Chi sono i giusti?

La relazione per essere tale deve essere libera da categorie religiose e politiche, solo così si può entrare nel flusso della Storia per cambiarla. Quello che dirò potrà servire alle persone che hanno degli incontri sporadici con altri mondi, altre culture o per coloro che hanno intenzione di averne.
Non amo usare le categorie comuni, che si usano normalmente anche tra i gruppi impegnati, di Nord e Sud in quanto sono categorie che stanno creando dei falsi pregiudizi sia per coloro che rimangono sempre al Nord sia per coloro che vivono al Sud.

Credo che queste coordinate geografiche, inventate dalla Storia, debbano essere superate al più presto e credo che la postmodernità, è un tempo favorevole per superare questa divisione dicotomica del mondo.

Non mi considero missionaria, non credo alla missione, non ci ho mai creduto, così come ricerco sui libri, osservando la natura, con lo stesso spirito mi sono recata in Bolivia: per ricercare, per capire. Ed è questo il motivo per cui ci vivo tuttora. Credo che tutti nel mondo dobbiamo cercare, considero la ricerca, questa attrazione verso quello che non sappiamo, quello che non capiamo, e tra quello che non capiamo ci sono tante  situazioni storiche di popoli o di alcune categorie di persone, considero questa parte fondamentale del mistero, per cui credo che ci sia sempre da ricercare.
Non mi considero missionaria, stando in Bolivia ho visto che l'evangelizzazione ha dato pochi benefici e ha causato molti danni, dobbiamo ripensare il modo di stare tra di noi, uomini, donne, popoli, umanità e natura in un altro modo.

Vorrei sintetizzare quello che per me significa questo continuo stare ad ascoltare altre persone altre mentalità. Se voi volevate sapere dei Quechua con cui io vivo era meglio ascoltare una persona di quella comunità, ma come accade spesso, non gli è stato dato il visto dall'Ambasciata italiana a La Paz per venire  in questo paese per quindici giorni.
Vorrei sintetizzare la relazione che si stabilisce con una persona che appartiene ad un altro mondo. La Bolivia ha una maggioranza indigena e da due anni e mezzo stiamo vivendo un processo politico interessante, differente, ma con molte difficoltà. In questi giorni le difficoltà sono aumentate perché la minoranza, che è quella che ha sempre gestito  il potere politico ed economico, non vuole entrare in questo processo di cambiamento. Lo dico anche se so che qualche notizia vi arriva, ma so anche che le agenzie che diffondono le notizie sono in mano a questi gruppi di potere, e quindi girano notizie false, dove si racconta di dittatura indigena, di disriminazione che gli indigeni fanno… è falso. Se c'è un governo capace di dialogo in questo momento è proprio il governo di Evo Morales.

Comincio riferendomi ad un passo di una novella che ho riportato più volte nei miei scritti, "la storia del re trasparente" della spagnola Rosa Montero, parla della situazione di una donna del Medio Evo dove dice così: "io sono donna e scrivo, sono plebea e so leggere. Mentre entrano nel castello questi uomini vestiti di metallo, questi soldati, mentre le altre donne pregano, io scrivo." A me questa espressione, questa immagine "io scrivo" mi pare rappresenti la forza dei popoli in questo momento. La capacità di riscrivere le cose in un altro modo. Se noi ascoltiamo le testimonianze, non dobbiamo raccogliere solo le testimonianze dei fatti che accadono in Asia, in Africa, in Bolivia, ma dobbiamo ascoltare il pensiero delle persone. Perché un popolo è un gruppo di persone che pensa  in un altro modo; una categoria di persone che usiamo definire "poveri" (ma è un etichetta che mi disturba), non è una categoria di destinati, è una categoria che pensa e che vive in un certo modo la storia e che si sforza per viverla in un altro modo.
Se devo qualcosa a questa mondo così differente da quello in cui sono nata è precisamente questa riscoperta della soggettività differente, questo modo di vivere la storia in modo differente, con lotte, con sofferenze, ma con molta dignità.
A me sembra che noi non siamo più chiamati a scambiarci delle cose, siamo chiamati in questo momento storico a scambiarci delle sapienze, dei modi di lettura differenti e su questo siamo davvero tutti uguali.
Il problema è che abbiamo dei pregiudizi in testa, anche noi che siamo più sensibili a certe problematiche, anche noi che lavoriamo da anni sul piano della giustizia, della pace, dell'ecologia. Siamo convinti di essere comunque noi i protagonisti, c'è invece un altro modo di dire la Storia.

Pensando al titolo della giornata "la terra fiorisce sotto il passo dei giusti" mi chiedevo cos'è la Giustizia e chi sono i giusti. Per parlare di queste cose bisogna liberare e liberarci di tutte le catogorie religiose. Io sono una suora domenicana, sono teologa,  sento molto clericalismo quando si utilizzano i concetti di povertà e di giustizia. Ma chi sono i giusti? I giusti, donne e uomini, sono probabilmente coloro che vogliono uscire da questa situazione di morte: sono bambini, sono giovani, sono coloro che vogliono studiare, sono coloro che cercano un equilibrio con la natura, sebbene la natura con loro molte volte è violenta, credo  che più che la giustizia espressa come un concetto che deve essere sempre benedetto da Dio, sia un parto storico. Credo molto alla giustizia affiancata dal diritto e da questa capacità di un gruppo umano di rifarsi delle leggi, di farsi dei cammini di relazioni differenti.
E questo si impara stando con questi soggetti.

Chi sono i giusti?
Voi vi siete dati il nome Macondo, riferendovi, credo, al romanzo di Marquez "Cent'anni di solitudine".  Macondo non è un posto idialliaco dove ci sono delle persone perfette, è un caos. C'è di tutto ed è tutto più grande, se conoscete i luoghi della Colombia sapete benissimo che la vegetazione esplode e le persone la riflettono, esplodono nei gesti, esplodono nei sogni.
Io credo che i giusti siano le persone reali della storia. Queste persone che esplodono nei loro sogni, che si sbagliano, che non appartengono a nessuna casta, ne' religiosa, ne' politica, ma che tutti i giorni cercano di inventare come poter vivere. Probabilmente sono le uniche che possono parlare di Giustizia perché sanno quanto costa vivere.
Allora lo scambio a questo livello è veramente uno scambio dsi sapienza ("che cosa dici tu?"), non è semplicemente lo scambio di aiuto, è uno scambio che ci costringe in certi momenti a restare in certi luoghi. Per me non è più bello stare in Bolivia o stare in Italia, io credo che sono belli tutti quei posti dove noi possiamo studiare la vita, a ricercare la vita. E' religioso tutto quello  che ricerca la profondità e la diversità della vita per poter cambiare. E quindi i soggetti sono infiniti, dalla natura ai generi alle culture.  Il concetto di popolo fa parte del sogno di maggioranza, cioè poter essere più gente possibile. Quando si parla di popolo non è un'utopia, è questo  sforzo, avere degli spazi aperti, questa mentalità aperta.

L'unica testimonianza che vi posso dare è questa: è possibile aprire la nostra mentalità, è possibile scambiarci le idee tra scienze differenti, io sono teologa, non posso conoscere solo la teologia, se sono antropologo non posso conoscere solo l'antropologia. E' importantissimo scambiarci gesti differenti fra i gesti differenti delle culture e questo fa popolo. Tutte queste realtà così marcate,  queste comunità così ristrette… pensavo stamattina all'immagine che noi abbiamo coltivato tanto della Trinità, non come popolo ma come famiglia mononucleare: Padre, Figlio e Spirito. Questo tipo d'immagine fa male perché Dio è più simile al popolo, ad una moltitudine che non si può nemmeno contare, come direbbe l'Apocalisse, di ogni lingua popolo, razza e nazione. Per cui, io credo che il sogno dello scambio, fa fiorire la terra, il sogno della diversità fa fiorire la terra. Ma i giusti non sono quelli che appartengono a delle categorie, anche se sono delle categorie che a me possono piacere perché affini alle mie idee politiche ecc…, i giusti  sono le donne e gli uomini, come in Cent'anni di solitudine, che conoscono questa solitudine e che per cent'anni o forse duemila anni hanno continuato a fare la storia in questa solitudine, giorno dopo giorno, lavorando o cercando lavoro.

Qui si parla dei passi dei giusti: chi sono? probabilmente sono coloro  che stanno in piedi ore e ore a fare la fila per avere un documento, per  avere un piatto di minestra nei campi profughi o per protestare o per bloccare le strade come facciamo in Bolivia. Questi sono i passi dei giusti. Gente che resta in piedi, giorno dopo giorno, che si alza tutti i giorni pensando che la storia  si può ancora cambiare. E noi scambiamo con loro queste cose, non scambiamo assolutamente delle dottrine o delle  utopie puramente settarie. In un bambino che fa fatica a vivere o che scrive solo su un pezzo di carta per una settimana perché non ha un quaderno, c'è tutto questo sforzo, questo è un giusto, perché ha voglia di crescere, ha voglia di studiare, ha voglia di imparare a leggere e a scrivere per poter dire, come la donna della novella,  "mentre gli altri pregano, io scrivo." E questa è la cosa più bella che possiamo fare tutti nel Nord e nel Sud. Non crediate che gli istruiti sappiano scrivere. In Italia dobbiamo impare di nuovo a scrivere: scrivere la politica, scrivere la religione, scrivere la natura, scriere la differenza dei generi, non possiamo pensare di saper scrivere solo perché siamo andati a scuola. Siamo ignoranti in questo senso, perché non possiamo più scrivere da soli la storia.
Io posso solo ringraziare la Bolivia, così come ringrazio tutti i popoli che ho conosciuto nei miei viaggi. Perché in ogni Continente ho incontrato persone che mentre gli altri pregano loro scrivono.


Spin di Romano d'Ezzelino 25 maggio 2008 – festa Macondo 2008