Pomposa menzogna

In questo stagno chiamato São Paulo dove anche il sole è moribondo, tutto è: inutile urgenza; nella lentezza l’emergenza. Una ingiustizia definitiva che fa sembrare ridicole le altre: la beffa. È necessario capire, è imprescindibile comprendere che noi, per niente ingenui, ci ostiniamo a considerare come reale quello che in realtà ci piacerebbe che lo fosse. Il carnevale è finito e São Paulo è a cidade que não pode parar, la città che non si può fermare. Ci guardiamo in faccia col telefonino all’orecchio e pensiamo di essere i più grandi e i più belli del mondo. Nascosti da una eterna mania di grandezza, ammiriamo in estasi la nostra ombra proiettata sulla parete della caverna.

E pensare che mi è simpatico, davvero, a prima vista, mi è simpatico. Come un mio vicino di casa dei tempi andati. Abitavo in un condominio con un grande cortile interno dove si giocava rispettando rigidi orari e norme di comportamento altrettanto severe: proibito dire parolacce, buttare il pallone contro le finestre del primo piano, pisciare dietro ai cespugli. Era complessato perchè grasso. Mi spiegavano che i bambini grassi avevano molti problemi, e che i problemi dei bambini grassi erano più seri dei miei. I bambini grassi soffrivano e per questo se la prendevano con gli altri che grassi non erano. Però a tutto c’è un limite e quel giorno lo picchiai senza pietà. Gli feci pagare uno per uno i dispetti che aveva fatto a me a tutti gli amici che dovevano sopportare angherie e maltrattamenti solamente perchè lui era grasso. Lo picchiai con il gusto del giustiziere, del vendicatore. Il bambino grasso diventò buono. Mai più un dispetto, un sopruso, mai più. Un paio di cazzotti in faccia per sorprenderlo, uno alla bocca dello stomaco per farlo piegare in due e togliergli il fiato, una bella botta in testa. Due ginocchiate in pancia per farlo cadere definitivamente, e, infamia suprema, l’allargamento della bocca: due dita, infilate agli angoli della bocca, da tirare verso l’esterno con tutta la forza. Lo sputo finale. Non c’è neanche bisogno di minacciare con promesse di nuove investite: quando si sputa dopo aver allargato la bocca dell’avversario si è stabilita una supremazia che durerà per sempre.

La pomposa menzogna. Come il vicino di casa, mi è simpatico. Ha i capelli sempre pettinati, riga da una parte, bello di mamma sua. Forbito nel linguaggio, cerca senza successo di esserlo nei modi. È tradito da un paio di lunari occhi a palla, perennemente a palla. Gli saltano fuori dalle orbite in ogni occasione, quando dal pulpito elettorale si dirige, votantonio parolaio, ai cittadini che protestano o quando si presenta ai giornalisti dalle domande sbagliate ma assetati di risposte o, peggio ancora, quando si dichiara pronto per un nuovo mandato. Languido e malignamente bonario, mente. Oleoso come il vicino di casa, obeso insetto bianchiccio, pensa di aver sempre ragione unicamente per il posto che occupa: le fisique du role, occhi a palla e riga da una parte. E l’altro giorno ha dichiarato ufficialmente che io sono un cretino!
"Não, não existe mais a cracolândia. Hoje existe uma situação completamente diferente daquela que existia três anos atrás. Hoje é uma nova realidade"  No, la crackolandia non esiste più. Oggi esiste una situazione completamente diversa da quelle che esisteva tre anni fa.
Sono un cretino. Sì, perchè la sera prima che il budino dagli occhi a palla proferisse la sentenza citata, io, me medesimo, ero là in quelle strade. E non racconterò quello che ho visto, quello che ho fatto. Non racconterò con chi ho parlato e cosa mi hanno detto. Il sole moribondo tra nuvole fetide di smog e pioggia non fa altro che moltiplicare l’umidità che ho addosso e la voglia di prenderlo a pugni-calci-gomitate e dita in bocca. Non farò il resoconto dell’ultima riunione dei rappresentanti dei quartieri centrali. Non riferirò. E non tradurrò neanche l’articolo da dove cito le parole del bello di mamma sua, perchè è una pomposa menzogna, e di pomposo e menzognero basto io.