ALCA: a chi interessa?

l’ALCA è l’estensione del "NAFTA" a tutta l’America.
Qui si colloca la sfida: come leggere i dati dell’economia che le statistiche presentano. Dalla sua lettura si manifesta la mentalità di ogni economista. Il merito delle manifestazioni di Quito1 è stato quello di mettere l’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe) in discussione. E ora nessuno ignora la polemica. E le negoziazioni non possono proseguire di nascosto. Niente è più salutare del dibattito aperto e franco, a servizio della verità.

Questo dibattito non è solo teorico. Eppoi già esiste una esperienza in essere, il "Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord" tra Stati Uniti Canada e Messico, vigente dal primo gennaio 1994, il "NAFTA". Ebbene, l’ALCA è l’estensione del "NAFTA" a tutta l’America.

Qui si colloca la sfida: come leggere i dati dell’economia che le statistiche presentano. Dalla sua lettura si manifesta la mentalità di ogni economista. È risaputo l’adagio "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". Allo stesso modo si può affermare: "interpreta i dati e ti dirò da che parte stai".

Prendiamo, ad esempio, il Messico. In otto anni di vigenza del NAFTA, il paese presenta dati di crescita sorprendente, che sono usati per esaltare i possibili benefici dell’ALCA. Gli investimenti stranieri sono passati da tre a undici miliardi di dollari annuali. L’insediamento di nuove industrie ha creato sei milioni e duecento mila posti di lavoro. Le esportazioni messicane sono triplicate in questo periodo, portando il Messico all’ottavo posto come potenza esportatrice. Il prezzo interno del grano, specialmente del miglio, è diminuito del 45%. E, in questi anni, si è verificato un aumento annuale del PIL del 1,74%.

Da questi dati potremmo concludere che il NAFTA è stata una manna caduta dal cielo, che ha visto portare alla salvezza l’economia messicana.

Ma esiste l’altra faccia della moneta, che non può essere occultata o mascherata. E che, confrontando con questi dati, rivela la faccia tragica di un trattato che è stato fatto per favorire l’interesse delle grandi corporazioni, che hanno installato filiali in Messico per "agevolare" i loro prodotti, approfittando dei bassi salari dei lavoratori e aumentando i loro guadagni con le esportazioni.

Se è vero che sono stati creati sei milioni di nuovi posti di lavoro con queste industrie "agevolate", non possiamo ignorare il grande numero di impieghi persi dalla bancarotta di molte piccole industrie o dalla drastica diminuzione di componenti fabbricati in Messico, dato che le nuove fabbriche importano la loro componentistica dall’estero.

Oltre a questo, il 48% dei nuovi impieghi non convivono con gli obblighi legali, in conseguenza della flessibilizzazione delle leggi sul lavoro imposte dal NAFTA, con evidenti pregiudiziali sociali da lì scaturite.

In questo periodo si è verificata una violenta denazionalizzazione dell’industria messicana. Prima, i prodotti esportati erano rappresentati dal 91% di prodotti nazionali. Ora quest’indice è sceso al 37%. Alcune industrie "agevolate" lavorano solo il 2,8% dei prodotti nazionali. È molto poco messicano quello che il Messico esporta. È per causa di ciò che è necessario dar conto di questo dato sorprendente: anche avendo aumentato di tre volte le esportazioni, il Messico ha accumulato un deficit commerciale di 38 miliardi di dollari. Questi sono i costi del Messico, le grandi corporazioni lucrano bene, sia con le esportazioni che con le importazioni di componenti, interessandosi poco della situazione del popolo messicano.

Ma gli agricoltori vivono una situazione ancora peggiore, in quanto hanno visto il mercato inondato dal miglio arrivato dagli Stati Uniti, ad un prezzo inferiore del costo della produzione locale, grazie ai grandi sussidi che il governo USA da ai suoi produttori. In modo che il Messico, che vive di tortillas, ora non può coltivare il grano e il miglio necessario per prodursele. Ha perso la sua sovranità alimentare. Ora per mangiare dipende dagli Stati Uniti. E gli agricoltori messicani vanno ad ingrossare la fila dei miserabili nelle città. In generale, quello che salta agli occhi di tutti in Messico è l’evidente impoverimento della popolazione, in quanto le grandi corporazioni industriali fatturano molto con lo sfruttamento di manodopera messicana a buon mercato.

La contabilità dipinge un Messico ricco o un popolo povero, dipende dalla lettura. E il nuovo governo brasiliano che lettura deve fare di questi dati? "Spiegami la tua posizione sull’ALCA e ti dirò per chi vuoi govenare".

1Si riferisce all’Incontro Continentale di Riflessione e Interscambio "Un’altra America è possibile" tenutasi a Quito il 28 -30 novembre 2002

dom Demetrio Valentini è vescovo di Jales, São Paulo e membro della commissione nazionale della campagna contro l’ALCA.

Articolo estratto da www.correiocidadania.com.br ed.322. Nostra la traduzione.