Cronaca dalla sede nazionale

1 maggio 2004 – Crocetta del Montello (Tv). Incontro con gli scauts, una delle poche associazioni che ancora resiste alla frammentazione, perché ha puntato sulla formazione e che pur sente la difficoltà di trovare un orientamento, perché oggi il problema non è la sopravvivenza, ma quella di dare senso al vivere. Tema dell’incontro: la violenza che produciamo nelle guerre e nel quotidiano. Conduce la relazione e il dibattito Giuseppe Stoppiglia.

18 maggio 2004 – Piove di Sacco (Pd). Incontro con Mario Crosta, in competizione per la carica di sindaco, onde preparare un terreno di consenso che muova dalla coscienza e dalla apertura mentale, e non da semplici promesse fatiscenti, effimere. Mario Crosta invita due relatori di alto profilo morale e culturale, don Gianni Gambin e Giuseppe Stoppiglia, sul tema I cattolici e la politica. La sala è sovraffollata, qualcuno si ferma nel cortile adiacente, in attesa di un riflusso, ma poi si perde in conversazioni amichevoli. Gli altri accompagnano le riflessioni di don Gianni e don Giuseppe che partono dall’affermazione che la politica è l’arte umana più alta, per ricordare il distacco dei cattolici dalla politica che ha accompagnato gli anni che vanno fino alla metà del Novecento. E che oggi si ripropone in termini contradditori e ambigui anche perché il sentimento del bene comune è decaduto, grazie a una cultura di consumo e a una classe politica che cura il consenso e non invece la crescita di una coscienza solidale. Largo il consenso e la simpatia dei presenti verso i due relatori. Mario Crosta sarà poi eletto sindaco di Piove di Sacco.

19 maggio 2004 – Romano d’Ezzelino (Vi). Il gruppo giovani di A.C. organizza l’incontro su: Giovani: il senso della politica. Che dire in questo clima elettorale fiacco, in cui tutto viene demandato all’immagine, con gli attacchini che si affannano a mettere e togliere gli affissi murali, per cancellare un baffo, per tirare una piega, per asciugare una bava dal corpo elettorale? Proprio per questo è necessario muoversi, non solo per aprire liste nuove, ma per accendere gli animi attorno a discussioni e riflessioni vere, non per la lucidatura dei lustrini e dei merletti, che il vento scuote e la polvere insudicia, ma per costruire insieme una visione politica nuova. Non manca nell’intervento dell’oratore Giuseppe Stoppiglia l’ironia e la satira verso i compromessi, e i giochetti della classe politica locale.

21 maggio 2004 – Cinto Euganeo (Pd). Antonio Rota prepara un incontro pubblico per parlare e riflettere con un pubblico attento su di una proposta politica, che recuperi lo spazio dove si possa esprimere quanto la vita offre, il sapere e l’operosità. Molti giovani che frequentano l’università al loro rientro nel quotidiano spengono quei fuochi e quei sogni che avevano illuminato il loro futuro. Come dare continuità al sapere e riaccendere gli entusiasmi verso l’attività sociale? Da qui la domanda rivolta a Giuseppe Stoppiglia e Ivano Spano sulla centralità della politica, mentre gli uomini dei partiti combattono piccole battaglie per conquistare il consenso.

29 maggio 2004 – Spin di Romano d’Ezzelino (Vi). Da pochi giorni abbiamo ricevuto la stampa dell’ultima fatica di Giuseppe Stoppiglia, Camminando sul confine e questa sera ci sarà la presentazione del libro. Introduce la serata culturale Farinelli Gaetano. La sala è illuminata a giorno. Ci sono amici e simpatizzanti. Più di duecentocinquanta le persone, numero di rilievo quando si pensi che domani saranno molti a frequentare il convegno.

30 maggio 2004 – Spin di Romano d’Ezzelino (Vi), festa nazionale di Macondo. Come ogni anno ormai, da quindici anni. Ma un tempo eravamo pochi, come nelle storie comuni. Tano di buon mattino andava a prelevare il rimorchio del comune di Bassano, trainato da un carro agricolo, su cui veniva issato il palco e gli attori del giorno, brasiliani in visita in Italia, seminaristi del Pio Collegio brasiliano, volontari in vacanza.
Oggi il convegno ha una lunga gestazione, i volti che compaiono sul palco sono molti e di provenienza varia. Il presidente sta nel bel mezzo della tavola. Attorno a lui gli ospiti accompagnati dai traduttori, che con solerzia ammanniscono al pubblico i contenuti e confabulano con il loro assistito. Introduce il tema della festa Fatemi vivere, fatemi morire, ma non seppellitemi vivo; ad indicare che la vita è tale nel momento in cui le si dà la possibilità di essere vita. Alla festa sono stati invitati molti maestri; il maestro ha il compito non di insegnare a vivere ma di costruire lo spazio dove sia possibile la vita, che oggi viene sacrificata alle leggi della economia e della forza, leggi che danno credito alla violenza. La violenza ha scatenato anche la vendetta dei poveri, ha fatto dimenticare la tenerezza di Dio e questo è un male per tutti; non solo per la paura nostra, ma anche per il fatto di vivere in un mondo che si è fatto deserto.
Il primo a parlare è mons. Gaillot, accompagnato da Federica come traduttrice. Sono quattro le cose che in modo essenziale ricorda nel giorno di Pentecoste il vescovo dei “sans papiers” (senza documenti): 1. la dignità nessuno ce la può togliere, anche i poveri hanno la loro dignità di uomini e di donne; anche se ci vuole una vita intera per recuperare questa convinzione vale la pena di farlo; 2. l’ingiustizia: a uno studente che gli chiedeva cosa consigliava come vescovo, rispondeva che l’ingiustizia non si può sopportare, come non poteva sopportare che 350 africani solo perché musulmani e neri fossero cacciati da una chiesa cattolica occupata; 3. dare coscienza, aiutare i poveri a prendere coscienza della loro dignità. Solo allora i potenti prendono paura delle loro azioni; 4. cosa impariamo nel rapporto coi poveri: a vivere intensamente il presente, a fare festa nel dolore per avere la forza di continuare.
Ora la consegna passa al prof. Pietro Barcellona. Due sono le parole con le quali si intratterrà con il pubblico: educatore e povero. Introducendo Giuseppe diceva che al tavolo della presidenza molti erano gli educatori. Una parola che non piace a Pietro; a suo parere non c’è un educatore al di fuori, ma ci si educa insieme; non che la massa sia educatrice, ma ci si educa insieme, nella misura in cui insieme si dà senso allo spazio e al tempo; l’assemblea di Macondo riunita non è fatta di persone omologate, ma ciascuno è alla ricerca di senso, insieme e diversamente.
Il povero non è una categoria sociologica, come non lo era quella di proletario, anche se poi lo è diventata. Proletario avrebbe dovuto essere colui che non ha nulla da perdere, ma non per disperazione. Il povero è colui che percepisce la sua fragilità e cerca dunque il trascendente. Con la parola che va oltre e con il simbolo che va oltre cerca il trascendente. Noi siamo stati derubati dell’anima, perché vogliono identificare la nostra vita con la vita stessa, con il denaro, con la sostituzione della vita con la vita, per poter sopravvivere. E qui sta il grande pericolo della nuova scienza che vuole riprodurre l’uomo con l’uomo e confinarlo nello spazio angusto e definitivo dell’animale senza anima e senza trascendenza.
Noi siamo tali nel momento che ammettiamo la nostra fragilità. Questo era il furto di Prometeo, non il fuoco, ma aver scoperto la fragilità dell’uomo. Il nostro compito è quello di costruire ponti e non quello di costruire steccati, per giungere ad una anima, l’anima di cui siamo derubati, tramite cui trovare il senso del vivere e non del sopravvivere, che è andare, vedere, sentire oltre. In questa condizione si scopre il povero.
Prende poi la parola il dott. Olaseinde della Nigeria, che si propone con una domanda provocatoria: che ci fa qui tanta gente, per fare chiesa che si guarda contenta del successo e si chiude per commemorare le sue vittorie; o è un gruppo che si incontra perché vuole modificare le cose ingiuste che minano l’esistenza non soltanto dei poveri (un miliardo, due miliardi) ma anche delle popolazioni del Nord del mondo?
C’è una immagine che indica la condizione di sepolti vivi in cui anche noi viviamo: la donna africana è donna in generale, spinta con la frusta (è una metafora) a fare e a vivere contro sua volontà, su modelli che non condivide. Anche noi siamo spinti dalla forza del potere, dei potenti, dalla loro ideologia che ci convince che nulla può essere modificato; anche noi siamo costretti a rispondere e piegare la fronte ad un progetto di vita che ci porta ad una vita di sopravvivenza, alla vita sotto terra, sepolti vivi.
Per questo noi qui presenti abbiamo il bisogno, la necessità di porci la domanda sul che cosa vogliamo. Possiamo attestarci sulla fiducia del nostro capo, Giuseppe, oppure insieme trovare la forza e l’entusiasmo di affermare che insieme possiamo cambiare lo stato delle cose, di modo che non succeda più che una potenza porti il mondo ad una guerra (ecco l’Iraq) perché lo hanno deciso i suoi capi; non succeda ancora che il mondo costruisca un’economia ingiusta che produce ingiustizia, perché i suoi potenti continuano a dire (nella falsità) che tale economia è la sola possibile per la nostra vita.
La mia risposta alla domanda, afferma Seinde è che voglio educare una generazione a credere con entusiasmo nel cambiamento, e spero che sia anche la vostra risposta, di uomini e donne che non si fermano sull’immagine del capo, ma anche loro si muovono, perché la condizione di sepolti vivi si muti in strada per il cambiamento delle cose ingiuste.
Ora parla Manuela Dviri: quale sia un modo nuovo di affrontare il problema della pace. Non certo insistendo sulla divisione tra buoni e cattivi, ma cercando di costruire dal basso la pace, costringendo i politici a fare dei passi, che si ritengono impossibili, sempre usando gli strumenti della democrazia, oppure facendo delle cose insieme, palestinesi e israeliani, come ha fatto lei per la cura dei bimbi palestinesi, assieme a donne palestinesi, e pagando le spese agli ospedali israeliani, che si prendono cura anche dei palestinesi; che oggi sono senza cure, perché non hanno nessuna assicurazione. Sono vittime che chiedono un risarcimento e questo risarcimento è la pace.
Quando si alza Juan Pablo per proporre la sua testimonianza sono già le ore tredici. Parla accompagnato dalla traduttrice, signora Elisa. Prima di parlare invita l’assemblea ad alzarsi per sciogliere le membra intorpidite e con l’ausilio di una giovane donna intona il canto ritmico e gioviale de “Il coccodrillo”.
Infine apre con un ricordo della sua infanzia, il padre che lo inviava a portare messaggi a Che Guevara. Poi attacca con la domanda che cosa stia facendo lo Stato in Bolivia: ed elenca le leggi a favore dell’esercito americano in Bolivia, la concessione del petrolio boliviano per 40 anni ad una società straniera (ricordo per inciso che con il referendum di luglio la concessione è stata ritirata), la distruzione dell’ambiente, e la concessione della terra ai latifondisti invece del popolo.
Eppure il popolo ha conquistato il potere in Bolivia, ma è un potere, quello dello Stato che non corrisponde alla società, un potere violento, militare, non democratico; mentre la cultura del paese, sia delle montagne che della pianura amazzonica è una cultura comunitaria e una cultura di rispetto della persona.
Che fare di fronte a questa devastazione sociale ed economica? Riprendere in mano i municipi non con la forza delle armi ma con la formazione e la partecipazione alla attività del municipio (Alcandia), intervenire sulla scuola perché diventi un centro di formazione legato alla vita sociale del paese, inoltre fare in modo che le leggi emanate siano leggi di giustizia.
Oramai l’ora è tarda. Chi si avventura in questo spessore di tensione e di fatica deve avere un messaggio forte, ed è quello che ci porta la Edith, accompagnata dal suo traduttore Paolo d’Aprile che l’accompagna nel viaggio in Italia. Originaria della Bahia ora vive a San Paolo, dove lavora coi minori, un lavoro difficile, in ombra, eppure, afferma, è questo il lavoro che fa la differenza, con il quale vuole costruire una nuova storia. Cede la parola al suo traduttore, Paolo, cui spetta il compito di raccontare l’attività svolta nella favela di Jardim Lourdes. In particolare ricorda l’attività di recupero dei deficienti psichici, delle persone senza stima, a stima zero, fatta assieme ad un’altra equipe composta da varie professionalità. Conclude poi leggendo la lettera scaturita nei mesi precedenti dal gruppo donne della comunità di Jardim Lourdes.
Termina il convegno e inizia la festa. Ci sarà il pranzo, poi nel primo pomeriggio la messa, preceduta da canti di vita e di memoria e di gioia, l’omelia del vescovo che concelebra coi sacerdoti presenti. E poi la musica e le danze. Viene a mancare la luce, forse un sovraccarico che non si riuscirà a recuperare, ma comunque la gente è felice, se non proprio è serena. E le persone vagano, vagano, vagano, direbbe Fellini, dentro uno spazio che si apre ad accogliere, e da cui uscire rafforzate, pur con l’interrogativo severo di Seinde: dove andiamo, quale coraggio coltiviamo dentro? Saremo una congrega o saremo un seme di speranza? E vagano e danzano e cantano.

1 giugno 2004 – Pezzoli (Ro). Giuseppe e Pietro Barcellona sono invitati ad una serata nel teatro tenda della parrocchia. Durante il viaggio contattiamo i commedianti per rovesciare il calendario della serata. Pietro preferisce parlare prima dello spettacolo, al quale poi parteciperemo solo in parte, uno spettacolo di danza, canto e musica, con la regia di Laura Polato, che a suo tempo compose una musica suggestiva per Macondo.

3 giugno 2004 – Bassano del Grappa (Vi). La parrocchia di Rossano Veneto, Don Sandro Ferretto e l’Associazione Macondo organizzano una serata dedicata all’Infanzia negata. La serata si apre con il complesso musicale di Luca Bassanese, che suona musica gradita ai giovani e insieme canta parole d’amore e di guerra, amore per la vita e guerra alla violenza; parole di speranza e di denuncia. Seguono poi le testimonianze di suor Adma Cassab Fadel che racconta la sua esperienza tra i ragazzi di strada; poi suor Tarcisia e suor Soledad che raccontano la loro vita tra i poveri e tra i bambini con deficienze fisiche e psichiche. Alla fine parla Seinde sull’infanzia e l’educazione in Nigeria. Chiude la serata il comico Paolo Rossi, che dentro la Costituzione italiana trova il mod nostra vita con la vita stessa, con il denaro, con la sostituzione della vita con la vita, per poter sopravvivere. E qui sta il grande pericolo della nuova scienza che vuole riprodurre l’uomo con l’uomo e confinarlo nello spazio angusto e definitivo dell’animale senza anima e senza trascendenza.
Noi siamo tali nel momento che ammettiamo la nostra fragilità. Questo era il furto di Prometeo, non il fuoco, ma aver scoperto la fragilità dell’uomo. Il nostro compito è quello di costruire ponti e non quello di costruire steccati, per giungere ad una anima, l’anima di cui siamo derubati, tramite cui trovare il senso del vivere e non del sopravvivere, che è andare, vedere, sentire oltre. In questa condizione si scopre il povero.
Prende poi la parola il dott. Olaseinde della Nigeria, che si propone con una domanda provocatoria: che ci fa qui tanta gente, per fare chiesa che si guarda contenta del successo e si chiude per commemorare le sue vittorie; o è un gruppo che si incontra perché vuole modificare le cose ingiuste che minano l’esistenza non soltanto dei poveri (un miliardo, due miliardi) ma anche delle popolazioni del Nord del mondo?
C’è una immagine che indica la condizione di sepolti vivi in cui anche noi viviamo: la donna africana è donna in generale, spinta con la frusta (è una metafora) a fare e a vivere contro sua volontà, su modelli che non condivide. Anche noi siamo spinti dalla forza del potere, dei potenti, dalla loro ideologia che ci convince che nulla può essere modificato; anche noi siamo costretti a rispondere e piegare la fronte ad un progetto di vita che ci porta ad una vita di sopravvivenza, alla vita sotto terra, sepolti vivi.
Per questo noi qui presenti abbiamo il bisogno, la necessità di porci la domanda sul che cosa vogliamo. Possiamo attestarci sulla fiducia del nostro capo, Giuseppe, oppure insieme trovare la forza e l’entusiasmo di affermare che insieme possiamo cambiare lo stato delle cose, di modo che non succeda più che una potenza porti il mondo ad una guerra (ecco l’Iraq) perché lo hanno deciso i suoi capi; non succeda ancora che il mondo costruisca un’economia ingiusta che produce ingiustizia, perché i suoi potenti continuano a dire (nella falsità) che tale economia è la sola possibile per la nostra vita.
La mia risposta alla domanda, afferma Seinde è che voglio educare una generazione a credere con entusiasmo nel cambiamento, e spero che sia anche la vostra risposta, di uomini e donne che non si fermano sull’immagine del capo, ma anche loro si muovono, perché la condizione di sepolti vivi si muti in strada per il cambiamento delle cose ingiuste.
Ora parla Manuela Dviri: quale sia un modo nuovo di affrontare il problema della pace. Non certo insistendo sulla divisione tra buoni e cattivi, ma cercando di costruire dal basso la pace, costringendo i politici a fare dei passi, che si ritengono impossibili, sempre usando gli strumenti della democrazia, oppure facendo delle cose insieme, palestinesi e israeliani, come ha fatto lei per la cura dei bimbi palestinesi, assieme a donne palestinesi, e pagando le spese agli ospedali israeliani, che si prendono cura anche dei palestinesi; che oggi sono senza cure, perché non hanno nessuna assicurazione. Sono vittime che chiedono un risarcimento e questo risarcimento è la pace.
Quando si alza Juan Pablo per proporre la sua testimonianza sono già le ore tredici. Parla accompagnato dalla traduttrice, signora Elisa. Prima di parlare invita l’assemblea ad alzarsi per sciogliere le membra intorpidite e con l’ausilio di una giovane donna intona il canto ritmico e gioviale de “Il coccodrillo”.
Infine apre con un ricordo della sua infanzia, il padre che lo inviava a portare messaggi a Che Guevara. Poi attacca con la domanda che cosa stia facendo lo Stato in Bolivia: ed elenca le leggi a favore dell’esercito americano in Bolivia, la concessione del petrolio boliviano per 40 anni ad una società straniera (ricordo per inciso che con il referendum di luglio la concessione è stata ritirata), la distruzione dell’ambiente, e la concessione della terra ai latifondisti invece del popolo.
Eppure il popolo ha conquistato il potere in Bolivia, ma è un potere, quello dello Stato che non corrisponde alla società, un potere violento, militare, non democratico; mentre la cultura del paese, sia delle montagne che della pianura amazzonica è una cultura comunitaria e una cultura di rispetto della persona.
Che fare di fronte a questa devastazione sociale ed economica? Riprendere in mano i municipi non con la forza delle armi ma con la formazione e la partecipazione alla attività del municipio (Alcandia), intervenire sulla scuola perché diventi un centro di formazione legato alla vita sociale del paese, inoltre fare in modo che le leggi emanate siano leggi di giustizia.
Oramai l’ora è tarda. Chi si avventura in questo spessore di tensione e di fatica deve avere un messaggio forte, ed è quello che ci porta la Edith, accompagnata dal suo traduttore Paolo d’Aprile che l’accompagna nel viaggio in Italia. Originaria della Bahia ora vive a San Paolo, dove lavora coi minori, un lavoro difficile, in ombra, eppure, afferma, è questo il lavoro che fa la differenza, con il quale vuole costruire una nuova storia. Cede la parola al suo traduttore, Paolo, cui spetta il compito di raccontare l’attività svolta nella favela di Jardim Lourdes. In particolare ricorda l’attività di recupero dei deficienti psichici, delle persone senza stima, a stima zero, fatta assieme ad un’altra equipe composta da varie professionalità. Conclude poi leggendo la lettera scaturita nei mesi precedenti dal gruppo donne della comunità di Jardim Lourdes.
Termina il convegno e inizia la festa. Ci sarà il pranzo, poi nel primo pomeriggio la messa, preceduta da canti di vita e di memoria e di gioia, l’omelia del vescovo che concelebra coi sacerdoti presenti. E poi la musica e le danze. Viene a mancare la luce, forse un sovraccarico che non si riuscirà a recuperare, ma comunque la gente è felice, se non proprio è serena. E le persone vagano, vagano, vagano, direbbe Fellini, dentro uno spazio che si apre ad accogliere, e da cui uscire rafforzate, pur con l’interrogativo severo di Seinde: dove andiamo, quale coraggio coltiviamo dentro? Saremo una congrega o saremo un seme di speranza? E vagano e danzano e cantano.

1 giugno 2004 – Pezzoli (Ro). Giuseppe e Pietro Barcellona sono invitati ad una serata nel teatro tenda della parrocchia. Durante il viaggio contattiamo i commedianti per rovesciare il calendario della serata. Pietro preferisce parlare prima dello spettacolo, al quale poi parteciperemo solo in parte, uno spettacolo di danza, canto e musica, con la regia di Laura Polato, che a suo tempo compose una musica suggestiva per Macondo.

3 giugno 2004 – Bassano del Grappa (Vi). La parrocchia di Rossano Veneto, Don Sandro Ferretto e l’Associazione Macondo organizzano una serata dedicata all’Infanzia negata. La serata si apre con il complesso musicale di Luca Bassanese, che suona musica gradita ai giovani e insieme canta parole d’amore e di guerra, amore per la vita e guerra alla violenza; parole di speranza e di denuncia. Seguono poi le testimonianze di suor Adma Cassab Fadel che racconta la sua esperienza tra i ragazzi di strada; poi suor Tarcisia e suor Soledad che raccontano la loro vita tra i poveri e tra i bambini con deficienze fisiche e psichiche. Alla fine parla Seinde sull’infanzia e l’educazione in Nigeria. Chiude la serata il comico Paolo Rossi, che dentro la Costituzione italiana trova il modo di scoprire le debolezze, le intemperanze, le ossessioni, le sostituzioni ad interim e definitive del buon senso del caro presidente Silvio.

1/10 giugno 2004 – In questo lasso di tempo i testimoni della festa di Macondo sono ospiti e relatori in varie città, tra gruppi, istituzioni, associazioni e parrocchie per raccontare la loro storia, che è una storia di lotta e di intelligenza, per fare crescere la democrazia e per costruire la legalità. Juan, Edith, Seinde sono passati per le città di Modena, Bologna, Trento, Como, visita a Venezia, Padova, e poi di nuovo in piccoli paesi di provincia a raccontare le loro storie, i loro progetti, le loro speranze e le loro ansie. E sono stati accolti, accompagnati da amici, soci di Macondo, simpatizzanti, Cristian, Alessia, don Mario, Lele, Pacifico, Gianni ed altri che hanno organizzato incontri per conoscere e incontrare nuove realtà in solidarietà.

9 giugno 2004 – Venezia. Gaetano e Carmine di Sante partono per il Brasile. Un viaggio esplorativo tra le comunità di base, i teologi della liberazione, gli uomini e le donne della strada che hanno vissuto e ancora vivono quella esperienza che prese inizio negli anni settanta. Il viaggio passa per Rio, Salvador dove abbiamo incontrato Gino Taparelli ricoverato in ospedale, Camaçarì da Delia Boninsegna. Abbiamo proseguito per Recife, Olinda e Limoero ospiti della famiglia di Giorgio Barbieri; infine a São Paulo in casa della famiglia Peruzzo e ancora con la compagnia della guida sicura dell’impareggiabile Mauro Furlan. Abbiamo percorso chilometri di terra e di strada, con l’aereo, a piedi e di macchina. Abbiamo parlato a lungo in lingue composite. Abbiamo frequentato l’alta intelligenza delle università, e delle case editrici, con l’intento di pubblicare i libri di Carmine. Abbiamo mangiato il pane dell’ospitalità e dell’amicizia, bevuto l’acqua di cocco. Abbiamo affrontato le piogge invernali del Pernambuco e accolto il sole chiaro di San Paolo, luminoso e ventoso, sotto una luna grande, capovolta.

12 giugno 2004 – Vicenza. Grande impressione ha suscitato la morte di Giuseppe Benetti, segretario generale della Cisl di Vicenza. L’avevamo abbracciato alla festa di Macondo, un gigante di statura e di generosità, che aveva lottato e tenuto a controllo un male che poi ha prevalso. Al suo funerale numerosi gli amici e i colleghi, le autorità civili e religiose; segno di una vita intensa e di un’attività multiforme.

19 giugno 2004 – Modena. Barbara Castagnetti e Arturo del Perù sono sposi. La cerimonia si svolge in una chiesa grande presso il chiostro dei Benedettini. Sono arrivati i genitori di lui dal paese andino. E ci sono pure i fratelli e le sorelle. Una traduce la voce dei genitori, ma l’emozione le confonde la voce e racconta i suoi sentimenti invece delle parole del padre. Lo sposo bacia lento l’anello, lo benedice e infila nell’anulare della sposa, che ripete il gesto compresa in un lieve tremore. Sposi finché morte non li accompagni nella terra dei primi affetti; sposi e intanto la folla degli amici e dei parenti batte le mani.

luglio – I responsabili della cooperativa Olivotti di Mira si sono recati in Brasile con una équipe di esperti e docenti nell’area socio-sanitaria dell’Ulss 16 di Padova e dell’Ulss 13 di Dolo, per l’attivazione di un percorso di interscambio con diverse realtà e comunità brasiliane. Nello stato di San Paolo è stata visitata la comunità di accoglienza per madri-bambino di Sorocaba, la comunità per minori di P. Sometti a Itapetininga e la comunità per minori e per tossicodipendenti a Campinas. Presso l’Apot è stato organizzato un seminario con gli operatori dell’area sociale per confrontare le metodologie di intervento nella riabilitazione e nel reinserimento dei tossicodipendenti e dei pazienti psichiatrici. A Rio de Janeiro ha avuto luogo un incontro con i responsabili della pastorale dei minori dell’arcidiocesi di Rio e un incontro con gli operatori attivi nei progetti con i bambini di strada. A Salvador de Bahia, presso la facoltà di sociologia, Gino Tapparelli ha organizzato un incontro tra docenti e studenti della facoltà sui percorsi di riabilitazione psichiatrica attivati in Italia e sull’organizzazione di percorsi di intervento tra privato sociale e Ulss. L’équipe veneta ha poi visitato altri progetti nel Pernambuco. Da settembre a dicembre, sei responsabili di comunità incontrati saranno ospitati presso la cooperativa Olivotti e per loro saranno strutturati degli stage presso enti e strutture pubbliche e private per approfondire alcune problematiche e metodologie nella specifica area di intervento. Chi è interessato a questa esperienza di interscambio può contattare Monica Lazzaretto (centrostudi@olivotti.org).

3 luglio 2004 – Pove del Grappa (Vi). Verifica della Festa di Macondo, Gli organizzatori della festa si incontrano per mettere in luce gli aspetti positivi e quelli negativi della festa, per confermare gli impegni, per sollecitare la ricerca di un luogo adatto, nel caso ormai sempre più probabile di uno diverso uso del parco di Spin. Le impressioni e osservazioni generali sono positive; qualche ritocco organizzativo. C’è stato il disguido della corrente nel pomeriggio. Ben servita la mensa. Le musiche del pomeriggio hanno animato i giovani. Baldassare rinnova il suo impegno come direttore generale. Poi si parte per Borso, a consumare la cena di lavoro in un locale montano, occupato e assediato da numerosi commensali, qualche tavola festeggia un anniversario, altri concludono l’anno di lavoro, altri mangiano contenti, mentre le cameriere vanno e vengono, spesso a vuoto, scambiando tavoli e portate, senza che alcuno ne senta il peso, solo un lieve impaccio.

9 luglio 2004 – Arzergrande (Padova) Il gruppo giovani della parrocchia organizza un incontro in preparazione del viaggio-pellegrinaggio verso la comunità di padre Giuseppe Dossetti, uno dei padri della Costituzione, fondatore di una comunità religiosa, che ha come compito precipuo la preghiera e la lettura della Bibbia. Un uomo, un profeta, afferma Giuseppe, in quanto portava su di sé la sofferenza e gli slanci del suo popolo e gliene dava espressione. Un politico radicale in quanto proponeva una politica al di sopra delle parti, che nascesse e sviluppasse attraverso le forze del popolo italiano. Numerosi i giovani, spesso ahimè incerti e non informati sugli avvenimenti e sui moti del passato prossimo della nostra storia italica.

10 luglio 2004 – Soverato (Cz). Adriana Lerro della libreria Incontro organizza nel Centro sociale Morgana gestito da giovani la presentazione del libro di Giuseppe Camminando sul confine; l’autore affronta alcuni argomenti del libro: la politica, la relazione tra giovani e adulti, la mancanza di spazi di incontro dove le persone possano scambiare idee sul tempo, sulla politica, sulla democrazia in Italia, il tema della religione e della laicità, un tema questo che sempre più emerge dall’incontro degli uomini migratori e che spesso si vuol liquidare con la questione del velo o del crocifisso.

17 luglio 2004 – Nonantola (Mo). Nella chiesa abbaziale alta come una chiesa gotica, il tetto a capriate come una romanica, il portone con bassorilievi come il portone di San Petronio in Bologna, sul presbiterio alto circonfuso di una penombra mistica si raccoglie l’assemblea di amici e parenti per il rito del matrimonio di Grazia e Fausto, che consacrano il loro vincolo di amore nel segno della solidarietà e dell’amicizia. Nel parco dell’antico monastero i convitati hanno poi consumato la cena popolare offerta dagli spo di scoprire le debolezze, le intemperanze, le ossessioni, le sostituzioni ad interim e definitive del buon senso del caro presidente Silvio.

1/10 giugno 2004 – In questo lasso di tempo i testimoni della festa di Macondo sono ospiti e relatori in varie città, tra gruppi, istituzioni, associazioni e parrocchie per raccontare la loro storia, che è una storia di lotta e di intelligenza, per fare crescere la democrazia e per costruire la legalità. Juan, Edith, Seinde sono passati per le città di Modena, Bologna, Trento, Como, visita a Venezia, Padova, e poi di nuovo in piccoli paesi di provincia a raccontare le loro storie, i loro progetti, le loro speranze e le loro ansie. E sono stati accolti, accompagnati da amici, soci di Macondo, simpatizzanti, Cristian, Alessia, don Mario, Lele, Pacifico, Gianni ed altri che hanno organizzato incontri per conoscere e incontrare nuove realtà in solidarietà.

9 giugno 2004 – Venezia. Gaetano e Carmine di Sante partono per il Brasile. Un viaggio esplorativo tra le comunità di base, i teologi della liberazione, gli uomini e le donne della strada che hanno vissuto e ancora vivono quella esperienza che prese inizio negli anni settanta. Il viaggio passa per Rio, Salvador dove abbiamo incontrato Gino Taparelli ricoverato in ospedale, Camaçarì da Delia Boninsegna. Abbiamo proseguito per Recife, Olinda e Limoero ospiti della famiglia di Giorgio Barbieri; infine a São Paulo in casa della famiglia Peruzzo e ancora con la compagnia della guida sicura dell’impareggiabile Mauro Furlan. Abbiamo percorso chilometri di terra e di strada, con l’aereo, a piedi e di macchina. Abbiamo parlato a lungo in lingue composite. Abbiamo frequentato l’alta intelligenza delle università, e delle case editrici, con l’intento di pubblicare i libri di Carmine. Abbiamo mangiato il pane dell’ospitalità e dell’amicizia, bevuto l’acqua di cocco. Abbiamo affrontato le piogge invernali del Pernambuco e accolto il sole chiaro di San Paolo, luminoso e ventoso, sotto una luna grande, capovolta.

12 giugno 2004 – Vicenza. Grande impressione ha suscitato la morte di Giuseppe Benetti, segretario generale della Cisl di Vicenza. L’avevamo abbracciato alla festa di Macondo, un gigante di statura e di generosità, che aveva lottato e tenuto a controllo un male che poi ha prevalso. Al suo funerale numerosi gli amici e i colleghi, le autorità civili e religiose; segno di una vita intensa e di un’attività multiforme.

19 giugno 2004 – Modena. Barbara Castagnetti e Arturo del Perù sono sposi. La cerimonia si svolge in una chiesa grande presso il chiostro dei Benedettini. Sono arrivati i genitori di lui dal paese andino. E ci sono pure i fratelli e le sorelle. Una traduce la voce dei genitori, ma l’emozione le confonde la voce e racconta i suoi sentimenti invece delle parole del padre. Lo sposo bacia lento l’anello, lo benedice e infila nell’anulare della sposa, che ripete il gesto compresa in un lieve tremore. Sposi finché morte non li accompagni nella terra dei primi affetti; sposi e intanto la folla degli amici e dei parenti batte le mani.

luglio – I responsabili della cooperativa Olivotti di Mira si sono recati in Brasile con una équipe di esperti e docenti nell’area socio-sanitaria dell’Ulss 16 di Padova e dell’Ulss 13 di Dolo, per l’attivazione di un percorso di interscambio con diverse realtà e comunità brasiliane. Nello stato di San Paolo è stata visitata la comunità di accoglienza per madri-bambino di Sorocaba, la comunità per minori di P. Sometti a Itapetininga e la comunità per minori e per tossicodipendenti a Campinas. Presso l’Apot è stato organizzato un seminario con gli operatori dell’area sociale per confrontare le metodologie di intervento nella riabilitazione e nel reinserimento dei tossicodipendenti e dei pazienti psichiatrici. A Rio de Janeiro ha avuto luogo un incontro con i responsabili della pastorale dei minori dell’arcidiocesi di Rio e un incontro con gli operatori attivi nei progetti con i bambini di strada. A Salvador de Bahia, presso la facoltà di sociologia, Gino Tapparelli ha organizzato un incontro tra docenti e studenti della facoltà sui percorsi di riabilitazione psichiatrica attivati in Italia e sull’organizzazione di percorsi di intervento tra privato sociale e Ulss. L’équipe veneta ha poi visitato altri progetti nel Pernambuco. Da settembre a dicembre, sei responsabili di comunità incontrati saranno ospitati presso la cooperativa Olivotti e per loro saranno strutturati degli stage presso enti e strutture pubbliche e private per approfondire alcune problematiche e metodologie nella specifica area di intervento. Chi è interessato a questa esperienza di interscambio può contattare Monica Lazzaretto (centrostudi@olivotti.org).

3 luglio 2004 – Pove del Grappa (Vi). Verifica della Festa di Macondo, Gli organizzatori della festa si incontrano per mettere in luce gli aspetti positivi e quelli negativi della festa, per confermare gli impegni, per sollecitare la ricerca di un luogo adatto, nel caso ormai sempre più probabile di uno diverso uso del parco di Spin. Le impressioni e osservazioni generali sono positive; qualche ritocco organizzativo. C’è stato il disguido della corrente nel pomeriggio. Ben servita la mensa. Le musiche del pomeriggio hanno animato i giovani. Baldassare rinnova il suo impegno come direttore generale. Poi si parte per Borso, a consumare la cena di lavoro in un locale montano, occupato e assediato da numerosi commensali, qualche tavola festeggia un anniversario, altri concludono l’anno di lavoro, altri mangiano contenti, mentre le cameriere vanno e vengono, spesso a vuoto, scambiando tavoli e portate, senza che alcuno ne senta il peso, solo un lieve impaccio.

9 luglio 2004 – Arzergrande (Padova) Il gruppo giovani della parrocchia organizza un incontro in preparazione del viaggio-pellegrinaggio verso la comunità di padre Giuseppe Dossetti, uno dei padri della Costituzione, fondatore di una comunità religiosa, che ha come compito precipuo la preghiera e la lettura della Bibbia. Un uomo, un profeta, afferma Giuseppe, in quanto portava su di sé la sofferenza e gli slanci del suo popolo e gliene dava espressione. Un politico radicale in quanto proponeva una politica al di sopra delle parti, che nascesse e sviluppasse attraverso le forze del popolo italiano. Numerosi i giovani, spesso ahimè incerti e non informati sugli avvenimenti e sui moti del passato prossimo della nostra storia italica.

10 luglio 2004 – Soverato (Cz). Adriana Lerro della libreria Incontro organizza nel Centro sociale Morgana gestito da giovani la presentazione del libro di Giuseppe Camminando sul confine; l’autore affronta alcuni argomenti del libro: la politica, la relazione tra giovani e adulti, la mancanza di spazi di incontro dove le persone possano scambiare idee sul tempo, sulla politica, sulla democrazia in Italia, il tema della religione e della laicità, un tema questo che sempre più emerge dall’incontro degli uomini migratori e che spesso si vuol liquidare con la questione del velo o del crocifisso.

17 luglio 2004 – Nonantola (Mo). Nella chiesa abbaziale alta come una chiesa gotica, il tetto a capriate come una romanica, il portone con bassorilievi come il portone di San Petronio in Bologna, sul presbiterio alto circonfuso di una penombra mistica si raccoglie l’assemblea di amici e parenti per il rito del matrimonio di Grazia e Fausto, che consacrano il loro vincolo di amore nel segno della solidarietà e dell’amicizia. Nel parco dell’antico monastero i convitati hanno poi consumato la cena popolare offerta dagli sposi e dalle famiglie.

4 agosto 2004 – Rio de Janeiro (Brasile). Nella notte, all’ospedale di Botafogo, si spegne Lorenzo Zanetti. Responsabile della FASE, ente di formazione popolare in Brasile, ha collaborato con l’Associazione Macondo nei primi anni della nostra presenza a Rio de Janeiro. Abbiamo ricevuto notizia della sua morte dall’amico Leonidas e da Maurizio.

Salvare le differenze
Le immagini di questo numero di Madrugada
a cura di Antonella Santacà

«Esiste in me sempre quel desiderio di conoscere
di più i popoli del mondo,
ma spostarsi e andare a fotografarli laddove
essi vivono è molto diverso dal suo contrario,
andare qui da noi in cerca di loro.
Cambia l’ambiente e cambiano anche loro…
Vivere qui per molti immigrati vuol dire perdere
tanto di quello che è stato imparato prima,
perdere la loro cultura per adeguarsi al nostro
sistema sociale».

Non solo per fame

Con questo reportage fotografico, Marcello Selmo ha cercato di indagare alcuni aspetti di vita quotidiana degli immigrati della sua zona, la Valle del Chiampo, in provincia di Vicenza.
È a partire dal quotidiano, infatti, che si riesce a comprendere la vera situazione, la vita di questa gente, disposta al lavoro più umile e faticoso pur di superare lo stato di privazioni vissuto nel paese di origine. E la miseria, la mancanza di cibo, qui da noi non si provano: forse è questo uno dei motivi per i quali si fa fatica ad accettare lo straniero. Non solo per fame, per guerre, malattie incurabili e altro ancora, i popoli si spostano nel mondo in cerca di salvezza.

Diversità come ricchezza

Ciascuna cultura dei popoli sulla Terra è ricca di elementi caratterizzanti e carpirne le differenze aiuta molto a crescere, implica uscire dagli schemi mentali che già si conoscono, innesca un attivo confronto, invita all’apertura.
Il tema dei popoli del mondo sta molto a cuore all’autore: «Io cerco di valorizzare ogni popolo come nucleo dinamico di individui dove ciascuno è portatore di cultura, per cui ogni società esprime tutta la conoscenza delle persone che le appartengono. Se un popolo è rimasto integro nel tempo, questa è una ricchezza che noi dobbiamo salvare dal processo di omologazione. Ogni cultura particolare è da considerarsi patrimonio dell’umanità».

Civico undici
La casa di chi non ha casa

L’umanità è sottoposta a un processo di cambiamento molto forte a causa dei diversi spostamenti di genti che immigrano e che emigrano; la nostra società moderna è ormai avviata al mescolamento di culture altre, all’acculturazione.
«Mi sono recato numerose volte al Centro di prima accoglienza di Arzignano, sorto nel 1990 per aiutare i primi immigrati della nostra zona, in Via Solferino, al numero 11. Poi mi sono recato nelle concerie e nelle industrie del marmo, nei luoghi del tempo libero e in quelli del rito religioso, al fine di documentare con le mie immagini molte situazioni di queste persone e dei loro figli».
Ora questa casa di accoglienza non esiste più.