Cassonetto napoletano

Una difficile partita a tre
Il cassonetto dell’immondizia a Napoli è un luogo che si gonfia e sgonfia a cicli irregolari. Un luogo apparentemente innocuo ma che in realtà è un microcosmo, un nervo scoperto che riapre un problema antico. Dopo periodi di relativa calma, il cassonetto che normalmente segue il suo ciclo quotidiano si intasa, deborda sui marciapiedi e sulle strade per giorni e giorni fino a superare la soglia di allarme per motivi igienici e sanitari. Il sole lo riscalda creando un’aria putrida, e sorprende vedere che a godere di questa massa di rifiuti creata dall’uomo, siano tutti gli animali tranne lui stesso. Il cassonetto diventa il regno di gatti che rosicchiano, cani che sniffano, scarafaggi e insetti che proliferano, ma i più attirati dall’immondizia sono i ratti, gli inquilini dei piani bassi che salgono a godere di tanto benessere. I cumuli di rifiuti organici assecondano il controllo delle nascite interno alla loro specie, per cui quando c’è poco da mangiare nascono meno esemplari. Questa primavera si è assistito ad un boom delle nascite, tanto che in via Poerio dei cittadini hanno issato un cartello per avvertire i dipendenti della Nettezza Urbana della presenza di una grossa comunità di ratti. Ci si consola con il fatto che il maltempo di aprile ha ritardato la nascita delle larve degli scarafaggi. Il cassonetto è un luogo nevralgico in una città dove da un decennio la lotta tra criminalità organizzata e istituzioni ha visto queste ultime segnare dei punti importanti. A Napoli è scomparso da almeno tre anni il contrabbando di sigarette, che da sempre rappresentava l’aspetto più folklorico dell’anomalia partenopea, ma anche gli autobus e le metropolitane hanno cominciato a funzionare, e molte strade e piazze sono state recuperate alla vivibilità quotidiana dopo decenni di abbandono e malaffare.

Lotta tra criminalità organizzata e istituzioni
L’immondizia riapre una questione che non riguarda solo la città ma la regione, portando al pettine un nodo antico come quello degli interessi che da sempre la camorra ha avuto nel suo smaltimento. L’hinterland napoletano è saturo di discariche, sia legali che abusive, ed è sul destino di questi enormi cassonetti a cielo aperto che si gioca la partita. Sono i luoghi dove i boss hanno fatto soldi a palate, scaricando, molto più del consentito, rifiuti di ogni tipo, compresi quelli industriali e tossici venduti dall’integerrima imprenditoria settentrionale che ora osserva indignata. Risanamento delle discariche Per risolvere il cronico problema e per togliere l’erba sotto ai piedi alla criminalità, le autorità locali hanno deciso di intraprendere una strada difficile di risanamento delle discariche esistenti e, quale soluzione definitiva allo smaltimento, l’abbandono di quel metodo a vantaggio dei moderni termovalorizzatori. Questi, secondo le autorità, risolverebbero il problema del disastro ambientale legato all’inquinamento da discarica, integrando il cassonetto non più al ciclo dell’interramento ma della compressione e bruciatura, da cui si ricaverebbe energia elettrica. Sulla carta la soluzione ideale, che doterebbe il napoletano di impianti simili a quelli di Brescia e Vienna. La loro realizzazione toglierebbe introiti miliardari alla camorra, che soffia sull’emergenza rifiuti per resistere al piano e rimanere alla vecchia logica del passato: discarica e riciclaggio.

I luoghi del confronto
Nel mezzo di questa battaglia la società napoletana e campana, al contempo espressione sia della camorra che delle autorità in competizione, ma anche di una forte autonomia caratteriale. Questa fa sì che esista una diffidenza, motivata da decenni di malgoverno locale, verso la scelta legata ai termovalorizzatori, e non è una posizione passatista di chi vuole tornare indietro, ai metodi che hanno disastrato il territorio, ma di chi è preoccupato che si creino impianti che nascono già obsoleti, e fra dieci anni si rivelino degli autentici, ennesimi boomerang per chi l’aria poi la deve respirare. Numerosi comitati locali seri esprimono dubbi legittimi, e propongono un maggiore utilizzo della raccolta differenziata. A fianco di questi comitati spontanei però altri sono di certa infiltrazione camorristica, indebolendo l’insieme della protesta. Il primo tipo di posizione critica si scontra però con la fretta delle autorità, che vogliono risolvere in modo rapido e strutturale il problema dello smaltimento. Per ora l’emergenza è rientrata, grazie alla disponibilità di Emilia Romagna e Puglia, che hanno smaltito nei loro impianti l’accumulo prodotto, e il 14 maggio il Consiglio di Stato ha autorizzato la costruzione di un termovalorizzatore ad Acerra che dovrebbe essere pronto nel 2005. Ma il cassonetto tornerà a gonfiarsi se le autorità locali non riusciranno a dialogare con la parte sana della protesta e trovare un compromesso tra combustione e raccolta differenziata, un’e- sperienza altrettanto moderna.