Angolagate: armi in cambio di petrolio

Secondo una recente relazione dell’ organizzazione non governativa britannica, la Global Witness, Bush e gli interessi petroliferi americani hanno stretto dei legami con alcune delle figure chiavi nello scandalo ‘armi in cambio di petrolio’ che ha devastato l’Angola Mentre il congresso americano continua le sue indagini sull’affare Enron, i difensori dei diritti umani chiedono un approfondimento sul possibile ruolo dell’amministrazione Bush in un altro scandalo riguardante le risorse energetiche e una meschina influenza politica. Secondo una recente relazione dell’ organizzazione non governativa britannica, la Global Witness, Bush e gli interessi petroliferi americani hanno stretto dei legami con alcune delle figure chiavi nello scandalo ‘armi in cambio di petrolio’ che ha devastato l’Angola.

Conosciuto in Francia come ‘Angolagate’, lo scandalo coinvolge l’uomo d’affari francese Pierre Falcone, capo di una ditta chiamata Brenco international, il suo collega Jean-Christophe Mitterand, figlio dell’ex presidente francese, e un russo di origine israeliana di nome Arkadi Gaydamak.

Secondo ‘Tutti gli uomini del Presidente’, una relazione del 25 marzo della Global Witness sull’Angolagate, Gaydamak ha canalizzato miliardi di dollari in armi e mascherati prestiti di petrolio presso il governo dell’Angola in cambio di contratti petroliferi lucrativi con compagnie petrolifere dell’Ovest. Falcone e Gaydamak, contando sull’accesso speciale che Mitterand aveva con il governo dell’Angola, riuscirono a trasferire in Angola qualcosa come 463 milioni di dollari in armi. L’effetto trappola del neo ripristinato esercito dell’Angola fu il rigetto dell’accordo di pace di Lusaka del 1994 tra il presidente dell’Angola Jose Eduardo dos Santos e il famoso leader ribelle dell’UNITA, Jonas Savimbi, il quale un tempo era il favorito della Central Intelligence Agency e che una volta il presidente Reagan salutò come il ‘George Washington dell’Angola’.

L’esercito dell’Angola nuovamente ristabilito, -supportato da un apparato di compagnie mercenarie private americane come MPRI e AirScan-, entrò nel 1998 in una offensiva sanguinosa contro la UNITA e fu anche in grado di spingere i ribelli di Savimbi nell’interno della giungla, nella parte est del Paese. Ciò costrinse la UNITA ad estrarre e vendere un quantitativo maggiore di diamanti al mercato nero per comperare armi. Il commercio di ‘diamanti sporchi di sangue’ portò, in cambio, ad un grande numero di abusi dei diritti umani da parte dell’UNITA. Ironicamente , Savimbi, il George Washington dell’Africa secondo Reagan, fu ammazzato da truppe dell’esercito dell’Angola in una dispersa area del Paese il 22 febbraio, il giorno del compleanno del primo presidente dell’America.

Secondo la Global Witness, i legami fra il corrotto governo dell’Angola e l’amministrazione Bush puzzano come quelli che legano la leadership di Luanda con i passati e attuali membri del governo francese, sia socialisti che Gaullisti. In aggiunta al gigante petrolifero francese, la Total-Fina-Elf, altre compagnie petrolifere come la Chevron, la Texaco, la Philipps Petroleum, la Exxon Mobil e la BP-Amoco, – tutti con stretti legami con Bush e il suo team petrolifero della Casa Bianca- furono pesantemente coinvolte nel sostenimento politico di dos Santos in cambio di favorevoli e illimitate concessioni petrolifere.

Dopo aver trasferito circa 770 milioni di dollari, guadagnati con il petrolio, in conti bancari privati, dos Santos e i suoi compagni si convinsero che il pluralismo nel loro Paese sarebbe stato una presenza dannosa per i loro futuri interessi commerciali. Essi dunque abbandonarono velocemente il loro precedente credo marxista in favore di un tipo di capitalismo abbracciato da George w. Bush e Jacques Chirac.

 

Paris, Texas

Ci sono delle somiglianze tra le nuove relazioni di dos Santos con George W. Bush e lo storico legame tra la famiglia di Bush e la Casa di Saud. Entrambi rappresentano l’oscura natura della politica del petrolio che piazza l’economia statunitense, la sicurezza nazionale e gli interessi dei diritti umani, ben dietro la priorità data ad assicurare un massimo corporativo profitto per una strettissima e segreta fratellanza petrolifera internazionale.

Proprio come i passati legami finanziari di Bush con la famiglia di Bin Laden sono stati messi a nudo dai media, così è avvenuto anche per quanto riguarda i suoi legami con l’Angolagate e Falcone. La moglie di Falcone, Sonia, ex Miss Bolivia e amica della First Lady Laura Bush, divenne una valida sostenitrice durante la campagna elettorale di Bush nel 2000. I contributi venivano erogati alla campagna elettorale attraverso l’Essantè Corporation di Sonia, un distribuzione di prodotti di salute, bellezza e piacere sessuale (come una crema chiamata Entisse che il sito web della Essantè garantisce duplicare gli effetti del Viagra). Nel 2000 la Essantè, che è legata al traffico di armi della Brenco di Falcone attraverso gli stessi indirizzi corporativi e liste di società azionarie in Gran Bretagna e nelle Isole Vergini Britanniche, diedero rispettivamente alla GOP e alla campagna di Bush più di 100.000 dollari. Sonia era anche una delle prime sostenitrici di Bush. I documenti della Commissione Federale Elezioni rivelano che ella fu in primo piano con un contributo di 1000 dollari per il comitato esplorativo presidenziale di Bush il 14 Aprile del 1999. Ella ebbe a che fare con Bush anche in occasione della raccolta di fondi del 6 Ottobre del 2000- un evento della campagna di Bush che fruttò al netto 10.000 dollari per persona.

Solo dopo che il Newsweek e il The Arizona Republic pubblicarono i dettagli del commercio internazionale di armi di Falcone (che aveva coinvolto Gaydamak), il denaro ritornò dalla GOP all’Essantè, e allora mancavano solo pochi giorni prima della nomina di Bush. Il denaro, ovviamente, fu a disposizione di Bush per tutta la durata della contestata elezione in Florida e delle battaglie di stato e federali della Corte Suprema. La Commissione Nazionale Repubblicana affermò in una dichiarazione che il denaro era stato restituito per ‘evitare che apparisse illegale’.

Fatto ancora più interessante fu che solo poco prima che Falcone fosse arrestato in Francia nel Dicembre del 2000 (in compagnia del figlio di Mitterand), la polizia scoprì dei documenti in computer che contenevano una lettera nella quale Falcone invitava l’allora candidato Bush ad incontrarsi con dos Santos nel rench di Falcone, l’Arizona Paradise Valley. Sebbene non ci siano tracce che tale incontro abbia avuto luogo, Bush ospitò dos Santos alla Casa Bianca poco prima che Savimbi fosse ucciso. La datazione di questo incontro solleva serie questioni riguardo al trasferimento di denaro nelle casse della campagna elettorale di Bush e sul suo impatto nel cambiamento della politica, da lungo tempo tenuta, di sostenimento di Savimbi da parte del Partito Repubblicano.

Fatto interessante è che il maggiore ufficiale della campagna di Bush in Arizona, il senatore di stato Scott Bundgaard, fece in modo che Sonia Falcone incontrasse Bush all’aeroporto di Phoenix giusto prima che la Essantè versasse una somma di 20.000 dollari nel seno della campagna di Bush. Secondo la Global Witness, c’è una buona ragione per credere che le donazioni a Bush erano in realtà fatte da Pierre Falcone stesso usando ‘conti codificati’ tenuti presso la UBS Bank in Svizzera, la Bank Leumiin di Tel Aviv e la Banque Rothschild a Monaco.

Il collegamento con Cheney

Il resoconto della Global Witness rivela anche che gli investigatori francesi hanno scoperto ambigui legami tra il governo dell’Angola e la Halliburton, una vecchia azienda del vice presidente Dick Cheney, nonché della sua filiale Brown & Root. Gli investigatori ritengono che il successo della Halliburton in Angola sia legata alle intercessioni di Falcone con Luanda: fatti che avrebbero dovuto direttamente portare benefici a Cheney quando egli era a capo dell’azienda tra il 1995 e il 2000. Secondo l’articolo dell’Associated Press del 26 ottobre del 2000, l’ambasciata statunitense in Luanda assisté la Halliburton garantendogli un prestito di 68 milioni di dollari da parte della Export-Import Bank per l’Angola nel 1998, durante la principale attività militare in corso tra dos Santos, Falcone e Gaydamak. La AP citò un messaggio da parte dell’ambasciata americana in Luanda al Segretario di Stato Madeleine Albright che dichiara ‘Il nostro agente commerciale è letteralmente accampato fuori degli uffici della compagnia petrolifera nazionale, il ministero del petrolio e la banca centrale per cercare di ottenere il trasferimento di fondi … La linea finale: migliaia di posti di lavoro per gli Americani e un piede nella porta per la Halliburton nel guadagnare contratti sempre più importanti’.

Cheney, che un tempo era un sostenitore della UNITA, sembra aver cambiato idea dopo che i vecchi guerriglieri sostenuti dalla CIA sono stati considerati una minaccia per gli interessi petroliferi americani. Savimbi, come Laurent Kabila e Joseph Mobutu del Congo, Manuel Noriega di Panama e Sadaam Hussein dell’Iraq, divenne solo un’altra risorsa, disponibile alla CIA, che sopravvive alla sua stessa utilità.

Un altro confidente di Bush che ha avuto vasti interessi nel sostenere dos Santos è Condoleezza Rice, Consigliere della Sicurezza Nazionale di Bush. Ex direttrice della Chevron e, fino a poco tempo fa, omonima di una nave cisterna della Chevron, la SS Condoleezza Rice (da allora rinominata la SS Altair Voyager), la Rice avrebbe avuto una buona ragione per vedere l’Angola stabilizzata sotto il regime di dos Santos e definitivamente eliminata la Unita, una minaccia per il suo vecchio datore di lavoro.

Forse il legame più ironico che è stato descritto nel resoconto della Global Witness è quello che coinvolge l’ex ‘fugitive financier’ Marc Rich. Quest’ultimo sembra aver avuto la parte principale nello scandalo armi in cambio di petrolio attraverso una compagnia petrolifera di nome Glencore con base in Svizzera. L’azienda giocò un maggior ruolo nel garantire un totale di 1 miliardo di dollari in prestiti petroliferi per l’Angola nel 1998. La prima serie di prestiti nel 1993 coinvolse la Glencore, Falcone e Gaydamak. Subito dopo Gaydamak organizzò la vendita di elicotteri e munizioni russe attraverso la compagnia slovacca chiamata ZTS-OSOS. L’accordo del 1998 di un miliardo di dollari compresero i prestiti della Export-Import Bank che erano spinti da Halliburton e Cheney. Il GOP convenientemente informò sul perdono di Rich da parte del presidente Clinton senza però descrivere i legami del vice presidente con i vasti prestiti internazionali e la sordida influenza politica del finanziere fuggitivo.

I legami dell’amministrazione del presidente Chirac con l’Angolagate sono così chiari quanto quelli degli altri capi politici francesi – di destra e di sinistra, Socialisti e Gaullisti.Quello che non è chiaro è quello che si sono detti Chirac e il neoeletto presidente Bush il 18 dicembre 2000 in Washington, DC, presso l’ambasciata francese in un incontro senza precedenti tra un presidente neoeletto e un leader straniero in una missione diplomatica straniera. Visto che proprio quattro giorni dopo la Suprema Corte consegnò la Casa Bianca a Bush, l’incontro tra Bush e Chirac si coprì di un’aurea di mistero. Era una mera coincidenza che Chirac fosse il primo leader straniero a incontrarsi con il delfino americano, proprio prima dell’inaugurazione della presidenza di Bush? Sotto l’aspetto cronistico, un gran numero di accusatori francesi che investigarono sull’Angolagate avrebbero voluto conoscere la risposta.

Al telefono.

C’è ancora un altro elemento di disturbo che appare dai legami di Bush con dos Santos. La Global Witness riferisce che c’era un accordo segreto tra l’azienda Francese Communications et Systemes, il Ministro della Difesa francese e dos Santos per acquistare, durante il 2000, due tipi di apparecchiature per il monitoraggio delle comunicazioni; dovevano servire per localizzare, nella macchia dell’Angolia, le chiamate dal cellulare GSM e del telefono satellitare di Savimbi. I due sistemi – Murene (per le chiamate dal GSM) e Menta (per le chiamate satellitari), erano intese a localizzare le forze di dos Santos a localizzare il quartier generale di Savimbi che era costantemente in movimento nella jungla.

Apparentemente i multimiliardari sistemi di intercezione non furono gli unici mezzi nel localizzare Savimbi. Comunque esistono dei validi argomenti riguardo a quanto ufficiali e non ufficiali risorse americane pesarono nel catturare Savimbi, il recalcitrante ex alleato americano. Secondo le fonti governative americane, Savimbi fu pedinato dalle forze portoghesi, alleate della NATO, le quali erano aiutate da privati mercenari provenienti da Israele e dal Sud Africa. Jardo Muekalia che fu a capo dell’ufficio dell’UNITA a Washington finchè non fu obbligato a chiudere nel 1997, sostiene che le forze militari che alla fine riuscirono nell’assassinio di Savimbi erano supportate da immagini commerciali satellitari e da altri supporti tecnici forniti dalla Brown & Root di Houston, la vecchia compagnia di Cheney. Sia il Dipartimento di Stato che il Pentagono smentiscono veementemente qualsiasi ruolo del governo statunitense nell’assassinio di Savimbi.

Ma spesso gli Stati Uniti usano tali stregonerie di intelligence per aiutare a catturare capi fastidiosi. Nel 1996 secondo fonti statunitensi e britanniche, la NSA avrebbe trasmesso ai Russi i dati della posizione del Presidente Ceceno Dzhokar Dudayev (egli fu colpito da un missile di superficie mentre parlava sul suo telefono satellitare). Nel 1999, il New York Times riportò che la Turchia aveva catturato il leader curdo del Partito dei Lavoratori, Abdallah Ocalan, dopo che fu localizzato il suo telefono cellulare dagli agenti statunitensi, britannici e israeliani.

Gli interessi petroliferi di Falcone e Bush non coincisero solo in Angola. La Brenco di Falcone ha significativi interessi anche in Colombia e Venezuela, due recenti bastioni della Cia e dell’attività paramilitare statunitense in supporto degli interessi petroliferi americani nella regione. Gaydamak fu coinvolto in affari con Falcone in America Latina dal 1993.

Cosa interessante è che, sebbene l’Interpol l’11 gennaio del 2001 abbia emesso un ordine di arresto per Gaydamak, questo continui a viaggiare tra Israele, Gran Bretagna e Sud America usando i suoi passaporti israeliano, canadese e dell’Angola, eludendo la polizia, e passando da una capitale all’altra con il supporto del governo Israeliano. In Francia Falcone e il figlio di Mitterand sono già stati arrestati e rilasciati in libertà provvisoria. Se l’amministrazione di Bush fosse realmente interessata a catturare e portare davanti alla giustizia tutti quelli che sono coinvolti nel consolidamento del terrorismo, come quello che è accaduto per anni in Angola, dovrebbe fare delle pressioni in Israele per porre fine alla protezione diplomatica di Gaydamak e cooperare con l’Interpol per portarlo davanti al banco della giustizia. Comunque, considerando il fatto che così tanti membri dell’amministrazione di Bush appaiono avere dei legami con l’Angolagate, una tale prospettiva appare desolante. E che cosa significa per l’Angola la continuazione dello stato di guerra in beneficio delle compagnie petrolifere? Le conseguenze sono disastrose:

l’Angola è uno degli stato più poveri nel mondo;

Nel Paese la carestia è in crescita con un bilancio di un bambino che muore per malnutrizione e complicanze ogni tre minuti;

L’aspettativa di vita è di 45 anni in un Paese che ha guadagnato nel 2001 5 miliardi di dollari con la vendita di petrolio;

La guerra civile in Angola ha fatto mezzo milione di morti moltissimi rifugiati;

Diecimila bambini sono stati mutilati dalle mine da terra.

In ogni caso, il cosiddetto ‘conservatorismo compassionevole’ di Bush, è stato un mito per la gente dell’Angola e una fortuna per gli amici degli affari petroliferi come i Falcone e i Ken Lay del mondo. L’amministrazione di Bush non sembra infastidita dalla rovina provocata dai cartelli delle compagnie petrolifere in Africa.

17 maggio 2002

Per un ulteriore approfondimento: www.globalwitness.org Global Witness Report

Wayne Madsen è un giornalista di Washington che si occupa di cronaca
riguardante i servizi segreti, la sicurezza nazionale e gli affari
stranieri. Egli è anche Senior Fellow della Eletronic Privacy Information
Center (EPIC) in Washington, DC e autore di ‘Genocide e Covert Operations in
Africa 1993-1999′ (Mellen Press).

tratto da www.corpwatch.org. Nostra la traduzione.