Contro la dittatura della stupidità: la rivolta degli asini.

Ho capito che il "che fare?" è un discorso antico, non lo poniamo adesso. Oggi si pone in modi nuovi, sono molto pessimista sullo stato del mondo, credo che siamo in una mutazione incompiuta, ancora travolgente, di cui ci rendiamo conto molto male… Metto le mani avanti, non sono un conferenziere, credo anche di non essere un buon intellettuale, non attribuisco a ciò che scrivo e a ciò che penso un grande valore; ho conosciuto nella mia vita moltissimi intellettuali e so fare il paragone.
Da me ascolterete delle riflessioni empiriche, ovvero quello che a 72  anni credo di aver capito essendo attivo nelle tematiche sociali, culturali e padagogiche da più di 50 anni, svolgendo la mia attività in paesi diversi, sempre legato con le basi mai con i vertici.

Ho capito che il "che fare?" è un discorso antico, non lo poniamo adesso. Oggi si pone in modi nuovi, sono molto pessimista sullo stato del mondo, credo che siamo in una mutazione incompiuta, ancora travolgente, di cui ci rendiamo conto molto male, perché avviene alle nostre spalle, sotto di noi, dentro di noi, al nostro interno, non solo mentale ma anche biologico. Quello che mangiamo è diverso da quello che mangiavamo, quello che respiriamo è diverso da quello che respiravamo. C'è un cambiamento che riguarda i singoli e il pianeta. È un'era nuova iniziata negli anni '70 che è ancora lungi dal compiersi, nella quale dobiamo cercare di sopravvivere e mantenere un po' di intelligenza, di capire quello che ci sta succedendo.  E su questo siamo messi male perché gli intellettuali, in quest'epoca storica, fanno un po' schifo, non pensano veramente, raccontano delle grandi banalità.
Conducendo una rivista da 15 anni, ricevo ogni settimana, dai 15 ai 20 volumi da vari editori e vi assicuro che è imbarazzante, costernante vedere il mare di banalità che si pubblicano. Anche gli intellettuali ormai  esprimono quattro concetti all'infinito: la mutazione, la globalizzazione… Sappiamo tutto, quelle quattro cose che c'erano da capire le abbiamo comprese. Sappiamo che l'automobile ci avvicina rapidamente verso la fine del mondo, che l'economia virtuale è un'enorme truffa della Finanza, che è la Finanza che domina il mondo. Mai l'economia è stata così importante come oggi, è il motivo della crisi che stiamo vivendo e di cui non sappiamo quali potranno essere gli esiti. E gli intellettuali sono lì che ci girano intorno, ci ragionano da sociologi, da filosofi, da economisti che cercano di spiegare una realtà in cui c'è ben poco da spiegare. Eppure la verità è banale. La verità è che negli anni '70 è stato sconfitto l'ultimo tentativo mondiale di cambiamento, e non mi riferisco solo al '68. Ha vinto il Capitale delle dittature, dei nuovi poteri economici e politici che si sono intrecciati in quest'epoca. L'idea di un mondo migliore è stata sconfitta e ne viviamo le conseguenze.

Prima degli anni '70 due veri intellettuali italiani, Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, fondatori della rivista 'Tempo presentÈ, due personaggi molto diversi tra loro, quasi contemporaneamente scrissero due articoli che affrontavano lo stesso tema: "che cosa rimane?" che fa a braccetto con il "che fare?" che ci chiediamo oggi.
Silone, tra i fondatori del PCI, tutt'altro che mite, era un duro, con la stoffa del leader politico, diceva che, a ben vedere, l'unica cosa che ci resta è il Padre Nostro, rimane affidarsi alla Provvidenza a qualcosa di superiore, la speranza che la storia possa riprendere, che ci aiuti a trovare nuova strade.
Chiaromonte, da laico antifascista, dice che rimane  il ricordo della dignità dell'uomo.
Che fare in una situazione contemporanea dove non si forma a ragionare, a osservare quello che sta accadendo, che cosa ci prospetta il mondo? C'è da annichilire.
Fino agli anni '70 potevamo pensare di avere la forza, le basi per cambiare il mondo, dalla fine degli anni '70 questa speranza non c'è più.
Oggi esiste una speranza generica, quella che un mondo migliore è possibile, ma come realizzarlo? Io credo che in rapporto a questo dobbiamo pensare alle nostre responsabilità. Credo che non ci siano innocenti oggi nel mondo, anche i più malandati del Terzo mondo sono complici di questa situazione. Perché una certa idea di progresso, una certa idea di democrazia, una certa idea di potere ha contagiato tutti.
Che cos'è successo in questi anni?
È successo che in Occidente la parola democrazia è diventata quasi una farsa. La democrazia è la dittatura delle maggioranze, ovvero la dittatura degli stupidi.
Un altro grande intellettuale, Bonhoeffer, negli ultimi giorni di carcere ha scritto qualcosa che ricorda il "che cosa rimane", si intitolava "10 anni dopo" riferendosi ai dieci anni dall'avvento di Hitler. In quello scritto dice che il problema vero che ci aspetta, il problema del futuro, è il problema degli stupidi.
E gli stupidi siamo noi che non reagiamo agli orrori della Storia in maniera sufficiente.
Diciamo i nostri no senza metterli in pratica in modo positivo.
Gli stupidi, secondo Bonhoeffer, sono coloro che credono di pensare  con la propria testa, mentre pensano quello che il Potere vuole che loro pensino. Aveva visto nella Germania hitleriana che la Chiesa, la scuola, i mass media interpretavano quello che Goebbels chiamava "giocare tutto intorno a un unico messaggio, un unico prodotto da offrire al popolo: Hitler". I Tedeschi credevano di pensare con la propria testa mentre erano tremendamente manipolati.
La cosa non è diversa nella democrazia, perché oggi in un paese come l'Italia si domina senza il bisogno di una dittatura come i vecchi hanno conosciuto, basta la televisione. Intendendo per televisione un certo sistema dell'informazione e del circuito delle idee. Il governo controllando il consenso, ottentendo il consenso delle maggioranze con la pubblicità, con la propaganda.  I mass media hanno un unico contenuto: questo è l'unico mondo possibile, questa è l'unica società in cui è possibile vivere. Nessuno ci dice che cambiando alcune cose in modo radicale forse si ottiene una società diversa.
Il Potere oggi è la Finanza, sono le grandi banche. Oggi hanno portato il mondo vicino al disastro. Negli USA se ne sono accorti e c'è stata una ribellione di massa contro questa manipolazione. In Italia non c'è stata e non ci sarà perché le basi della nostra democrazia sono molto fragili.

Godard negli anni '60 disse che il compito del cinema era di cercare le immagini necessarie e di liberarsi delle immagini superflue e dannose. Questo vale anche per la parola, per i suoni. Siamo inondati di rumori assurdi, dannosi che ci rendono isterici e stupidi. Il rumore di fondo è un'astuzia del Potere per renderci isterici e ci impedisce di pensare. Dobbiamo liberarci da parole inutili, da suoni inutili, da immagini inutili per pensare sulla nostra condizione, sulla nostra grandezza, su quello che possiamo essere o non essere. Ma questo tempo non ce l'abbiamo siamo sempre distratti, questa società vuole che noi non pensiamo.

Uno dei primi modi per ribellarci a questa società sarebbe quello di evitare le immagini superflue e dannose, le parole superflue e dannose. Impresa difficilissima. Qualche pensiero decente ancora lo si trova però è immerso dentro un flusso di idiozie, di insulti, di denunce.  Oggi tutti denunciano. Ma che cavolo denunciate? tiratevi su le maniche e contribuite a far cambiare le cose. Poi denuncia significa che la colpa  è sempre degli altri e noi non abbiamo alcuna responsabilità. Bisogna cominciare a dire ai vari Grillo, Travaglio, Di Pietro questo va bene quest'altro no, la denuncia da sola non ci basta e non ci importa. Denunciamo e guardiamo anche che cosa fate voi, guardiamo nelle vostre tasche, come vivete, che cosa consumate: che cosa denunciate se voi siete uguali agli altri?

Che fare diventa difficile in questa situazione. Credo comunque che ci siano alcune cose importanti da ribadire.
L'educazione è qualcosa di necessario e vivo in un momento in cui la morale e la cultura sono allo sfascio. Siamo sprovveduti, non produciamo una cultura all'altezza delle necessità e soprattutto non abbiamo una morale all'altezza delle necessità. Abbiamo una morale molto confusa.
Rocco Scotellaro, contadino e scrittore, è stato pure sindaco, figura mitica del meridionalismo del dopo guerra, scrisse un racconto intitolato "uno si distrae al bivio". Narra la storia di un giovane che a un bivio si distrae e prende la strada sbagliata. Una metafora su tutti noi. Siamo continuamente di fronte a dei bivi, ma se imbocchiamo la via sbagliata al bivio successivo non abbiamo la possibilità di tornare indietro e se pigliamo ancora la via sbagliata finiamo nel disastro. La distrazione, il non pensiero è la nostra maggiore colpa.
Il "che fare?" oggi è estremamente limitato, però c'è un enorme campo dove intervenire: credo che l'educazione sia viva mentre la politica è morta e farla rinascere dall'interno (come sta tentando di fare molta Sinistra) non sia possibile.  Hannah Arendt diceva, dopo la delusione di Kennedy, "dall'interno del Potere non si vede più com'è il mondo".
Credo che questo sia vero sia per i nostri politici, sia per i nostri intellettuali. Dentro il meccanismo del Potere non si vede più come va il mondo fuori.

Io credo che sia più che mai un problema di maggioranze e di minoranze.
Le maggioranze sono composte soprattutto da stupidi, noi siamo stupidi. Una parte di me fa parte delle logiche della maggioranza, mentre una parte reagisce, vuole essere qualcos'altro. Siamo stupidi perché non abbiamo quella capacità, forza, voglia, di capire il mondo e di mettersi in gioco per cambiarlo, per proporre, per lottare per dei cambiamenti. A partire da questa coscienza, per forza di cose minoritaria, che si può ripartire.
Questo paese ha bisogno di minoranze attive, tenaci che propongono, che disturbano, che creano inquietudine negli altri, che cercano di mettere in crisi un meccanismo e propongono strade nuove, in legame strettissimo tra teoria e pratica.
Noi siamo molto complici e molto vili perché ci accontentiamo del mugugno, della nostra capacità di essere più bravi degli altri, di non rubare, di far bene il nostro mestiere, di rispettare il prossimo, l'ambiente ecc… Ma facciamo molto poco perché questa diversità diventi diversità attiva, possa muovere il mondo che ci circonda, possa rompere dei meccanismi, aprire nuova strade.
Siamo inferiori ai compiti che dovremmo avere, in quest'epoca storica molto più gravosi, molto più importanti che in passato, proprio perché oggi è messo in forse il destino dell'umanità.
In un momento in cui ci sono 30-40 paesi che hanno l'atomica, prima o poi uno sconsiderato che la lancia lo si trova. E da lì partono dei meccanismi terrificanti che possono vermante portare alla fine del mondo.
La letteratura di questi ultimi anni è la letteratura della sopravvivenza. I grandi romanzi che ci vengono proposti, sono fatti per il non pensiero e per una consolazione collettiva, scritti dalla piccola borghesia planetaria, che scrive romanzi interetnici, consolatori, buonisti, con gli aquiloni, i bambini buoni, con gli eroi…
La letteratura seria oggi si interroga sulla sopravvivenza, di quello che succederà dopo la fine del mondo, la letteratura di fantascienza si è interrogata su questo. Già che questo tema colpisca tanto i nostri pensieri, il nostro immaginario, è un segno dei tempi. Tutti abbiamo paura del futuro. Gli psicanalisti dicono che i nostri sogni sono enormemente cambiati, non sognamo più come 50 anni fa. Sono sogni molto più di morte che di vita. Nella nostra epoca l'istinto di morte supera l'istinto di vita. Come difendersi diventa gravoso.

Servono minoranze che danno l'esempio, creino cunei di contraddizione all'interno di una società.
Le  minoranze non possono essere semplicemente minoranze etniche, religiose o sessuali. Non c'è nessun merito nel nascere maschio o femmina, etero o omossessuale, protestante o mussulmano, è solo un dato di fatto, il merito sta in quello che noi facciamo.
Minoranze etiche, motivate da valori forse poco definibili. Che poi i valori sono: il Bello, il Vero e il Giusto.
Forse il Bello è scomparso dal senso comune, ma anche il più feroce dei criminali  sa riconoscere il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto. Il bello e il brutto non lo sappiamo più definire forse perché, a forza di mangiare merda, alla fine ci piace pure.
Minoranze etiche che sanno dire no. Ma questo no su che cosa dobbiamo basarlo? Qui si apre un grande discorso sulla violenza e nonviolenza.
Io sono cresciuto con Capitini e con i gruppi nonviolenti, negli anni '60 ho vissuto la mia ventata marxista-operaista, poi sono approdato su altre posizioni, anche critiche verso i nonviolenti, in quanto è diventato spesso un modo per salvarsi l'anima a basso costo.
Nonviolenza è la traduzione della parola ahimsa di Gandhi, che è una parola attiva, da noi non-violenza è già una negazione. Infatti Capitini aveva proposto di scriverla nonviolenza, tutta attaccata, per darle un valore attivo.
La nonviolenza, nel pensiero di Gandhi è costituita da tre parti:
– non fare il male;
– non dire menzogne;
– la non collaborazione.
La non collaborazione in termini politici si chiamma disobbedienza civile. La disobbedienza è civile in quanto si assume tutte le responsabilità dell'essere disobbedienti.
Non rispetto questa legge perché la considero sbagliata, ma non mi metto contro la società e contro il mondo, non la rispetto perché voglio che venga cambiata, e sono pronto ad assumermi tutte le responsabilità nel violarla. E mi attiverò per far conoscere questa mia non accettazione.
Capitini diceva che il punto di partenza è una ribellione individuale verso quello che del mondo non ci piace.
Il punto di arrivo è la Omnicrazia, il governo di tutti.

Ho frequentato dei collaboratori della rivista 'Lo straniero' che a Roma hanno avviato una scuola di lingua italiana per immigrati, quasi tutti dei rifugiati politici del Darfur, dell'Etiopia, dell'Eritrea.
Questi Africani hanno voluto commemorare coloro che sono morti nella traversata del deserto libico o del mare mediterraneo, scandalizzati dal fatto che gli Italiani piangessero i morti del terremoto in Abruzzo, ma erano indifferenti alle morti dei loro connazionali.
Ed è così, fingiamo che ci importi qualcosa, ma in realtà  non riusciamo a identificarci con gli altri.
Perchè abbiamo pianto commossi i morti dell'Aquila? Perché in loro ci identifichiamo, ci assomigliano, sono famiglie come la nostra, mentre nei 14.000 Africani morti nella traversata non ci identifichiamo.
Ma dobbiamo imparare che in questo mondo che la tecnologia ha reso sempre più piccolo siamo fratelli tutti.
Un matematico ha elaborato il quinto grado di separazione. Tra due persone del pianeta intercorrono al massimo  cinque gradi di separazione. Io ho avuto a che fare con te, tramite te ho avuto a che fare con tua nonna, con una persona a cui ha stretto la mano ecc… Io ho conosciuto persone che hanno conosciuto Gandhi, quindi tra me e Gandhi c'è solo un grado di separazione.
Questo  cambia fortemente lo stato delle cose e deve cambiare il nostro atteggiamento nei confronti del prossimo. Il nostro prossimo sono tutti.

"Au Hazard Balthazar" è un film che assomiglia al "Vangelo secondo Matteo" di Pasolini. È il film sul calvario di un asino, una chiara metafora  su Gesù.
L'asino è una figura che si presta a molte letture: i detrattori del Cristianesimo disegnavano sui muri di Roma un asino crocefisso; l'asino è legato alla fatica della vita contadina, è la metafora del contadino. È l'animale paziente e testardo da cui si può ricavare un esempio di virtù che potrebbero andare bene per il mondo.
Da noi è una specie protetta, ma in Oriente e in Medio Oriente è ancora un animale fondamentale, importante per l'economia.
Da noi non c'è più e potrebbe farci pensare a quell'animale che potrà non esserci più: noi. Per questo Darwin è tornato contemporaneo.
C'è un bisogno di religione che si esprime anche in forme parodistiche, narcisitiche come la New Age.
All'inizio del '900 Freud aveva affermato che alla fine del '900 nessuno avrebbe più parlato di religione, la possibilità dell'uomo di liberarsi attraverso la Scienza, sul piano collettivo attraverso il Socialismo e la Democrazia, sul piano privato attraverso la psicanalisi, avrebbero preso il sopravvento.
Perché invece alla fine del '900 la religione ha trionfato?
Perché l'uomo si sente sempre più fragile, solo, condizionato e anche per la situazione epocale che stiamo vivendo.
Sono successe cose enormi in questi 20 anni, il mondo è  cambiato radicalmente, viviamo in un mondo nuovo, terribile, che richiede nuovi modi di reagire, richiede un nuovo coraggio, un nuovo mettersi in gioco e anche un nuovo entusiasmo.

17/04/2009 Bassano del Grappa. Testo non rivisto dal relatore.