La lezione del referendum di Vicenza

di Alberto Camata

la differenza fra una democrazia e una dittatura,
è che in una democrazia prima voti e poi ordini;
in una dittatura non devi perdere tempo a votare
Charles Bukowski

Può capitare che una persona mite, tranquilla, che vive del suo lavoro e degli affetti della famiglia, un giorno si trovi davanti a un evento che giudica insopportabile, intollerabile e decide di agire, e può agire scegliendo tra due strade, quella della violenza e quella della nonviolenza.
La prima via  probabilmente lo mette al sicuro, il violento è vigliacco, nasconde il viso colpisce e fugge lasciando scie di sangue, nessuno sa chi sia, si nasconde dietro una sigla e una bomba. Ma il gioco si complica, capisce che per mettere fine all'evento che ha scatenato la sua rabbia deve necessariamente sovvertire il Sistema, deve avere lui il dominio sulle cose per decidere, lui deve diventare il Sistema: il suo obiettivo cambia.
La scelta nonviolenta è complicata, ammette solo una violenza: quella su sé stesso. Il nonviolento non si nasconde, mostra la sua faccia, si manifesta, si rende riconoscibile, dialoga, schiamazza per rendersi riconoscibile, accetta l'insulto e lo sputo, perché il nonviolento non vuol far male a nessuno, men che meno al suo avversario o al suo nemico. Il nonviolento sa che inizialmente sarà considerato una macchietta, ci vorrà molto tempo per essere riconosciuto come un portatore di istanze e solo allora verrà combattuto con ogni mezzo. Da quel momento ogni sua azione verrà enfatizzata in negativo dal suo avversario, troverà mille ostacoli, soprattutto perché le sue azioni andranno a scontrarsi contro forti interessi economici.
Questo è accaduto anche a Vicenza.

Alcune persone non volevano assolutamente che il loro territorio diventasse ancora di più una base di lancio per azioni di guerra nel mondo. Ci sono state persone che sentivano le loro mani lordate del sangue di fratelli ammazzati per mantenere un benessere a pochi e non potevano più tollerarlo. Si sono fatti coraggio e hanno reso palese il loro disagio, hanno deciso di spiegare ai loro concittadini, anche a coloro che su quei voli guadagnavano, che poteva esserci un modo pulito di vivere.
La storia del Dal Molin è rintracciabile in internet, per cui la tralasciamo, ma le molte azioni di coinvolgimento e di distrubo perché la base militare si allontanasse dal terrotirio vicentino sono state molteplici. E molte sono state le risposte dai politici che si sono succeduti al governo del Paese, ma andavano tutte in un'unica direzione: "quell'allargamento s'ha da fare!", arrivando alla soluzione finale del Consiglio di Stato che ha accolto la sospensione del referendum del 5 ottobre perché "ha per oggetto un auspicio del Comune al momento irrealizzabile", insomma perché a Roma hanno detto no. E mi è venuto in mente lo slogan "padroni a casa nostra" della Lega, che in questo caso ha accettato di essere un po' meno padrona; vorrei capire che cosa intendono costoro per essere padroni a casa loro.
Ma quel che è peggio è che non si sono sentite migliaia di voci allarmate per quello che stava accadendo o, forse, non sono state ascoltate dai media, ma un leader di partito non avrebbe dovuto parlare d'altro, un giornalista non avrebbe dovuto trattare altro argomento.
La deviazione fascista che ha preso questo paese è drammatica e, a opinione di chi scrive, non è iniziata con l'ultimo Governo, è partita un po' prima, da quando i politici, con la scusa di Berlusconi, si sono votati dei privilegi che hanno evitato la galera e la mano libera non solo a Berlusconi e ai suoi amici, ma anche agli amici del centrosinistra.
Quando parlo di Fascismo non intendo parlare di dittatura, cosa che ormai ci risulta facile associare, ma parlo di un autoritarismo che non lascia spazio al dialogo, non si va in galera per il reato di opinione, ma non si viene nemmeno ascoltati, la politica non è cosa del popolo.
Che non ci vogliono più ascoltare è stato chiaro con la decisione del Consiglio di Stato di annullare un referendum consultivo, dove si chiedeva solo un'opinione ai vicentini, non era un referendum che obbligava a intraprendere una strada (anche se abbiamo visto che cosa se ne fa delle scelte di un referendum un Paese a valenza fascista).

Io sono convinto che quel referendum coloro che non volevano la base del Dal Molin l'avrebbero perso, la nonviolenza non è un valore della maggioranza, avremmo già ritirato i soldati dall'Afghanistan, mentre il denaro è diventato il valore più grande, ha detronizzato Dio da un pezzo.
Ma era un segnale comunque forte che Vicenza dava al Paese e al mondo: l'autodeterminazione è sacra.
Poi i nonviolenti avrebbero comunque continuato la loro azione, dalla loro hanno la fantasia e la consapevolezza di essere nel giusto.
Una lezione da Vicenza comunque ci è arrivata, il referendum lo si è fatto, come aveva annunciato il sindaco, se non potevano usare le scuole avrebbero votato davanti alle scuole e così la gente si è accodata davanti ai molti gazebo, e considerando che i media avevano fatto capire che il voto era inutile, considerando i molti che avevano gioito per la sentenza del Consiglio di Stato, considereando anche la disaffezione per la politica, sapere che su 84.349 persone che potevano andare a votare 24.094 si sono presentate è un gran risultato.
Adesso le due fazioni strumentalizzeranno il risultato, coloro che non vogliono la base diranno che il  95,66% dei votanti non vuole la base, quindi il referendum da ragione a loro; quelli che invece la base la vogliono diranno che il 72,67% (ovvero coloro che non sono andati a votare e coloro che hanno votato no) sono favorevoli alla base, quindi si può porre la voce fine su questa vicenda.
Ma l'unico risultato vero che è emerso da Domenica è che 24.094 Vicentini hanno difeso il diritto di esprimersi, hanno fatto capire che la politica appartiene al popolo, che non sono disponibili a deleghe in bianco,quella di domenica  è stata una grande giornata di educazione civica.
La persona mite, tranquilla che, indignata per quello che stava accadendo a casa sua, ha deciso di agire in modo nonviolento deve comunque essere felice: ha scoperto che un quarto dei suoi concittadini sono vivi, vogliono contare, partecipare, non sono disponibili a farsi calpestare, sono "padroni a casa loro".
Da parte mia mi sento di dover ringraziare i 24.094 Vicentini, al di là della loro preferenza, per la lezione di alta politica che hanno insegnato a tutti noi e soprattutto ai giovani.