi come la salute, l’educazione, i trasporti pubblici e ora l’acqua!… La recente legge 133/23bis che impone la privatizzazione dei servizi idrici si inscrive in questo quadro. Qui in Brasile il governo ha messo all’asta il principale affluente del Rio delle Amazzoni, il Rio Madeira, lungo cinque volte il Po e con un volume d’acqua 11 volte il Po!

Quarto. I signori della globalizzazione hanno anche ceduto alla tentazione di giocare in borsa con carte marcate. Come razziatori cinici hanno guadagnato fiumi di denaro reale (dei poveri) con la “bolla” del denaro virtuale, per poi denunciarla e dichiarare la crisi in atto. Greenspan & C. meriterebbero l’ergastolo come affamatori dell’umanità.

Grave è che non si voglia capire che il sistema va abbattuto, e che ogni “correzione degli eccessi” è palliativa, insufficiente. Con buona pace di Bush che ha professato di nuovo la sua fede incrollabile nel sistema del libero mercato.

Sono stanco, ora, e voglio tornare a scrivere dei fiori, che nonostante tutto l’inquinamento e le privatizzazioni, grazie alla loro forza inerziale, continuano a crescere e profumare. Quanto alla salvezza dell’umanità rinnovo la mia fede in Cristo e nel suo Regno.

Arnaldo DeVidi