Cronaca dalla sede nazionale

11 agosto 2000 ­ Gares (Bl). Dopo una camminata alla cascata, nel proseguo del viaggio di ritorno, prima del ponte, prende fuoco la Opel della presidenza. Il cronista scende dal carro in fiamme con un libro tra le mani; il presidente recupera tra le fiamme tutto il carico. Dell’auto resta solo la carcassa funerea.

15 agosto 2000 ­ Pagnano (Tv). Giuseppe, su invito della Comunità, si incontra con gli amici che affrontano un programma severo per il recupero e l’inserimento, assieme alla sorella Suor Tarcisia, che è scesa in Italia in occasione della morte di Maria. Rompendo come sempre le formalità, Giuseppe e Tarcisia entrano in rapporto diretto con gli ospiti con un linguaggio immediato ed affettuoso.

Chez­Moi (Ao). Nadia Francia ha organizzato a quota duemila, in una baita, l’incontro di una trentina di persone sul tema della famiglia e del rapporto coi figli. Il luogo, la convivenza, hanno aiutato ad approfondire un tema con non è solo psicologico, ma è pure esistenziale.

23 agosto 2000 ­ Venezia.

Arriva padre Edilberto da Santarem (Brasile); sarà nostro ospite fino a settembre ed animatore, relatore nei campi che si faranno in questo lasso di tempo. Non è stato fermato alla dogana, perché ormai personaggio noto alle autorità, per le sue attività rivoluzionarie, non sovversive. Da Timor a Santarem, a Pove, soffia il vento caldo della libertaçao.

25 agosto 2000 ­ Sulzano (Bs), Lago d’Iseo. Campo degli adulti. Come è possibile, amici miei, raccontare la storia di ottanta persone che si specchiano nel lago d’Iseo ed ascoltano in silenzio otto, dieci cantastorie che propongono ciascuno una storia nuova, che si tuffa nel lago e scompare con Narciso e riappare con il volto di mille volti senza che i cristalli vadano in frantumi? L’ultima sera si sono accesi i fuochi fatui e riverberava nel cuore di ciascuno una brezza sottile ed un fuoco bianco. Alla luce di quella fiamma si intravedevano i volti di Carmine, di Marcella Filippa, di Yarona, di Andrea, di don Andrea, di padre Edilberto, di Giuseppe. Al mattino ci introduceva al silenzio la riflessione di Carmine Di Sante; ed ogni giorno si partiva con zaino e borraccia alla ricerca della nostra identità: era un volto di donna; era la voce che proveniva dal silenzio e dal vuoto; era il grido dell’inerme, del derelitto; e ti calavi giù per le rupi dell’abisso e sopra i cieli delle aquile a cercare l’onda dell’oceano, la carezza di un bambino, il fragore della foresta. E nella stanza campeggiava una rosa, che era per tutti, che era per nessuno. Il convegno si è concluso il giorno 29 di agosto, martedì. Da allora Villa Rosa è tornata a specchiarsi nel lago, assieme alla eco del monte.

28 agosto 2000 ­ Salzano (Ve), Café Delizia. Chi non ricorda il film Fahrenheit 451, quando la tecnologia tenta di distruggere anche la memoria della civiltà, e la velocità vuol portarsi via i residui di memoria che fissano i capolavori? Al Café Delizia si celebrano questa sera gli ottant’anni di Ray Bradbury con un Viaggio su Marte che ha come menù il Pianeta Rosso, il sogno, l’esplorazione; c’è acqua… e vita? L’equipaggio è formato da Paolo Marziani dell’osservatorio astronomico di Padova e Sergio Ortolani del dipartimento di astronomia dell’università di Padova. Vi partecipa anche Macondo. Non è la prima volta che Café Delizia propone incontri; anzi è tra le sue finalità quello di aggregare le persone attorno ad un tavolo, che diventa cerchio attorno ad altri spuntini… di vita e di cultura.

1 settembre 2000 ­ Venezia. Salgono sulla scaletta dell’aereo che li porta in Palestina e Israele Giuseppe e padre Edilberto. Non resteranno molti giorni, ma torneranno con la nostalgia della pace; con il desiderio di respirare quel mondo che hanno appena lasciato; con l’ammirazione per quelle voci e quelle parole; affascinati da Gerusalemme e dal brulichio delle strade; con la nostalgia di ritornare e l’amarezza che non si trovi, che non ci sia una strada, un sentiero di pace; hanno visto i volti degli uni e degli altri e c’era nei loro occhi la voglia di vivere; si sono fermati a Nevé Shalom; hanno parlato coi monaci e coi bimbi di strada; hanno incrociato occhi di donna ed il profilo antico di antichi viandanti.

10 settembre 2000 ­ Fiorano (Mo). Su invito di Nadia e amici, padre Edilberto inizia il suo viaggio tumultuoso per l’Italia, senza un attimo di tregua, fino all’ultimo respiro. Dicono che approfitti del tempo e del treno per incontrare persone e luoghi e situazioni nuove; per capire e per sentire. Ai gruppi racconta la sua storia; che è lotta e resistenza, cipiglio e danza del boto, del delfino che si inarca nero e rosa nelle acque del fiume­rio che passa sotto casa; e porta con sé i sogni dei ragazzi e delle fanciulle in fiore; oltre i confini dell’apatia, a visitare i luoghi della speranza e dell’ardore. Edilberto conclude in questo anno la sua attività pastorale a Curuai e passa a dirigere la radio diocesana; sarà un nuovo impegno, che gli piace assai; noi speriamo di sentire ancora “quando boto virou gente”, dolce e flessibile canto, gagliardo e ingenuo. Passerà per Modena, Rovigo; un salto sulla rocca di Todi; in piazza a Siena da Egidio, passando per Lonigo, Thiene, Torino e poi, dopo una sosta breve alla Scuola di Etica ed Economia, in viaggio per la verde foresta di Santarem.

Oggi (a Fiorano) riprendi il filo della fola, si ritrovano a Ca’ Tassi, muniti di torce e ramponi dentro la selva che forse fu del Boiardo o dell’erede Ariosto o forse soltanto dei menù del Pulci.

13 settembre 2000 ­ Pezzoli (Ro). Giuseppe incontra la sera i catechisti. È bello parlare ai catechisti del messaggio che hanno da riferire, da portare, non cesellato o confezionato con la erudizione istituzionale plurisecolare, ma con la trepidazione e l’allegria di chi consegna una storia che si costruisce dentro e produce frutti nel tempo delle primavere che noi non si conosce. Attenti gli astanti e perplessi sotto l’arco della sala; pensanti ai modelli ed ai moduli tradizionali, che stanno stretti, ma che pur eran quelli; per adesso riprendere in mano un altro alfabeto, per rispondere allo spirito che soffia e la vita che preme.

15 settembre 2000 ­ Lonigo (Vi). Il prof. Paolo De Benedetti e il prof. Gianni Benzoni parlano ai giovani che ruotano attorno ad ellittica, spostandosi oltre, verso un punto che non è il centro, e che risponde ai messaggi di Macondo. Hanno parlato del viaggio e della globalizzazione. I partecipanti hanno assimilato a gruppetti, in assemblea; bisbigliando e cantando, dietro la solerte direzione di padre Edilberto, che sa comunicare anche se non parla bene l’italiano; in un linguaggio che lui chiama portuliano. Nel viaggio conta il cammino; e si va senza più ritornare sui propri passi; si va verso il prossimo e si cammina con lui; sembrano le perline di una collana e sono le voci che vengono da una tradizione che abbiamo dimenticato; l’ebraica, e forse non impunemente. Dopo Paolo, parla Gianni e ci fa entrare nei meccanismi della globalizzazione; cercando di mostrare quanto appartenga alla nostra vita, alla nostra esperienza. Dai registri e dalle scritte sui muri si presume che i ragazzi e le ragazze fossero almeno ottanta. Ne fa fede Dario di Malcontenta, che teneva il cappio dell’amministrazione.

17 settembre 2000 ­ Thiene (Vi). Al rientro da Lonigo, Giuseppe e padre Edilberto si fermano a Thiene, a parlare alla festa della mondialità. Arrivano alla sera, stanchi, quando ormai la festa Unicomondo chiude, dopo una giornata in cui si sono espresse le culture (ed era solo un piccolo assaggio di quanto l’uomo nell’Unicomondo sa produrre di bello e di buono): pittura africana, ritmi e parole dal Senegal, Voces de America coi ritmi andini, musica dall’ex Zaire, partite di calcetto, e uno stand gastronomico, in cui si mescolavano bontà e fantasia, profumi e assaggi.

21 settembre 2000 ­ Marzabotto (Bo). Si riunisce il Club di Lugano. I quattro giorni di incontri, discussioni, assemblee, conferenze sono stati una sfida per il gruppo, che si è trovato a fronte di una volontà di capire e di partecipare, ed intanto una necessità di organizzare perché le forze non si disperdessero, e i fuochi non si spegnessero. Anche Macondo partecipa al Club: c’erano Mauro Pellegrino, Giuseppe, Edilberto. E poi nomi di prestigio come Amoroso e Barcellona, che sono l’anima di questo movimento di informazione sulle politiche economiche del neoliberismo, che cammina lieve sulle acque, pardon!, sulle teste, di quanti guadagnano un dollaro al giorno.

Passo di Riva, Dueville (Vi).

Giuseppe parla sul tema: Globalizziamo la solidarietà di fronte alle sfide della immigrazione. Pare programmato per ironia, accanto alle voci del convegno di Marzabotto. E forse c’è pure un legame, ma non si può parlare in astratto di globalizzazione, come quando all’inizio la parola pareva un oracolo, un cenno del dio, un nume. È bene mostrare la complessità, ma anche le proposte provocatorie della complessità in una economia che si espande e ritorna in borsa; in un luccichio di ricatti.

24 settembre 2000 ­ Comacchio (Fe). Matrimonio di Maurizio e Roberta. Il cronista involontario si è perso a contemplare la chiesa del Carmine, semplice e splendida che ricordava da fanciullo, quando vi sbirciava dentro per cogliere l’ombra sghemba di don Pasquale, rettore della chiesa, con un campanile che sembra un nido, un croccante.

26 settembre 2000 ­ Tessera (Ve). Parte padre Edilberto per la sua terra e ritrovarsi con le sue comunità; ma insieme preparare il passo verso la nuova attività di direttore della radio diocesana di Santarem.

29 settembre 2000 ­ Genova. Era molto che don Andrea Gallo, che molti di noi hanno conosciuto a Sulzano, aveva invitato Giuseppe a visitare le sue comunità e le sue attività. È il suo un intervento variegato, che attinge varie attività; dal momento dell’accoglienza al recupero, all’inserimento, con attività di ristorazione dove mangi bene e paghi in un ambiente elegante. Un progetto che va dall’assistenza alla produzione per il mantenimento e l’autonomia.

2 ottobre 2000 ­ Alte Ceccato (Vi). È una serata piovigginosa. Il cane uggiola e le galline sognano nel bruire della pioggia non ancora fredda. Giuseppe parla agli animatori parrocchiali dietro invito di Lele e della parrocchia sul tema della Educazione alla fede; che non è un lavoro di serie, e neppure un’attività a comando; è una scommessa la fede, ed un rischio; è invenzione e fantasia; perché chi ci salva è l’altro; e non ci sono abbinamenti.

4 ottobre 2000 ­ Nervesa della Battaglia (Tv). Nel ciclo di conferenze che hanno come slogan Per far vincere la vita, apre Monica Lazzaretto cui è stato affidato il tema L’educazione alla vita non si interrompe mai che ha l’obiettivo di far cogliere l’importanza di educare alla vita come mezzo primo di prevenzione. Da anni la professoressa Monica lavora alla Cooperativa Olivotti, e comunica l’entusiasmo di operare in un settore che non agisce semplicemente per il recupero, ma lavora nel solco della vita e delle sue gioie.

7/8 ottobre 2000 ­ Siena.

Segreteria di Macondo. Bisognerebbe prima descrivere il posto, come fa lo scrittore all’inizio del Romanzo.

Mi basti citare la località: Ruderi di Chievole. Tutto ristrutturato e collocato nella pace della solitudine e del silenzio. Sono presenti: Giuseppe Stoppiglia, Nadia Francia, Egidio Grande (della segreteria sono assenti Gianni Pedrazzini e Alberto Camata); invitati Gaetano Farinelli e Stefano Benacchio.

All’ordine del giorno i campi scuola dell’estate: analisi delle modalità, dei flussi.

Badolato ha avuto molte adesioni e si è svolto in un rapporto diretto con la comunità che ha un’alta componente curda; per Amelia si è raggiunto a fatica il numero, forse a causa del modulo, o forse a causa della mancanza di comunicazione. Sulzano era un convegno, nel quale le relazioni hanno forse lasciato poco spazio alle relazioni interne; scarsa la presenza dei giovani, che avrebbero vivacizzato il clima.

Si è passati poi alla funzione di Macondo, al ruolo dell’associazione, visti i suoi legami con il Club di Lugano, con la Scuola di Etica ed Economia. Macondo resta uno spazio educativo, prepolitico; e questo non significa disimpegno, ma attenzione ai segni e ai moti dei tempi.

La quota associativa resta fissa alle cinquantamila lire, entro l’anno sarà pubblicato l’annuario ad opera di Andrea Gandini in collaborazione con Edizioni Lavoro. Stefano Benacchio si fa portavoce di un progetto di Giovanni Monini in Kenia, che richiede due tecnici, un geometra ed un ragioniere, per la gestione di un acquedotto.

11 ottobre 2000 ­ Nervesa della Battaglia (Tv). Dietro invito della parrocchia, Giuseppe parla del rapporto genitori e figli. Naturalmente parla agli adulti, ai genitori, che si accorgono della fragilità dei loro figli; e magari pensano sia questione di buona volontà. Ed intanto cresce la paura nell’animo degli adulti e dei giovani. Una paura che lievita quando si alimentano la competizione, l’avere, la quantità rispetto alla solidarietà; che non è l’assistenza o beneficenza sorniona e compiacente; ma sapere che la nuova dimensione non è la sicurezza propria, ma la vita costruita assieme. Da qui la necessità di mettersi in ascolto dell’adolescente e del giovane, per saper cogliere assieme a lui la dimensione trascendente dell’interiorità personale e dell’altro.

14 ottobre 2000 ­ Cuneo.

L’associazione di impegno civile I love Politica organizza due giornate in una terra sperduta, a Sampeyre, per ritrovarsi insieme giovani e meno in amicizia e riflessione attorno ai temi dell’impegno e della lettura della realtà. Nelle condizioni avverse del tempo inclemente, accompagnato dall’angelo delle acque nelle peripezie delle strade che si trasformano in canali, forando tenebre e disorientamento, Giuseppe arriva a destinazione per parlare de Gli effetti della globalizzazione. Forse il maltempo aveva qualche attinenza e forse qualcuno l’aveva provocato per creare il clima di approccio al tema. Il ritorno non è stato meno rocambolesco, ma sempre assieme all’angelo del Po e suoi affluenti.

16 ottobre 2000 ­ Pove del Grappa (Vi). Riceviamo la visita di Lucia che abbiamo conosciuta molto tempo addietro e che ci ha seguito nella gioia e nel dolore in questi ultimi anni.

20 ottobre 2000 ­ Spinea (Ve). Toni Cortese ci ha fatto dono del suo ultimo libro di racconti (Aneddoti), che accompagnano insieme con gli episodi della vita i riflessi della storia. Una lettura fluida, che lascia trasparire la saggezza e l’arguzia di un uomo che ha cercato di scoprire con gli altri il gusto della vita e i suoi percorsi.

27 ottobre 2000 ­ Bassano del Grappa (Vi). Macondo partecipa al teatro Remondini all’incontro dibattito su Debito estero e sottosviluppo: cosa c’entro io? L’incontro è condotto dal segretario nazionale del “Comitato promotore della campagna ecclesiale per la riduzione del debito estero dei paesi poveri”, dott. Luca Jahier, che espone ad un’assemblea di duecentocinquanta persone il senso propositivo dell’iniziativa, che è quello di avviare lo sviluppo in alcuni paesi poveri dell’Africa con interventi che vadano a diretto beneficio non tanto dei governi ma delle comunità locali.

28 ottobre 2000 ­ Siena.

Mondo senza frontiere organizza, assieme alle comunità degli immigrati di Siena, due giornate di festa dal titolo significativo: Incontriamoci, invece di disperderci nelle quisquiglie dei sospetti. Attorno ad un tavolo che si allarga per contenere parole, musica e dolci si dà inizio alla conversazione sul “rispetto dei diritti umani” cui intervengono Paolo Fulceri, Kambany Tsikalandanda, Stefano Meoni e Giuseppe Stoppiglia. In una atmosfera da Mille e una notte si chiude la festa ai ritmi andalusi e marocchini, mentre avanza sulla passerella la sfilata di moda e le donne marocchine in abito da sposa.

29 ottobre 2000 ­ Fiorano (Mo). Nadia con il suo gruppo ha programmato una serie di incontri sul tema della “Coscienza”; in questo primo incontro è intervenuto don Giacomo Morandi che ha affrontato il tema a partire dalla Bibbia; un linguaggio un tempo proibito, che ora sta sempre più affascinando chi se ne avvicina.

 

In viaggio
Le immagini di questo numero di Madrugada
a cura del Comitato di Redazione

«O uomo:
Viaggia da te stesso
in te stesso
ché da simile viaggio
la terra diventa
purissimo oro».
[Rumi]

Parlare di viaggio porta lontano e rende problematica la conclusione stessa, il punto di arrivo del discorso. Cerco allora per l’approdo un appiglio nel mare magnum della letteratura universale, nella quale innumerevoli volte è stata ripresa, rilanciata e rielaborata l’esperienza del viaggio: viaggio di singoli e di collettività, viaggio nello spazio e viaggio simbolico o metaforico, viaggio a ritroso nel tempo della memoria e viaggio in avanti nel tempo dell’utopia o di una società futura, viaggio, tra l’altro, verso un vagheggiato e temuto terzo millennio dell’era cristiana.
Dovendo operare una scelta drastica e necessariamente personale tra uno sterminato numero di opere letterarie, opto per la semplice citazione di tre racconti di viaggi divenuti molto popolari nella letteratura giovanile, ma che in realtà rappresentano altrettanti capolavori della letteratura universale tout court: I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi e Il piccolo principe di Antoine de Saint­Exupéry.
In I viaggi di Gulliver, l’autore utilizza il viaggio del protagonista verso gli improbabili paesi di Lilliput, Brobdingnag e Laputa per svolgere considerazioni di carattere morale e portare avanti una satira sferzante su limiti e difetti degli uomini e dei sistemi sociali. In Le avventure di Pinocchio, le alterne vicende del singolare burattino sono come un continuo movimento e una corsa quasi senza sosta, un viaggio pieno di avventure e di pericoli che si concluderà con l’abbandono delle spoglie burattinesche e l’assunzione piena della condizione umana, quale premio finale ottenuto dal protagonista per le virtù dimostrate. In Il piccolo principe, il protagonista è un viaggiatore nello spazio cosmico: conclusa sulla Terra la sua missione, dal momento che gli è stato comunicato dalla volpe il grande segreto, vale a dire che «l’essenziale è invisibile agli occhi», egli fa ritorno al suo minuscolo pianeta grazie al morso del serpente, ovvero grazie alla morte che separa la corteccia visibile del corpo dallo spirito.
[…] Il viaggio di ciascuno dei protagonisti è descritto come uno spostamento nello spazio ma è nello stesso tempo un viaggio metaforico alla ricerca dell’altro, di qualcosa che sta altrove. Si tratterà della saggezza nella gestione delle vicende umane, nel caso di Gulliver; dell’uscita dalle contraddizioni della condizione infantile per Pinocchio, quantunque il suo viaggio sia interpretabile in altri modi, fra l’altro come una corsa nel regno della poesia; del conseguimento dell’equilibrio interiore e della saggezza personale per il Piccolo principe, che in realtà era fuggito dal suo minuscolo pianeta perché non aveva ancora compreso il senso dell’amore, dell’amicizia, di ciò che dà valore all’esperienza di vita.
Sia il viaggio di Pinocchio che quello del Piccolo principe possono essere letti inoltre come percorsi iniziatici, al termine dei quali i protagonisti rispettivi raggiungono un nuovo e più alto stato personale.
Qui, come altrove, spazio e metafora si implicano, si rinviano e si potenziano vicendevolmente. Merito non secondario del viaggio è, appunto, quello di rivelarci tali legami e corrispondenze.

Giovanni Gasparini da Il viaggio, pagg. 41 e segg.
Edizioni Lavoro, Roma 2000