Non è vero niente

 

 

Le poche fotografie che esistono di João Cândido Felisberto, risaltano i tratti duri, gli zigomi salienti e lo sguardo orgoglioso, fiero. Non per niente è conosciuto in tutto il paese dal suo soprannome, “o Almirante Negro”, l’Ammiraglio Negro.

Il colonnello Carlos Alberto Brilhante Ustra invece guarda fisso le telecamere. Non vedo fierezza né orgoglio, solo rabbia e rancore.

João Candido Felisberto, figlio di schiavi, ha 14 anni quando si arruola come semplice mozzo su una nave della “Marinha de Guerra” a Rio de Janeiro.

DOI-CODI significa “Destacamento de Operações de Informações – Centro de Operações de Defesa Interna” praticamente il braccio armato del SNI il Sistema Nazionale di Informazioni, il servizio segreto, insomma.

Il 22 ottobre del 1910, l’Almirante Negro, João Candido Felisberto è a capo della rivolta dei marinai. La città di Rio de Janeiro vede i cannoni delle navi puntati su di sé. Gli ammutinati esigono la soppressione definitiva dei castighi fisici, soprattutto della frusta, “a chibata”. “Noi marinai, cittadini brasiliani, non possiamo più sopportare la schiavitù nella Marina” è il loro ultimatum che viene prontamente accolto dall’alto comando dell’esercito. E la “Revolta da Chibata” riesce nel suo intento.

Nel 2008, lo stato maggiore dell’esercito in nota ufficiale ripudia la sentenza contro il colonnello Ustra. È un processo che si trascina già da alcuni anni. La legge dell’Amnistia del 1979 prevede la non punibilità dei delitti commessi durante la dittatura. I sopravvissuti e le loro famiglie non vogliono altro che, senza timore di sanzioni, poter chiamare liberamente il colonnello Ustra per quello che è: torturatore. Nelle dipendenze del DOI-CODI, la gente veniva fatta a pezzi, uccisa, seviziata seguendo un rigoroso rituale comandato ed eseguito dagli agenti presenti, tra cui il colonnello Ustra. La sentenza non prevede alcun indennizzo alle vittime, né punizione ai colpevoli. Per la prima volta, però, lo Stato riconosce ufficialmente quello che avvenne nei suoi sotterranei, quello che il mondo intero sapeva, tollerava e in molti casi sosteneva.

Pochi mesi dopo, una nuova ribellione viene stavolta stroncata nel sangue. L’Almirante Negro è imprigionato e dichiarato pazzo, è internato nell “Hospital dos Alienados Banidos da Marinha”, l’ospedale degli alienati espulsi dalla corporazione. La sua vita segue alterne vicende fino al 1969 quando muore a 89 anni, povero e dimenticato.

Lo stato maggiore dell’esercito in nota ufficiale – non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima – paragona le azioni di difesa dell’interesse dello Stato a quelle dei gruppi armati di resistenza alla dittatura: guerra è guerra, e quella era una guerra, e alla guerra si risponde con la guerra nel sacro interesse della Patria, per difenderla dalle ideologie comuniste e straniere.

Al colonnello Ustra vengono resi omaggi ufficiali dalle più alte cariche dell’esercito.

24 luglio del 2008:

O PRESIDENTE DA REPÚBLICA: Faço saber que o Congresso Nacional decreta e eu sanciono a seguinte Lei:

Art. 1o É concedida anistia post mortem a João Cândido Felisberto, líder da chamada Revolta da Chibata, e aos demais participantes do movimento, com o objetivo de restaurar o que lhes foi assegurado pelo Decreto no 2.280, de 25 de novembro de 1910.

(Il presidente della Repubblica: rendo noto che il Parlamento decreta ed io sanziono quanto segue:

viene concessa l’amnistia post mortem a João Candido Felisberto, capo della così detta “Revolta da Chibata” e agli altri partecipanti del movimento, con l’obiettivo di ripristinare quello che gli è stato assicurato dal decreto n° 2.280 del 25 novembre del 1910).

Ciò nonostante il marinaio João Candido Felisberto non viene reintegrato nei ranghi. I suoi eredi avrebbero diritto agli arretrati e alla pensione. Il presidente pone il veto alla proposta di legge con la motivazione che “l’obiettivo centrale del progetto è riconoscere i valori di giustizia e uguaglianza per i quali lottarono gli ammutinati” ma la reintegrazione effettiva prevederebbe spese non previste dalla legge finanziaria.

Lo stato maggiore dell’esercito definisce l’amnistia concessa all’Almirante Negro come un “elogio all’insubordinazione e all’ammutinamento”.

La principale funzione della Polícia Militar è quella di mantenere l’ordine pubblico. Conta su 140.000 soldati per svolgere il suo ruolo in tutto il territorio dello Stato di São Paulo. È subordinata al Segretario di Pubblica Sicurezza nominato a sua volta dal Governatore.

Alla Polícia Civil compete la prerogativa di polizia giudiziaria e investigativa per la risoluzione di attività criminali, eccetto quelle di natura militare. È subordinata al Segretario di Pubblica Sicurezza nominato a sua volta dal Governatore.

 

Polizia Civile e Polizia Militare

Non è la prima volta che la Polícia Civil entra in sciopero e, anche in questo caso, non sarà l’ultima. Protestano per un aumento salariale promesso da anni e mai realizzatosi. Stavolta però la faccenda si complica. Il corteo indurisce, inasprisce il confronto. Il palazzo del governatore è circondato dalla Polícia Militar in assetto di guerra, il Palazzo non si tocca, i negoziati si fanno al tavolo e non per la strada – dicono le autorità. Il corteo della Polícia Civil cerca di sfondare a tutti i costi, vuole entrare nel Palazzo intoccabile. È lo scontro. La Polícia Civil attacca, la Militar risponde attaccando a sua volta. Prima i lacrimogeni, poi i manganelli da entrambe le parti ed infine le armi da fuoco. Si spara, davanti al palazzo del governo, si spara per la strada, tra le macchine, tra la gente allibita, si spara sotto gli occhi del paese intero costernato. I poliziotti si sparano tra loro, un tenente (militar) viene quasi linciato, un commissario (civil) ferito branda la pistola. Il fumo dei lacrimogeni invade i corridoi di un ospedale prossimo. Tra contusi, asfissiati, colpiti da bombe e pallottole, i feriti si contano a decine. Il governatore: “il momento politico-elettorale (il ballottaggio delle elezioni avverrà domenica 26 ottobre, n.d.r.) è il motore di questa manifestazione. È il PT che ha organizzato tutto, non ho alcun dubbio”. Il giorno dopo il presidente Lula, esige na ritrattazione formale del governatore e una richiesta di scuse. Lula in sgargiante camicia rossa, parla ad un comizio, sul palco a fianco del candidato a sindaco da lui sostenuto: “il governatore ha detto una eresia”, la folla esulta, Lula alza il braccio del suo condiato a sindaco, come farebbe l’arbitro di un incontro di box col campione in carica.

Nel frattempo dall’altra parte della città un balordo, un giovanotto di 22 anni, in preda ad un raptus di gelosia vuole che la fidanzata (una ragazzina di 15 anni) torni a stare con lui. Invade l’appartamento della giovane, armato e la tiene in ostaggio per cinque giorni insieme ad una amica. Il GATE, gruppo di azioni tattiche speciali, della Polícia Militar riesce a convincerlo a liberare per lo meno l’amica. Il clima si fa sempre più teso, il padre della ragazzina si sente male e viene portato d’urgenza all’ospedale. Passano 24 ore e questa stessa amica (anche lei giovanissima) viene riconsegnata nelle mani del sequestratore. Ripeto: passano 24 ore e questa stessa amica (anche lei giovanissima) viene riconsegnata nelle mani del sequestratore. Secondo il comandante del GATE è una dimostrazione di buona volontà verso le esigenze dell’uomo armato. In seguito dichiarerà che la “buona volontà” era tutta ed esclusivamente della ragazzina che ha voluto ritornare per far compagnia all’amica. Passano i giorni, cinque. Il GATE decide di entrare. Il bandito spara, ferisce l’amica ed uccide la fidanzata, davanti alle telecamere di tutto il Brasile. Viene catturato e selvaggiamente picchiato dagli agenti del gruppo di azioni tattiche speciali, le telecamere accese. Il comandante definisce l’operazione un successo. Il Governatore esprime parole di fiducia e apprezzamento sull’operato dei suoi uomini.

Ai funerali della giovane c’è pieno di folla: amici, compagni di scuola, parenti, la madre. Manca il padre. Dovrebbe essere ancora all’ospedale.

Ma il padre della povera ragazza uccisa, non è quel che dice di essere. In verità è un pregiudicato, pluriomicida, evaso dalle carceri dello stato di Alagoas, era della Polícia Militar e faceva parte di un gruppo di sterminio che, anni fa, uccise il fratello del governatore di quello Stato. La Polícia, civil e militar, corrono all’ospedale dove in teoria dovrebbe trovarsi da quattro giorni. È scomparso, volatilizzato, evaporato, nessuno ne sa niente, nessuno ha visto niente. La sera, comunque rilascia interviste telefoniche a tutti i telegiornali nazionali. D’altronde anche l’assassino di sua figlia lo faceva, i canali di radio e tv lo hanno vezzeggiato per cinque giorni, lo intervistavano, i presentatori cercavano di convincerlo a liberare gli ostaggi, ascoltavano le sue ragioi, i suoi deliri. Quando, in segno di sfida, appese alla finestra la maglietta della squadra di calcio di cui era tifoso, il presidente di questa stessa squadra inviò sul luogo delle operazioni il suo amministratore delegato – che nelle ultime elezioni è stato eletto a pieni voti consigliere comunale – per aiutare nelle trattative. Arrivato sul posto, un gruppo di tifosi avversari ha cominciato a fischiare e lanciare oggetti fino a che è stato dissuaso dall’intervento delle Polícia Militar che doveva garantire la buona riuscita delle riprese televisive e l’ordine pubblico.

 

Ma figurati se i poliziotti si massacrano tra loro; se lo stato maggiore dell’esercito elogia un torturatore! Figuriamoci se la polizia restituisce un ostaggio al rapitore! Ma quando mai? Ma dove si è visto? Ma sei pazzo? Lula in camicia rossa al comizio di un candidato a sindaco… ma che dici? Sei scemo? Il padre della ragazza, un pregiudicato, ricercato e pluriomicida che vive da più di dieci anni indisturbato e scappa sotto al naso della polizia, civile e militare, che ne ignora l’esistenza. Ma fammi il piacere! Il presidente della squadra che manda il suo amministratore a negoziare col delinquente, che però viene fischiato da tifosi avversari… Ma dài, piantala! Ma dove si è visto concedere l’amnistia ad un Almirante Negro però senza restituirgli i suoi diritti, i suoi gradi, i suoi soldi… dopo 98 anni…

Ma cosa dici? Ma vattene, e smettila di inventare storie, ma vergognati…. dillo, dillo che ti sei inventato tutto, che non è vero niente…

immagini scontro tra polizie

immagine feriti dopo lo scontro

caso Eloa