L’Avvento alle porte

Una meditazione in forma di intervista, mezza reale e mezza virtuale.

Mi domandano: Perché continui in missione a 70 anni?
Rispondo con un’altra domanda: Perché oggi in missione sono più i settantenni che i trentenni?

Perché a Manaus? Forse perché è la capitale dell’Amazzonia, il polmone verde del pianeta?
Non particolarmente. Senza dubbio la preoccupazione ecologica è alta e urgente. Ma mi “intriga” la corsa all’Amazzonia paragonabile alla corsa all’oro del Klondike: in Amazzonia c’è oro, petrolio, manganese, ferro, rubini, diamanti, smeraldi, argento, acqua dolce, biodiversità…: una ricchezza stimata in 14 trilioni di dollari. Non trovate strano che in Amazzonia per aiutare 230 mila indios ci siano 350 ONG straniere, molte più che per aiutare quasi un miliardo di africani?

Domanda: Il Brasile ha bisogno di te? Di te come missionario, o come prete?
La domanda risente di una visione di chiesa ormai superata. Nei secoli passati si riteneva che ci fossero paesi cristiani che avevano bisogno di preti per la pastorale, e paesi non cristiani che avevano bisogno di missionari per la “piantazione” della chiesa e l’annuncio del Vangelo ai “pagani”. L’invio di missionari europei (a partire dal 1950) nella cattolicissima America Latina è stato considerato un’eccezione, dovuta alla mancanza di preti locali, col conseguente pericolo di scristianizzazione e “protestantizzazione”. Oggi intendiamo che ogni paese è terra di missione. Io ho svolto la mia attività in Europa, Asia e Americhe. Ho incontrato pochi cristiani ovunque. Ho incontrato cristiani senza il battesimo e battezzati senza cristianesimo. Il Vaticano stesso è un misto di sinedrio e di senato romano imperiale, anni luce lontano dal Vangelo.
Inoltre, se fossi venuto qui per mancanza di professionisti del sacro, me ne sarei andato dopo il primo mese. Qui c’è una inflazione di pastori e saloni-chiese… Dio è sulla bocca di tutti: per la cura, per problemi di lavoro, economia e amore, per avere show e adrenalina… Dietro c’è un investimento (anche biblico-culturale!), un fiume di denaro, imperi economici: i maghi televisivi del 1ºmondo a caccia di gonzi, sono untorelli al confronto. Se volessi denunciare tutto questo, sarei tacciato di essere un prete vinto dalla concorrenza, che cede all’invidia e ricorre alla calunnia.

Domanda: Ma insomma, la missione del Brasile ha bisogno di te?
Direi che io ho bisogno della missione. Sto qui per essere onesto con me stesso. Devo dare quello che ho imparato in decenni di preparazione: in definitiva io sono un privilegiato che ha sempre abbinato scuola e lavoro.

E cosa hai imparato?
Grazie dell’insinuazione. In realtà non sono molto “imparato” e non ho molto da dare. Ho molto da condividere. Stare con loro, con fratelli e sorelle. Fare non per loro ma con loro. Il protagonismo spetta di diritto a loro. Ricordo i senza terra: quando mi hanno chiesto di appoggiarli, mi sono subito immaginato in trincea (allora ero giovane!), guidando descamisados. L’unica incertezza che avevo per accettare riguardava i possibili morti… che mi sarei portato sulla coscienza!
Un seminarista mi ha ricordato che i senza terra erano capifamiglia decisi a conquistare la terra e non chiedevano un capo, ma un uomo di Dio a dire se il Padreterno stava dalla loro parte o dalla parte dei latifondisti. Volevano un uomo di Dio a celebrare le tappe della conquista della terra. Ho capito che con o senza il mio appoggio, loro sarebbero partiti, e se io non li avessi accompagnati per pusillanimità, allora sì li avrei avuti sulla coscienza!

Ma torniamo alla domanda: Cos’hai da trasmettere?
Ho solo due cose da trasmettere, in particolare ai giovani, dell’Amazzonia e di ovunque.
1º. Non c’è tristezza e disgrazia peggiore nella vita che non servire a niente e a nessuno; e c’è gioia pura nel fare il bene. E al tramonto della vita quello che resta è l’amore; e saremo giudicati sul pane spezzato con gli affamati.
2º. Gesù Cristo, figlio di Dio e di una vergine, nato in una grotta, è venuto con la missione di costruire un mondo riconciliato nella giustizia e pace (il Regno): per questo ha sognato, amato, pianto, lottato; non si è fermato neanche quando l’hanno minacciato; ha affrontato la passione e la morte; ed è resuscitato, vincitore del male e del peccato. Lui ci ha lasciato come eredità la sua missione, e la sua stella brilla sull’orizzonte della vita di ognuno di noi.

p. arnaldo
novembre 2009