E sempre allegri bisogna stare

Che il nostro piangere fa male al re.
Bell’inizio, vero?  A dir la verità ero indeciso se cominciare con una frase di W.G. Sebald, scrittore e saggista: “e alla fine i morti ritornano sempre”. Ma era un po’ troppo lugubre. Poi lui si riferiva a quegli eventi straordinari come quando si ritrovano nei ghiacciai alpini i cadaveri dei soldati mummificati da decenni. Oppure potevo cominciare così: Korsakov. Ma sarebbe stato molto sibillino, roba da iniziati. Avrei dovuto dilungarmi a spiegare che la Sindrome di Korsakov è un problema neurologico serissimo in cui la perdita di memoria viene compensata da invenzioni fantastiche, vere e proprie affabulazioni con cui il paziente tenta di riempire un vuoto esistenziale, la solitudine dell’io. Ho preferito la famosa canzone di Fo e Jannacci. … fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam! Allegria, orsù.
Proibito leggere l’ultima relazione di Amnesty International in cui si denuncia, oltre alle brutture di sempre (la “politica draconiana e bellicosa” del governatore dello stato di Rio de Janeiro con i suoi squadroni della morte e le esecuzioni sommarie) il lavoro in regime di schiavitù nelle piantagioni di canna da zucchero. È per l’etanolo, gente! Il bio combustibile che non inquina e alla cui produzione aderisce il fior fiore dei fazendeiros nostrani (famosi in tutto il mondo per lo zelo ambientale e il rispetto delle leggi e i diritti dei lavoratori): costo irrisorio, lucro altissimo, alla faccia dei prezzi dei prodotti alimentari di prima necessità che sono aumentati anche del 200%. Ma a noi checcefrega, sempre allegri bisogna stare che la cesta basica, con un pacco di riso, uno di farina, uno di fagioli, un litro di olio di semi (soja, off course!), ce la danno lo stesso. Guai se piangiam. Fa male al Re. Il quale ha praticamente obbligato alle dimissioni il ministro dell’ambiente Marina Silva (figura emblematica del movimento ambientalista brasiliano, dalla storia di vita paragonabile a quelle del Re, nata e vissuta nella foresta, collaboratrice di Chico Mendez, portavoce instancabile di chi voce non ha). Per forza! Si opponeva alla costruzione di dighe e strade, si opponeva al disboscamento selvaggio della foresta per piantare… canna da zucchero e soja,  si opponeva a Dilma Rouseff, super ministra e virtuale candidata alla successione regale. E allora via, ciapa su e vat a cà!
Però W.G. Sebald ha ragione, i morti ritornano. In questo caso “i morti” sono i ricordi di una vita distrutta e l’impossibilità di riempirla anche solamente di fantasiose invenzioni, come nella Sindrome di Korsakov: “i morti” risiedono definitivamente nell’espressione di João. Trent’anni che sembrano cinquanta. Non volevo fotografare lui. Volevo riprendere il cortile dell’ambulatorio. Una foto innocente da far vedere agli amici lontani: è qui che lavoro, ragazzi. João è seduto nella penombra sul muretto, non lo vedo neanche, non ci penso neanche. Si alza e mi chiede espressamente di non fotografarlo e nel caso lo avessi fatto di non far vedere la sua immagine a nessuno. Scusa João, non era questa la mia intenzione, stai tranquillo. In due minuti mi racconta la sua storia, di quando stanco di tanto camminare (per risparmiare i soldi dell’autobus, tutti i giorni scarpinava chilometri, casa-lavoro, lavoro-casa) si fermò un attimo in piazza. Seduto, stravolto, sguardo fisso. Una equipe di Tv nelle vicinanze, riprendeva lo spaccio di crack fatto davanti a tutti in pieno centro. Poco dopo João e la sua faccia da dieci chilometri camminati, erano sugli schermi dell’intero Paese. Ecco guardate, spacciatori e drogati in piazza! Guardate come sono ridotti, guardate il loro sguardo appannato, questa è una vergogna! A niente valsero le spiegazioni e le giustificazioni. Il padrone non ne volle sapere, João venne licenziato in tronco. Ma la strada del calvario è tutta in salita e la croce pesantissima. Il giorno dopo, la sua foto seduto in piazza con i dieci chilometri sul groppone era sui giornali locali. Anche i trafficanti lo videro, e, non riconoscendolo, pensarono subito ad una invasione di territorio: la Tv dice che quello è uno di noi ma noi non lo conosciamo, ma se lo dice la Tv vuol dire che è vero. Nel frattempo la polizia, obbediente alle pressioni televisive, intensifica la sua presenza nella zona. Guarda ed esamina il video trasmesso, decide di controllare il volto sconosciuto di João. Non aveva mai pagato la mazzetta a nessuno, nessuno lo conosce, questo deve essere uno furbo e ai furbi gliela facciamo vedere noi. Lo trova circondato dai trafficanti che lo minacciano perchè lo credono uno che se la vuole fare in proprio. È in mezzo a loro, è uno di loro, e poi l’ha detto la Tv e se l’ha detto la Tv…. E son botte. Portarlo al commissariato non serve a niente. Meglio è fargli sentire il peso della legge a suon di legnate. Una notte appeso per i piedi al pau de arara (il trespolo del pappagallo) non gliela leva nessuno. Imparerà a rigare dritto. João invece zoppicherà per tutta la vita, ecco perchè è seduto sul muretto vicino all’ambulatorio. Aspetta il suo turno. E poi era sabato mattina presto, non c’era nessuno e volevo fotografare il cortile, il posto, così, per farlo vedere agli amici lontani: guardate ragazzi, lavoro qui. João racconta a raffica, vuole avere la certezza che non userò in nessun modo le fotografie che ho appena scattato. Gli prometto che se per caso fosse visibile anche solo la sua ombra gliela consegnerò personalmente. Gli dò la mia parola. Faccio in modo che mi creda. José ci vede, si avvicina, saluta João e dice: o doutor é gente boa! Il dottore è buona gente! José non lo sa, ma ha firmato la mia assoluzione. Arrivederci João e stai tranquillo, fidati.

Adesso dovrei fare un difficilissimo giro di parole per compiere la prodezza linguistica di collegare João a Dilma Rouseff, la super ministra. Anzi, alla figlia, di cui non so il nome e che non ne ho nessuna voglia di andarlo a cercare in internet. Fatto sta che si è sposata. Chi si ricorda delle nozze della figlia di Antonio Gava? Forse solo lei, la figlia di Gava, lui, il marito e Antonio Gava, il super ministro italiota di quell’epoca, ed io. Ebbene, oggi come a quei tempi là c’erano tutti, tutti! Uomini in smoking e signore in lungo. Il Re, giuggiolone come sempre, fiero della popolarità e delle ceste basiche distribuite, ministri, sottosegretari, portaborse. Ognuno ha collaborato alla felicità dei colombi con un contributo pecuniario al loro viaggio di nozze a Tahiti. Traduco dal sito www.transicao.org: “con totale disprezzo con cui trattano i lavoratori, la cupola del governo Lula,
nonostante gli scandali di malversazione di fondi pubblici, continua sperperando denaro apertamente in modo sfacciato …. Tra i 600 invitati erano presenti il ministro dell’economia Guido Mantega, il ministro degli esteri Celso Amorin, il ministro delle comunicazioni sociali Franklin
Martins, il ministro del turismo Marta Suplicy, il ministro della pianificazione Paulo Bernardo, il ministro delle miniere e dell’energia Edison Lobão, il ministro delle relazioni istituzionali José Mucio, il ministro della giustizia Tarso Genro. Certamente non poteva mancare José Sarney ex presidente della repubblica, ex presidente del partito della dittatura e oggi sostegno di Lula nel senato. All’evento hanno partecipato anche i governatori di tutte le correnti politiche della borghesia decadente: Yeda Crusius (Rio Grande do Sul), Ana Julia Carepa (Pará), Roberto Requião (Paraná), Sergio Cabral (Rio de Janeiro) Wellington Dias (Piaui), Jaques Wagner (Bahia), Eduardo Campos (Pernambuco), Marcelo Deda (Sergipe), Eduardo Braga (Amazonas). Come si può notare dai numerosi politici coinvolti appartenenti ai partiti più diversi, oggi non esistono più ideologie, tutti si amalgamano a festeggiare insieme il saccheggio allo Stato…. Il ministro José Mucio ha commentato, con uno scherzo di cattivo gusto, che: “oggi è politica zero, sembra proprio che a Brasilia nessuno lavora”.
ministra
E il vestito Azzurro della super ministra? Cribbio! Mi consenta, ma è roba da burini.

Giuro che vorrei avere la sindrome russa, inventarmi tutto, così, per sport. E invece no, invece è proprio vero che morti ritornano. Ma sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al Re. Hai capito João?