It’s all right

Forse è positivo il fatto che per la prima volta lo si ammetta pubblicamente. Però, viste le circostanze, constatiamo di nuovo, e tristemente, che c’è gente “più uguale” di altri. È toccato ad un colonnello che indagava i suoi propri subordinati. Aveva intuito qualcosa di molto sporco. Lo hanno eliminato. Le celeri indagini, su tutti i fronti per mezzo di una task- force con ampi poteri, servono a dimostrare agli allocchi che si lavora. È morto un colonello, uno di loro. Di amici nostri massacrati da quelle stesse persone ne potremmo elencare decine. Noi stessi l’abbiamo scampata per un filo. Il fatto che la massima autorità dello Stato ne parli, forse è un avanzo. O forse no: parlarne – magari attraverso il sotterfugio sintattico della negazione affermativa – ammettere l’esistenza di quello che tutti sanno e tutti vedono è rendersi ridicoli. Ma la macchina di propaganda è senz’altro molto più forte di qualunque considerazione ponderata. Sapranno molto bene trarre vantaggio anche da questo.

Forse la frase, semplice e scarna, proferita con la calma di sempre, con il piglio di chi è abituato a trattare di certe cose, non fa notizia. Forse non merita commenti. Forse sarà dimenticata domani stesso. Forse fa parte di una sincera presa di posizione personale, chissà. Forse è solamente uno stato di spirito. In noi, la stessa sensazione di tempo perduto come quando si legge un libro la cui morale è la saggezza presentata alla stregua di una abitudine quotidiana: come vivere felici senza grandi sforzi. No. Vogliono inculcarci quello che sperimentiamo sulla pelle ad ogni minuto della nostra vita. Preparano per noi un mondo nel quale saremo esiliati ovunque: nelle nostre stesse case, con i nostri amici, con noi stessi. Fanno dell’incubo fascista la pratica pragmatica della vita. Oltraggiano il sogno di un intero popolo spacciando luoghi comuni per turisti come realtà, il desiderio della nostra gente. Assassinano la dignità. Eternizzano Auschwiz in dimensioni continentali: essere ebreo – oggi, Brasile, São Paulo – è semplicemente essere vivo: attenzione adesso può toccare a te. Dipende dal potente di turno. E questo è sempre colui che in quel preciso momento, ha un pizzico di potere in più. Creano una psicologia della paura, una sociologia della paura, ci hanno fatto credere nella paura. Costruiscono per loro una fortezza indistruttibile cementata col sangue della nostra paura. Un’unica voce, un’unica morale. Un totalitarismo basato sulla menzogna vile riversata in noi attraverso l’omissione elevata a paradigma: all’azione compiuta corrisponde il silenzio della responsabilità, nessuno ha fatto nulla, tutti hanno visto ma nessuno ha fatto nulla. Si nascondono dietro uniformi e cariche pubbliche, si nascondono dietro giornali e programmi di televisione. Ci fanno credere nella realtà che loro hanno edificato. Trasformano il divino silenzio di Dio in un assurdo da essere riempito da assordante rumore per essere assimilato con gli auricolari. Ci hanno obbligato a odiare la pausa, la riflessione, la mansuetudine. Vogliono azione, la rapidità del qui e adesso, del quanto più giovane è meglio. Hanno modificato i nostri ricordi, la nostra storia, in un pulviscolo appiccicoso pronto ad essere risucchiato dall’aspirapolvere dell’oblio.
Si racconta che nella città tedesca di Munster, arrivava il bestiame da abbattere da tutte le province del reich. Chilometri di marcia forzata verso la morte. Una volta sulla porta del macello il toro cade spontaneamente in ginocchio allungando la testa al boia: capiva il suo destino. La sentenza non arriva all’improvviso, è parte dello sviluppo del processo che poco a poco diventa la sentenza stessa.

Un milione di anni fa massacrarono di botte il figlio di B. ; colpevole di essere negro e povero, uomini in divisa lo presero per benino, gli stracciarono i vestiti, gli rubarono i documenti, volarono i manganelli, lo portarono al commissariato dove lo forzarono a firmare un foglio in bianco da essere riempito con quello che pareva a loro. Il figlio di B. ne uscì vivo, spaventato ma vivo. Ringraziava per essere stato “ben trattato” – nel senso che non venne né sfigurato, né ucciso.
Un milione di anni fa il padre del figlio di B. – dopo aver accettato, dopo tutti i preparativi, dopo che le decine di bambini stavano ad aspettare nella sala – rifiutò di vestirsi da babbo natale: dimmi tu se hai già visto un babbo natale come me? Babbo natale negro non esiste, disse.

Oggi per la rassegnazione dei nostri amici, per la rassegnazione di tutti noi, per aver allungato spontaneamente la testa al boia, hanno vinto loro.
Forse la frase non fa notizia. Forse non merita commenti. È il governatore che parla. È il comandante in capo. Não admitimos esquadrões, não admitimos grupos de extermínio. Non ammettiamo squadroni, non ammettiamo gruppi di sterminio.

Vorremmo molto che così non fosse. Vorremmo che l’antico e glorioso motto “No passarán” continui ad risuonare in noi. Vorremmo combattere la buona battaglia, continuare la corsa e conservare la fede. Vorremmo, per noi e la nostra gente, sentire il sapore azzurro della libertà.
Here comes the sun.

Edith Moniz
Paolo D’Aprile

It’s all right
Talvez a frase, simples e singela, proferida com a calma de sempre, com o traquejo de quem está acostumado a lidar com certas coisas, nem seja uma notícia. Talvez nem mereça comentário. Talvez venha a ser esquecida amanhã mesmo. Talvez faz parte de uma sincera tomada de posição pessoal, quem sabe. Talvez seja somente um estado de espírito. Em nós, a mesma sensação de tempo
perdido de quando se lê um livro cuja moral é a sabedoria apresentada como um hábito cotidiano: como viver felizes sem grandes esforços. Não. Querem que sejamos cientes daquilo que experimentamos na pele a cada minuto da nossa vida. Preparam para nós um mundo no qual estaremos sempre nos sentindo exilados: nas nossas mesmas casas, com os nossos amigos, com nós mesmos. Fazem do pesadelo fascista a prática pragmática da vida. Ultrajam os sonhos de um povo inteiro vendendo lugares comuns para turistas como a realidade, o anseio da nossa gente. Assassinam a dignidade. Eternizam Auschwiz em dimensões continentais: ser judeu – hoje, Brasil, São Paulo – é ser simplesmente vivo: atenção agora pode ser a sua vez. Depende do poderoso do dia. E este é sempre quem, naquele dado momento, pode um pouco a mais. Criam uma psicologia do medo, uma sociologia do medo, nos fizeram acreditar no medo. Constroem para eles mesmos uma fortaleza indestrutível cimentada com o sangue do nosso medo. Uma única voz, uma única moral. Um totalitarismo baseado na mentira vil despejada em nós através da omissão elevada a paradigma: à ação cumprida corresponde o silêncio da responsabilidade, ninguém fez nada, todos viram, mas ninguém fez. Escondem-se atrás de uniformes e cargos públicos, escondem-se atrás de jornais e programas de televisão. Fazem nos acreditar na realidade que eles edificaram. Transformam o divino silêncio de Deus num absurdo há ser preenchido de ensurdecedor barulho feito para ser assimilado com o fone de ouvido. Obrigaram-nos a odiar a pausa, a reflexão, a mansidão. Querem a ação, a rapidez do aqui e agora, do quanto mais jovem melhor. Modificaram as nossas lembranças, a nossa história, numa poeira grudenta pronta para ser sugada pelo aspirador do olvido.
Conta-se que na cidade alemã de Munster, chegava o gado para o abate de todas as províncias do reino. Quilômetros de marcha forçada rumo à morte. Uma vez na porta do matadouro o touro cai de joelho espontaneamente espichando a cabeça ao carrasco: entendeu o seu destino. A sentença não chega de repente, é parte do desenrolar-se do processo que aos poucos se torna a própria sentença.

Um milhão de anos atrás massacraram de pancadas o filho de B. ; culpado por ser negro e pobre, homens de farda o pegaram de jeito, rasgaram-lhe a roupa, roubaram-lhe os documentos, desceram o cassete, levaram-no à delegacia onde forçaram-no a assinar uma folha em branco para ser preenchida com aquilo que eles bem quisessem. O filho de B. saiu vivo, assustado mas vivo. Agradecia por ter sido “bem tratado” – no sentido de que não foi nem desfigurado, nem morto.
Um milhão de anos atrás o pai do filho de B. – depois de ter aceito, depois de todos os preparativos, depois que as dezenas de crianças estavam na sala esperando – recusou-se a se fantasiar de Papai Noel: você já viu um Papai Noel como eu? não existe Papai Noel negro, disse.

Hoje, pela resignação dos nossos amigos, pela resignação de todos nós, por termos espichado espontaneamente a cabeça ao carrasco, eles ganharam.Talvez a frase nem seja uma notícia. Talvez nem mereça comentário. È o governador quem fala. É o comandante em chefe.
Não admitimos esquadrões, não admitimos grupos de extermínio.

Gostaríamos muito que assim não fosse. Gostaríamos que o antigo e glorioso lema “No passarán” continue a ecoar em nós. Gostaríamos de combater a boa batalha, continuar o caminho e conservar a fé. Gostaríamos, para nós e nossa gente, sentir o gosto azul da liberdade. Here comes the sun.

Edith Moniz
Paolo D’Aprile