Duecentotrentasei

236 milioni di reais. Mica bruscolini. 236 milioni, ragazzi. Proviamo a scriverlo in cifre: 236.000.000. Ecco, adesso invece mettiamolo per esteso: duecentotrentaseimilioni. E i centesimi? 236.000.000,00. Li ho scritti in neretto per farli risaltare meglio. Io con tutti 'sti soldi ci comprerei Kakà. Ci compravo Kakà e ancora mi avanzava un bel mucchietto di baiocchi per montare un centro campo da favola. In attacco piazzatto là davanti Ronaldo “o fenomeno”, tornato a giocare come ai vecchi tempi, roba da due gol a partita, un poco più indietro sulla destra Kakà. Josimar sulla sinistra, passa a Ronaldo, che scatta in avanti e triangola con Josimar smarcato, una finta, un’altra, il portiere battuto, Josimar, tira vai che è goool. Josimar?

Fermi tutti, qui si sogna, si delira, si straveggola, si babbuzzica, si sgnioffola. Ormai penso che lo abbiate indovinato… l’ennesima riunione ad alto livello, altolocata, autoincensante, autorompente. Tanta belle gente a ciarlare sul suo bel lavoro e le sue belle iniziative. Il problema da affrontare e risolvere una volta per tutte è sempre quello. Meninos de rua, moradores de rua e riqualificazione urbana di quell’area del centro chiamata Crackolandia, terra del crack.

Nel cassetto ho una foto di una decina d’anni fa. Dentro la galleria – sei corsie che vanno e sei che vengono, totale dodici – diciannove bambini sdraiati nell’intercapedine dei pannelli acustici, Rita allucinata esce dal tombino, Anselmo in preda all’euforia sfida le macchine in corsa, il Gordo vomita in un angolo, Baixinho ride senza sapere il perché. La foto: quattro mani aperte in primo piano, Rita, Anselmo, il Gordo, Baixinho, e il crack. I cristalli di cocaina pressata che, fumati e aspirati, vanno diretto a devastare il cervello e ti saziano la fame, ti calmano la paura e ti danno coraggio e a volte ti fanno vedere cose che non ci sono e allora pensi che puoi sfidare le macchine in corsa, ti fanno abitare nel tombino, ti fanno vomitare e ridere senza motivo. Non la guardo mai, questa foto rimane lì in fondo al cassetto, non la guardo mai.

Alla riunione si ciarla assai. Ormai il processo di rivitalizzazione urbana va a gonfie vele. Prima si arriva con la polizia, si fa irruzione nei cortiços – le abitazioni colletive – nelle pensioncine equivoche, si perquisisce, si trova qualche grammo di droga, un'arma. La scusa per murare tutto, tutti fuori, uomini donne e bambini caricati sui furgoni e portati nei centri di smistamento. Se non ci vogliono andare peggio per loro, che cambino zona perché lì in quella strada adesso non si potrà più. Neanche sul marciapiede, e che non si azzardino di farsi trovare domani perché son dolori.

La bella gente riciarla assai. Decine di case sgomberate. Ora si passa alla seconda fase, le demolizioni a tappetto. L’intero quartiere sarà completamente ricostruito. Il progetto di un ennesimo centro culturale è già stato approvato. L’architetto superstar, è venuto in città, ha girato, ha guardato, molto pittoresco, ha disegnato. La grande Sala, sede dell’orchestra sinfonica, tempio della musica infilato nelle viscere del quartiere del crack, adesso non sarà più sola. Avrà la compagnia di un bellissimo centro culturale. E i meninos de rua, gli uomini di strada, le famiglie dei cortiços, i drogati, gli spacciatori, fuori, via, basta, che non ne possiamo più.

La polizia non va tanto per il sottile, stavolta la cosa funzionerà. Così come finalmente ha funzionato la demolizione della favela più famosa. Quella sotto l’hotel Hilton, che venne murata in occasione della visita di G.W. Bush. Demolita! Cinquemila reais ad ogni famiglia come compenso e via, tutti fuori. In una notte quello che era un ammasso di baracche è ora un bel mucchio di macerie. Centinaia di baracche. Non ce n’è più nemmeno una. Tutto giù. Lo vedi che quando vogliono fare le cose come si deve, che quando si mettono duri, ci riescono?

Nel 1991- e pensare che erano gli anni della iper inflazione, della disoccupazione in massa, gli anni in cui Josimar cominciò a sentire quella roba bianca uscirgli dall’uretra, che lui chiama “il canale davanti” – gli uomini di strada erano poco più di tremila. Tre zero zero zero, tremila. Dieci anni dopo, diecimila. Oggi quindici. Mila. Josimar seduto in piazza, ha un catetere che gli esce dal canale davanti e la borsa dell’urina, i capelli bianchi e settant’anni. Non giocherà mai con Kakà e Ronaldo. Ma presto verrà ancora una volta (la decima dal 1991) ricontato. Sì, la Segreteria Municipale di Assistenza e Sviluppo Sociale ha richiesto un nuovo e definitivo censimento dei moradores di rua. L’impresa che si occuperà di organizzare il conteggio ed elaborare i dati, preparare i grafici in power point riceverà 236 milioni. 236 milioni. 236 milioni.

Josimar sta abbastanza bene, l’ho rivisto in piazza l’altro giorno. Cammina barcollando a causa delle medicine forti che gli fanno tremare le mani e quando svuota la borsa dell’urina, si sporca tutto e così conciato non lo lasciano entrare a mangiare nel ristorante popolare dove con 1 real risolvi il problema, e allora gli portano fuori un cartoccio e Josimar si siede per terra e mangia lì, seduto sul marciapiede. Recentemente ho rivisto il Gordo. Degli altri bambini invece non so più nulla.