Cronaca dalla sede nazionale

23 luglio 2005 – Bolzano. Simone e Sandra sono rientrati da qualche giorno dall’Angola, dove collaborano all’attività di padre Adriano. Giuseppe e Gaetano di rientro da Innsbruck, in visita presso amici, li hanno incontrati per avere notizie dell’Angola e informazione sui progetti di Ganda. Si è conclusa a Ganda la ristrutturazione della scuola elementare, la sistemazione dell’asilo. Si è fatto qualche corso di aggiornamento per i maestri e le maestre dell’asilo.

Arezzo. Nel pomeriggio prende l’avvio il camposcuola, che doveva tenersi inizialmente a Badia. Titolo: La vertigine dello sguardo. Partecipano ragazzi e ragazze del nord e del sud. Condotto da Luca e Lele. Emozionati.

26 luglio 2005 – Malfolle, Sasso Marconi (Bo). Nell’Eremo si incontra parte del comitato scientifico di Interculture, la rivista interculturale di Montreal, in edizione italiana. Ha già prodotto due numeri: 1) il terrorismo del denaro; 2) visioni del mondo in collisione. La sfida dell’ingegneria genetica. Il comitato si incontra per l’allestimento del numero tre Sulla educazione. È un’occasione importante anche per incontrare la signora Kalpana Das che viene da Montreal, discepola di Raimon Panikkar, che è tra i fondatori della rivista. Il comitato fa una verifica del lavoro svolto, degli incontri di presentazione della rivista, delle nuove prospettive, delle modalità di presentazione dei temi, e di un confronto che comprenda i germi presenti in Italia e sappia aprire un dibattito sugli argomenti proposti dalla rivista, a partire dalle sensibilità e dagli interessi oggi presenti in Italia. La rivista attualmente raccoglie e traduce gli articoli che provengono dalla rivista canadese, ma è intenzione, proposito che diventi scambio e dunque spazio dove affiorino i temi e le riflessioni che nascono e si sviluppano nel nostro paese. Erano presenti Kalpana Das, Arrigo Chieregatti, Bruno Amoroso, Mario Bertin, Giuseppe Stoppiglia, Maria Adele Cozzi.

29 luglio 2005 – Rondine, Castiglion Fibocchi (Ar). Si esce dalla provinciale si affronta una breve salita e si incontra un borgo antico trasformato in casa della pace, che accoglie giovani provenienti da territori di guerra, appartenenti a etnie in lotta o che hanno combattuto tra di loro; frequentano l’università in Italia, e costruiscono assieme un percorso di educazione alla convivenza. Qui si conclude il campo dei giovani di Macondo, cui hanno partecipato alcuni ospiti della casa. Numerosi i relatori, che hanno varcato lo spazio tra l’io e l’altro nei campi della relazione personale, della relazione politica, approfondendo il campo della spiritualità intesa come interiorità. Giorno dopo giorno si sono avvicendati Roberta, Mirca, Paola, Giovanni, don Gallo, Giuseppe nel confronto con il gruppo. Le serate si sono riempite dell’attività teatrale dei componenti e le notti sono state attraversate dai suoni della chitarra, dai canti e dalle conversazioni a breve e a lungo termine dilazionanti il sonno e l’alba e l’augurio del riposo. Il numero complessivo dei componenti il campo era di dodici, come i mesi dell’anno, e formavano una compagnia che mai restava al di sotto dei venti.

30 luglio 2005 – Campo di Zenica (fino al 7 agosto). Partiamo presto da Bergamo per Zenica in Bosnia; siamo in quindici, poi, durante il viaggio lievitiamo come una torta e prima di lasciare l’ Italia saremo in 50 fra corsisti, studiosi bosniaci in rientro, staff e docenti.

Ci vorranno 23 ore per giungere alla meta, nel frattempo le immagini di Kusturica scorrono come il paesaggio sloveno croato e bosniaco, come le nostre canzoni i nostri visi assonnati. È appena sorto il sole quando ci addormentiamo nella casa che ci accoglie fra i monti, gli alberi e il torrente.

All’ora di pranzo, il campo prende vita, ci presentiamo, siamo una piccola babele con almeno tre lingue; costruiamo i primi “cartelloni dizionario” con frasi belle e simpatiche imprecazioni.

La sera ci viene offerta una nuova lingua per tutti uguale dal nostro gruppo di artisti musicisti che inventa canzoni sino all’alba; sono i “Papier Katastrof” così battezzati da un poliziotto di Bosnia.

Sono giorni intensi di scambi, testimonianze, nascono relazioni, emozioni, si conoscono i sindacalisti ospitanti ed ospitati; si ascoltano storie di cooperazione, si parla di partecipazione, mentre si tenta invano di scongiurare lo spettro della guerra che ha devastato uomini e cose.

Nella settimana dei lavori di scambio interculturale visitiamo Sarajevo con i suoi campanili minareti moschee chiese mercati occidentali odori d’oriente, una città accogliente seducente ma che esala ancora odori di morte.

Sostiamo vicino al fiume dove l’acqua pur gelida si può bere, parliamo della Costituzione; e i ragazzi di Bosnia discutono con passione quel che altri ha loro imposto. I ragazzi Italiani mai avevano discusso sulla nostra costituzione con tanta forza.

Facciamo una tappa alla fortezza di Vranduk antico paesaggio dove qualcuno legge i fondi del caffè; poi a Tusla con l’odore acre delle fabbriche chimiche, dove è ancora vivo il ricordo dei volti dei giovani assassinati dalla guerra, dalla vigliaccheria che separa in vita ed unisce stretti nell’abbraccio della morte. Conosciamo l’impegno dei giovani della scuola di Almem, che lavorano per attraversare e superare il ricordo, per costruire luoghi di incontro in cui sia possibile parlare di futuro, senza droga.

Incontriamo il sindacato bosniaco e quello italiano delle costruzioni e affrontiamo i temi della formazione il bisogno di scambio di esperienze; e ci si accorge di quanto siano simili le domande e le proposte.

Giuseppe chiude il campo insieme a padre Franjo, francescano, con immagini sconvolgenti e parole di accoglienza che debbono nascere prima dentro di noi, perché non possiamo combattere l’orrore se prima non lo scopriamo in noi stessi. Poi la sera dell’ultimo giorno si conclude nella musica degli abbracci ed a mezzanotte pare si sciolga un incantesimo: dobbiamo tornare a casa, come nelle fiabe.

10 agosto 2005 – Giavera del Montello (Tv). Paolo Rossi si esibisce durante la festa de l’Unità, nel grande campo sportivo, in un recital che riprende varie fasi degli ultimi suoi spettacoli. Su invito, partecipa allo spettacolo una delegazione di Macondo, che viene accomodata accanto alla cabina di regia, con la raccomandazione di non intralciare i lavori. Spettacolo godibile, aria fresca, niente pioggia.

20 agosto 2005 – Gallio (Vi). Su per Asiago. Nel calendario di appuntamenti per l’estate a Gallio, noto la presentazione del libro Camminando sul confine, di Giuseppe Stoppiglia. Camminando tra i boschi puoi incontrare ancora qualche soldato disperso della prima, della seconda guerra; camminando la sera in piazza puoi incrociare qualcuno che cammina sui trampoli mentre nel cielo scoppiano i petardi. Nella sala comunale, nel grande silenzio che prelude il temporale il signor Giovanni Rattini introduce l’autore. E del libro come in un fiume d’argento pesca le perle. E qualche pesce rotondo; alcuni contengono fiabe, altri voci lontane, alcuni mostrano desideri, ma i pesci più rotondi contengono una speranza avviluppata agli amori del mondo. L’autore li passa in rassegna e ne scandisce i nomi. I presenti guardano e ascoltano e aggiungono le loro fiabe. Di sassi e funghi e caprioli, e del cinghiale che corre.

18 settembre 2005 – Portile (Mo). Alessia e Michele conducono all’altare il figlio Martin assieme al padrino e alla madrina. Il sacerdote immerge nell’acqua benedetta il pargolo che tace e piange, a seconda degli odori, e degli umori che i sensi gli sollecitano. Niente messa e niente comunione perché la coppia non è sposata, e la diatriba tra il cardinale Trujllo e il cardinale tedesco Kasper è ancora fervente e non è bene fare pressioni sui contendenti. Dagli spalti gridano abbasso ed evviva, a seconda del canto a seconda dell’onda. Poi tutti nella grande sala allestita per la festa. Martin passa di mano, e di abbraccio e di baci e poi si assopisce.

24 settembre 2005 – Padova. Sul sagrato della cattedrale lo sposo Giovanni saluta i presenti. Valentina, la sposa, è vestita di bianco avorio, una gonna semplice da festa. Poi il corteo degli astanti entra nella grande nave. In cima alla navata sulla destra il coro e l’organo suona e canta. Il celebrante è un maestro di liturgia, giovane e aitante. Assieme al maestro del coro conduce la liturgia e il canto. Il diacono porta la dalmata come un guerriero antico, ma mite è il suo volto. Gli sposi sono compresi dal rito, anche se un poco distratti dall’emozione (osservazione stereotipa, ma senza la strumentazione atta ai rilievi). Il vincolo, la fedeltà, il coraggio sono i temi degli interventi del celebrante e alla fine dell’oratore di rincalzo, costretto, manu militari, ad un’orazione fuori campo. Seguono la benedizione; le foto sul piazzale del duomo, la fuga verso l’osteria, il convoglio nel deserto, la confluenza sul prato; il taglio del nastro e lo spezzare dei panini, e delle tartine, mentre un’orchestrina suona musiche slave, ed una donna canta una storia che provoca una emozione che poi esplode in ritmi incalzanti. E continua fino a notte la festa. Con il bacio della sposa e dello sposo, sotto lo sguardo complice della luna falcata.

25 settembre 2005 – Valle San Floriano, Marostica (Vi). Marcia per i meninos de rua. Siamo alla quinta. Poi si passa alle medie, tra fulgori e clamori. Forse il parroco l’anno prossimo partecipa alla marcia che si sospende durante le partite di calcio e gli atleti dilettanti si fermano, bloccati sul foto finish, finché il fischio si spegne. Quest’anno è arrivato all’altare poco dopo l’orario di partita, con grande scandalo dei fedeli, che avevano anticipato la corsa prima per essere presenti al momento giusto. A parte questa inopportuna appendice, che si può togliere anche senza anestesia, ahi! un fiume in piena, un vento di scirocco, un campo di girasoli, una fanfara, mille coriandoli in libertà: questo e altro sembrava la folla che da ogni parte gremiva la valle le strade i sentieri, si abbeverava alle fonti, ai ristori, alle mense, tra mille conversazioni, mentre sul palco il presidente, il vice, gli assessori premiavano per iperbole i gruppi, i gruppetti, i bambini e i vecchi. Quattromila i partecipanti, poco meno della moltiplicazione dei pani. E tanti panini, e bevande, frutta e the, e magliette e libri ovunque. Contenti gli organizzatori, la giuria e zia Prassede, alla sua prima. Il ricavato della grande kermesse andrà a beneficio dell’infanzia abbandonata e povera.

26 settembre 2005 – Vicenza, Camera di Commercio. Lidia Stoppiglia, che ora ci legge dall’Australia, riceve dalle mani del presidente della Camera di Commercio di Vicenza, tra battimani commossi e canti di festa, la medaglia d’oro al valore per l’attività svolta nella provincia di Vittoria a favore degli italiani immigrati come lei che ci vive ormai da cinquant’anni.

6 ottobre 2005 – Piombino Dese (Pd). Incontro coi genitori: Bellezza e fatica della crescita, cento le persone presenti, compreso il sindaco. Che cosa rallenta le decisioni dei figli? Cosa li chiude del rapporto di comunicazione con gli adulti? Quali attese o quali paure nascondono sotto la pelle? La educazione attuale che è educazione al benessere quantitativa spegne le forze che sono dentro e ottundono i sentimenti e dunque anche la capacità di critica dei ragazzi. Giuseppe parla ad un gruppo di genitori organizzati dall’Azienda sanitaria e dall’Assessorato alla cultura.

Mortise (Pd). Nello stesso giorno, su invito di Flavia Testa, Yarona parla della felicità, quasi in continuità con il convegno di Macondo, a un gruppo di sessanta persone. Ricorda il Capodanno ebraico ed è felice di cominciare l’anno parlando della gioia. Gioca con le parole accostandone i significati; la gioia scaturisce dalla nostra completezza e da una ricerca continua di noi stessi. Ricerca dentro il proprio essere, che si espande fuori ed è attraverso l’amore per l’altro che si riesce ad arrivare all’unicità e all’unità del proprio essere. L’Eden (il paradiso) è dentro di noi e quando è dentro di noi, noi siamo presenti per l’Altro che sente la gioia che promana da noi.

8 ottobre 2005 – Felino (Pr). Stefano Estevan e Maria Dolores convolano a nozze nella chiesetta parrocchiale di Felino. Stefano e Margherita sono fratelli dalla Colombia, adottati da Angelo e Maria Piazza. Stefano sposa a sua volta una colombiana, Marly, un donna graziosa. Il rito viene celebrato dal parroco anziano; il discorso invece viene pronunciato da Giuseppe Stoppiglia. Gli sposi sono emozionati, ma intervengono attivamente durante il rito con parole antiche e parole nuove: emozioni, sussulti, memorie. E poi insieme nella grande casa di campagna trasformata in grande villa fattoria dalle mani di Angelo, Maria e figli attorno al banchetto popolare, allegro come nei quadri di Brugel; gioioso come nelle pitture dell’Angelico. E che sia dolce e lieve il cammino e la compagnia.

9 ottobre 2005 – Lonigo (Vi). Verifica dei campi estivi. Alla villa San Fermo di Lonigo si incontrano i gruppi che hanno partecipato ai campiscuola di Macondo di quest’estate: i giovanissimi del campo a Rondine in provincia di Arezzo e i giovani del campo a Bistricack in provincia di Zenica. Un sole estivo colora un cielo sempre più blu e saluta i macondini emozionati nel rivedersi. Dopo il caloroso, reciproco bentrovato, fatto di abbracci e sorrisi, la ghenga si è divisa per verificare quanto vissuto in luglio e agosto. Si decide che l’abbracciarsi con gioia è già rendere vero l’incontro e si passa così a progettare il futuro. Per l’avvenire ci penserà il sindacato? Fra i volti che sembrano riassaporare i tramonti aretini della Rondine si distinguono le fatiche del precedente sabato sera e la discussione stenta a partire. Poi il ricordare l’intensità del sentire vissuta al campo fa emergere la difficoltà di vivere l’oggi quotidiano e il desiderio di ascoltare e sentirsi ascoltati. Nel frattempo i sopravvissuti alle feste bosniache, nell’altra sala, progettano l’estate 2006 a Tusla dai genitori di Alem che tra l’altro compie gli anni e promette in toscano stretto boccali di brunello per la sua laurea. Prima di pranzo i gruppi si uniscono e si raccontano con le parole di Fulvio e Luca. Chiude i lavori uno Stoppiglia scoppiettante e pindarico che non perde l’occasione di cambiare i punti di vista e di insinuare il dubbio nelle certezze. Il convito lauto e economico è condito da canti e pizziche perché finché c’è festa c’è speranza.

15 ottobre 2005 – Arzerello, Piove di Sacco (Pd). Matrimonio di Andrea ed Elisabetta. Nel santuario del Cristo, quattro sacerdoti sull’altare accompagnano il rito. Gli sposi hanno scelto un credo particolare, che ricorda in particolare le opere compiute con e per gli ultimi. Ci sono tutti, amici e parenti, genitori e nonni. Lo sposo parla arabo e a tratti parla italiano, forse per tradurre o per annotare, la sposa parla irlandese con gli ospiti venuti dall’Irlanda e veste un abito bianco avorio, le spalle nude coperte da un velo bianco; una cosa carina la trattoria che temporaneamente ci alloggia, sotto il tetto e sotto il pergolo, dietro l’argine del canale di Arzerello. E ci serve cose gustose con generosità e senza spreco. E che altro? Ah! Viva gli sposi, dopo il bacio, bacio!

22 ottobre 2005 – Belluno. Tavola rotonda organizzata dal sindacato FIBA sul tema: La banca come soggetto sociale, cui intervengono esponenti del sindacato, della banca etica e di Macondo il suo presidente. Per la sua funzione prevalente, che è compito finanziario, gestione di denaro, è difficile pensare alla banca come soggetto sociale; dovrebbe modificare il suo statuto deontologico, che non è la dentiera dell’odontoiatrico, e neppure la pelle del serpente, ma il cuore in funzione del bene comune.

Pove del Grappa (Vi). Patrizia e Diego contraggono matrimonio secondo il rito di santa romana chiesa con aggiunta di rubriche pertinenti introdotte dagli sposi e dal sacerdote celebrante la eucaristia, accompagnato da due sacerdoti amici, facenti la funzione di accoliti e concelebranti. La chiesa rispendeva di luce riflessa proveniente dal sole di passaggio e dall’abito della sposa. Lo sposo agile, dalla chioma fluente sulle spalle accoglieva gli ospiti e baciava la sposa, secondo il rito, in dialogo degli ospiti, e nell’interlocuzione del fotografo.

Reggio Emilia. Verso sera, dopo averlo atteso per undici giorni dopo la scadenza protocollata dai medici, dalle ostetriche, dai ginecologi, quando ormai montava la impazienza a che si decidesse di entrare nel mondo, e calava la speranza a che irrompesse volontariamente, ma non lui, no, che non calava, infatti di peso era nel giusto; riassumendo Chiara dava alla luce Francesco, figlio di Giuseppe, che lo prendeva tra le sue mani, mentre lanciava il primo grido: e che? Qui non se magna! Che sorpresa la vita?!

23 ottobre 2005 – Vallonara di Marostica (Vi). Un pranzo sociale a Vallonara; ma dov’è lé che lé? Che poi uno che ci abita, ti dice che lé lì; ma dove? Lì dietro. Ma dietro a chi? Ma allora non capisci niente; proprio. Comunque non ti preoccupare, che non fai più a tempo ad andarci. I fatti: Lucia Sansonne ha organizzato un pranzo sociale, assieme agli amici di Tonel (dalla fusione di due nomi, Tonino e Nelma, cui appartengono poi altri nomi come Anna, Mario, Marcello…), nella sala degli alpini, a beneficio del progetto di formazione di Adelaide Barbosa di Alcobaça, in Bahia del Brasile. C’erano più di sessanta persone, tutte belle e simpatiche. Moltissime le portate, buone, tutte; lo so che la gente fa sempre buon viso, ma però erano proprio buone.