Cosa è nato dalla marcia della Pace Perugia-Assisi

Il 14 ottobre 2001 si è svolta la marcia per la Pace Perugia-Assisi.
Coperta da polemiche alimentate dai media e dai politici, favorevoli alla guerra, infastiditi dall’evento che dimostra che in Italia c’è un cospicuo numero di persone che comunque alla guerra dice no, la marcia ha posto le basi per una nuova azione del "movimento dei movimenti". Il 14 ottobre scorso, sotto il caldo sole della collina umbra, trecentomila persone si sono incontrate per intraprendere assieme la faticosa marcia per la Pace con arrivo ad Assisi.
Quest’anno la spinta che portava a partecipare non era solo per ribadire che la guerra non crea giustizia o risolve i problemi del pianeta e che tra i maggiori problemi da risolvere troviamo "cibo, acqua e lavoro per tutti", ma portava in sé la sfida e la rabbia che i potenti e i loro lacchè dimostrano verso questo nuovo movimento.
Verso costoro dobbiamo spendere due parole. La prima e l’ultima. Non credo meritino troppa attenzione persi come sono nel parlarsi addosso per proteggere il loro scranno. Dispiace, questo si. Dispiace vedere dei nani che si atteggiano a giganti, dispiace vedere delle intelligenze fagocitate dal turbinìo degli interessi e degli equilibrismi, tesi solo a rincorrere il proprio prestigio e il proprio potere.
Domenica si sono viste due marce: quella effettiva di chi vi ha partecipato, e quella di chi doveva difendere un potere.
Alla prima vi hanno partecipato tutte le anime del cosidetto "movimento dei movimenti", alla seconda coloro che non hanno capito assolutamente nulla di esso.
Cioè i politici e cronisti che alla marcia hanno partecipato per qualche chilometro, hanno lasciato e raccolto le dichiarazioni del caso e se ne sono andati: i politici fieri dello spazio strappato ai media, i giornalisti appagati del materiale che consentirà loro di assolvere al dovere di dare una "corretta" informazione via etere o sulla stampa.
Le informazioni date al Paese riferivano che non ci sono stati incidenti (forse per intercessione di San Francesco e Santa Chiara), che i dimostranti andavano dai centocinquantamila ai duecentomila, che tuttavia erano, secondo D’Alema (DS) guidati da Rifondazione Comunista, per questo era stato fischiato. Affermazione che ha trovato come alleato La Russa (AN) il quale, da Roma, ha rincarato la dose affermando che il movimento è manipolato da Casarini (leader dei Centri Sociali del Nord Est) e da Agnoletto (leader del Genoa Social Forum), trovando così un momento di unità nazionale tra Centrodestra e Centrosinistra nel definire, in pratica, i trecentomila partecipanti alla marcia un’accozzaglia di deficienti.
E D’Alema ha richiamato all’ordine anche Verdi e Comunisti Italiani che hanno aderito alla marcia e non hanno votato in Parlamento la mozione interventista dell’Ulivo, affermando che un tale comportamento "fa il gioco della destra". Insomma il problema non sono le vite della gente afgana, ma il Potere da riconquistare.

Allontanate le comparse dei politici, atto liberatorio come il sollievo che si prova ai piedi dopo aver tolto delle scarpe strette, il movimento, quel movimento di donne e uomini che credono nella Pace e nella Giustizia, che riconoscono nell’Altro se stesso e non un terrorista, ha percorso la distanza che lo divideva da Assisi sotto un tardo sole estivo che batteva insistentemente sugli slogan, sui canti e sulle musiche.
Noi, che quei chilometri ce li siamo percorsi tutti, sappiamo cos’è accaduto a noi stessi e a coloro che ci precedevano e ci seguivano. Era un’atmosfera diversa, lontana dalle manifestazioni di dieci anni fa, dove il camminare a fianco a fianco di persone con estrazioni culturali e politiche diverse strideva, dove si marcavano i distinguo, il non voler mischiare un gruppo con un altro: una forzata coesistenza.
Questa forzata coesistenza sta venendo meno. E questo è dovuto senza dubbio alla freschezza delle nuove generazioni che non sono cresciute, come chi scrive, nello scontro fra ideologie e religioni, nella logica "se non sei con me, sei con gli altri". Una logica stupida e sterile ancora viva nel signor Bush.
Il movimento si è rafforzato, grazie anche al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, ha capito che convogliando le diverse fedi e provenienze culturali verso il comune obiettivo della Giustizia e della Pace, si può trovare coesione e una forza tale che può portare a ripensare il Mondo e a ricostruirlo.
Alla Perugia-Assisi è accaduto quello che accade quando un cuoco rompe un uovo: un colpo secco sul bordo della padella, il guscio rotto in due libera tuorlo e albume e l’uovo si espande nella padella. Ora il movimento si è dato da sé il colpo sul bordo della padella e da quel momento ha capito che non può più tornare indietro: deve espandersi, coinvolgere, costruire. Non è più possibile chiudersi nel guscio.
E localmente ognuno continuerà a proporre le proprie iniziative di solidarietà e di sensibilizzazione, altre se ne aggiungeranno, anche coinvolgendo più gruppi, con entusiasmo e speranza. Saremo tra la gente a spiegare i meccanismi perversi del nostro benessere; di come le guerre si combattono su due fronti: quello del terreno e quello dell’informazione manipolata; di quante ingiustizie piagano i popoli della Terra; che le risorse della Terra non sono illimitate e un triste giorno ci ritroveremo a recitare il mea culpa per il loro esaurimento; di come, riequilibrando le ricchezze, rispettando popoli e ambiente, è possibile vivere bene tutti.
Dall’altro lato avremo i politici, chiusi nei loro bei palazzi affrescati, seduti composti tra statue e marmi, davanti ad una platea di porporati, di divise cariche di medaglie, di industriali che danno lavoro, a raccontarsi il nulla davanti alle telecamere per non alterare i delicati equilibri che consentono loro di mantenere e servire un Potere. E se, di tanto in tanto volgeranno lo sguardo verso questo movimento, lo scherniranno. E non riusciranno a tradurre con parole appropriate, quello che facciamo, perché è fuori dalla loro quotidianità: noi facciamo Politica, costruiamo il Futuro.