Quelli del no

Il 13 e 14 aprile andremo al voto e tra le liste concorrenti sono drammaticamente presenti coloro che dicono sempre di no.Per la seconda volta andremo a votare con un sistema elettorale che esprime tutta la strafottenza dell'attuale classe politica. Un sistema che decide a tavolino chi dovrà occupare gli scranni del Parlamento, ovvero i parenti, gli amici e i lacchè del leader di turno.
Se ha qualcosa di positivo questa legge elettorale è l'onestà di chi l'ha pensata e voluta e di chi non l'ha cambiata: per costoro il Parlamento è luogo dove si fanno affari e si curano interessi di uomini d'affari, le elezioni sono un fastidioso passaggio a cui questa Costituzione impone di sottostare, così ottemperano l'obbligo costringendo il Paese a fare una X su una lista chiusa, proprio come nel periodo fascista. Le elezioni, per questi signori, sono tempo perso. Quello che accade in Parlamento non deve interessare il Paese, il Parlamento è cosa loro, è casa loro, per garantirsi il privilegio niente di meglio di questa sudicia legge elettorale.

Tuttavia rimane sempre viva la lezione che da sempre ci hanno insegnato: il voto è importante, è stato conquistato a fatica, è costato sangue, è l'espressione di essere parte viva del Paese, è espressione dell'idea del futuro che vogliamo, è costruire il paese dove vogliamo vivere e che vogliamo consegnare ai posteri.
Allora, faticosamente, provo a seguire la stampa, tutta uguale nel pubblicare veline uscite dalle sedi di partito. Discuto con le persone che ho vicino. Faccio presente che con questa legge non andrò a votare. Mi dicono tutti che sbaglio che "sono proprio quelli come me che devono andare a votare" (ma non ho capito il significato), mi fanno presente che il voto deve essere utile, altrimenti vincono gli altri.
Li ascolto perplesso: ma dov'è finita la discussione sul mondo che desideriamo? Ormai si limita tutto ad un coro di tifosi? Le elezioni sono un derby dove ti devi schierare con l'Inter o con il Milan?
Mi spingo più in là, per avere degli ulteriori elementi per capire, chiedo che mi suggeriscano allora per chi votare: "per chi vuoi, meglio uno dei due!" Uno dei due sono il gruppo di parenti, amici e lacchè di Berlusconi e il gruppo di parenti, amici e lacchè di Veltroni. Rispondo che non voglio votare per loro. I miei interlocutori, scoraggiati, mi dicono che sbaglio. Mi prospettano la catastrofe se vinceranno gli altri, nient'altro.

Non mi sono spinto a chiedere che mi spiegassero il programma in quanto, da quel che ho capito dalle urla dei candidati, il programma è unico (si accusano di esserselo copiato!). Quindi non sono tenuto a scegliere sul tipo di Paese che vorrò ma, oltre a votare chi vogliono loro, devo solo scegliere chi applicherà il programma per fare dell'Italia quello che vorranno.
Mi sforzo di capire che tipo di Paese ha dipinto il programma unico. Credo che abbiate capito che il voto lo lego non al tifo per una squadra ma alla costruzione di un futuro. E sono arrivato ad una terribile conclusione: questi signori sono quelli del NO!
Sono coloro che risponderanno sempre di no alla mia idea del futuro.

Nelle mie fantasie ho sempre sognato un leader politico che mi presentasse la sua proposta: un Paese a dimensione di bambino!
Se l'attenzione dei politici fosse sui bambini, questo Paese andrebbe ribaltato totalmente. Per un bambino è prioritario un bel parco giochi, la campagna dove correre felice con gli amici, non la strada nuova che divora spazi e gli scarica nefandezze che poi deve respirare.
Pensare a un bambino, significa garantirgli l'aria e l'acqua pulita, beni fondamentali che non vanno mercificati.
Pensare ad un bambino significa non riempirgli il futuro di spazzatura o, peggio, di inutile spazzatura. E per togliergliela davanti non permetto che si proponga di bruciarle, per poi trasformare l'aria in una bomba tumorale. La spazzatura va riciclata il più possibile, ma prima di tutto, va evitato di produrne di inutile (imballaggi superflui, imballaggi che non possono essere riciclati…).
Pensare ad un bambino significa disegnare le piazze a dimensione dell'uomo e non a dimensione d'automobile, significa ripensare i trasporti e non rincorrere continuamente il collasso di un traffico che cresce esponenzialmente e che chiede nuove strade, strade, strade…
Pensare ad un bambino significa non rincorrere i progetti che perforano montagne e deturpano territori per far passare treni velocissimi che consentono agli uomini d'affari e ai politici di guadagnare tre quarti d'ora per poi perderli nel traffico cittadino. Velocità non è sinonimo di progresso e di benessere.
Pensare ad un bambino non è costruire cose colossali per dare lavoro (che poi, il motivo vero non è il lavoro, ma i guadagni degli uomini d'affari, il loro ingordo e inappagato arricchimento), ma opere che consentano uno sviluppo urbano a basso impatto ambientale. Tra le grandi opere mi sono sempre chiesto anziché rispolverare il nucleare (come dicono quelli del no), perché non avviare una grande opera diffusa? Perché lo Stato non viene a installare sul tetto di casa mia e di tutte le altre case dei pannelli solari per la produzione di energia, rendendo molte famiglie autonome, e dedicare quella prodotta dalle centrali elettriche all'industria? Forse i politici non hanno amici o parenti degli installatori di pannelli solari da foraggiare?
Pensare ad un bambino significa non cementificare a tutti i costi, ma recuperare l'esistente, ristrutturarlo, poi, e solo poi, pensare a nuovi insediamenti.
Ma lascio a voi l'esercizio di immaginare un Paese a dimensione di bambino, scoprirete molte cose da cambiare.
Una cosa aggiungo ancora. Un bambino viene educato all'amore, alla fede e al rispetto altrui e dell'ambiente. Assolutamente non può, un Paese a dimensione di bambino, pensare alla guerra per assecondare gli interessi del più forte per avere in cambio una bacinella di petrolio. Un Paese a dimensione di bambino deve avere la nonviolenza a fondamento della convivenza al suo interno e tra gli Stati.

Con questa legge elettorale mi ripugna l'idea di votare, ma cercando tra quelli del voto inutile ho trovato una lista che pensa al bene comune. Nel loro programma ci sono molti punti che condivido, che perseguono la mia idea di un Paese a dimensione di bambino. E dato che, come mi hanno suggerito, "sono proprio quelli come me che devono andare a votare" (ripeto, non ne ho colto il significato, il voto spetta a tutti), probabilmente, lo farò.