Ne è valsa la pena

Cochabamba, 23 novembre 2008

Carissimi tutti,
in un momento così difficile e direi drammatico per il progetto e per me personalmente, nel quale la prospettiva più realistica che si profila è che a febbraio, all'inizio del nuovo anno scolastico, non potremo riaprire la nostra Casa Estudiantil per mancanza di fondi, mi capita di frequente di domandarmi se ne è valsa la pena.
Otto anni duri, difficili, pesanti, spesso segnati dalla nostalgia e dalla solitudine; ma anche, per la verità, esaltanti, sorprendenti per i risultati che via via ottenevamo, colmi della solidarietà e amicizia di tante persone, gruppi, associazioni che hanno creduto in noi e ci hanno sostenuto.
E ripenso alla storia di Martita.
Martita, nel 2001, stava morendo: l'avevano trovata nel suo villaggio, a qualche ora di jeep da Colomi, le suore Dorotee.
Aveva tredici anni e ne dimostrava nove. Un corpo scheletrico con una pancia enorme.
All'ospedale di Cochabamba le diagnosticano una TBC intestinale: bisogna intervenire subito, la terapia costa qualcosa come una decina di stipendi di un insegnante di allora.
Suor Loredana, la superiora della comunità delle suore Dorotee di Colomi, può mettere a disposizione la metà della cifra. Per il resto, ci potevo pensare io?
"Senza dubbio"
E così Martita comincia un lungo periodo di cura, un po' alla volta il ragnetto panciuto si trasforma in una ragazzina graziosa.
Non basta però pensare alla sua salute, a 13 anni Martita non ha terminato nemmeno la scuola elementare.
La ospitiamo nella nostra casetta provvisoria di Colomi, che avevamo aperta da poco per accogliere le primissime ragazze, le nostre "pioniere" che stavano facendo l'anno di recupero per poter entrare alla 1^ superiore. Non aveva i requisiti, non aveva cioè né superato la V^ elementare, né compiuto i 14 anni.
Ma al suo villaggio nessuno si sarebbe preso cura di lei, e il rischio di una ricaduta forse irreversibile nella malattia era molto alto.
Nel 2001 Martita ha superato la licenza elementare, l'anno successivo ha frequentato l'anno di recupero nella nostra Casa, e, nel 2003, a 15 anni, ho potuto iniziare la 1^ Superiore.
Mediamente un volta al mese la portavamo da una dottoressa a Cochabamba, fino a che, dopo un paio d'anni, non è stata dichiarata guarita completamente.
Con un po' di fatica, Martita è riuscita a frequentare con successo la Scuola Superiore fino alla terza classe.
Ma Edit, la Direttrice della nostra Casa Estudiantil, mi avvertiva: "Martita està un poco enamoradita".
Il suo grande bisogno d'affetto la portava ad attaccarsi in maniera quasi morbosa alle persone: a Edit, a me, a Suor Loredana.
E si è attaccata molto anche ad un suo compagno di scuola di un anno maggiore di lei.
All'inizio del 2006 Martita era incinta, non potevamo più tenerla nella nostra Casa, ma era un peccato che non potesse terminare i suoi studi.
E così l'abbiamo iscritta alla scuola serale per adulti, sempre a Colomi. Nel frattempo il suo giovane innamorato avrebbe fatto il servizio militare e poi avrebbe potuto, secondo il suo fermo proposito, "metter su famiglia" con Martita e il bimbo che sarebbe nato. (Al "campo" raramente le persone si sposano, semplicemente vanno a convivere)
A dicembre del2006 Martita si è diplomata "bachillera". Alla cerimonia c'eravamo Edit, io, qualche compagna della Casa Estudiantil e la piccola Narah, di poco più di due mesi, un'amore di bimba tranquillissima che ci passavamo dall'una all'altra continuamente.
Martita, che è sempre stata aiutata economicamente, e non solo, dai suoi padrini Elena e Adriano di Mussolente (Vicenza), ha accettato di iscriversi ad un corso post-secondario per ausiliaria di infermeria, ha frequentato per qualche mese, ma poi è ritornato da militare il padre della bimba, e Martita sembrava avviata ad una normale vita di madre di famiglia.
Qualche mese dopo però (nel frattempo io ero ritornata in Italia per la mia solita campagna di raccolta-fondi) il giovane, come purtroppo accade spessissimo qui, ha cominciato a picchiarla e a minacciare di portarle via la bimba, che nel frattempo aveva riconosciuta ufficialmente come sua.
Martita vuole scappare, parla di andarsene in Argentina. I nostri telefoni, mio, di Edit, e di Adriano si fanno bollenti: bisogna fermarla, offrirle un'alternativa, che farà in Argentina da sola, con una bimba piccola, senza un titolo che le permetta di trovarsi un lavoro dignitoso?
Ancora una volta la accogliamo in una nostra casa, quella di Cochabamba questa volta, quella che grazie alla vostra generosità abbiamo potuto prendere in anticretico per ospitarvi le giovani diplomate più povere che non hanno la famiglia o parenti abbastanza vicini alla città per poter frequentare regolarmente gli studi post-secondari.
Martita riprende con fatica i suoi studi di ausiliaria di infermeria, ma è comprensibilmente molto avvilita e depressa: dubitiamo che ce la possa fare ad arrivare al diploma.
Lo scorso fine settembre il colpo di scena: Martita ha superato tutti i suoi esami e a ottobre conseguirà il titolo finale.
Non possiamo crederci: le mancavano cinque esami, come avrà fatto?
Marisabel, la maggiore d'età e di studi della "casetta delle Universitarie", ci spiega:.
da quando Martita è andata a vivere con loro, Norma (la nostra meravigliosa Normita), sua compagna di corso nella Casa Estudiantil di Colomi, che ora sta frequentando il secondo anno di università per Infermiera Professionale, che proviene da una delle zone più povere della Bolivia e che vive anche lei nella casetta, si è messa d'impegno: ha passato ore ad aiutarla, le ha spiegato le cose che non capiva, ha fatto per lei ricerche su internet, che Martita non sa usare, l'ha incoraggiata a studiare, a fare i suoi compiti, l'ha sostenuta e confortata.
Fino a portarla al diploma.
Sabato 25 ottobre si è tenuta la cerimonia di consegna del titolo: Martita ha chiesto a me di accompagnarla nella sfilata che i neo-diplomati fanno dall'ingresso del salone delle cerimonie fino al tavolo delle autorità.
Era bellissima con la sua divisa da infermiera (se volete vederla:http://casaestudiantil.multiply.com/ – foto 2008 ? è la 16^ foto)
Ad un certo momento Suor Loredana, seduta accanto a me, mi sussurra:" E pensare che doveva morire"
Mi viene la pelle d'oca.
Ne valeva la pena?
Ecco, fosse anche solo per Martita, o per una ragazza come Norma, mi rispondo, sì, ne valeva la pena.
Anna Maria