Costruire la felicità. Di ritorno da Porto Alegre

"Quale altro?" Chiese Alejandro di sette anni alla mamma che lo teneva per mano, "è così grande questo, ci sono alberi, animali, fiori, montagne, fiumi, nuvole e vento, gelati? Perchè un altro, che significa un altro?" "Un mondo in cui tutti i bimbi abbiano una mamma ed un papà ed un amico per giocare" rispose la mamma.


"Ma nella parte più intima,
appartengo più alle cinciallegre
che ai compagni"
Rosa Luxemburg

Arrivo dal caldo equatoriale di Santarem del Parà e dunque l’impatto climatico è dolce. La città di Porto Alegre è grande e si estende verso il mare e si ferma ai piedi di una corona di montagne non alte.

Sono qui giunti nella capitale di Rio Grande Do Sul da tutto il mondo, ma in particolare dal Brasile, America Latina, e pure dalla Europa migliaia e migliaia di persone, uomini e donne, si sono distribuiti nella città ed in particolare nei cinque punti della città allestiti per il Forum Social Mundial, senza fermarsi in un luogo preciso, muovendosi a seconda delle attività programmate nei vari luoghi di incontro con tavole rotonde illustrate da nomi di prestigio, laboratori gestiti da piccoli gruppi, cinema, teatro, musica concerto, e intervalli musicali tra un’attività ed un’altra.

Molti, alcuni noti, altri meno noti i personaggi che hanno parlato nei vari incontri. Uomini e donne di provenienza culturale, sociale, politica, geografica diversa.

Ricorderò solo alcuni nomi che certo non coprono il ventaglio, l’iride di colori e di opinioni che hanno illuminato e dato respiro al grande incontro. Sulla crisi del sistema economico e finanziario: Susan George, Osvaldo Martinez (Cuba), sulla pace e sui valori morali: il teologo Leonardo Boff, lo scrittore Edoardo Galeano; sui diritti e le diversità Bonaventura Souza Santos (Portogallo) Vieira (Portogallo); sui meccanismi di potere e della economia: Chomsky, sulla omologazione dell’immaginario: i registi F.Maselli e Solanas, e poi Raji Sourani (Palestina), Eugenio Bucci (sulla comunicazione) e ancora Josè Genoino, Blanca Chancosa indigena dell’Equador, e un’altra Susan George (Filippine).

Nei luoghi di incontro campeggiava l’immagine del mondo sostenuto da mani diverse che lo sollevano verso l’alto, e la scritta: um outro mundo è possivel, un altro mondo è possibile.

"Quale altro?" Chiese Alejandro di sette anni alla mamma che lo teneva per mano, "è così grande questo, ci sono alberi, animali, fiori, montagne, fiumi, nuvole e vento, gelati? Perchè un altro, che significa un altro?" "Un mondo in cui tutti i bimbi abbiano una mamma ed un papà ed un amico per giocare" rispose la mamma.
"Io ho un’amica, disse Alejandro." "Un mondo di giustizia e di pace, di equa distribuzione delle risorse, dove sia garantita per tutti e per ciascuno una vita umana dignitosa e pacifica."

Quando il Movimento per un nuovo mondo possibile mosse i primi passi e si ritrovò a Porto Alegre, dissero che erano matti e di sinistra; oggi il movimento attraversa persone e gruppi di estrazione, di religione, di lingua e di origine diverse.

Tutti protestano contro il pensiero unico, contro l’omologazione delle culture e dei linguaggi, contro la guerra, contro il fondo monetario internazionale FMI, contro la peste della disperazione, contro la fame.

Sabato 25 gennaio entro e mi fermo ai Magazzini (Armagems) del porto di Porto Alegre; in una delle sale c’è una tavola rotonda che raccoglie i Rebeldes, i disobbedienti. Mi ci ha portato Morgante, che è qui da qualche giorno, e mi fa da guida in una città che io non imparerò a percorrere.
Davanti a me siede una signora, si gira e mi chiede cosa significhi "pensiero unico" visto che in casa sua ciascuno va per conto suo e tutti si vogliono bene, e la più piccola litiga sempre con il babbo anche se ogni sera vuole il bacio della buona notte.

Provo a rispondere, anche se un vicino mi richiama al silenzio, ed a tratti vuole suggerirmi la sua definizione di pensiero unico.

"Lasciare che le cose seguano il loro corso, lasciare che gli uomini del commercio agiscano senza limiti, lasciare che il danaro vada dove i vantaggi sono piú alti e far sì che il potere pubblico sia sostituito dal privato: e che la finanza non abbia controllo alcuno. Questa puó essere la descrizione del pensiero unico".

Al Forum si analizzano le conseguenze del Neoliberismo, della globalizzazone, che rappresentano poi il pensiero unico dominante, se ne evidenziano le piaghe, se ne stigmatizzano gli orrori, che sono la fame, la guerra.

E si punta il dito contro uno degli strumenti del Neoliberismo, il Fondo Monetario Internazionale, che difende gli interessi dei creditori fino a chiudere gli occhi sui diritti dei debitori e sulla loro condizione umana.

E quando vengono pronunciate le parole guerra, pace, FMI, Bush, Iraq, Afganistán, Lula, ALCA, tutto il popolo dei convenuti si agita sugli spalti del Gigantinho, agitano le bandiere, battono le mani, fischiano.

Contro l’omologazione vestono in mille modi, indossano maglie colorate, con il logo o senza, per ricordare e per confermare una loro appartenenza e diversità.

Si diramano poi nelle aule che contengono cinquanta cento persone per discutere argomenti vari tra cui emergono la democrazia, i diritti umani, la nuova economia, la fame e la guerra, la comunicazione, i media, le diversità; e si distribuiscono nelle sale per discutere dentro nelle oficinas, raccogliendo opinioni, suggerimenti, dibattiti, dialoghi in cui entra la pedagogía di Paulo Freire, in cui avverti il clima della scuola-famiglia, in cui senti la coscienza della democrazia partecipativa.

E intanto che si conclude un incontro, una tavola rotonda, sul palco suona una musica sempre nuova. e quando venerdì 24 gennaio sulla spianata di Por do Sol arriva il presidente del Brasile Luis Inacio Lula Da Silva tutta la moltitudine del Forum corre sugli autobús, sui taxi, a piedi,in anticipo, per tempo, in ritardo per ascoltare quello che viene avvertito come una nuova speranza e come il frutto del clima che si respira nel Forum e che il forum comunica.

E tutti ascoltano con lo sguardo teso, con le braccia acclamanti le parole di Lula, che poi partirà per Davos, al convengo dei grandi per pronunciare una parola di pace, una dichiarazione di guerra alla fame nel mondo.

E la presenza di Lula aleggia anche nei giorni seguenti, come pegno e come impegno di una speranza nuova. Con Lula si sente la presenza del Brasile coi suoi problemi e le sue speranze, che si concretizzano in una presenza massiccia, ben più numerosa degli anni precedenti. e vengono da ogni dove e da ogni ceto. e sono presenti anche gli abitanti delle favelas, con i loro sogni e le loro speranze e la loro meraviglia in un clima festoso e pieno di
colori.

E la sera nel grande Accampamento che la Minicipalità di Porto Alegre ha predisposto e che raccoglie i molti giovani del Forum continua la discussione, e batte la musica fino alla madrugada, fino all’alba, fino alla fine della notte che è notte di amore e di trepidazione.

L’evento che si è trasformato in un grande incontro si conclude il giorno 28 di gennaio con alcune dichiarazioni generali che ribadiscono il no alla guerra, al FMI, alla fame; e si ribadisce la volontà di modificare l’attuale condizione degli uomini.

Il cambiamento puó nascere solo in una nuova coscienza che rifiuta gli effetti deleteri del progresso, non si alimenta nei partiti che si affrettano e puntano soprattutto al potere, che pur resta una grande questione, ma nella forza di quanti desiderano che la vita di ciascuno e di tutti abbia a trovare nel mondo un nido di accoglienza ed una palestra
creativa e solidale

Il prossimo anno 2004 il Forum si trasferisce in India per dare modo ad altri popoli e culture di essere presenti, con il loro pensiero e sentimento, con i loro progetti e la loro volontà.

Quest’anno si avvertiva una forte presenza del Brasile, ancora entusiasta della vittoria di Lula, presidente che proviene dal popolo, dal mondo del lavoro.

Il movimento che nasce a Porto Alegre può alimentarsi solo se resta aperto ai segnali di speranza che nascono nei numerosi punti della terra.
Se diventa patrimonio di un luogo per quanto attivo e privilegiato rischia di prendere i colori di quel luogo e di dimenticare il motivo della sua nascita, che è quello di alimentare la speranza dei molti, la speranza di un’alternativa possibile, nel rispetto delle culture e della diversità.

Un outro mundo è possivel, un altro mondo è possibile diceva la grande scritta del Forum.

I giornali continuano a chiedere più concretezza, quasi che un movimento abbia organismi esecutivi e decisionali propri dei governi e dei partiti.

È camminando che si apre il cammino e sgorga l’acqua delle sorgenti e cresce l’erba nel deserto

Articolo scritto per L’Altrapagina