E decise di chiamarsi João

Mario Bertin – “E decise di chiamarsi João” – Edizioni del Gruppo Abele – Torino 1996 pp. 142 € 10.33

“Ho conosciuto João da una scheda. Una piccola scheda 20 x 11, scritta in un italiano quasi incomprensibile. Oggi la giro e la rigiro nelle mani come il relitto di una avventura lontana. Di un naufragio”. Dalla opportunitïà quasi casuale di un’adozione a distanza, nasce un viaggio in un mondo completamente diverso, a contatto con una realtà drammatica, a volte violenta, lontana anni luce dalle proprie esperienze personali e culturali. Un viaggio alla ricerca di se stessi, della propria, intima, identità di uomini. Di uomini che cercano disperatamente negli occhi dell’altro la capacità di amare e di riconciliarsi anche con se stessi, dando piena dignità alla propria vita e a quella di chi è di fronte, del povero, del derelitto.

Così il viaggio descritto nel libro – con l’attenzione tutta rivolta ai meninos de rua, alla loro solitudine, alla drammatica vita nelle favelas, alle mille luci, suoni, odori di un Brasile che non si trova in nessuna cartolina – diventa stimolo vitale per una catarsi interiore, per dare alla propria vita il senso più vero.