Caro Paolo ti rispondo anch’io

La risposta alla provocazione di Paolo D’Aprile a seguito dell’interessamento di Macondo sulla trasposizione del fiume Sao Francisco

Dopo aver letto la provocazione di Paolo rivolta a Mauro mi son sentito toccato di sguincio, dato che alla fin fine ho raccolto lo stimolo di Mauro, l’ho approfondito e ho deciso di farlo conoscere alla gente che ci è vicina usando la nostra newsletter, il ‘Macondo informa’, invitandola a sottoscrivere l’appello del CPT a favore di Luis Cappio.

E allora caro Paolo, entro nella discussione per risponderti, senza giustificarmi, perché non mi voglio giustificare, non mi sento dalla parte del torto, seguo la tua traccia e ti rispondo a passo a passo, premettendo che ciò che mi sta a cuore è la relazione che abbiamo instaurato, il resto viene dopo.

E’ vero ne’ tu, ne’ il vescovo, ne’ Mauro e tanto meno io ne sappiamo niente per rispondere tecnicamente alla trasposizione del fiume Sao Francisco. Proprio come la sperimentazione di un trapianto di pancreas. Ma sant’Iddio se il pancreas è il mio mi concederai il diritto di informarmi e, anche se ho capito poco della spiegazione (quindi poco esaustiva, convincente, chiara), mi avvalga del diritto di non consentire l’uso del mio pancreas per la sperimentazione! Ma al di là di questo, dove sta scritto che solo chi ha competenza su un argomento può parlare? Su questa logica il Forum Sociale Mondiale non dovrebbe mai essere nato. Dell’economia e quindi delle sorti dell’umanità (sembra che questa sia la regola) se ne dovrebbero preoccupare solo i signori di Davos, il G8, la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale.

Se quanto il vescovo esprime con veemenza è frutto di presunzione “dettato dall’esperienza di anni e anni di vita vissuta a contatto con uomini politici corrotti e imprenditori cannibali che non aspettano altro se non un’altra occasione per arricchirsi”, non è da mettere in secondo piano. I crimini contro l’umanità si sono sempre consumati in nome della libertà e della pace. Non abbiamo forse portato la democrazia in Iraq? E la nostra (sia mia che tua) contrarietà alla guerra irachena era dettata da profonde analisi tecniche di natura sociale-politico-economica o solo dalla diffidenza per avere avuto a che fare con uomini politici corrotti e multinazionali cannibali che non aspettano altro se non un’altra occasione per arricchirsi?

Critichi il vescovo perché presume che il progetto non servirà a dissetare il semiarido nordestino ma per alimentare delle colture dei grandi latifondisti, e indichi che la battaglia vera da combattere è di una riorganizzazione sociale, di equità. E non è questo il senso? Non è questo il dramma che Cappio sta evidenziando? Non sono un genio, ma la battaglia del vescovo francescano non andava solo per la difesa di fratello fiume (per altro il mio passato di attivista ambientalista mi suggerirebbe che è un motivo più che sufficiente), ma proprio per evidenziare la profonda iniquità che il progetto ha in sé. Inviti il vescovo ad attivarsi per creare meccanismi legali e per controllare l’abuso dei latifondisti con i mezzi che già ci sono. Ma il vescovo non è ne’ un deputato (per legiferare nuove leggi) ne’ un giudice (per applicare le leggi), ma usa gli strumenti democratici che sono alla portata di un qualunque cittadino: la denuncia, la provocazione, la sensibilizzazione.

Per attivarsi in uno sciopero della fame non serve essere pagliacci o Gandhi (sicuramente anche Gandhi si è preso del pagliaccio), ma uomini profondamente convinti di quello che si sta facendo, essere preda di un pazzo amore per la vita. Solo chi ama profondamente la vita è disposto a perderla. E ha usato questo strumento per fermare la decisione non di un governo dittatoriale ma di un governo democraticamente eletto. E questo ti indigna? Ma, caro Paolo, un governo democratico non si fonda sulla regola della delega, ma del controllo e della critica e, fortunatamente, ci si può anche opporre al suo operato.

Quanto alla santità prossima di don Luis mi interessa poco. Personalmente non lo so se don Luis sarebbe riuscito a giungere all’estremo sacrificio. O se lo sarà, dato che permangono le sue intenzioni di riprendere lo sciopero se il governo non abbandonerà il progetto. E ho accettato di divulgare la notizia e l’appello, proprio perché mi fido poco delle gerarchie ecclesiali: se da Roma fosse giunto l’ordine di sospendere la "pagliacciata", come la chiami, non lo so come si sarebbe comportato il vescovo. Ma era un’occasione che non andava sprecata, proprio per tutti coloro che nell’azione di don Luis vi hanno letto una speranza e che nell’azione di don Luis hanno potuto ricevere un’attenzione planetaria.

Il vescovo è uomo di potere, come ben segnali, e il potere lo può usare contro o a favore del popolo. Io trovo una gran cosa che si sia messo a servizio della sua gente. Ma pensa Paolo se un altro vescovo, non dico quello di San Paolo, ma quello di Roma si mettesse a fare lo sciopero della fame perché si dia dignità ai moradores de rua. E gli uomini di potere si vedessero ricattati da questo e si sentissero obbligati a cambiare direzione: è vero che non è una loro libera scelta, non nasce da un sentimento di reale dovere, ma la cosa ti infastidirebbe e, quel che più conta, credi che infastidirebbe i soggetti a cui è rivolto il suo agire?

Non è questione che un mio o tuo digiuno passerebbero inosservati (e da parte nostra sarebbe un’azione idiota se volessimo catturare l’attenzione mondiale su un problema col digiuno, non l’avremmo mai), ma è da riconoscere che una certa azione di una persona famosa ha un’eco che vale la pena sfruttare. Dipende tutto dal perché la fa, se lo fa per servizio o per prestigio. Perché l’esito dipende anche da questo.

No, caro Paolo, è un falso problema quello di voler conoscere alla perfezione la materia per esprimere un giudizio o un opinione. Anche perché si troverà sempre un esperto che ha un dato in più per favorire la sua fazione. Io credo che non serva solo una conoscenza tecnica, conta molto anche l’esperienza e il cuore.

Dici che ha usato violenza ne tuoi confronti, ma non è forse violenza il tuo raccontare e il mio pubblicare le tue vicende e quelle di Edith, sulla realtà in cui operate, nei confronti di coloro che abitano nelle loro calde sicure case, ignari di quello che accade intorno? Ma che dovremmo fare, starcene in silenzio, non turbare il loro vivere protetto dal lavoro di un governo democraticamente eletto?

Se mi volete, in pizzeria con voi, io ci verrei molto volentieri.