Attraversare il deserto

Buona notizia

Gaetano ci ha comunicato una buona notizia: non cercate Maria tra i morti. Ha conosciuto la morte, certo, ma è viva. È viva in quella traversata che l’ha consegnata alla vita (Bonhoeffer al momento della morte, diceva ai compagni di prigionia «Per voi è la fine, per me l’inizio»).
Maria è viva nel racconto-testimonianza di chi si è coinvolto senza confondersi con la sua vita, di chi l’ha conosciuta e ha camminato con lei nell’amore che è rispetto, un amore che torna sempre a guardare (ri-spetto) al mistero della persona. Maria è viva nella memoria che restituisce la presenza, il racconto è un memoriale. Maria è viva nella ricerca che è reciprocità, scoperta di essere a propria volta ricercati. Gaetano la ricerca perché lei ricerca chi ne fa memoria, ricerca noi che leggiamo il racconto.
Tutto questo perché il libro racconta un vero incontro umano. Ce lo ricorda egregiamente Francesco Monini nella prefazione: «Maria era una persona importante… per qualsiasi persona l’avesse incontrata veramente» (p. 6). In-contro è trovarsi di fronte, davanti ad altri, senza preconcetti, senza diffidenze e senza indifferenza. Sentirsi interpellati senza permettersi di invadere il terreno, stare sempre sulla soglia, togliersi i sandali di fronte al mistero. «Gaetano non ha avuto paura di mettersi di fronte al mistero di Maria» (ibid.).
«Lei era infermiera, io terminavo gli studi di teologia; l’uno e l’altra tormentati da una morale che aveva sostituito l’affetto familiare, ci spingeva verso una perfezione astratta e ci toglieva dal rapporto con la realtà e con noi stessi. Fu come l’incontro di due viandanti…» (p. 15). «… Eravamo giovani, e non eravamo fatti l’uno per l’altro come nelle storie d’amore che si rispettano; ma cominciammo un lungo dialogo, senza sotterfugi, con lunghi silenzi sempre alla ricerca di una via d’uscita. Tra me e Maria ci fu una storia sentimentale, nel senso che procedemmo passo a passo alla scoperta dei sentimenti» (p. 71). Si comprende da qui la denuncia, umile e sofferta, delle «parole senza sentimento» (p. 43).

Attraversare il deserto

Non vale solo per la sofferenza ultima (l’«ultimo canto alla vita» – p. 70) che prepara alla morte-nascita, ma è il cammino di tutta una vita alla ricerca di sé, «il cammino di una donna alla ricerca della propria autonomia» (sottotitolo). «Ciascuno è solo dentro il suo dolore… i sentimenti sono inaccessibili alla ragione» (p.72). Deserto significa solitudine e silenzio, vuoto. Maria è biblicamente un essere di "carne", fragile, tentato, precario; attraversa il deserto alla ricerca del proprio io che è libertà. Così è fatta ogni vita umana: vuole libertà, libertà che è amore. «Solo cercando se stessa, intuiva, avrebbe incontrato davvero l’altro da sé» (prefazione, p. 7). L’esodo dal proprio io verso l’altro passa attraverso l’altro che è nell’io. Se cerchi l’altro ignorando il tuo io cerchi ancora segretamente le maschere di te stesso. Incontri l’altro ritrovando il tuo io vero.
Il racconto – Maria e Gaetano – non transige su questa assolutezza del proprio io. «La dipendenza affettiva impedisce la gestione delle proprie risorse, perché il nostro cuore è sempre da un’altra parte, la nostra mente è turbata, in appalto. La dipendenza ci rende larve incapaci di crescere… La relazione d’amore nasce dall’assoluto dell’io (sciolto da ogni norma) che si lega nella responsabilità con l’altro» scrive Gaetano (p. 59). E Maria: «La grande sofferenza della mia vita è stata dipendere dagli altri. È nella solitudine che si tempra l’amore. L’amore non è affetto; se uno risponde all’amore è libero… L’amore è un mondo nuovo… L’amore è come trovarsi nel deserto, in cima a un monte altissimo, sopra il baratro; non ci sono appigli, la vita è nelle tue mani…» (p. 74). Se il deserto richiama alla Bibbia, il "monte altissimo" è un’immagine cara ai mistici. «Il deserto sconfinato ti terrorizza e ti par di camminare nel vuoto» (ibid.) o nella notte oscura. Eppure «voglio giungere al termine di questo cammino, e vivere pienamente» (p. 58). Libertà-amore presenta esigenze estreme, ma promette anche pienezza di vita.
Da questo assoluto dell’io-altro, che è libertà-amore, comprendiamo la lotta di Maria contro il "controllo" (il falso io), che esercitato su se stessi diventa il «mostro». «In Brasile, a contatto con i brasiliani ho percepito quanto forte e vasto sia il controllo che abbiamo su di noi…» (p. 60). «Il mostro è dentro, non corrisponde al male; è all’origine del bene e del male, del piacere perverso che si assapora nel sentirsi bravi e nel fare il bene su commissione…».
Così non sorprende l’insistenza sulla contrapposizione tra lo psicologico e l’esistenziale. «Lo psicologico è il modo con cui riceviamo le cose e ce ne lasciamo travolgere (un vero "tormento", "l’inferno")… L’esistenziale è il modo diretto di cogliere le cose, nella loro consistenza e limite, senza renderle o crederle assolute» (p. 64), è la scelta della libertà che esorcizza ogni idolatria e imposizione.

Linguaggio umano

Il libro è spoglio di ogni accentuazione religiosa. «I morti – diceva Maria – ci stanno accanto, non possono fare niente per noi, non ci risolvono i nostri problemi, ma sono una forza morale, ci sono e basta; come dio che c’è, e non fa nulla, ma c’è» (p .73). Bonhoeffer scriveva del vivere con Dio senza dio… La vera parola sulla vita umana è parola che dice nel segreto Dio, tocca sempre due misteri alleati tra loro. Il libro fa spazio a questa parola. È uno stile soft, un pianissimo in cui ogni parola è fasciata di silenzio e di vuoto: silenzio per accogliere la parola e lasciarla germogliare, vuoto per accogliere l’esistente; parola ed esistente sono grazia.
Il libro è ri-velazione nel duplice senso del termine: toglie e subito rimette il velo sul mistero della persona, non indulge alla chiacchiera. Un libro semplice, per questo difficile: in realtà siamo noi difficili perché complicati, sempre alla ricerca di nuove maschere sotto cui atteggiarci e comportarci. Sotto questo aspetto il libro diventa iniziazione, ai veri sentimenti dell’io, alla libertà dell’amore.
Forse bisogna cominciare a leggere il libro dalla fine (come nei vangeli, il cui nucleo era inizialmente passione-morte-risurrezione). Forse la frase che chiude il libro e, di fronte alla morte d’una persona, sembra fatalmente crudele, indica invece il segreto d’una vita che deve risorgere nel cuore dei lettori: «Era il trenta di luglio di una giornata di sole, come doveva essere».

Diritti e Stato nella mondializzazione
di Ettore Masina

Umberto Allegretti non è uno di quegli intellettuali italiani che nei tempi bui se ne stanno raggomitolati dietro le loro cattedre, distillando note a piè di pagina. Tanto per dirne una, la televisione ce lo ha mostrato mentre sfilava in prima fila, insieme con la sua straordinaria moglie, Teresa Crespellani, alla "Marcia dei professori", com’è stata chiamata la sorprendente manifestazione fiorentina. È un giurista internazionalmente noto, ma accanto alla "produzione" scientifica allinea una serie di attività e di libri che lo rendono prezioso a chi si sforza non solo di proclamare ma anche di mostrare che "un altro mondo è possibile".
Per le Edizioni Cultura della Pace fondate da padre Balducci ha scritto nel 1992, con Dinucci e Gallo "La strategia dell’Impero. Dalle direttive del Pentagono al Nuovo Modello di Difesa" che contiene pagine quasi profetiche; è stato fra i più importanti animatori dei Comitati Dossetti per la difesa della Costituzione, ecc.
Grande mediatore culturale, generosamente al servizio dei tanti gruppi che richiedono la sua presenza, Umberto ha appena pubblicato un libro di eccezionale importanza: "Diritti e Stato nella mondializzazione", ed. Città Aperta, pagg. 302, € 18,07. Sì, il titolo non è invitante per i tanti che sono (o pensano di essere) digiuni di certe materie: ma il discorso è piano e soprattutto va al cuore dei problemi che la Terra "mondializzata" ci presenta: dalla negazione dei diritti umani inevitabilmente imposta dalla globalizzazione a tutti gli uomini e le donne (non soltanto dunque a quelli dei paesi sottosviluppati ma anche a noi, alle nostre libertà, alla nostra democrazia) alle devastazioni dell’ambiente provocata dalle logiche del neoliberismo, a un militarismo sempre più pericoloso. Tuttavia il quadro non è soltanto fosco, Allegretti pone con lucidità alcune indicazioni per alternative possibili: le quali sollecitano la nostra presa di coscienza e il dovere di essere protagonisti della storia. Un libro scritto con competenza scientifica nello spirito di Porto Alegre.