Villaggi e parrucchini

La mia città è in mano ai banditi. Sono parole dell’antropologo Franco La Cecla, tratte dal libro “Contro l’architettura”. Tornando nella sua città, si rende conto di quanto il marketing e la propaganda della giunta comunale in combutta con le grandi imprese di comunicazione nazionali siano riuscite a nascondere il vero volto del municipio e della sua gente sotto una massiccia dose di falsità televisive. Un gioco di scena, una finzione, una grottesca rappresentazione, un lifting di plastica così come potrebbe fare un calvo nascondendo la sua vergogna con un parrucchino: bello finchè vuoi, ma calvo rimane.

Il principe Grigori Alexandrovic Potëmkin, non riusciva più a dormire. Caterina di Russia in persona sarebbe passata nei suoi territori. Erano lande desolate, che figura ci avrebbe fatto. Si girava nel letto, sudava, sbuffava, si alzava, ciabattava per la casa in pigiama strizzandosi il cervello per trovare il modo di non deludere la grande regina. Lisciandosi i baffi, accarezzandosi il pancione, rimuginava pensieri e idee alla ricerca di una soluzione veloce, da realizzarsi in pochi giorni e, soprattutto, a basso costo. Improvvisamente esultò di felicità e battendosi felice l’addome principesco, riunì a quell’ora della notte i suoi segretari e dette l’ordine. Costruite villaggi, case, chiese, campanili, di legno e cartone, construite le facciate, lo scenario, chiamate a raccolta attori, comparse e le genti tutte, che si travestano da contadini  con le loro mogli, i loro figli, tutti e tutto… vedrete che bel figurone, la regina, gli altri principi, vedrete!
In pochi giorni sorsero dal niente villaggi, case, chiese, si riunirono attori-contadini mogli, figli e pope benedicenti. Alla testa del suo seguito, Caterina di Russia passò entusiasta. L’onore del principe Grigori era salvo. Qualche ora dopo, tutto poteva tornare al suo posto, le facciate delle case, delle chiese di legno e cartone accantonate (che non si sa mai per un’altra volta) gli attori-pope benedicenti, pagati come da contratto, le donne e i bambini li si cacciò in malo modo, le mucche potevano rimanere lì a ruminare che tanto era lo stesso. Invece le pecore venivano spostate di notte in tutta fretta per anticipare la regina in modo che al mattino dalla finestra potesse vedere gli armenti belare felici, che invece, belavano esausti. Da allora, ogni pantomima del Potere si denomina “Villaggio Potëmkin”, dal nome del principe Grigori, che montando uno scenario di cartapesta riuscì ad ingannare Caterina.

Una storia simile, in termini decisamente più tragici, accadde nel Lager di Theresienstadt, quando il nazismo preservò una intera città da mostrare ai visitatori stranieri della commissione della Croce Rossa. La bellezza, la pulizia, la vita culturale, il benessere, le aiuole, i teatri e l’orchestra. Non mancava nulla. I residenti, esclusivamente ebrei, non potevano lamentarsi di niente. Era così che il nazismo voleva risolvere la questione ebraica, deportarli sì, ma verso città tutte per loro dove avrebbero potuto vivere in pace. Il mondo ci credette, gli stranieri visitarono la città fotografarono e filmarono. Se la Croce Rossa approvava, non si poteva certo dubitarne.

Tra una settimana andiamo a votare. Consiglieri comunali e sindaco. I quattro candidati principali, con reali possibilità di vincere il primo turno hanno già governato la città, chi come sindaco, chi come Governatore di Stato. Vecchie volpi col dente avvelenato, iene della politica locale e nazionale, ex ministri, ex governatori, eterni candidati alla presidenza della repubblica, freddi manager e arrivisti senza scrupoli, idolatrati dal popolo e allo stesso tempo esecrati da quello stesso popolo che un minuto prima li lodava senza ritegno. Per scelta non li voglio nemmeno nominare. Anzi, per confondere ancora di più le idee di chi legge, ne riassumerò le gesta citando appena alcune iniziative delle loro gestioni che reputo positive, senza citarne l’anno né l’autore:
– Regolarizzazione delle insegne pubblicitarie e incentivi fiscali per la mantenzione delle   facciate degli immobili dell’area centrale.
– Obbligatorietà dell’uso della cintura di sicurezza per chi viaggia in automobile dentro i limiti del municipio.
      – Sistema di trasporto esclusivo per disabili con tutti i benefici previsti in legge.
– Sistema scolastico a tempo pieno in edifici progettati che prevedono il loro uso continuato non solo per gli alunni ma per le loro famiglie e la comunità del quartiere.
– Diciannove scuole tecniche e corsi professionalizzanti per i giovani e adulti.
– Biglietto dell’autobus integrato alla metropolitana che, per la durata di tre ore, permette al passeggero tre viaggi al prezzo di una corsa.
– Proibizione di fumare nei locali pubblici.
– Punti di connessione gratuita ad internet in varie parti della città.
– Un paio di ponti e un paio di tunnel necessari per la scorrevolezza del traffico.
E qui mi fermo. Forse se ci pensassi meglio riuscirei a trovare qualcos’altro. In fondo sono quattro candidati che hanno già governato la città per molti anni. Ma mi fermo, ho scritto quello che mi è venuto in mente e basta.
Un milone di anni fa quando il nostro lavoro veniva tenuto d’occhio un po’ da tutti, ricevemmo l’invito di un uomo politico importante. Venite nel mio ufficio, così parliamo un po’. Noi, abituati a girare dappertutto non ci tirammo indietro. In fondo, ci dicevamo, non costa niente, cosa vuoi che sia, quattro chiacchiere, e poi le buone idee possono venire a tutti, anche a lui.
– Sì va bene… ma…
– Niente ma, non bisogna essere settari, il bene può venire da qualunque parte…
– È vero, guarda cosa hanno fatto di buono sindaci così diversi tra loro: la cintura di sicurezza è di estrema destra, l’autobus ai disabili pure…
– Il biglietto di tre ore è quello che poi è stato ministro e ha fatto…,
– E quello dei ponti un corrotto che è stato pure in galera…
– Vedi che non c’entra niente, uno può essere un merdone ma può avere delle belle idee. Che facciamo allora, andiamo?
– Sì, andiamo.
– Ma non hai visto la sua faccia sui manifesti? Ha il parrucchino!
– No?
– Sì, il parrucchino!
– Smettila di dire cretinate, entra.
L’anticamera non ci fece una bella impressione. Era tutto a posto, per carità, non mancava niente, tutto pulito, tutti in ordine. Solo che era piena di gente. Gremita come una stazione all’ora di punta, come la sala di attesa di un pronto soccorso. Gente in seggiola a rotelle divideva lo spazio con altri che a mala pena si reggevano in piedi appoggiati a stampelle pur che sia. Altri ancora con valigioni da emigrante, legati con lo spago, oppure semplicemente con enormi sacchi che avvolgevano vestiti e oggetti indefinibili. La segretaria ci chiese di aspettare un momento. Aspettammo. I presenti, in seggiola a rotelle, stampelle, valigioni e sacchi aspettavano come noi. Dalla porta laterale entrarono alcuni aiutanti, trasportavano una seggiola a rotelle nuova, un paio di stampelle, e una busta. Nella busta c’erano i biglietti per un lungo viaggio. Capimmo che il deputato stava rispondendo alle richieste della popolazione, della sua base elettorale. Do ut des, ti ho votato e adesso tu mi aiuti, un voto una stampella, un voto una seggiola a rotelle, un voto un biglietto per il lungo viaggio.
La segretaria del parrucchino ci chiamò e disse che purtroppo il deputato pelato non avrebbe potuto riceverci. Tornate domani. No grazie, forse un’altra volta, rispondemmo educati.
Fuori, sulla porta, non sapevamo se ridere o piangere, se sghignazzare o chinare il capo penitenti per aver ingenuamente accettato l’invito. Chissà cosa ci avrebbe detto. Chissà cosa gli avremmo risposto. Oggi il parrucchino è candidato alla carica di vice sindaco.

São Paulo, una delle più grandi città del mondo, in mano a gente senza scrupoli, in mano ai banditi, che le lanciano addosso tonnellate di make-up per trasformarla in un enorme Villaggio Potëmkin ad uso e consumo dei loro elettori che non vogliono altro che credere a quello che gli viene rifilato da anni: assistenzialismo gratuito e parrucchini per tutti.