Cronaca dalla sede nazionale

7 novembre 2000 ­ Olmo di Maerne (Ve). Su invito del dottor Gianfranco Trabuio, Giuseppe si imbarca per andare sotto l’Olmo di Maerne a parlare di un tema antico come il padre nostro: “Rimetti i nostri debiti”; e forse più antico; che prende spunto dal Giubileo, la lunga tromba che suona a raccolta; e raduna le prime foglie d’autunno presso il campo dei morti; o forse raccoglie la speranza di popoli oppressi, o suona perché qualcuno ascolti il monito perché possa respirare l’economia dei paesi poveri, perché abbiano a raccogliere il fieno sul campo e non lo bruci “l’usura” di chi vuol comprarsi l’ultimo attico, o pagarsi l’ultima “dolce” preda. Il pubblico ha seguito con interesse, per nulla infastidito dalla tromba del Giubileo, quella antica.

9 novembre 2000 ­ Riccione (Rn). La Parrocchia di San Lorenzo invita Giuseppe dietro la sollecitazione di don Tarcisio che gli ricorda nella e­lettera (e mail) di aver invitato anche il dottor Marco Temellini (che poi è andato a salutare l’illustre amico) a parlare del “Giubileo nel Sud del Mondo”. Oggi se vogliamo dare una definizione di uomo, diremmo che è sedentario, pubblicitario e virtuale; arrivati a fine anno tutti vogliono sentire e discutere del Giubileo; il suo significato, la portata; e che cosa ha significato quello dei Giovani a Tor Vergata. Numeroso il pubblico, sensibile alle tematiche ed alla voce ridondante dell’ospite conferenziere.

11 novembre 2000 ­ Roma. La città degli Imperatori, dei Papi; chissà se negli altri pianeti, tra le altre costellazioni, c’è una città con la fontana del Tritone, o di Trevi, magari con un film de “La dolce vita”, o chissà come la chiamano là; di Fellini che manda messaggi dalla Luna o da altrove; che poi i morti chi li trattiene più, quando volano oltre le stelle; ma ci mettono il loro tempo ad arrivare. Giuseppe ha incontrato Bruno, Donato, Angela, Stefania e gli altri del gruppo di Taranto che studiano a Roma, nelle case dei principi e dei duchi; e delle guardie svizzere e del Belli, e di Pasquino e di Lucrezia. Insieme hanno ripreso i fili della formazione, che si costruisce a partire dalle sponde del biondo Tevere e si aggrega sul mare della Magna Grecia. La formazione che ha un’anima ed uno spirito si aggrega dove spuntano zazzere e chiome.

13 novembre 2000 ­ Mira (Ve). Dietro invito della Cooperativa Olivotti, Giuseppe si incontra con la comunità di inserimento; l’affetto ormai li lega da lunga data; l’invito è solo un pretesto per riprendere un filo, che si perde nei meandri del labirinto, ma che spunta subito sulle ali di Dedalo e Icaro; e si sciolgono le vele al sole; spirano i venti di tramontana e portano al cronista le notizie del passato presente: recuperare la stima di se stessi; conquistare la libertà, anche se qualche casa la distribuisce, o afferma di aprirne prodiga le porte e generosa; libertade ch’è si cara come sa chi per lei vita rifiuta.

18 novembre 2000 ­ Roma. Arrivano in Italia Michel e Colette, i clochard; viaggeranno per l’Italia ad incontrare gruppi ed amici, che li hanno invitati per conoscere meglio la loro vita ed il significato della loro proposta di umanità e tenerezza. Saranno ospiti a Taranto di Angelica Sansone; poi a San Giovanni in Marignano nella parrocchia di don Piero Battistini; a Rimini con il sindacato delle costruzioni; ancora a Venezia, a Roma con Mario, a Pesaro da Patrizia, a Siena accompagnati da Egidio, a Genova presso don Gallo, a Bergamo, a Torino e poi finalmente a Nervesa della Battaglia, di cui posso dire qualcosa di persona; che la toponomastica è suggestiva; e ti avvicini un poco titubante… alla battaglia; anche se Luigi di Condé dormì tranquillo quella notte prima del combattimento; ma erano altri tempi; e pur era il secolo di ferro. In tutti questi incontri, con un pubblico che si alternava per composizione chimica culturale e per quantità, ritornava sempre nuovo e suggestivo il motivo della scelta di Michel e Colette di vivere con gli ultimi, anzi con quelli che sono sempre dietro le file dovunque; e scompaiono nella notte a cercare dove dormire: i barboni, i Clochard. Ad ogni incontro, pur con gli intoppi e le sorprese che ogni accostamento comporta, sempre ritorna di quella scelta il non senso, che forse è anche il non senso di Dio.

19 novembre 2000 ­ Zona imprecisata del globo terraqueo. Farinelli si incontra con il gruppo della San Martino formato da Giorgio, Sonia, Andrea, Ivana, Ilenia e Roberto, per analizzare le linee di comportamento e di azione.
Bassano. Nello stesso giorno Federica Battocchio sposa Luigi, alla presenza del reverendo signore Giuseppe, e dei genitori di cui ricordiamo in particolare Bruno, che tante volte avrete visto sfuggente, con la macchina fotografica, a fermare le immagini delle ricorrenti manifestazione di Macondo; magari folgorati dal suo flash scrosciante e allucinato. Che poi ti trovi allampanato e fotogenico su carta trilucente. Tanti auguri, agli sposi giovani, d’amore e di vita.

21 novembre 2000 ­ Venezia. Ritorna il nostro caro amico Edillberto, che si ferma per qualche tempo alla scuola di Etica Economia, per rinfrancare gli animi dei brasiliani che sono scesi in Italia per fare uno stage di nove mesi e rientrare nel loro paese a lavorare ed organizzare un’attività sociale, produttiva di ricchezza e speranza. Resterà in Italia solo una settimana con un programma intenso di incontri con il gruppo brasiliano, perché riprenda il filo delle motivazioni che li ha condotti in Italia e costruisca un percorso paziente ed operoso.

25/26 novembre 2000 Tencarola (Pd). Convocazione di quanti hanno partecipato ai campi estivi e oltre; attorno al tema irriverente: “Siamo tutti bastardi” che pare sia diventato una qualifica, anziché un’ingiuria, come direbbe il Verga, di provata memoria. Nel tema si sono cimentati don Achille Rossi che proviene da Città di Castello (Perugia) e Roberto Berton, proveniente da Mestre.
Il pubblico ondivago (tra le settanta e ottanta persone) ha seguito con interesse, disperso nel labirinto del vecchio seminario, un gigante addormentato, con braccia pendule e gangli enormi. Achille parla del mito, della sua funzione, che induce e soddisfare bisogni quantitativi che non producono relazione, perché non hanno radice dentro, ma si propagano nella funzione del sistema, ci coinvolge e ci illude. Come procedere alla demitizzazione? Scoprendo che, in un orizzonte di libertà senza limite, il primo passo verso la liberazione è la legge, la norma, che garantisce lo spazio di vita di ciascuno di fronte al mostro, che è il funzionamento del sistema. Stretti in una sala rettangolare, ricavata all’interno di un braccio pendulo, i convocati convenuti si disponevano ad armeggiare contro il mitico onnipresente onnivoro.
Berton parte da Sarajevo per offrire un modello di convivenza non fondato sul buonismo, ma sulla distinzioni dei ruoli e delle funzioni. Sarajevo era la città in cui i culti delle tre grandi religioni erano separati, la cultura accomunava solo nei livelli alti dell’università, ed infine città in cui tutti si ritrovavano e si incontravano nei servizi che la città offriva, dall’asilo, alla scuola, all’ospedale, ai trasporti e così via fino alla distribuzione; perché la dichiarazione dei diritti si fonda sulla dignità dell’uomo e non nell’appartenenza ad una religione. Per questo è pericoloso parlare di identità religiosa; e dalla religione costruire la città è un progetto pericoloso e mortale.
Alla sera in quel di Mussolente alcuni amici si incontrano a cena con padre Edilberto, che riparte per il Brasile. L’idea è partita da Meridio e Guglielmini che hanno un lungo e proficuo rapporto di amicizia e solidarietà con Edilberto.

2 dicembre 2000 ­ Bassano del Grappa (Vi). Mosé e Sonia convolano a nozze.
La sposa vestita di bianco; lo sposo emozionato consegna alla sposa il suo impegno di amore e fedeltà; che la sposa conferma e ricambia; mentre il coro canta e sorride alla festa; il sacerdote asperge gli anelli, e conferma il patto di fedeltà e d’amore; e qualche spirito sospira il suo giorno, che aspetta e allega tra i suoi propositi. Il rito si è protratto nel tempo secondo i ritmi del sentimento, che non conosce ostacoli. Evviva, gridavano dal coro; evviva cinguettò una bimba vestita di bianco e di rosa.
Monastier (Tv). Nello stesso giorno Giorgio Daniel organizza una mostra ed una festa per un progetto di solidarietà con gli amici del Brasile.

4 dicembre 2000 ­ Pezzoli (Ro). Intervista di Giuseppe a Piero Pelù. Nell’intervista vengono affrontati i temi dell’interiorità, schiacciata spesso dall’enfasi dell’esteriorità; la funzione dell’artista che lancia il grido contro l’omologazione; il ritorno delle paure collettive accanto al rispetto dell’altro. E forse l’immagine di un dio che, tu noi prendiamo per mano a camminare sui marciapiedi, e nei fossati della vita e della morte. La sala era gremita all’inverosimile.
Padova Fiere, Sala Carraresi. All’interno della giornata di apertura dell’anno internazionale dei Volontari, indetto dalle Nazioni Unite, che aveva per tema “Volontari, anima della società” è intervenuto Giovanni Realdi, neolaureando, obiettore di coscienza Caritas presso il progetto Miriam, per esporre la sua esperienza ed il significato di anima, anche se forse era meglio quello di animo, visto che anima ha un’accezione più passiva, mentre animo indica lo stimolo creativo a non fermarsi di fronte al dato, per scoprire la strada del possibile umano. Un poco emozionato il relatore testimone ha lanciato un sasso nello stagno per allargare il cerchio e richiamare il simbolo politico e terrestre del volontariato; non fine a se stesso ma freccia che va oltre.

8 dicembre 2000 ­ Piovene Rocchette (Vi). Come ogni anno, un gruppo di famiglie che fa riferimento a Vittorino, Bertilla, Daniela ha convocato Giuseppe a parlare di “Multiculturalità ed interreligiosità”; la conversazione si è animata, anche perché la presenza di stranieri (che brutta parola! A volte anche il vocabolario lancia delle ingiurie), di persone provenienti da altri paesi e popoli, pone il problema della convivenza e della tolleranza; del rispetto e della differenza; ma pone anche il problema di Dio, o meglio dei volti di Dio, che sono multiformi come il suo amore; non ambigui se delineati nell’amore. Non sono mancati altri temi, quali il dolore, la terapia del dolore, la funzione del dolore, l’accanimento terapeutico e il grande interrogativo della eutanasia ricordando i volti della vita e della morte.
Come è fragrante il pane della conversazione nella casa dell’amico, dell’amica che ti accoglie. È come la carezza del vento d’aprile che vapora i capelli e ti segnala, nel cielo terso e trasparente, l’aquilone.

9 dicembre 2000 ­ San Nazario (Vi). Nella chiesa fatta di sassi e di colori pastello, Beatrice sale l’altare assieme ad Andrea, il grafico di Madrugada. La sposa incespica nel velo, forse per sentire il braccio di lui che la risolleva; il sacerdote invita gli amici, i parenti a riflettere, a ricordare, ad ascoltare; qualcuno azzarda parole d’amore, confuse ed ingenue; in alto canta il coro degli angeli, accompagnato dalle voci della montagna. Auguri.

12 dicembre 2000 ­ Padova. Dietro invito della F.U.C.I., Giuseppe parla al Centro Universitario; inizialmente il tema suonava interessante: “Qoelet”, un libro della Bibbia. Poi si è definito in un titolo suggestivo e d’impegno: Quasi scorgessi te finalmente nell’abisso dei loro occhi. Non che il Qoelet sia meno significante; questo però riconduce insieme l’interrogativo esistenziale e quello della responsabilità. Giuseppe tra i dottori cercava a fatica le parole per esprimere una dottrina che ha basi scientifiche, e pur richiede la scelta del sentire.

14 dicembre 2000 ­ Taranto. Festa di Macondo presso l’Istituto Salesiano “Don Bosco”. Inizia Il viaggio alla ricerca della dignità del gruppo di Taranto, dietro la direzione discreta, ma operativa, di Angelica Sansone. Vedo molte classi che si accalcano nella sala; qualcuno resta fuori, perché agli invitati si sono aggregati gli amici e quindi classi in sovrannumero. Parla Armando Gnisci, docente di letteratura comparata all’Università La Sapienza di Roma; le sue parole incantano, la sua cultura meraviglia; gli animatori appuntano e rattengo una frase, sulla quale vogliono costruire un nuovo ponte, prima che sorga quello di Messina; in contrasto con il Cogito, ergo sum; per lanciare e affondare il pilone di “Se tu ci sei allora io esisto”: lo spazio dell’esistere e del vivere nasce dalla responsabilità; non deve più spuntare il titano nel deserto; non può farsi largo il titano con le armi, ma distendere il tappeto perché nella nostra vita entri il vicino, il lontano; l’altro che pareva avesse gli occhi cattivi, ed era solo perché in ombra.
Si sono formati dei gruppi; Bruno, Donato, Samuele ed altri si sono trovati a richiamare ed animare nel pomeriggio un folto gruppo di ragazzi e ragazze, che si sentivano liberi di parlare e conversare. Musica, festa, ritrovarsi; tutte le componenti dell’operosità e dell’improvvisazione; ed infine, atteso, è arrivato Egidio Grande della Segreteria di Macondo a chiudere la festa; ad aprire gli orizzonti, a proporre l’impegno e la responsabilità; a cercare gli spazi dell’incontro e della formazione. Accanto a lui gli animatori che avevano preparato il terreno come Giovanni il Battista; perché le parole non volassero solo ai passerotti, ma fermentassero come il buon vino, a comunicare gioia di vivere.

17 dicembre 2000 ­ Pezzoli (Ro). Andiamo a sentire con Guido Patelli la testimonianza di alcuni personaggi di rilievo della nostra terra: Giancarlo Caselli, don Andrea Gallo, Gianfranco Bettin; c’è anche Ivana Monti, che legge alcune poesie di un poeta turco; Giuseppe coordina gli interventi; don Giuliano apre con una lunga metafora, a partire dall’icona di cui emerge avanti all’altare un bella riproduzione; e ricordo solo alcuni tratti di penna. E poi, accompagnati dalle parole di Giuseppe, parlano gli ospiti. Ogni relatore è testimone di un mondo ostile in cui è possibile collocare il seme della speranza; di un mondo chiuso in cui è possibile rompere degli steccati; un mondo opaco in cui può balenare la luce della verità. Ed è il nostro mondo, quello che abitiamo, quello che siamo; che ha bisogno di rompere coi luoghi comuni, che spesso diventano abominio di incomprensione. Nelle carceri, nell’incontro con gli immigrati, nei luoghi della religione dove i campanili a volte sostituiscono i pastori.

19 dicembre 2000 ­ Passo di Riva (Vi). Il parroco invita Giuseppe a parlare al suo gruppo di Politica: “A partire dai più poveri”; che sono le parole con cui il papa ha aperto la giornata del Giubileo dei politici: che questa sarebbe la politica, e non solo la lotta per governare.
Scherzando, in confidenza il relatore chiedeva che potesse contare un paese con un nome così modesto, Passo di Riva appunto, per definire o allargare, o addirittura rovesciare i significati intangibili che i potenti hanno costruito sulla politica; eppure dalla stima di sé, dalla sensibilità per l’altro che ci costituisce può formarsi nell’aria una parola, che il vento si porta via, ma che poi risuona nella notte, e recupera un posto al riparo dal turpiloquio politichese.

20 dicembre 2000 ­ Piove di Sacco (Pd). Credo che sia stata l’amicizia di Mario Crosta, di cui forse qualcuno dei vecchi lettori ricorda gli articoli di economia; da quelli semplici che spiegavano i meccanismi economici ai poveri, a quelli più articolati; noi speriamo ancora di averlo sulle nostre pagine; era apparso in uno degli ultimi numeri. Grazie a lui Giuseppe è stato convocato ad una tavola rotonda nella parrocchia di sant’Anna a parlare con l’associazione Equo e Solidale e Banca Etica su “Rapporto tra paesi ricchi e paesi poveri, dopo il Giubileo”. E non sarà facile trovare delle soluzioni.

22 dicembre 2000 ­ Siena. Sotto il patrocinio dell’amministrazione provinciale si tiene nel salone della parrocchia di San Miniato un incontro su “Il rischio del presente: l’etica della responsabilità nel cambiamento” con il sottotitolo di “Tolleranza e solidarietà: come e perché”; molti sono i relatori tra cui il dottor Egidio Grande, che è uno degli organizzatori, Giuseppe Stoppiglia, il dottor Gianni Resti, la dottoressa Mirella Strambi, Uliano Bufalini, Presidente Coop Centro Italia. Un pubblico attento ha seguito la conversazione che riprone il problema della convivenza con gli immigrati.

25 dicembre 2000 ­ Bassano del Grappa (Vi). Su solerte iniziativa di Baldassare e Chiara Zanchetta, Giuseppe celebra nella cripta di Casa Betania la Santa Messa di Natale; c’erano molti amici che hanno seguito nel calore della penombra il mistero del Natale; coperto da tanti oggetti, vivande fumanti e fumi di vino: l’annuncio di un dio che si fa uomo; a differenza di chi si impalca nell’alto dei castelli di pietra e di legno per farsi dio.
E gli angeli cantavano gloria a dio e pace in terra agli uomini di buona volontà.

12 gennaio 2001 ­ Pove del Grappa (Vi). Corso di socio politica. Lo staff che ha organizzato il corso è ampio e numeroso. Ricordo in particolare Baldassare, Massimo e Stefano, che compariranno anche su Bassano TV per presentare gli obiettivi e le modalità del corso; Chiara che segue anche i rapporti con i mass madia. La necessità di appropriarsi di un concetto di bene comune che è legato alla giustizia ed alla responsabilità individuale e collettiva, così recita la lettera inviata ai partecipanti al corso, che si è aperto oggi con la relazione di Giuseppe Stoppiglia, che ha illustrato gli obiettivi di un corso di socio politica oggi. Il corso proseguirà fino ad aprile con una cadenza trisettimanale. Tra gli obiettivi emerge inoltre quello di appropriarsi degli strumenti di analisi, con attenzione all’educazione ed alla formazione. Al primo incontro erano presenti in sala circa trenta persone. Il corso, per le modalità didattiche, è funzionale ad un massimo di trentacinque persone. L’incontro si è chiuso a sera inoltrata.

17 gennaio 2001 ­ Montebelluna (Tv). L’Azione Cattolica vicariale, il Coordinamento Territoriale del Volontariato, il Gruppone, la Lega Ambiente, i Soci Coop, WWF hanno organizzato una serie di incontri a partire dal dieci di gennaio fino al ventiquattro dello stesso mese presso l’Auditorium Bachelet di Montebelluna, in preparazione della giornata di festa, che si terrà l’ultima domenica di gennaio e che avrà il nome e lo slogan “La carta canta” ed è insieme occasione per una grande raccolta di carta, segnale di rispetto dell’ambiente e lotta allo spreco. Nella giornata odierna hanno invitato Gianfranco Bettin e Giuseppe Stoppiglia sul tema: “Cittadini o sudditi: cosa siamo?” una domanda provocatoria per rompere il muro di rassegnazione e di pigrizia che si alza a fronte dei temi del consumo e della globalizzazione. La complessità della società in cui viviamo e i suoi meccanismi suasivi e incantatori bloccano in sul nascere la volontà di reagire che si accende nel cittadino che rifiuta il ruolo succube di vivere senza speranza; e di morire senza lasciare ai suoi figli uno spiraglio di vita possibile.

21 gennaio 2001 ­ Pove del Grappa (Vi). Paolo Marangon su Giuseppe Dossetti: lo storico apre rallegrandosi del fatto che ci siano ancora scuole di formazione; la cosa gli apre il cuore come il riverbero del sole sulla neve oggi in Valsugana; traccia poi a grandi linee il percorso spirituale e politico di Dossetti; uomo consegnato suo malgrado alla politica, forse; con il ruolo di fare le grandi scelte di rottura nei momenti di crisi; padre della nostra Costituzione; monaco per vocazione; ma che è ritornato ancora alla grande politica per difendere i valori della Carta su cui si fonda la nostra repubblica, la nostra terra.
Un uomo che nei punti di crisi dei grandi totalitarismi di destra e di sinistra ha saputo intravedere una terza via, quella di una nuova democrazia. Altri poi condurrà la linea del nuovo partito; la sua corrente sarà sconfitta; ma lui continuerà altrove il suo percorso di uomo straordinario, intellettuale, politico e monaco; tre momenti di cui uno solo, continua lo storico, basta per riempire la vita di un uomo; e che invece attraversano e si compiono nella vita di Giuseppe Dossetti.
Milano ­ Rai TV. A “Quelli che il calcio” Giuseppe apre la campagna “I bambini torneranno a giocare”: Fabio Fazio, nella memoria di Maria che ha aperto la casa a Rio, e che ha costruito il primo rapporto con la San Martino, ha voluto lanciare con il fratello Giuseppe questa campagna di sensibilizzazione e di solidarietà. Il nostro presidente, leggermente emozionato, ma ben determinato nelle finalità del progetto, ha delineato in poche parole, nel clima simpatico della trasmissione, il senso della campagna: la vita del bambino, non come fatto materiale di sopravvivenza, ma come vita che si espande nella coscienza dei propri diritti e della propria dignità.

27 gennaio 2001 ­ Pove del Grappa (Vi). Segreteria di Macondo allargata sulla formazione. Sono stati invitati quanti hanno organizzato i campi scuola estivi di Badolato, Amelia e Sulzano oppure vi hanno partecipato in qualità di animatori. Dopo la breve introduzione del presidente sulla funzione della formazione prendono la parola Bruno, Egidio Grande, Nadia, Alberto, Egidio Cardini e tanti altri; ragionando sulle modalità dei campi, sui tempi e sui contenuti; passando a discutere di identità di Macondo tra essere ed agire; insistendo sulla necessità di stare assieme per i giovani e crescere i rapporti; la responsabilità e l’attenzione che cresce non tanto perché c’è chi ti conduce per mano, ma perché si costituisce un ambiente, un sentore in cui accanto ai grandi temi del mondo e dell’altro cresce anche la sensibilità e l’autonomia personale. L’immigrazione può essere un terreno di confronto, ed anche di nuova sensibilità concreta, perché propone l’altro fuori delle teorie, e salta gli schemi ideologici e religiosi nell’ascolto di storie diverse dalle nostre storie. L’incontro si è concluso al Monsignore di Pove, con la cucina di Sandro Cancian.

1 febbraio 2001 ­ Bassano del Grappa (a partire da Stroppari). È nata Sara, piccola, rossa, che va ad allietare la casa di Patrizia e Carlo Valle; e a riempire gli spazi rotondi di Andrea, il fratello che aspetta sull’uscio di casa la sorellina che viene dal freddo e dal sole di febbraio, mentre la luna attraversa il cielo da oriente ad occaso in pieno giorno, furtiva come una nube bianca di scirocco.