L’Amore politico

Convegno estivo di Asiago per famiglie e adulti.

[leggi le note organizzative]

"Nel vero amore è l'anima che abbraccia il corpo"
(Friedrich Nietzsche)

Amiche e amici carissimi,
ero in metropolitana, di fronte a me una ragazza molto giovane, rannicchiata in un angolo, piangeva, piangeva forte con singulti e lacrime, ripetutamente asciugate con la mano o la manica del cappotto. Nessuno dava segno di vederla .
Tanti e cupi pensieri mi affollavano la mente. Sarà sola, malata? Sarà incinta? Sarà prigioniera di pregiudizi o di padroni che la schiavizzano? Sarà straniera e non sa dove andare? Mi alzo e mi siedo accanto a lei, le prendo la mano bagnata di lacrime. Sorride, ma ecco che il treno si ferma, sono arrivato. L'abbraccio, le dico "coraggio" e …l'abbandono. Le porte della metropolitana si richiudono alle mie spalle.
Perché l'ho abbandonata? Perché ho permesso che le porte scorrevoli di un treno escludessero per sempre dalla mia vita questa creatura? O non era piuttosto una porta blindata dentro di me che si è abbassata come una serranda per difendere il mio quieto vivere?
Come ho potuto non riconoscere quel dio "affamato, prigioniero, e straniero" che mi veniva incontro? Quale urgenza più urgente di questo contatto mi ha allontanato da Lui? Ora le lacrime della sua mano si confondono con le mie.
Un tempo ingrandivano le porte dei palazzi e delle chiese per far passare i re e i potenti con i loro cavalli e cavalieri. Oggi i potenti passano attraverso gli sportelli delle banche. Cristo, il Vivente, che noi attendiamo, non passa né da questi, né da quelle. La sua gloria siamo noi, quando lo accogliamo. Cammina per le strade accanto a noi, usa i nostri mezzi di trasporto più comuni, l' autobus e i treni, niente decapotabile, niente papamobile. Così facendo, però, ci mette nei guai, perché non ci accorgiamo mai quando passa.

La migrazione e' la condizione tragica di chi decide di diventare protagonista del proprio destino e sceglie la fuga dalla miseria, dalla guerra o dall'oppressione. Questo voler fuggire dalla condizioni reali di dannati della terra, oggi in Italia, e' considerato un crimine.
In nome delle emergenze (spesso gonfiate) si chiede di "fare pulizia": dei rifiuti, dei rom, degli immigrati, arrivando a mettere in pericolo perfino i diritti fondamentali, le libertà personali, le possibilità di dissentire dalle misure che il potere prende e impone.
Stare su questa terra, ferita e di continuo offesa, per noi ha senso se continuiamo a lottare per la giustizia e la libertà. Una libertà liberante, inclusiva, che riconosce l'irripetibilità dell'altro nella sua capacità di costruirsi come soggetto che spera, che lotta, che cambia il mondo. Una libertà che integra i più deboli e che si costruisce con la solidarietà internazionale, "tenerezza dei popoli".

"Amore Politico", è il tema che abbiamo scelto quest'anno per il convegno estivo di Asiago. Perché proprio la Politica? Perché oggi la politica è morta, spazzata via dalla tecnologia e dalla finanza. La tecnica, avendo bisogno d'impadronirsi dell'economia per la legge sua costitutiva di non imporsi mai un limite, di non chiudere mai la sua produttività, deve contare sui soldi senza limite. Per questo deve sloggiare il soggetto che aveva bisogno di contare sulle risorse economiche: la Politica.

In seconda istanza per reagire al clima di sgomento, di rassegnazione (subire l'esito ed il significato degli avvenimenti è segno di subalternità), e di indifferenza verso alcune componenti di xenofobia e razzismo (presenti in Italia, ma spesso sottovalutate), che fanno leva su un meccanismo primario della persuasione politica: la paura. Paura dello straniero, dell'Islam, del rom, delle tasse, della perdita d'identità.

Il governo dei ricchi, voluto dai poveri, è democrazia, ma non è giustizia. Se la chiesa tace, o acconsente, disorienta. Con l'ideologia della ricchezza la società decade. Il ricco e l'ammiratore del ricco, sono un tipo umano regredito dell'evoluzione umana.
Vivere davvero è vivere una vita più grande. Il ricco ha necessità del potere sugli altri, per difendersi (egli ha paura) si costruisce leggi favorevoli. Quando il ricco diventa modello sociale, il problema non è tanto politico, quanto antropologico. Ognuno, fino agli ultimi, diventa rivale dell'altro e ne ha paura.
Quel potere privilegia i lati deteriori della natura umana e governa col blandire e sviluppare il peggio della nostra umanità. Una tirannia violenta è pessima, ma prima o poi la dignità umana reagisce, la violenza blanda svuota le energie umane, dirottandole su obiettivi minuscoli: l'interesse privato, il possesso materiale, il primeggiare sugli altri.
L'invidia è brutta, ma l'ammirazione del ricco è segno di un fallimento. La nostra società, scuola e cultura, religione e chiesa, politica ed informazione, vita quotidiana e famiglie, non hanno saputo produrre frutti migliori ed evitare che la maggioranza fosse attratta da un tale esemplare umano. Il giudizio non deve farsi risentimento distruttivo perchè cancellare l'offesa con l'offesa contraddice la giustizia, ma il giudizio chiaro, anzitutto su di sé, è necessario. Se manca, comincia il cedimento. Questa oggi è la situazione, anche politica.

Occorre impedire che la politica resti in mano alla "casta", cioè ai rappresentanti eletti dal popolo, ma succubi dei poteri forti o ai gruppi di interessi, senza più riferimento alla volontà degli elettori, a spese del bene comune. Allontanare i ricchi "epuloni" che banchettano col menù dello spirito sulle anime dei poveri..
Una provocazione troppo forte? Ma provocare è l'esigenza della verità. Solo se abbiamo l'occhio lungo, libero da ossequi storici programmati, possiamo accorgerci del messaggio di Cristo, quello della " follia dei servi inutili".
Vi invito, carissimi e carissime, a partecipare tutti, servendovi di ogni mezzo per informare amici e parenti. Dobbiamo ripensare e discutere assieme, con l'aiuto prezioso ed amorevole di esperti bravi e preparati, il nostro impegno politico quotidiano. Occorre sconfiggere la rassegnazione e su questo siamo stimolati dai giudizi duri e taglienti di Gesù sull'ipocrisia e sulla ricchezza.
Vi aspetto in tanti, motivati, gioiosi e allegri, immersi come saremo in un paesaggio incantevole, com'è l'Altipiano di Asiago. Abbraccio ciascuno e ciascuna con tenerezza e affetto

Giuseppe Stoppiglia

Pove del Grappa, 4 Luglio 2008.