Ottomani 3

Cochabamba, 20 0ttobre 2008

Carissimi,

eccovi le riflessioni 'conclusive' dei nostri quattro amici-ospiti.

Domani ripartiranno per l'Italia.

Spero con gli occhi pieni di immagini, ma, soprattutto, con il cuore colmo di emozioni.

Un abbraccio e a presto

Anna Maria

LE RAGAZZE DELLA CASA ESTUDIANTIL

LA PRIMA VOLTA A COLOMI

Ci rechiamo a Colomi, per la prima volta, domenica 21 settembre: è la festa della primavera qui in Bolivia. Il cielo è bigio, l'aria fresca, il sole pallido; ma per gli standard climatici di Colomi il sole è splendido, ci dicono, un chiaro segno di benvenuto a noi dedicato.

Quando scendiamo dal taxi, la testa ci gira un po'. Non siamo ancora abituati all'altitudine, in fin dei conti siamo a 3.333 m.!

Guardiamo la facciata della Casa Estudiantil con emozione, saliamo i gradini, entriamo… e l'emozione raddoppia: finalmente siamo nella Casa a lungo immaginata attraverso i racconti di Anna Maria e le foto reperibili in Internet. Ecco le nostre prime impressioni.

Giorgio:- Ho avuto l'impressione di entrare in un'abitazione accogliente, calda. Mi hanno colpito gli spazi ampi. Ho notato che la struttura rispecchia quella della casa tradizionale boliviana ed è ben inserita nell'ambiente circostante.

Luigina:- Mi è molto piaciuta la prospettiva dei tre cortili, che si succedono amplificando gli spazi. Cortili curati come giardini, con erba, fiori e composizioni di sassi e piante. Ho avuto l'impressione di un luogo accogliente.

Rosa:- Mi hanno colpito l'ariosità, il respiro, la luce, la sensazione di pulizia. Mi è subito sembrato un luogo in cui è bello vivere.

M.Giovanna:-Sono stata subito impressionata dalla luce, dalla distribuzione degli spazi e dall'armonia dei colori usati negli arredi: dal rosa antico delle piastrelle al legno chiaro dei mobili. Il tutto riconduceva al senso dell'accoglienza e della semplicità. Mi hanno poi commosso le foto di Matteo Bertoli e di Attilio Albanello, poste accanto alla porta delle aule a loro dedicate. Sulle targhe rispettivamente queste parole 'que tu sonrisa brille también sobre esta parte de cielo, Mateo Bertoli' e ' Attilio Albanello, gracias, nos te recordamos' Penso sia importante, per i cari di questi due amici, sapere che ogni giorno le chicas ne rinnovano la memoria con gratitudine!

Accompagnati da Anna Maria visitiamo la Casa: gli ambienti riservati alla direzione e alle educatrici, le aule-studio che si affacciano sul primo patio, quindi il salone, che aspetta di essere completato per diventare uno spazio multifunzionale, assolutamente indispensabile per la vita delle chicas. Sul secondo patio si affacciano i dormitori: allegri, ordinati, accoglienti. Sono quattro e si chiamano: paloma, golondrina, gaviota, alondra (colomba, rondine, gabbiano, allodola). Notiamo che si trovano nella parte più protetta della Casa, come è giusto che sia. Giunti al terzo patio troviamo la dispensa, la lavanderia e stireria, la cucina e il refettorio: una grande stanza, che prende luce da ampie finestre, con le tavole già preparate per il pranzo. Sul fondo, la statua della Madonna di Monte Berico in pietra vicentina, con molti fiori freschi.

E le ragazze' A dire la verità, appena entrati avevamo notato qualche gruppetto comparire e sparire dietro i pilastri o le porte delle camerate. Avevamo percepito risatine e bisbiglii… ci eravamo sentiti osservati con curiosità. Avevamo fatto finta di nulla per rispettare i loro tempi d'azione.

Eccole! Ora si avvicinano a gruppetti, vincendo la timidezza: ci abbracciano, ci baciano…'Como estas' Bienvenidos!' 'Mi nombre es…' Il loro modo così affettuoso di salutarci ci aiuta a superare la barriera della lingua e l'imbarazzo dovuto all'emozione. Sorridiamo, ricambiamo i baci, mettiamo insieme qualche parola del nostro spagnolo fresco di 8 giorni. Cosi', nonostante il freddo dell'estate a Colomi, il ghiaccio e' rotto.

PROVECHO!!! (Buon appetito)

Il pranzo si svolge in modo piacevole e tranquillo: non possiamo fare a meno di notare come queste 70 ragazze riescano a stare insieme parlando sottovoce, senza produrre il caos delle mense delle nostre scuole.

Hanno davanti a sé piatti ben colmi, che affrontano con metodo e sano appetito.

Alla bacheca del refettorio è affisso il menu settimanale: lo leggiamo con meraviglia, notando quanto sia varia e bilanciata l'alimentazione che viene offerta alle chicas.

Dopo il pranzo assistiamo ad uno spettacolo preparato con molta cura: scenette, balli tradizionali di gruppo, recita di versi sulla primavera, tema conduttore della festa. Anche le educatrici Jenny e Marleny recitano e ballano, mescolate alle loro allieve, contagiate dal loro entusiasmo.

PICCOLE DONNE

Le chicas sono la vita di questa casa. Per loro, per la loro formazione integrale, si spende da otto anni Edit, la directora, che ci racconta: ' Arrivano a 14 anni dopo aver frequentato la scuola al campo; la loro preparazione e' diversa da caso a caso ma il più delle volte è molto incerta e richiede un buon lavoro di recupero delle lacune. Noi cerchiamo di formarle alla vita come persone. Insegniamo ad essere libere e responsabili, a rispettare regole ed orari, a curare l'igiene personale. A volte dobbiamo insegnare comportamenti elementari come il sedersi a tavola, usare le posate, lavarsi ecc.. d'altra parte, molte di loro vivono in case senza servizi igienici e acqua corrente, addirittura senza elettricità. Nella Casa devono collaborare attivamente in tutti i compiti, le organizziamo in gruppi di lavoro, in modo che imparino ad essere socievoli, ad aiutarsi, a superare i contrasti.'

Le ragazze provengono quasi tutte da villaggi molto lontani da Colomi. Tornano a casa solo in occasione delle vacanze (estive, invernali, pasquali), a volte per il compleanno. Vedono i genitori alla domenica. Sono comunque pochi i familiari che possono venire e, se va bene, si tratta di una volta la mese. Le chicas perciò trascorrono il fine settimana nella casa. Non hanno scuola, ma la casa offre loro diverse opportunità. Il sabato mattina, infatti, ci sono lezioni di musica, di disegno, di tessitura o lavori a maglia. Abbiamo visto l'impegno e la bravura di tutte.

Chiediamo a Edit quali motivazioni la spingano a portare avanti un incarico così impegnativo. Risponde con tono convinto: ' Mi piace lavorare con le giovani; sento che mi cercano, che hanno fiducia in me. Sento la responsabilità di far sì che portino a termine gli studi e diventino donne, formate alla vita. Il mio momento più felice' Quando, il 26 novembre 2005, si sono diplomate le prime 13 ragazze. Le avevo seguite per quattro anni, le sentivo come mie figlie. Siamo rimaste amiche e mi cercano ancora adesso.' conclude commossa.

La giornata delle chicas inizia alle sei del mattino ed e' scandita da orari ben precisi. Tutte le attività, che concernono la vita della casa (pulizia, riordino, cucina, lavanderia ecc…) sono svolte in gruppo e a turno. La mattinata e' dedicata alla scuola, il pomeriggio allo studio e al lavoro. Cenano alle 18, studiano ancora dalle 19 alle 21 e concludono la loro giornata alle 21,30.

PICCOLE DONNE CRESCONO

Siamo tornati ancora alla Casa Estudiantil e ogni volta abbiamo provato emozioni e impressioni positive.

Abbiamo conosciuto personalmente le ragazze, ci siamo affezionati a loro, abbiamo ascoltato alcune delle loro storie.

SANDRA

Sandra viene da un poverissimo villaggio. Arriva a Colomi disarmante nella sua ignoranza di tutte le comodità. Le devono insegnare a sedersi, non avendo mai visto una sedia, non sa a cosa serva. La prima mattina la trovano accovacciata per terra avvolta nel suo aguayo: anche il letto è una novità, a cui dovrà abituarsi. E' a Colomi da due anni, ormai. Sta preparandosi agli esami che la porteranno alla prima superiore. Ha vinto anche la sua timidezza: nello 'show' per la festa della primavera, Sandra ha recitato una poesia. Era visibilmente emozionata, ma ha superato la paura e l'imbarazzo. Ora la si vede correre sorridente, con le sue guance rosse, da un cortile all'altro.

JUANA

Juana ha vent'anni, è una ragazza allegra, vivace, con un sorriso pronto e contagioso. Frequenta l'ultimo anno della scuola superiore e si diplomerà nel prossimo mese di dicembre. Aspira ad iscriversi all'università, in una facoltà umanistica.

Anche Juana viene da un povero villaggio molto lontano da Colomi, sperduto tra i monti e i dirupi, fuori da ogni via di comunicazione.

Ci ha raccontato che da piccola portava al pascolo le pecore. Andava con Norma, la sua amica: talvolta capitava che si perdessero nei loro giochi e che andassero un po' lontano. Da queste parti, il crepuscolo non esiste, quando tramonta il sole, cade la notte improvvisamente. Le due bambine si trovavano lontane dalle loro case, sperdute nel buio con le loro bestie. Ecco allora le mamme andare a cercarle per riportarle a casa.

VANESSA

Dolcissima ragazzina del Chapare (la regione della foresta tropicale), orfana di madre e senza famiglia, ha trovato qui un mondo di affetti che le ha restituito il sorriso e la voglia di ballare con le sue amiche. Sta frequentando il corso per l'ammissione alla scuola secondaria.

ALICIA

Abbiamo incontrato Alicia sulla strada del mercato. Era davanti al suo banco di vendita di piccole cose (dolciumi, cancelleria, bibite, e altro ancora), come ce ne sono tanti lungo le strade della Bolivia. E' quello che viene detto commercio informale e sono soprattutto donne ad occuparsene. Alicia ha lasciato la Casa prima di conseguire il diploma e ha messo su famiglia. Ma si vede il tocco diverso che ha saputo dare al suo banco: ordinato, pulito, la merce esposta con perizia.

LA PARTENZA

Ci congediamo dalle chicas in un bel pomeriggio di sole, un'eccezione al tempo grigio consueto ('Qui c'è una stagione sola durante l'anno' dice Edit 'E'… l'inverno!').

Salutiamo Marguerita, Albina, Juana, Sandra, Ester e Neiza, Vanessa, …

Salutiamo delle ragazze che abbiamo conosciuto e cui ci siamo affezionati. Non sono più soltanto dei nomi citati nelle lettere o visi indistinti sulle foto spedite.

Sono persone.

Sono ragazze che hanno lasciato situazioni di disagio e che vedono (o sperano di vedere) un futuro davanti a sé.

E' per questo loro futuro, loro e di altre chicas nelle stesse condizioni, che ci sentiamo di impegnarci al nostro ritorno.