Cronaca dalla sede nazionale

31 gennaio 2006 – Roma. Università la Sapienza. Pietro Barcellona festeggia i suoi settant’anni con i familiari e gli amici inaugurando una mostra di pittura che titola L’impossibile completezza, curata da Mario de Candia e Patrizia Ferri; nella stessa aula laboratorio di arte contemporanea apre con una tavola rotonda Il libro degli amici, prodotto dalla Gangemi Editore; ne sfogliano le pagine: Lorena Preta, Franco Cassano, che del maestro ricorda la trasparenza e la lealtà, Giacomo Marramao, Salvatore Natoli, che ha definto la pittura di Pietro immagine della immagine, che coglie il vuoto degli affetti e ne richiama la presenza. Coordina Simonetta Lux. Poi si passa alle cose di questo mondo, con paste dolci e salate, bevande e vino. Si incontrano gli amici, si intrecciano nuovi fili in un clima soave di allegria. Le nipotine corrono tra le sedie, si richiamano nel gioco, e ridono felici tra le braccia del nonno.

3 febbraio 2006 – Comacchio (Fe). A Palazzo Bellini, sede del comune di Comacchio, che guarda sul canale e vi si specchia, e non scuote l’acqua in cerchi il pesce d’inverno, viene presentato il libro di Giuseppe Stoppiglia. Sandra Carli Ballola, che assieme a Piergiuseppe Cinti ha preparato l’incontro, racconta dell’autore episodi di vita che ne risaltano la figura umana, rammentando assieme la memoria di Massimo Cavalieri, suo marito, tragicamente morto in una battuta di caccia, senza farne il nome, che di Stoppiglia sapeva attenuare le irruenze.
Daniele Lugli, presidente dell’associazione ferrarese Movimento non violento, nel presentare il libro ha saputo cogliere nello scrittore alcuni paralleli con Aldo Capitini fondatore del Movimento Non Violento. Monini Francesco, presidente della Cooperativa le Pagine, ha preso spunto da alcune pagine del testo per ricordare l’umanità calorosa e poetica dell’autore.
La sala di Palazzo Bellini era gremita di persone venute ad ascoltare, a vedere e toccare l’autore del libro, che trent’anni prima era parroco al Santo Rosario assieme a Gaetano Farinelli, che ha letto del libro alcuni brani. La serata si è conclusa in un clima amicale alla trattoria dei Trepponti con una cena di pesce e vino leggero, tra confronti e ricordi. C’era pure Luigi Fantini, all’incontro e alla cena, come sempre cordiale e affettuoso; una stima reciproca lo legava a Giuseppe negli anni di servizio pastorale a Comacchio. Ci ha lasciato in questi giorni, dopo una malattia fulminea, il giorno 6 di maggio.

6 febbraio 2006 – Bassano del Grappa (Vi). Al liceo scientifico Da Ponte Gianantonio Stella e Giuseppe Stoppiglia incontrano gli alunni delle quinte. Parlano e raccontano della emigrazione; prima quella degli italiani e poi quella di quanti adesso arrivano nelle nostre terre; la possibilità e la necessità di una integrazione, ma insieme la prospettiva di una società sempre più competitiva e aggressiva, che richiede una preparazione nello studio anche per affrontare le difficoltà della vita senza la protezione, spesso esagerata dei familiari. Sfide varie, complementari e opposte quelle che attendono le generazioni a venire.

8 febbraio 2006 – Levada di Piombino Dese (Pd). Non è facile raggiungere questo paese sperduto, ma vale la pena tentare di raggiungerlo; come il tema che viene affidato al relatore da parte di Don Davide Sull’educazione alla fede. Il relatore inizia con una provocazione; che la fede non la si può insegnare. Che è un dono ed è insieme una risposta di fiducia nell’altro; d’altra parte chi può scommettere nella parola che dice: la pietra scartata è divenuta testata d’angolo? Certamente porre in cima ai valori la competizione, il denaro, il tornaconto non è un passo verso la fiducia nell’altro. Forse dando credito alla Parola riusciamo a vedere il percorso per raggiungere la grande spianata, ma la via è stretta! E infatti sui volti dei presenti gli occhi a volte volgevano verso il basso a trovare il filo; e visti di spalle non sempre le teste annuivano. Sempre a Levada Giuseppe terrà altri due incontri per affrontare i temi della convivenza e della cittadinanza.

9 febbraio 2006 – Vo’ Euganeo (Pd). Seguendo la strada di Sarmeola, Selvazzano, dopo Teolo si raggiunge Vo’, a meno che l’autista non abbia percorso un’altra strada; ma questo il cronista non lo può sapere. Il tema della serata, affidato a Giuseppe Stoppiglia, però sì che lo sa, La pace possibile; compito arduo da dimostrare, quando siamo bombardati ogni giorno da notizie discordanti; anche se le parole sono devianti, come fare guerra alla guerra, per cui vale la pena di esportare la democrazia con le bombe intelligenti, che poi te le ritrovi, le bombe, negli ospedali, nelle amputazioni e morti di civili inermi. Numerose le persone che ascoltano e nella mente confrontano confuse le cose che ascoltano e quel che ricordano dai video notiziari.

10 febbraio 2006 – Mezzolara di Budrio (Bo). Fausto invita Mirca Minozzi, logopedista preso la ASL di Padova, a parlare sul tema: La famiglia come luogo educativo: i figli, i loro bisogni. Mirca avvia uno studio a gruppi, che affondano nella ricerca; alla fine sollecita una conversazione tra i partecipanti, in cui l’esperta Logopedista sa raccogliere i gesti e le parole dei presenti. La sala dell’incontro è piccola ma accogliente; ed è pure la sede del Picchio Rosso, un rivista bimestrale, che nasce a Mezzolara, grazie all’impulso di Fausto Gruppioni, coadiuvato dai figli Eva e Michele. Il picchio è un uccello che batte sulla corteccia, bussa alla corteccia (sic!) cerebrale, ma anche alla porta del cuore.

14 febbraio 2006 – Pagnano d’Asolo (Tv). Gaetano incontra la comunità dei ragazzi che stanno facendo un percorso di autocoscienza. I giovani cominciano parlando del proprio paese, delle memorie e delle abitudini, delle case e delle strade, poi il relatore si intrattiene con loro su La primavera di Praga e ascoltano insieme una canzone di Francesco de Gregori che ricorda quella tragedia. Segue con Rimsky Korsakov, la Grande Pasqua Russa; qualcuno di loro poi timidamente dirà al proponente che non lo aveva coinvolto. E allora che sia Mozart la prossima volta a rallegrarci.

16 febbraio 2006 – Romano d’Ezzelino (Vi). E veniamo alla serata fatale, che ormai da tempo si stava preparando con informazioni, manifesti, accuse e difese, volantini e interventi in seduta di consiglio al comune di Romano d’Ezzelino. Sotto accusa: il sindaco e la maggioranza, che non hanno distribuito il bonus per il secondo figlio agli extra comunitari, due famiglie del Ghana, residenti a Romano. Da qui la polemica e questa sera l’incontro, che doveva essere di tipo culturale, ma diventava necessariamente anche un momento di confronto, accalorato, tra la varie componenti sociali. Oltre alle famiglie del Ghana, che in questa occasione hanno ricevuto il bonus di 450 euro dai cittadini di Romano, per riscattare il paese stesso dallo stigma di comune “razzista”, hanno partecipato all’incontro il segretario della CGIL Giorgio Gasparotto, il giornalista Alessandro Zaltron, padre Caudio Gnesotto scalabriniano (gli emigrati sono qui per mettere radici e dunque dobbiamo accoglierli), Giuseppe Stoppiglia (il Veneto ha paura del diverso, e la diversità è una ricchezza); il musicista Bepi de Marzi (perché non dare al paese la denominazione di Romano “padano”?). C’era pure l’assessore Remo Seraglio, che ha protestato contro l’ironia del musicista.

17 febbraio 2006 – Padova. Liceo Marchesi Fusinato. Incontro sul volontariato con tutte le classi della scuola superiore del quartiere. Molti i ragazzi e le ragazze presenti nella palestra; attivo il responsabile di Istituto degli studenti. La gestione della mattinata era nelle mani degli alunni, che hanno invitato alcuni relatori a parlare di volontariato, del suo significato e a riflettere su alcuni episodi di ingiustizia e di guerra che travolgono e lacerano il nostro pianeta. Tra gli invitati, oltre al cronista involontario, John un giovane immigrato dall’Uganda, e tre donne, che operano con l’associazione Amici dei Popoli. John, tramite un filmato, ha mostrato i danni della guerra, delle armi e il dramma dei bambini soldato. I ragazzi e le ragazze, mobili sugli spazi seguivano con moderato interesse le relazioni, anche se il numero dei presenti e la palestra, non erano favorevoli al processo educativo.
Sera dello stesso giorno. Scena di fondo: Mezzolara di Budrio, la valle il canneto, dormono le anatre sui dossi. Fausto Gruppioni invita nella sala del Picchio Giuseppe e Gaetano a parlare sul tema: Consiglieri o testimoni? Chi è consigliere dà consigli e non si compromette; il testimone vive e dà la vita per le cose che dice. Ho già descritto la sala del Picchio Rosso e le finalità dell’associazione, che sono quelle di costruire un luogo di incontro e di discussione, di dialogo attorno alla cittadinanza, che non vuol dire parlare degli altri cittadini, ma di riscoprire il significato della propria relazione di Cittadinanza. Scoprire dunque il ruolo di educatore, che ruolo non è, ma una modalità di relazione, che coinvolge la persona totalmente, e pone l’adulto non già nell’atteggiamento di assistenza, ma di prendersi cura dell’altro. Piccolo gregge quello di Mezzolara, attento e interessato alle parole e alle cose.

18 febbraio 2006 – Ferrara. Di ritorno da Budrio, Giuseppe si è fermato all’ospedale di San Giorgio, alla periferia di Ferrara, nel settore della riabilitazione dei grandi invalidi per incidenti stradali, per svolgere una lezione all’interno del corso di volontariato della provincia sulle motivazioni. Sono molte le persone che vi partecipano, anche per acquisire una professionalità nel settore sociale.

21 febbraio 2006 – Peseggia (Tv). Don Mario invita Giuseppe a parlare ai suoi parrocchiani sul tema E se i poveri ci trasmettessero la fede? che richiama da una parte la pagina del giudizio universale; ma anche l’avvertimento della scrittura che dice: la pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo; se a Sarmeola si affrontava il percorso di fede, qui si fa riferimento concreto, esistenziale al che cosa sia la fede, quale sia il sua fonte, il suo crogiolo. Un argomento difficile, là dove la nostra fede spesso è prima devozione religiosa, o morale religiosa, e poi forse fede che si nutre della parola, che Dio ci ha consegnato.

24 febbraio 2006 – Milano, Palalido. Fim-Africa. Grande manifestazione del Sindacato del metalmeccanici della FIM CISL a favore dell’Africa, dimenticata dall’Occidente. In particolare viene lanciato il progetto “Fim Cisl for Africa (Mozambico)” che in sintonia e collaborazione con il sindacato locale mozambicano intende debellare la grave malattia dell’AIDS, che sta mietendo tante vittime, a causa delle condizioni igieniche e dell’impossibilità economica di accedere all’uso dei farmaci, che potrebbero debellare o almeno fermare la malattia mortale. Numerose le adesioni delle associazioni; presenti numerosi i rappresentanti dei lavoratori al convegno e alla festa. Vi ha partecipato anche Macondo con la presidenza e una rappresenta di segreteria.

5 marzo 2006 – Montebelluna (Tv). Stili di vita. È una giornata particolare oggi per il Gruppone di Treviso; ed è diventata per le associazioni del territorio una ricorrenza frequentata da moltissime presenze che partecipano al convegno e alla festa. Non è solo un modo per presentarsi alla popolazione, che conosce già l’attività loro, ma anche per fare il punto del loro percorso di lavoro e di testimonianza. È interessante il titolo Stili di vita, che nascono nella precarietà e nel confronto e diventano proposta di sobrietà. Alla giornata partecipa anche Macondo con il suo presidente.

6 marzo 2006 – Albignasego (Pd). Radio Cooperativa ospita un intervento di Macondo nella rubrica dedicata alla associazione YES. Un’occasione simpatica per parlare delle finalità di Macondo e delle attività imminenti; al microfono il cronista inconcludente.

Dueville. Sera della stesso giorno. Invitato dalla parrocchia, Giuseppe Stoppiglia parla a una sala di 150 persone, che comprende genitori padrini e madrine, sulle ragioni della cresima, e si sofferma a lungo sul tema Fede e responsabilità, in quanto la cresima è una tappa della vita, ma insieme un evento che apre allo spirito e dunque alla relazione con gli altri.

7 marzo 2006 – Vicenza. Funerale di Maria Rosa. Sono molte le persone presenti: amici, colleghe di lavoro, i genitori di lei, la figlia, Riccardo. È l’ultimo incontro, l’addio; che diviene una preghiera, un congedo sussurrato, una conversazione lunga quasi a non voler cedere all’abbandono. Donna semplice e forte insieme, della forza che viene dalla voglia di vivere; donna dolce che sapeva accogliere le persone e non giudicare, cercando della vita gli aspetti positivi, senza cadere nella ingenuità. L’abbiamo vista l’ultima volta in ospedale e mi pareva strano vederla nel letto, lei che sempre ha resistito al male; stanca di quella spossatezza che ti dà una lunga fatica, ma ancora ferma e pronta a riprendere.

9 marzo 2006 – Bassano del Grappa (Vi). Stefano Benni al Graziani sul tema Se i tempi non richiedono la tua parte migliore inventa altri tempi!. Si riempie in fretta la sala dell’Auditorium; molte persone restano fuori sul corridoio; in sala ci sono fotografi e c’è la stampa, che vorrebbe avere un’intervista in esclusiva. Ci sarà una breve introduzione di Gaetano, di Giuseppe, che motiva le finalità dell’incontro; poi inizia la conversazione di Stefano Benni, che molti conoscono nei suoi libri; non è un personaggio della TV; quel che si sa di lui è tramite le cose scritte, le leggende. C’è una tensione emotiva nella sala che si scioglie con le sue parole, la sua voce, che risponde a ogni domanda; sullo scrittore, sull’uomo, il padre, il cittadino; in un colloquio franco e diretto. Si finisce tardi, ma ancora qualcuno vuole restare con lui, appena rientrato dall’Australia, a vedere il figlio che sta seguendo le lezioni in una scuola del Regno. E continua sui tavoli di una birreria scavando nel passato e illuminando il presente.

12 marzo 2006 – Albignasego (Pd). Paolo Alfier invita i cittadini del paese alla conversazione di Giuseppe Stoppiglia che affronta il tema Cittadini del mondo e dunque il recupero della Cittadinanza. Pur a fronte di un tema così importante non è facile coinvolgere la gente. Ma l’entusiasmo e la fede di Paolo hanno saputo raccogliere diverse persone sul tema e ne è nata una riflessione importante, su cosa che non è valore, ma principio da cui partire per cambiare se stessi e le relazioni sociali e politiche che formuliamo.
 
16 marzo 2006 – Arzerello (Pd). Alle quattro del mattino muore nell’ospedale di Piove di Sacco, Artenilde, madre di Andrea Agostini, assistita dai figli e dal marito, dopo aver combattuto la sua battaglia difficile contro il male, offrendo ai suoi una testimonianza di serenità, che rende meno duro l’abbandono per quanti l’amano; e lasciando per tutti uno spiraglio di speranza che si nutre del rapporto d’amore.

18 marzo 2006 – Ferrara. Redazione di Madrugada. Ci sono novità oggi all’incontro, due amici di Francesco entrano a fare parte del gruppo redazionale: Daniele Lugli ed Elisabetta Pavani. Inoltre si dà nuova veste a Madrugada, a partire dal numero 62, che tieni tra le tue mani. Si predispongono due monografici: la fine dello stato di diritto e le funzioni del volontariato. Si cena poi dalla Gigina; Francesco ci ricorda che ad aprile ci sarà l’inaugurazione della Nena, il primo vaporetto di Cooperativa sul Po, che parte dalla darsena di Ferrara.

Vicenza. A cura della commissione Giustizia e Pace della famiglia dei Servi di Maria si apre un convegno di studio su Amazzonia, la madre violata; relatore don Giuseppe Stoppiglia, presidente di Macondo. Contestuale raccolta di firme per la richiesta di moratoria di dieci anni. Giuseppe parla nell’auditorium del santuario della Madonna di Monte Berico: da anni si percorre una deforestazione che distrugge la foresta, e che può compromettere inesorabilmente gli equilibri della medesima; l’impoverimento dell’Amazzonia comprende l’estinzione di molte piante e di animali che si nutrono e vivono in un habitat particolare. Purtroppo i processi di inquinamento messi in atto da noi occidentali sul nostro ambiente non ci rendono credibili nelle denunce che emettiamo contro il Brasile che permette la distruzione di quel che viene chiamato il polmone del mondo. L’interesse per questo tema ha condotto molte persone all’incontro del santuario, anche perché gli organizzatori che sono i Servi di Maria, conoscono bene il Brasile e l’Amazzonia in particolare.

23 marzo 2006 – Bassano del Grappa (Vi). Il comitato dei genitori della scuola Remondini invita Giuseppe Stoppiglia a parlare ai genitori della scuola e dei loro figli. Quando i punti di riferimento sbiadiscono anche le agenzie di formazione subiscono dei contraccolpi; e la scuola che è il luogo della educazione ne risente, anche se resta un luogo dove è possibile incontrarsi, ragionare insieme e insieme vedere e analizzare le difficoltà; purtroppo il numero dei presenti non è proporzionale alla quantità degli alunni; segno della disgregazione e della delega: anche qui da noi è necessario appropriarsi della cittadinanza.

25 marzo 2006 – Rossano Veneto (Vi). Centro di Spiritualità dei Camilliani. Giuseppe Stoppiglia parla a un gruppo di sorelle dell’Istituto secolare Sant’Angela Merici su “Globalizzazione: vincolo o risorsa”. I processi di omologazione da parte dei più forti sui deboli, la prevalenza delle transazioni finanziarie rispetto allo scambio delle merci, la guerra di civiltà perseguita e sconfessata insieme lascia poco spazio alle possibilità di comunicazione e di relazione. Per questo ci si muove con spirito critico rispetto al modello di sviluppo e con un umanesimo aperto al meticciato.

26 marzo 2006 – Dueville (Vi). La parrocchia invita Giuseppe a parlare ai catechisti. Ma l’educazione dei nostri figli, dice il relatore, parte dalla dottrina o parte dal vangelo? E quale linguaggio portare ai ragazzi e alle ragazze che frequentano l’aula di catechismo? Ha senso ancora usare un linguaggio filosofico per ragazzi che possono comprendere solo un linguaggio quotidiano, legato ai loro parametri e alla loro immaginazione, che chiede sì parole ma anche testimonianza; che ha bisogno di limiti, ma anche di proposte generose? Tra il pubblico dei catechisti si avverte la difficoltà della comunicazione.

28 marzo 2006 – In viaggio per il Kenya. Giuseppe, Fausto, Maurizio e Gaetano partono per Nyahururu una cittadina dell’interno, su di un altipiano, a 2300 metri di altezza, nei pressi della Rift Valley, in visita alla società Saint Martin, retta da un gruppo di ottanta persone, animata da un prete di Padova, don Gabriele, a contatto con la realtà di emarginazione del luogo e nella scoperta del vangelo. Ora la comunità cammina con la sua autonomia, sulla linea del fare le cose assieme, e la finalità di mettere al centro quanti portano carenze fisiche e psichiche. Nella nostra permanenza siamo stati ospiti di Luca e Laura, che ci hanno accolto nella loro casa assieme ai tre figli che vivono con loro la vita di Nyahururu, inseriti nelle istituzioni e nei movimenti. Luca è fisioterapista, e collabora alla Saint Martin. Di passaggio per Nairobi ci siamo fermati a Korogocho in visita a don Daniele e don Paolo che vivono assieme alla gente la vita grama degli slums.

12 aprile 2006 – Bassano del Grappa (Vi). Istituto Remondini. Su invito della signora Maria Antonietti, docente e coordinatrice delle attività complementari e dei rapporti con l’esterno, Farinelli armato di cassette e carte geografiche parla alle prime classi della scuola superiore, che espongono i cartelli di ricerca che hanno insieme preparato attorno al lavoro minorile nel mondo. Parole, immagini e canti si alternano e si accavallano, assieme alle emozioni.

23 aprile 2006 – Belvedere di Tezze (Vi). Don Ernesto Martignon invita Giuseppe a parlare al gruppo molto numeroso di persone, coinvolto in un cammino di fede e di ascolto della Parola, su: Le situazioni che chiamano alla sequela. La frammentarietà del territorio impedisce di trovare, di rinvenire un luogo comune di riferimento; i riferimenti sono al massimo ideologici. Per questo è difficile tradurre il messaggio cristiano in un gesto quotidiano, un gesto poi condiviso, come ci ricorda il vangelo nelle parole di Gesù: «Venite e vedete»; perché tutto viene assorbito nella opinione o disperso nelle ambiguità della vita. Nella sua lunga strada nella sua lenta stagione don Ernesto continua il suo lavoro ed è come una piccola lanterna che a tratti si accende e a tratti viene intravista tra le case nella piana interrotta dai capannoni.
Nel pomeriggio la cooperativa Le pagine, di cui è presidente Francesco Monini, direttore responsabile di Madrugada, ha varato il vaporetto nella darsena di Ferrara, battezzandolo con il nome di Nena, l’ultima traghettatrice del Po di Volano. Numerosi i bambini attorno alla bancarella dello zucchero filato, allo stand dei colori le mamme coi piccoli, al quadrilatero dei libri giovani e ragazze, al tavolo delle crescentine con salame e bibite varie, genitori paganti e nonni affettuosi. Nell’ora magica del battesimo della barca si è snodato il corteo; apriva la fila un clown con carretto e altoparlante che gridava il bando di invito, seguivano quattro trampolieri tre donne e un uomo che facevano la scorta al breve corteo formato dalle autorità civili e religiose, da Paola Felletti Spadazzi in qualità di vice presidente della Cooperativa, in sostituzione del presidente dolorante nel suo letto, con la febbre alta, dopo aver attraversato l’Adriatico a nuoto per rinvenire il vaporetto. Nadia predisponeva il secchiello dell’acqua santa, che il prete cronista smemorato non rinveniva al momento della benedizione. Carezzata dal vento e battuta dal sole, concludeva il corteo la folla beneaugurante. La barca della Nena colpita da due bottiglie di spumante e inondata da una generosa benedizione elargita da un ramo d’ulivo, naviga con il suo equipaggio per i canali e i rami del Po, fino al mare a est e al nord fino a Mantova. Che sia ferma la guida e sicura la navigazione!

27 aprile 2006 – Nervesa della Battaglia (Tv). Il presidente della Antea Provinciale il signor Franceschini già operatore sindacale della FLAEI CISL ha invitato Giuseppe a parlare agli iscritti dei fondamenti e delle finalità del volontariato. È bene che gli anziani, che di anziani si tratta all’Antea, si liberino dai bisogni impellenti e riprendano un cammino di solidarietà, che rischiari il futuro loro e degli altri dopo di loro. Un’azione di volontariato che miri solo ai bisogni del proprio gruppo, nonostante le buone intenzioni, resta sterile. Il gruppo dei presenti prende nota, e ricerca il punto di non ritorno: la vita.

28 aprile 2006 – Ferrara. L’Università del Bene Comune che si struttura su quattro facoltà e ha dato avvio a un biennio sperimentale, inaugura oggi il primo modulo della facoltà della mondialità, che affronta i processi della mondialità e della globalizzazione per vivere insieme. Relatori prof. Bruno Amoroso e il prof. G. Tamino. Vi ha partecipato anche l’associazione Macondo e l’associazione Picchio Rosso di Mezzolara. L’ambiente raccolto dei gesuati, il clima tiepido di una giornata di primavera con timida pioggia hanno favorito l’attenzione e il dibattito tra i presenti; numerose le ragazze provenienti dal Sud.

30 aprile 2006 – Riccione Misano mare. Convivio dei Popoli per la pace organizza nel mese di aprile e maggio una serie di incontri per richiamare gli alleati della pace a riflettere e operare per la giustizia e costruire un mondo di pace a partire dall’interiorità. Molti sono gli oratori che intervengono e si alternano nomi di prestigio e nomi in ombra. Partecipa anche Macondo con la relazione di Stoppiglia sul tema Informazione: silenzio e menzogna. Il tempo è buono, non piove; numerosi i presenti; nella sala allestita almeno duecento persone, padre Fusco dei Servi di Maria che ha organizzato il grande evento è contento. La sera Giuseppe rientra assieme a padre Arnaldo, che a Bologna prosegue fino a Brescia, mentre l’umile presidente rinuncia all’auto blu e Giuseppe prende il treno per Bassano.

Gaetano Farinelli

redazionale
La Nena e il Po
Le immagini di questo numero di Madrugada

Gli uomini non la capivano. In lei vedevano una femmina diversa dalle altre per il suo desiderio di restare libera, per il suo preferire il fiume alla casa. Durante la guerra dovette difendersi con le unghie dai soldati tedeschi che la volevano violentare. Passati i tedeschi arrivarono gli americani, e ci provarono pure loro. La donna del fiume si salvò per caso, e intanto rafforzò la convinzione che la guerra fosse la peggiore invenzione degli uomini, e che il male stava da tutte le parti. Verso la fine della guerra, alcuni tedeschi in ritirata furono travolti dalla corrente mentre attraversavano il Po a nuoto o su barche di fortuna.
I giovani annegati ballavano sottacqua, con la corrente che muoveva braccia, gambe e capelli, un poco simili agli abitanti del paese dei Putìn Angà, ma troppo grandi per avere il diritto di restare per sempre laggiù. In quei giorni la Nena andò a cercarli uno alla volta per portarli a riva e seppellirli. Una testa usciva dall’acqua, una mano si muoveva nella corrente, come per un saluto, un corpo si appoggiava all’arenile, un altro si impigliava nei rami sfiorati dal fiume. Con il rampino li trascinava a riva, scavava una buca sotto un albero della golena e li seppelliva nella terra mescolata a sabbia. Un albero diverso per ogni soldato, con un segno sulla corteccia in maniera di poterlo riconoscere più tardi, come infatti accadde quando vennero a cercare i morti.
Questa era la Nena, mani forti e occhi azzurri, nei capelli l’odore del fiume. La incontravo sulla riva intenta a pescare con la grande rete, o in barca a traghettare gente e cose da una riva all’altra, o sull’argine, alla guida di un carretto che portava sabbia agli operai che costruivano la strada Diamantina. Le faceva compagnia una donna, un cane o un parente, ma più spesso era sola, e allora si rivolgeva al fiume ad alta voce, gli dava del tu, gli confidava i suoi pensieri.
Io, curioso, la spiavo e mi illudevo che quelle parole fossero rivolte a me. Purtroppo lei mi voleva bene come a un fratello, e niente di più e di diverso. Che donna era la Nena! Avresti dovuto vederla il giorno che lottò con uno storione lungo da qui a lì, un animale stupendo, anche lui imparentato con i draghi per via della cresta, finito chissà come nella rete a bilancia della Nena, forse incantato dalle parole che lei cantava. Lo storione si accorse di essere in trappola solo quando la Nena, di colpo, con tutta la forza dei suoi muscoli, cominciò a sollevare la rete a bilancia. Impigliato per la coda e le pinne, con il resto del corpo e la testa liberi, il pesce non si spaventò più di tanto: quella rete era buona per lucci e carpe, e non per uno storione che pesava quasi due quintali. Sbatté la coda sollevando un’onda che bagnò la Nena dalla testa ai piedi. Ma non conosceva il carattere della donna del fiume. Invece di arrendersi, la Nena mollò la cima e si buttò in acqua tutta vestita, armata di arpione e decisa a continuare il duello ad armi pari. In quel punto il fiume non era molto profondo e alla Nena fu facile saltare in groppa allo storione e abbracciarlo, senza mollare l’arpione. Il pesce e la Nena insieme nell’acqua, come un’unica creatura. Durò un attimo, e lei scivolò via, tra le onde che nella lotta imitavano una burrasca marina.
Con un colpo di coda lo storione si liberò del tutto della rete e guardò in faccia la Nena. Lei sollevò l’arpione. Con la forza dei polmoni il pesce le spruzzò addosso un getto d’acqua, senza riuscire ad allontanarla. Lo storione era a portata dell’arpione e la Nena avrebbe potuto colpirlo negli occhi o nelle branchie, e ferirlo mortalmente. Ma esitò, e lo storione si allontanò verso il centro del fiume. Sono sicuro che la Nena lo riconobbe come un amico e non volle ucciderlo. Più tardi mi raccontò che le bastava averlo visto e toccato. Aveva strani e segreti amici la Nena. Di notte, dopo avere traghettato clienti a Ficarolo, guidata dal campanile che sembrava l’avessero fatto storto apposta per non confonderlo con quello degli altri paesi, si fermava spesso a salutare le statue davanti alla chiesa. I Santi di Ficarolo accettavano le sue confidenze, senza la mediazione di preti, e uno di loro, una notte d’agosto, le aveva perfino risposto con un sorriso.

tratto da:
Giuseppe Pederiali e Nani Tedeschi
La Nena e il Po,
Comune di Bondeno, 2003.

La Cooperativa sociale le pagine di Ferrara, con molto impegno e grazie a tanti amici, ha recentemente inaugurato il battello fluviale Nena, il primo vaporetto cooperativo della storia della marina italiana.
Nena era il diminutivo dato a Nazarena Casini, l’ultima traghettatrice del Po; con il suo nome è stato battezzato il vaporetto di proprietà della cooperativa Le Pagine di Ferrara, al cui varo in data 23 aprile 2006 è dedicato il servizio fotografico di questo numero di Madrugada.
Per informazioni e prenotazioni, per gite scolastiche e sociali, percorsi ludici, itinerari naturalistici, escursioni sul Po:
www.lepagine.eu
e-mail: animazione@lepagine.eu
tel. 0532 205681