Brasile sottosopra

Il PT di Lula travolto da fatti di corruzione Ogni giorno l’attacco al Governo Lula da parte della stampa del paese e le notizie di nuove scoperte di illegalità e immoralità nel Pt (Partido dos Trabalhadores) incalza. Il tutto è cominciato con la denuncia sulla rivista VEJA, che pubblicò la registrazione di diverse telefonate che coinvolgevano il ministro delle Poste Roberto Jefferson del Ptb, alleato di governo, nel trattare operazioni poco chiare di parcelle e tangenti. Quando questo scandalo scoppiò, il Congresso (Parlamento) decise l’apertura della cosiddetta Cpi (Comissão Parlamentar de Inquérito), alla quale il Governo Lula fu contrario.
14 militanti del Pt sottoscrissero lo stesso la Cpi per le Poste, fortemente sospette di ospitare un sistema di corruzione organizzato e furono oggetto di un duro attacco di José Dirceu, ministro della Casa Civil, simile al nostro ministero degli interni, che ne chiese l’espulsione dal partito.
Al Congresso possono funzionare altri due enti di controllo, oltre alla Cpi. Essi sono: il Conselho de Etica (Ce) e la Comisão de Sindicância (Cs). La Cpi è la più alta istanza investigativa del Potere Legislativo, con facoltà di convocare le persone, rompere sigilli bancari, fiscali e telefonici, richiedere la collaborazione della Polizia Federale e l’arresto per i sospetti. E’ stata una Cpi, voluta dal Pt, che ha dato l’avvio a una memorabile campagna di “Etica nella Politica”, nel 1992 e 1993, per indagare Farias, l’ex tesoriere del presidente della repubblica Collor de Mello, poi colpito da empeachement.
La Ce ha invece il compito di verificare le domande di sospensione del mandato parlamentare nei casi di contatti e traffici dei parlamentari con i narcotrafficanti, di violazione del regolamento parlamentare ecc.
L’istituzione della Cpi per le Poste segna, dunque, l’apertura della crisi più grave del Pt in trent’anni della sua storia. I mass media e molti militanti stessi del Pt hanno vissuto come un tradimento il fatto che il proprio partito non volesse appurare la verità sui traffici del ministero delle Poste. E anche il fatto che i dissidenti dentro il Pt siamo sempre minacciati di punizione dai dirigenti al governo ha cominciato a stancare la “base”, l’ha allontanata e precipitata nel disorientamento. Questa sensazione è andata aumentando con la testimonianza del maggior indiziato Roberto Jefferson che, il 14 giugno 2005 alle ore 14.30 davanti alla Commissione dell’Etica e del Decoro del Parlamento ha lanciato, per sviare l’attenzione da se stesso, una sfida durissima alla Camera. Avvocato consumato, ripreso dalla tv, ha tenuto la platea con il fiato sospeso facendo rivelazioni per diverse ore, senza provare nulla, ma coinvolgendo quasi tutto il gruppo dirigente del Pt. In particolare, le accuse sono di aver organizzato un sistema di “mensilità” di 30mila reais pari a 10mila euro, grazie ai contributo di imprese statali e private, con le quali si sono stipendiati parlamentari del Pp e Pl affinché votassero a favore delle proposte di Governo. Artefice di questo sistema, oltre a José Dirceu, Delúbio Soares, tesoriere del Pt,
il pubblicitario Marcos Valério de Sousa, che in concreto le distribuiva e José Genoino, presidente del Pt.
Pochi giorni dopo Dirceu, considerato il “bolscevico” del Pt dimissiona e viene sostituito da Dilma Rousseff, ministra dell’Energia, che entrando alla Casa Civil, scioglie subito le 33 commissioni di lavoro attraverso le quali Dirceu controllava tutta l’attività di governo.
L’immagine del Pt è compromessa, quella di Lula si salva, anche se la sua popolarità cade con la scoperta di corruzione, la sua integrità non è messa in discussione dall’80% dei brasiliani e dal 55% che approva ancora il governo, secondo Datafolha. Lula cerca di allargare le alleanze, offrendo ai partiti che già lo sostengono nuovi ministeri che tuta via non risolvono la crisi, anzi la sua gravità aumenta di ora in ora e nemmeno la finale della Coppa delle Confederazioni a Francoforte fra Argentina e Brasile: finale simbolico fra due nazioni che non si amano molto, finita con un 4 a 1 per il Brasile, riesce a distrarre troppo i brasiliani, scioccati dalla valanga continua di rivelazioni.
Intanto il 30 giugno, Jefferson rilascia una nuova intervista a Folha de S. Paulo, il maggiore quotidiano del paese, in cui chiarisce nei dettagli lo “schema” della distribuzione di mensilità date dal Pt. Si dice anche che parte dei soldi recuperati per le “mensilità” andavano al Pt nazionale e a quello del Minas Gerais. Quest’ultimo, offrendo i suoi bilanci alla trasparenza, ha denunciato subito Jefferson.
I dirigenti del Pt accusati da Jefferson si difendono dicendo che sono oggetto di un attacco della destra. Ma sono affermazioni ormai che non spiegano più niente. Anche se un po’ è vero. Il Brasile, come molti altri paesi dell’America Latina – ma perché non guardare a fondo anche quelli europei? – non è immune da una gestione clientelare del sistema parlamentare. Come si sa, la vera democrazia è ancora da costruire in tutto il mondo, al di là delle Costituzioni che la afferma.
Delúbio è il secondo a dare le dimissioni reo di aver gestito traffici con Valério, a sua volta – come è interminabile la catena dei ricatti – accusato da una ex segretaria di averlo visto concretamente fare..
Il colpo più letale per il Pt è avvenuto, tuttavia, il 3 luglio. Mentre Lula al 12° Foro di S. Paulo che riunisce la sinistra latinoamercana, continuava a ribadire, cosa del resto vera, che la democrazia nel continente sudamericana era solida, sempre la rivista scandalista Veja pubblicava la prova che Valério aveva davvero pagato un debito a nome del Pt di R$ 349.927,53 nel luglio del 2004. Il pagamento prima smentito fortissimamente dal tesoriere del Pt Delubio e da Genoino non poteva più essere negato, data la firma di quest’ultimo in bella evidenza sull’accordo.
Il supposto schema del passaggio di denaro era il seguente: 1) le imprese di Valerio hanno guadagnato in un anno, proveniente da contratti con enti dello stato, 144 milioni di reais; 2) in questo quadro Valerio si fa garante al Pt (firma Genoino con lui) di 2,4 milioni di reais; 3) il Pt non paga le rate del prestito che si accumulano. Le imprese di Valerio lo soccorrono e pagano una parcella di 350.000 reais. 4) in cambio Valerio riceve nuovi contratti dallo stato.
Dopo queste notizie, parte del Pt comincia a sollevarsi pubblicamente, come nel Minas Gerais e nel Rio Grande do Sul, dove il Pt ha una base di massa più politicizzata. Si comincia a dire che la crisi del Pt è in realtà la crisi di un suo segmento, quello detto CAMPO MAJORITARIO che decide tutto da solo. Questa componente detiene il 51% ma decide il 99% degli incarichi. Si comincia a chiedere le dimissioni del gruppo dirigente. E infatti prima il segretario generale Silvio Pereira, poi Délubio, infine Genoino lasciano i loro incarichi.
Quali considerazioni fare a questo punto? Molte in attesa che gli eventi procedano:
1)Il Governo Lula ha creato uno scollamento con la base del Pt anche perché non è stato un governo slo del Pt. L’incontro con gli alleati e con il sistema di potere ereditato forse ha disorientato chi era abituato a gestire se stesso all’opposizione. Governare e affrontare il potere affinché non sia gestito secondo logiche di privilegio personale ma di servizio alla collettività non è facile come può sembrare. Significa in paesi come quelli latinoamericani svellere pezzo a pezzo un sistema ad incastri perfetti costruiti contro un vero stato di diritto in cui la legge sia uguale per tutti.
2)Molti parlano anche di “declino etico” del partito che aveva fatto dell’etica politica e amministrativa uno dei suoi baluardi, cosa nella quale molti elettori avevano confidato. Questo tocca anche una delle corde affettive più profonde dentro il corpo della militanza petista, per cui possiamo immaginare come lo scontro e lo sconcerto siano profondi. Tutta la propaganda del Pt, fino alle elezioni di Lula tre anni fa si era basata sul “modo petista” di fare politica “in modo diverso”. Il declino etico del Pt per alcuni è segno di realismo, ma per molti militanti è un tradimento. Il Pt ha digerito il neoliberalismo della politica economica di Palocci, ha considerato imprescindibile il confronto e la difesa del mercato finanziario, ma non può accettare che non ci sia etica nella politica dei suoi affiliati e che gravi su di loro il sospetto che hanno combattutto negli avversari per 20 anni.
3)Questa crisi che è ha seme già in alcune sconfitte storiche del Pt come al governo dello stato di Rio Grande do Sul di due anni fa, porta alla luce, contemporaneamente alla crisi del Pt una società tormentata che tuttavia vuole, come dire, purificarsi. Vuole una democrazia vera. E’ stufa di compromessi. E nonostante tutto, il paese regge, continua a lavorare, divertirsi, pensare. Questo clima di paziente attesa non è rassegnazione, ma consapevolezza che la stra per rendere densa e vera la democrazia è lunga. Si percepisce maturità e coglia di valorizzare le anime sane della società.
4)Lula è triste, più di quando ha perso le elezioni. Umanamente lo possiamo comprendere, ma politicamente è più difficile. Pur restando un simbolo non si può dimenticare che il Pt è stato il suo partito. Questa complessa storia brasiliana dimostra che i simboli non possono vagare da soli. Devono essere ancorati a un progetto vero che raggiunga i livelli profondi di una società della quale bisogna essere capaci di riconoscere le correnti vivificanti da quelle paludose. Ma questo percorso fa sconfinare nell’educazione, nella memoria della democrazia, nella consapevolezza del diritto.
5)Infine, un’ultima osservazione si impone. In ogni parte del mondo la Sinistra cosiddetta sembra sembra perdere. A volte viene però da dire che spesso si perde da sola. Proprio perché scommette molto, non può più esimersi dal separare l’etica individuale da quella pubblica, nemmeno per il bene di un partito che ha costruito, come nel caso del Pt, la storia della democrazia.
17 agosto 2005

Bruna Peyrot, scrittrice, ha pubblicato tra l’altro “La democrazia nel Brasile di Lula – Tarso Genro: da esiliato a ministro” Città Aperta Edizioni – Macondo libri