OttoMani (1)

Cochabamba, 30 settembre 2008

Carissimi,

vi mando di seguito la prima puntata delle riflessioni/impressioni/emozioni di vita vissuta che i nostri quattro amici venuti in visita qui in Bolivia stanno scrivendo a otto mani, appunto.

Eccovi dunque lo scritto di (in ordine alfabetico) Giorgio, Giovanna, Luigina e Rosa.

Da parte mia un grande abbraccio.

Anna Maria

TU CHIAMALE SE VUOI… EMOZIONI

Quando ci siamo apprestati ad andare in Bolivia sapevamo che saremmo andati in un "altro mondo", non solo dal punto di vista geografico. Anna Maria ce lo aveva ripetuto in tutte le salse, raccomandandoci di non fare mai paragoni tra quello che avremmo trovato qui e quello che avevamo lasciato in Italia. La Bolivia è un'altra cosa. Nel bene e nel male. Ebbene, è vero! E lo è oltre la misura che ci aspettavamo.

Fin dal primo impatto lo abbiamo sperimentato. Sapevamo di entrare in un Paese a rischio, ma quando a Buenos Aires abbiamo appreso dai giornali che in Bolivia era stato dichiarato lo stato d'assedio nel distretto di Pando, abbiamo cominciato ad avere la sensazione che ci saremmo cacciati dentro un mondo insicuro e difficile. All'aeroporto, poi, troviamo che la compagnia aerea che ci doveva trasportare in Bolivia aveva sospeso tutti i voli. Quando finalmente, dopo l'intervento di Anna Maria, siamo riusciti ad arrivare a Cochabamba alle 22.30 locali (48 ore dopo la nostra partenza da casa), abbiamo trovato una città deserta perché mancavano il gas e la benzina, con strade mal messe, in mezzo a file di case basse e disordinate: una sensazione di squallore che solo i sorrisi e la vivacità delle chicas che, accompagnate da Edit, sono venute ad accoglierci, hanno mitigato.

Ma il mattino successivo, quando a causa del fuso orario ci siamo svegliati presto, dalle finestre abbiamo scoperto una specie di paradiso: alberi con fiori tra il viola il lilla e il blu oltremare, che parevano fuochi d'artificio (si chiamano "jacaranda"), intorno palme tropicali, alberi di "ficus benjamina", pergolati di bouganvillee, piante di ibisco dai fiori multicolori, enormi cactus e fichi d'india. Sullo sfondo un grandioso albero dai fiori di un rosso vivacissimo (lo chiamano "chilychi"), sul quale strideva uno stormo di pappagalli verdi, che sfrecciavano nel cielo tra i colombi e le rondini.

La città si animava di persone che sembravano continuare con serenità la vita di sempre, le case basse erano variopinte, piene di particolarità; c'erano anche delle ville, dei palazzi, condomini, negozi, grattacieli. Insomma una città che in una notte aveva cambiato aspetto ai nostri occhi.

E poi la gente! Uomini distinti, donne ben curate, giovani e ragazze alla moda, mescolati a "campesinos" e a donne con il tipico cappello, la gonna arricciata ("pollera") e il tradizionale vivacissimo telo ("aguayo"), annodato sulle spalle, nel quale portano le loro cose o uno dei loro figli. Molte di loro sono intente a vendere le cose più impensate, che portano in giro in una carriola o espongono in chioschi improvvisati ai bordi delle strade. E i bambini! Tanti bambini, ovunque. Alcuni ben tenuti e lindi, altri mal vestiti e trascurati, Tutti bellissimi, con occhi espressivi e vivaci.

E queste sono solo le prime impressioni! Le impressioni di un Paese in cui i contrasti, come le contraddizioni, sono fortissimi e nel quale convivono le situazioni più disparate. Un Paese che non riesci mai a decifrare, che si mostra in un modo e subito dopo in un altro, che è vivace e insieme sofferente, che fa festa e vive nella tragedia, che sopporta tutto ma che reagisce, spesso con violenza. Un Paese insomma diverso, "un altro mondo", che (e Anna Maria aveva ragione) non possiamo paragonare al nostro. Alle prime nostre impressioni sono seguite altre, sempre più pregnanti. E alle impressioni sono seguite le conoscenze, acquisite anche con l'aiuto di persone qualificate, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare. Ma di questo e di altro vi parleremo un'altra volta.