Castelvolturno, Operazione Alto Impatto

Una storia di esemplare indignazione

Il tratto di costa che da Napoli porta a Formia e Gaeta è attraversato da un’antica via romana, la Domizia. Luoghi di grande valore ambientale che negli anni 60 la camorra ha devastato, abbattendo pinete e cementificando in modo selvaggio costa e paesi di campagna. Dopo il terremoto dell’Irpinia dell’80 e il bradisismo di Pozzuoli, molte case abusive dei paesi come Castelvolturno sono state assegnate a famiglie sfollate. Si è creata una situazione di disgregazione della vita sociale, dovuta anche al fatto che Castelvolturno è un comune policentrico, dispiegato lungo 27 chilometri di costa e comprende una serie di centri molto diversi tra loro: Villaggio Coppola, Pineta Mare, Villaggio Agricolo e altri ancora.
Mentre l’economia del litorale è basata sul turismo stagionale, l’entroterra del Basso Volturno è prevalentemente agricolo e commerciale, e negli anni 90 Castelvolturno si è popolato di immigrati stagionali per i lavori dei campi.
Accanto a questo lavoro, una parte della comunità nera vive del traffico di droga e della prostituzione. Su questo contesto così abbandonato si sta abbattendo la scure della Bossi-Fini. Per protestare contro una situazione insostenibile due missionari comboniani di stanza a Castelvolturno, Giorgio Poletti e Franco Nascimbene, hanno inscenato una clamorosa azione di protesta davanti alla questura di Caserta. Questa è la testimonianza di padre Franco.

Sfruttamento della manodopera africana,
dei traffici di droga e prostituzione

Castelvolturno è un paese di circa ventimila abitanti, dove vivono dai 3 ai 5 mila immigrati. La comunità più numerosa è quella africana, soprattutto nigeriani, molti dei quali sono senza documenti. È un luogo dove la camorra ha un potere totale, e ha scelto da alcuni anni di farne un paese di sfruttamento della manodopera africana e dei traffici di droga e prostituzione.
Da alcune settimane è partita l’Operazione Alto Impatto che ha portato nella provincia di Caserta 500 uomini delle forze dell’ordine in più, e un buon numero di loro sono stati mandati a Castelvolturno, con lo scopo di attaccare la criminalità africana della zona.
Il problema è il seguente: con le varie sanatorie di questi ultimi anni, praticamente tutti gli africani criminali si sono messi in regola, perché avendo soldi hanno potuto comprarsi un contratto di lavoro falso e attraverso quello ottenere il permesso di soggiorno. Per cui normalmente spacciatori e madames hanno il permesso di soggiorno, quindi quando la polizia va a casa loro li trova in regola e non fa loro niente.
Invece quello che sta facendo la polizia attualmente è setacciare casa per casa il paese: va nelle case, suona, se non le aprono, sfonda la porta e arresta la gente. Quando trova africani senza permesso di soggiorno li manda a Roma a Ponte Galeria, che è l’anticamera per essere imbarcati in aereo e mandati a casa. La maggior parte di loro sono africani che hanno l’unica colpa di non essere ancora riusciti a mettere a posto con il permesso. Loro possono farlo, secondo la legge Bossi-Fini, ma è giustamente questa legge che noi mettiamo in discussione, una legge che in questo caso sta infierendo su una popolazione immigrata africana che non è nella criminalità: il povero diavolo che sta andando ad annaffiare i pomodori, quello che va a pulire il giardino del napoletano ricco che ha la villa, l’altra che va a fare assistenza. Gente che sta lavorando, che viene presa per strada o in casa e viene spedita nel paese di origine solo perché non ha il permesso di soggiorno. Questa cosa a noi sembra assolutamente ingiusta.

Gli obiettivi della comunità
comboniana

Siamo stati testimoni del rastrellamento di un palazzo, abbiamo parlato con quelli che dirigevano le operazioni e abbiamo capito che non c’era niente da fare, la cosa continuava. Allora abbiamo deciso una protesta plateale, davanti a questura e prefettura.
Siamo qui da mercoledì scorso, questo è il sesto giorno. Arrivati di mattina, ci siamo incatenati in due a una delle finestre inferriate. Siamo una comunità di 4 missionari comboniani, organizzati in modo che due si incatenavano e due favorivano il lavoro attorno. Abbiamo il sostegno del vescovo di Caserta, Monsignor Nogaro, col quale avevamo concordato la mossa. Poi ci sono altri religiosi che ci appoggiano, gli scouts, la Cgil, Emergency, qualche esponente politico, i ragazzi dei centri sociali.
Sabato mattina sono intervenuti 25 poliziotti con la presenza del questore e i pompieri, ed hanno tagliato dall’interno i lucchetti della catena e poi ci hanno obbligati ad andare via. Pensavano che saremmo andati a casa, invece ci siamo trasferiti di fronte alla questura dove ci siamo legati a un albero che è di fronte alla finestra del questore, così può vederci tutti i giorni.
I nostri obiettivi sono tre.
Il primo è la richiesta che cambi il metro d’approccio al problema, innanzitutto a Castelvolturno, cercando di calibrare gli obiettivi, nel senso che se devi cercare la criminalità non devi arrestare e mandar via gente innocente.
Il secondo è la costituzione di un tavolo di concertazione sulle problematiche legate all’immigrazione a Castelvolturno. Vorremmo far capire che gli immigrati non sono un problema ma una risorsa, e quindi non si può affrontare il problema immigrazione sempre solo con la repressione e la polizia. Bisogna trovare la strada perché la risorsa possa svilupparsi, crescere ed integrarsi. In vista di questo stiamo chiedendo la formazione di un tavolo di concertazione tra le varie istituzioni dello stato (comune, provincia, regione e stato nazionale) e tra le associazioni italiane e immigrate per affrontare insieme tutti i problemi.
Il terzo obiettivo riguarda la Bossi-Fini, e questo ci porta fuori dal nostro problema di Castelvolturno, perché quello che sta avvenendo è perché c’è una legge nazionale che permette di farlo. Finché non si arriva a toccare questa legge nazionale i problemi si ripeteranno. Quindi stiamo tentando di fare pressione e di ottenere appoggi, sia nel campo religioso che socio-politico, di persone e gruppi diversi, che vogliano dare un apporto per una possibile trasformazione di una legge Bossi-Fini che non garantisce i diritti della persona, che tratta l’immigrato come qualcuno che vale solo nella misura in cui produce soldi per l’Italia.
Ora ci si accorge che in molte zone d’Italia c’è bisogno degli immigrati, anche qui i datori di lavoro ne sentono il bisogno. In questi giorni ci sono manifestazioni della Coldiretti che reclama di avere campi seminati e aver bisogno nel giro di un mese di 4500 lavoratori e ne ha solo 1500 in regola. Per cui daranno lavoro a gente senza documenti, pagando di meno.

Repressione e allontanamento

C’è un personaggio a Castelvolturno che crea un grosso problema in questo campo, ed è il sindaco di Forza Italia, eletto con una campagna elettorale montata sulla lotta contro l’immigrazione. La sua posizione è: repressione e allontanamento. Ogni volta che proponiamo qualcosa per gli immigrati in paese, l’abbiamo come nemico. Qualunque cosa si faccia a livello di documenti, lavoro, casa, è negativa perché creare lavoro per gli immigrati farà aumentare gli immigrati in zona. Lui rifiuta qualsiasi appoggio economico anche esterno, ad esempio la regione Campania ha stanziato dei soldi per gli immigrati di Castelvolturno, ma sono rimasti lì perché il sindaco ha detto che non li vuole, per metterli nelle condizioni di andarsene. Con un’amministrazione di questo tipo è molto difficile un dialogo.

L’accoglienza basica della gente

La gente a Castelvolturno come in tutto il sud Italia ha un atteggiamento fondamentalmente accogliente, c’è un’accoglienza basica. Si lamentano, poi ti ospitano in casa e ti offrono da mangiare. Però è anche vero che Castelvolturno è un luogo dove vivono diverse centinaia di ragazze prostitute, 500/600, centinaia di spacciatori, e questo crea un ambiente sociale difficile, anche per gli italiani che devono vivere e tirar su dei figli. Per cui si crea un rapporto teso con tutta questa malavita, che, lo ripeto, è sostenuta e provocata dalla camorra. Ad esempio, so che le ragazze devono pagare un pizzo di circa duecentocinquanta euro alla camorra per avere il diritto di lavorare in strada, so che la droga che gli africani stanno vendendo è stata procurata dalla camorra. Per cui è vero che c’è una malavita nera, ma è anche vero che è una malavita sostenuta dai bianchi che dà ai neri la possibilità di portare avanti queste cose.
Delle forze dell’ordine che volessero toccare veramente la malavita in zona, non dovrebbero limitarsi a prendere il piccolo spacciatore africano, ma dovrebbero andare a cercare chi c’è dietro. Questo è il problema su cui non si fa molto, e ci si chiede fino a che punto è libera la struttura dello Stato di fronte alle forze camorristiche della zona.