Il Pozzo – O Poço

Cinquanta anni in cinque. Era questo il motto di Juscelino Kubitschek, presidente della repubblica dal 1956 al 1961. Con parossistico entusiasmo il Paese si industrializzava, grande masse di contadini miserabili emigravano dal semi–arido nordestino alle grandi città ad affollare fabbriche cantieri e favelas. Erano gli anni della costruzione di un nuovo Brasile, dinamico, moderno, ancora ingenuo se vuoi, ma pieno di speranza. Gli anni del boom, della edificazione della nuova capitale, la città nella savana chiamata Brasilia. L’automobile, per eccellenza simbolo del benessere, trasformava definitivamente il modello produttivo nazionale; con il loro prepotente insediamento le multinazionali americane ed europee inauguravano catene di montaggio, già obsolete nei paesi di origine, qui accettate come simbolo di modernità, stroncando definitivamente la possibilità di creare una industria automobilistica locale. Gli investimenti faraonici richiedevano un flusso di capitale colossale. Il debito estero salì alle stelle. Cinquanta anni in cinque.

Passata una decade la esecrabile giunta militare tornava ad usare i trattori: stavolta la nuova frontiera era colonizzazione dell’Amazzonia! La foresta veniva ferita a morte per sempre, la transamazzonica, come il taglio di un suicida, ingoiava alberi e indios, invadeva terre e distruggeva culture antiche come il mondo. La gloriosa seleção vinceva la coppa Rimet e Pelè segnava il suo millesimo gol: “dedico il mio gol a tutti i bambini poveri, as criancinhas pobres do Brasil”, disse mentre lo portavano in trionfo. Le urla della folla offuscavano il grido dei torturati, la meglio gioventù che agonizzava nei sotterranei del regime o veniva espulsa per sempre dal paese. Oggi, cinquanta anni dopo Juscelino e quaranta dopo i lavori della transamazzonica, siamo impelagati fino al collo in una economia di latifondo divisa tra la soja e la canna da zucchero. Investiamo centinaia di milioni di dollari alla ricerca di pozzi di petrolio che alla fine poi troviamo pure! Petrolio: per essere autosufficienti, affinchè le nostre automobili (fabbricate da quelle stesse imprese straniere di cinquant’anni fa) possano consumare allegramente i combustibili fossili e l’etanolo di canna (che vogliamo vendere a prezzo d’oro ai mercati europei che se ne guardano bene di comprarlo, continuando così ad essere schiavi degli arabi). Questa volta però ci dicono che i miliardi del petrolio saranno investiti nel sistema scolastico: inquiniamo il paese, seppelliamo di macchine le nostre città, ma alla fine avremo tutti i bimbi a scuola. Ecco il grande progetto di sviluppo annunciato alla Tv in rete nazionale il giorno 7 di settembre, festa dell’indipendenza. Saremo indipendenti, diceva giuggiolone il presidente.

P.D.

 

O Poço

(Diga espelho meu se há na avenida alguém mais feliz que eu. Dimmi, oh specchio mio, se in questa avenida c’è qualcuno più felice di me – dal samba di carnevale “È Hoje” )

Perfino la serissima rivista Economist dichiara senza mezze parole: possiamo considerare il Brasile come un paese di Middle Class.

Dopo un investimento di centinaia di milioni di dollari, finalmente abbiamo trovato il pozzo dei desideri di dimensioni continentali! Un Lula enfatico e rotondo come non mai, scoppiando di gioviale felicità, annuncia in rete nazionale: ce n’è voluta ma adesso siamo auto sufficienti, abbiamo trovato il più grande pozzo del mondo, quello che ci farà entrare nell’elite dei paesi produttori, il petrolio è nostro! L’economia del paese è non è mai stata cosi propizia come oggi, non abbiamo mai avuto una crescita cosi incredibile. Sono il presidente più popolare della storia, barbuto e rotondo, voglio vedere se c’è qualcuno che si vuol mettere com me.

Grande paese il mio! Ha petrolio per i prossimi mille anni! In una manciata di mesi, nello spazio di un mandato presidenziale si è trasformato da miserabile in Middle Class! Ha la produzione di canna da zucchero più grande del mondo – da dove si estrae il glorioso etanolo – e, come ha detto ieri il ministro dell’energia, nei prossimi cinquant’anni (sì, cinquanta!) saranno costruite sessanta (sì, sessanta!) centrali nucleari! Cosa vogliamo di più?

Il vetro esercita la funzione: lascia passare la luce e separa l’avenida dalla passerella. Da sempre i meninos rimangono dall’altra parte della vetrata, nello spazio inutile tra il muro di separazione, la grata di protezione e l’avenida: una specie di pozzo abitato da topi e bambini, dove perfino per gli addetti alla sicurezza della metropolitana è difficile arrivare: una enorme vetrata lo separa dalla scala mobile che dà accesso al terminal di autobus. I pochi centimetri di spessore del vetro riescono a modificare la dimensione spazio-temporale creando per noi un'illusione di separazione e per i meninos un non-spazio, perfettamente visibile ma che in virtù della solida e insormontabile trasparenza, non si può toccare. Le facce, oggi, sono quelle dei giorni migliori. Mentre sette meninos dormono sdraiati nell’immondo, tre appoggiano le mani e le guance al vetro.

Nonostante la fretta di un giorno normale, questa volta è impossibile non vederli, ignorarli, è impossibile non ridere delle allegre boccacce. Stanno lì perchè non ce la fanno più. Per l’ennesima volta gli agenti del programma del Comune creato per loro, sono nei dintorni per il censimento. Non esiste un'operazione più noiosa: chi sei, quanti anni hai, perché sei per la strada; decine di domande di questo tipo a meninos fatti di colla e solvente, dallo sguardo perduto, piedi scalzi, con addosso stracci immondi. E lì, nel pozzo, dove nessuno si azzarda ad oltrepassare il muro, scalare la separazione, neanche il gruppetto delle guardie, lì per lo meno stanno al sicuro… un pozzo… bambini al sicuro dentro a un pozzo… saremo autosufficienti… middle class… sessanta centrali… il più grande pozzo del mondo.

La campagna elettorale municipale va a gonfie vele. Un festival di candidati ci perseguita in cerca di applausi e voti. Molti sono conosciuti, altri era meglio non sapere. Tra le facce note trovo quelli che hanno già avuto il potere effettivo per… e i meninos, in salvo dalle mille domande del censimento, con la faccia appiccicata al vetro, nel pozzo.

Da quasi quarant’anni che non viviamo un clima di euforia come questo. All’epoca era il “miracolo brasiliano” che si affermava con la costruzione della transamazzonica… scoprimmo che il rumore dei trattori serviva per nascondere le grida dei torturati dalla dittatura militare. Oggi non possiamo lamentarci di niente, qualunque baracca di favela ha il suo stereo, la sua televisione, e, chissà, pure la connessione a internet! Il grande barbuto ha detto che cinque milioni di persone hanno abbandonato lo stato di miserabilità e sono state accolte dalla grande festa di consumo della middle class.

La ricerca delle responsabilità si è trasformata nel più vergognoso gioco di scaricabarile tra il tribunale dei minori e il Conselho Tutelar (l’organo della società civile preposto alla tutela dell’infanzia). Fu quest’ultimo che raccomandò il ritorno dei due bambini a casa, il tribunale decretò quello che si era già deciso. È una tragica cronaca di una morte annunciata di cui i responsabili non pagheranno mai. Due fratelli di 10 e 12 anni, vittime di violenza domestica, fuggono di casa. Accolti in centri specializzati, raccontano di sofferenze senza fine. Nessuno ci crede, nessuno li prende sul serio. Il Tribunale accetta la raccomandazione del Conselho Tutelar e ordina il ritorno dei bambini a casa. Pochi giorni dopo sono ritrovati in un fosso, trucidati. Il padre e la matrigna confessano il crimine. Il Conselho Tutelar dovrebbe servire alla protezione dei minori, vigilare per il benessere dei bambini e per l’applicazione della legge. I consiglieri vengono scelti ogni tre anni attraverso elezioni popolari. Quello che dovrebbe esistere nell’interesse della comunità si è trasformato in un gioco di imbroglioni tra i finanziatori e gli organizzatori delle campagne elettorali dei candidati alla carica di consigliere, l’elezione dà prestigio e potere sia al vincitore sia a chi ha organizzato tutto. È facile vedere la carica occupata da individui eletti con l’appoggio della comunità locale che non hanno niente a che fare con il mondo dell’infanzia.

È successo cosi:

– Buon giorno signor consigliere.

– Buon giorno.

-Voglio fare una denuncia.

– Guarda, capo, che la denuncia è una cosa molto seria.

– Per questo che sono qui, la cosa è molto seria.

– Sei sicuro?

– Certo.

– Di cosa si tratta?

– Conosco un menino che va al bar a bere la pinga.

– Dove?

– In via tal dei tali nel bar di Pinco Pallino

– Non è possibile, capo, è un malinteso. Conosco il padrone del bar, è mio amico, vado là tutti i giorni, ho lavorato là vicino per trent’anni e in quel bar ci vanno solo muratori e camionisti.

– Ma io l’ho visto quel menino e voglio denunciare l’accaduto.

– Guarda, io non te lo consiglio. Sono amico del padrone e so che se lui lo viene a sapere, capo, per te la cosa comincia a puzzare.

– Mi sta minacciando?

– Nossignore, capo, sto solo avvisando, sai com’è uomo avvisato mezzo salvato. Capo, sai, c’è molta gente cattiva che per cinquanta reais è capace di tutto. Lascia stare, non ti impicciare, i bambini sono cosi, che ci vuoi fare, fanno stupidaggini e se tu la prendi sul serio la cosa puzza davvero, sai com’è, capo, le persone vengono a sapere di tutto e vogliono riparare i danni. E poi cosa ci vuoi fare, raddrizzare quello che già nasce storto, è impossibile.

– Ma quel bambino…

– Dà retta a me, capo, se fai la denuncia non succederà niente.

Il denunciante ha considerato seriamente le minacce ed è ricorso all’infame sistema della denuncia anonima.

Qualche giorno fa in un prestigioso giornale della città, un famoso giornalista scriveva entusiasmato che il quartiere in cui abita è più simile a New York cha a Capão Redondo (distretto della periferia noto per l’abbandono e la miseria)! Sì, perchè nella libreria vicino a casa, la commessa è capace di consigliare il cliente sulle novità letterarie, come in qualunque libreria americana! Viva la Middle Class!

È in questo clima di euforia che il Brasile reale viene a galla in tutta la sua durezza. La falsa percezione della realtà che il Brasile Ufficiale vuole che ingoiamo, alimenta la sonnolenza collettiva in relazione al paese reale che la popolazione carica sulla schiena, un paese dove le istituzioni, anche quelle dette democratiche, ridono del cittadino fino alle ultime conseguenze.

Il caso dei bambini squartati dal padre e dalla matrigna fa parte del quadro di deplorevole incuria com cui è trattata la questione dell’infanzia.

Il caso dei meninos che dormono, giocano, vivono in un pozzo, fa parte del quadro di deplorevole incuria con cui è trattata la questione dell’infanzia.

L’abominevole dialogo appena citato chiarisce come le cose realmente funzionano nelle sfere che potrebbero e dovrebbero intervenire.

Il petrolio, equivoco monumentale dello sviluppo del paese, esce da un pozzo di settemila metri di profondità. Os meninos sono proprio li, dall’altra parte del vetro, a fare la lingua a un paese che non li vuole, un paese che getta la sua vera e più grande ricchezza in un pozzo ancora più profondo e più buio di qualunque altro.

Appoggio la faccia al vetro, rispondo alle boccacce. I meninos battono con forza, le guardie si avvicinano, domandano se ci sono problemi, se è tutto a posto. Certo, rispondo. Io qui, il vetro, i meninos, il pozzo. Tutto bene. Come sempre. Tutto a posto.

Edith Moniz

O Poço

(Diga espelho meu se há na avenida alguém mais feliz que eu? – do samba enredo È Hoje )

Até a conceituada revista Economist declara sem meias palavras: o Brasil pode ser considerado um país de Middle Class.

Depois do investimento de centenas de milhões de dólares, finalmente encontramos o poço dos desejos de dimensões continentais! Um Lula enfático e redondo como nunca, estourando numa jovial felicidade anuncia em rede nacional: até que enfim somos auto-suficientes, achamos o maior poço do mundo, aquele que nos faz entrar na elite dos países produtores, o petróleo é nosso! Nunca a economia do país foi tão propícia, nunca tivemos um crescimento tão inacreditável. Sou o presidente mais popular da história, barbudo e redondo, comigo ninguém pode.

Grande País o meu! Tem petróleo para os próximos mil anos! Num punhado de meses, no espaço dum mandato presidencial, transformou-se de miserável em Middle Class! Tem a maior produção de cana de açúcar do mundo – de onde se extrai o glorioso etanol – e, como disse ontem o ministro das minas e energia, nos próximos cinqüenta anos (sim, cinqüenta!) serão construídas sessenta (sim, sessenta!) centrais nucleares! O que queremos mais?

O vidro exerce a função: deixa a luz passar e separa a avenida da passarela. Desde sempre as crianças ficam do lado de lá do vidro, no espaço inútil entre o muro de separação, a grade de proteção e a avenida: uma espécie de poço habitado por ratos e meninos onde até mesmo o pessoal da segurança do metrô tem dificuldade em chegar: um enorme vidro separa-o da escada rolante que da acesso ao terminal de ônibus, os poucos centímetro da espessura do vidro conseguem modificar a dimensão espaço-temporal criando, para nós, uma ilusão de separação e, para os meninos, um não-espaço, perfeitamente visível mas que em virtude da sólida e intransponível transparência, não se pode tocar. As caras, hoje, são as dos dias melhores. Enquanto sete deles dormem deitados na imundice, três apoiam as mãos e a bochecha ao vidro. Mesmo na pressa dum dia comum, desta vez é impossível não vê-los, ignorá-los, é impossível não rir das alegres caretas. Estão ali porque não agüentam mais. Pela enésima vez os agentes do programa da prefeitura criado para eles, estão nas redondezas fazendo o cadastramento. Não existe operação mais enfadonha: quem é você, quantos anos você tem, porque está na rua; dezenas de perguntas desse tipo para meninos feitos de cola e solvente, do olhar perdido, pés descalços, vestindo trapos imundos. E ali, no poço, onde ninguém se atreve a ultrapassar o muro, escalar a separação, nem a turma da segurança, ali pelo menos estão seguros… um poço… crianças seguras dentro de um poço… seremos auto-suficientes… middle class… sessenta centrais… o maior poço do mundo.

A campanha eleitoral municipal está a pleno vapor. Um festival de candidatos nos persegue em busca de aplausos e votos. Muitos são conhecidos, outros era melhor nem saber. Entre as caras familiares estão aqueles que já tiveram o poder real de… E as crianças, a salvo das mil perguntas do cadastramento, com a cara grudada ao vidro, no poço.

Faz quase quarenta anos que não vivemos um clima de euforia como este. Na época era o milagre brasileiro que se afirmava com a construção da transamazônica. Logo descobrimos que o barulho dos tratores servia para esconder os gritos dos torturados da ditadura militar. Hoje não podemos reclamar de nada, qualquer barraco de favela tem o seu aparelho de som e a sua televisão, quem sabe até acesso a internet! O grande barbudo disse que cinco milhões de pessoas deixaram de ser miseráveis para serem acolhidas na grande farra de consumo da Middle Class.

A busca das responsabilidades transformou-se no mais descarado jogo de empurra-empurra entre o Tribunal dos menores e o Conselho Tutelar. Foi este último que recomendou a volta das duas crianças ao lar, o Tribunal decretou aquilo que já se havia decidido. É uma trágica crônica de uma morte anunciada cuja os responsáveis nunca pagarão. Dois irmãos de 10 e 12 anos, vítimas de maus tratos domésticos, fogem de casa. Acolhidos em centros especializados, relatam sofrimentos sem fim. Ninguém acredita, ninguém leva a sério. O Tribunal acata a recomendação do Conselho Tutelar sem questionar e ordena a volta dos meninos ao lar. Poucos dias depois são encontrados num matagal esquartejados. O pai e a madrasta confessam o crime.

O Conselho Tutelar deveria servir para a proteção dos menores, zelar pelo bem estar e pelo cumprimento da lei. Os conselheiros são eleitos cada três anos em pleitos populares. O que deveria ser do interesse da comunidade, se transformou num jogo de cartas marcadas entre os financiadores e os organizadores das campanhas eleitorais dos candidatos ao cargo de conselheiro, a eleição traz prestígio e poder seja para o eleito, seja para quem organizou tudo. É fácil encontrar no cargo indivíduos eleitos com o apoio da comunidade local que nada tem a ver com o mundo da infância e da juventude.

Aconteceu de verdade:

Bom dia senhor conselheiro.

Bom dia.

Quero fazer uma denúncia.

Olha, chefia, que a denúncia é uma coisa muito séria.

Por isto que estou aqui. A coisa é muito séria.

Tem certeza?

Claro.

Do que se trata?

Conheço uma criança que vai ao bar da esquina para beber pinga.

Onde?

Na rua Fulano de Tal, no bar do Cicrano.

Não é possível, chefia, está enganada. Conheço o dono do bar, é meu amigo, vou lá todo dia, trabalhei lá perto trinta anos e naquele bar só vão pedreiros e motoristas.

Mas eu vi, e quero denunciar.

Olha, eu não aconselho. Sou amigo do dono e sei que se ele souber, chefia, vai ficar feio pro seu lado.

Está me ameaçando?

Não, chefia, estou avisando, sabe como é, melhor prevenir, quem avisa amigo é. Chefia, sabe, tem muita gente ruim que por cinqüenta reais faz qualquer coisa. Deixa pra lá, não se meta, criança é assim mesmo, faz bobagem e se você levar a sério vai queimar o seu filme, sabe como é, chefia, as pessoas sabem de tudo e vão atrás do prejuízo. E depois quer fazer o que, consertar o que já nasceu torto não dá.

Mas a criança…

Vai por mim, chefia, se fizer a denúncia, não vai dar em nada.

O denunciante levou as ameaças a sério e recorreu ao infame sistema da denuncia anônima.

Alguns dias atrás, num prestigioso jornal da cidade, um famoso jornalista escrevia entusiasmado que o bairro onde mora se parece muito mais com New York que com Capão Redondo! Sim, porque na livraria da minha rua, a vendedora é capaz de aconselhar o cliente sobre as melhores leituras, como em qualquer livraria americana! Viva a Middle Class!

É neste clima de euforia que o Brasil real vem à tona em toda a sua crueza. A falsa percepção da realidade que o Brasil Oficial quer que engulamos, alimenta a sonolência coletiva em relação ao país verdadeiro que a população carrega nas costas, um país onde as instituições, mesmo as ditas democráticas, zombam do cidadão até as últimas conseqüências.

O caso dos meninos esquartejados pelo pai e a madrasta faz parte do quadro de deplorável descaso com que é tratada a questão da infância.

O caso dos meninos dormindo, brincando, vivendo num poço, faz parte do quadro de deplorável descaso com que é tratada a questão da infância.

A abominável conversa acima relatada esclarece como as coisas realmente funcionam nas esferas que poderiam e deveriam atuar.

O petróleo, equívoco monumental do desenvolvimento do país, sai dum poço de sete mil metros de profundidade. As crianças estão bem ali, do outro lado do vidro, mostrando a língua a um país que não as quer, um país que joga a sua verdadeira e maior riqueza num poço ainda mais profundo e mais escuro de qualquer outro.

Apóio a cara ao vidro, respondo às caretas. As crianças batem com força. Os guardas se aproximam, perguntam se está tudo em ordem. Claro, respondo. Eu aqui, o vidro, as crianças, o poço. Tudo bem. Como sempre. Tudo em ordem.

Edith Moniz