Fede, speranza e azione

Gesù aveva annunciato il regno di Dio, un mondo nuovo. Ma egli aveva convocato i poveri. I moderni hanno le loro attenuanti. La stessa Chiesa non annunciava questo messaggio di Gesù.

Come tutti sappiamo, il Cristianesimo non è una religione. Ma storicamente ha generato una religione.  Molte volte è stato spento da questa religione che ha fatto dimenticare quel che realmente è il messaggio di Gesù. Tale religione è valida nella misura che aiuta a entrare nel progetto di Gesù, se così non fosse la religione cristiana sarebbe l'ostacolo maggiore al Vangelo di Gesù. Al giorno d'oggi la cosa si è fatta più chiara che nel passato quando il Cristianesimo era stato sottomesso ai poteri temporali e per questo doveva coprire, nascondere il Vangelo di Gesù, e presentarsi come la religione di stato.
Il Cristianesimo è una speranza, ma è una speranza diversa da tutte le altre, una speranza unica, senza imitazione. Tutti i popoli vivono di speranza. Ad esempio gli Indios d'America del Sud, sperano nell'arrivo della “terra senza mali”. Pensano: un altro mondo è possibile. Ma, possibile come?
Al tempo di Gesù molti Giudei furono impressionati  dalla persistenza dei mali in questo mondo. Erano gli autori e i seguaci delle apocalissi. Giunsero a pensare che un altro mondo non è possibile in questa terra con questa umanità, ma arriverà un altro mondo dopo la distruzione di questo e solo allora avremo la realizzazione della speranza. In molte epoche della cristianità questa stessa idea riapparve, esattamente  quando  i mali erano tanto grandi che sembravano insuperabili e ogni speranza puntava nell'arrivo di un altro mondo.
Anche nel Giudaismo nello stesso contesto apocalittico apparve l'idea della resurrezione. Questa idea vuol dire che anche noi e tutti i fratelli defunti entreremo in questo mondo nuovo futuro perché risusciteremo.
In molte parti del mondo esiste la speranza che il cambiamento del mondo arriverà attraverso un atto miracoloso, con il potere di alcune forze soprannaturali, per intervento di una divinità magari.   A un certo punto un dio deciderà di eliminare tutti i peccatori e tutti i mali del mondo, lasciandoci un modo libero dal male e felice. Ora per raggiungere questo bene da parte delle potenze superiori, bisogna chiedere con insistenza e offrire tutti i doni che le religioni hanno inventato. Bisognerebbe vivere secondo virtù in un gruppo così perfetto da smuovere la potenza divina. Bisognerebbe osservare le leggi e i precetti che le divinità hanno imposto. Attraverso molti sforzi religiosi e morali l'umanità potrebbe raggiungere questo immenso dono divino che è la trasformazione della umanità.
Ci sono stati momenti nella storia in cui la speranza si incarnò in un imperatore, in un faraone, in un re santo e perfetto. Quante volte alla   nascita del figlio del re, hanno pensato: adesso viene il re salvatore.  Quando i re di Francia erano unti e incoronati in Reims, gli uomini semplici pensavano che il re avrebbe fatto  miracoli, curando gli ammalati. Ma la speranza poi non durava molto.
Quando Costantino pubblicò l'editto di tolleranza e subito dopo moltiplicò i privilegi dei vescovi e dei sacerdoti, molti, assieme a Eusebio di Cesarea, pensarono che il regno di Dio annunciato da Gesù era arrivato.  E cominciò l'illusione della Cristianità. La Cristianità sarebbe la manifestazione terrestre del regno di Dio.  Non si doveva attendere più nulla.
Questa illusione  è rimasta viva durante tutti i secoli fin da allora. E resta ancora nella mente di molti ecclesiastici. Se i governi si lasciassero guidare dalla Chiesa come si suppone sia stato durante il Sacro Romano Impero, si realizzerebbe di nuovo il regno di Dio in terra. E dunque la speranza si collocherà nella conversione dei governanti che diventeranno dei nuovi Costantino e dei nuovi Teodosio. Il sogno degli imperatori cristiani d'Oriente, il sogno dei re barbari convertiti, il sogno di Carlo Magno, il sogno dell'Impero romano germanico è ancora vivo,  anche se in forme diverse per nascondere il suo carattere obsoleto.
La Cristianità era il regno della Chiesa, e dunque del clero, con il potere temporale al loro servizio. il Papa aveva due spade. La prima la usava direttamente e delegava per la seconda l'Imperatore cristiano.
Quando Gioacchino da Fiore annunciò che questa Cristianità non era ancora il regno dello Spirito Santo, ma che questo sarebbe arrivato più tardi, fu  condannato e rifiutato non soltanto dai poteri ecclesiastici, ma anche dai teologi che erano al servizio tutti della Cristianità. Di conseguenza  non si doveva aspettare, ma credere: il regno di Dio era già lì presente.  Quel regno aveva ancora dei difetti, ma solo attraverso di esso di poteva poi sperare di raggiungere il cielo. Sulla terra niente di nuovo ci si poteva attendere.  Certamente c'erano molti che non si adeguavano e continuavano a sperare in un mondo  migliore qui sulla terra. Ma secondo la dottrina ufficiale niente più si poteva attendere. La Chiesa prendeva da Dio ogni dono. E dunque il regno di Dio era dentro la Chiesa. La Chiesa era il grande dono di Dio per l'umanità. Per Chiesa si intendeva la Cristianità con tutta la sua organizzazione di potere.
In seno alla Cristianità è nata un'altra speranza. È possibile un'altra Chiesa! Questa speranza è nata in mezzo ai poveri delle città.  Il movimento dotato di un fortissimo simbolismo  e di una forza spirituale è nato da Francesco d'Assisi. Dopo di lui e di altri uomini chiamati Mendicanti, ci fu tutto un movimento che desiderava una riforma perché si realizzasse questa nuova chiesa. Trecento anni dopo, molti   avevano  pensato che questa nuova chiesa possibile dovesse essere indipendente dal clero e dal Papa. Hanno rotto con costoro. Ma in molti casi caddero negli stessi errori perché non avevano compreso la fonte della corruzione del clero, che era l'alleanza con i poteri economici, politici e culturali.  Non scoprirono i poveri, salvo alcune eccezioni che furono calpestate.
Intanto,   dal secolo XVI°  alcuni cominciarono a leggere la Bibbia con i propri occhi e non con gli occhi della teologia ufficiale. A poco a poco scoprirono che la cosiddetta Cristianità non era il progetto di Gesù.  Gesù aveva annunciato il regno di Dio senza potere, senza religione, senza esercito. Il regno di Dio non era il regno della Chiesa, ma l'avvento di un mondo nuovo, più umano.
Cominciava un movimento di laicizzazione della speranza che resiste fino a oggi anche se con meno forza.  Per essi nella Cristianità, non c'era più speranza, ma sottomissione ai poteri costituiti. Più di due secoli di monarchia avevano paralizzato la speranza. I primi missionari francescani giunsero in America per fondare  il regno di Dio che era oramai impossibile all'interno della Cristianità europea.  Non durarono perché il re di Spagna li obbligò a restare come prigionieri dentro i loro conventi.
Alla fine del secolo XVII° c'è già tutta una corrente intellettuale che si era convinta che il nuovo mondo annunciato da Gesù si sarebbe realizzato soltanto dopo la caduta della Cristianità. Il nuovo mondo si sarebbe costruito contro la Cristianità, e agirono in funzione di questa convinzione. Furono 300 anni di lotta tra le forze laiche e le istituzioni ecclesiastiche che resistettero e si difesero, ma che hanno perso poi tutte le battaglie. Ancora oggi le forze dominanti nella Chiesa romana restano sul  medesimo orientamento, di ricostruzione della Cristianità.
In questa epoca di formazione e crescita della modernità divenne ogni volta più chiaro che un altro mondo è possibile, ma che tale mondo lo faremo noi stessi. Gesù non è venuto ad annunciare un grande miracolo di Dio, o la trasformazione della umanità attraverso la religione che pretende di avere origine in Gesù.  Un altro mondo è possibile e a farlo saremo noi. A questo punto si produce uno sviluppo straordinario e progressivo della capacità umane per operare nel mondo e nella società in tutta libertà.
Il movimento cominciò dalla Fisica che permetteva di sviluppare un metodo scientifico ed emancipava liberava la ragione dal pensiero simbolico incapace di agire sul mondo. Poi arrivò la scienza della Politica con la sua critica delle istituzioni fondate sulla tradizione e non sulla ragione. Era il secolo XVIII°.   Il risultato fu la caduta delle monarchie e della Cristianità. Già all'inizio del secolo XVIII° cominciava la rivoluzione industriale che avrebbe moltiplicato la capacità di agire sulla terra   per estrarre da essa una infinità di metalli  e di materie prime, moltiplicando le forme del lavoro. Era la società liberale che metteva piede nel secolo XIX°. La industrializzazione strappò gli agricoltori dalla terra per farne un proletariato industriale.
Ma davanti alla miseria del proletariato, nacque l'idea che la società non poteva essere abbandonata alla spontaneità del mercato, ma ha bisogno di essere organizzata razionalmente perché tutti possano parteciparvi. Verso la metà del secolo XIX° comparve il Socialismo che in qualche modo condusse verso una grande umanizzazione della vita sociale. Così il mondo cambiò in maniera sensibile!
Tutti questi cambiamenti si fecero contro la resistenza della Chiesa. Con molto ritardo i cattolici si liberarono della gerarchia quel tanto sufficiente per entrare nei movimenti sociali, ma troppo tardi: il Cristianesimo rimase con la fama di essere di ostacolo al progresso umano. Ancora oggi la cosa non è superata nella mentalità delle masse istruite.
Furono le rivoluzioni, tutte ispirate dal messaggio cristiano contro l'organizzazione ecclesiastica.
Tutte queste rivoluzioni furono grandiose dimostrazioni della speranza aperta dal messaggio di Gesù.  La storia reale di queste rivoluzioni preparate e vissute poi da milioni di esseri umani è una cosa inimmaginabile! Che dose grande di speranza! Che speranza senza limite vissuta da tante generazioni fin dal secolo XVI°! La Chiesa orientava la speranza verso la vita eterna insieme con tutto il suo apparato religioso. Difendeva la Cristianità senza comprendere quel che stava accadendo. I Cristiani che capivano il cambiamento venivano subito repressi.
Certamente i Cristiani non restarono inerti. Fino alla metà del secolo XIX° la grande maggioranza degli abitanti abitavano ancora la campagna. Lì sopravviveva la Cristianità e nacquero molte opere che produssero pure molti frutti in questo resto della Cristianità.
La scoperta della realtà storica  avvenne quando la quasi totalità degli abitanti vennero ad abitare nella città e lavorarono nell'industria e nei servizi. Allora fu chiaro che la Cristianità era scomparsa e solo restavano dei frammenti di quella popolazione ancora fedele alle tradizioni del passato.  Fu chiaro allora che tutta la macchina ecclesiastica  fatta per una Cristianità si rivelava inutile, inefficiente. Tutti gli appelli missionari  si rivelarono inefficaci perché il mondo era cambiato e la struttura ecclesiastica non era cambiata. E adesso quale speranza ci rimane?
Intanto all'inizio de secolo XXI° sembra che la speranza sia morta in tutte le regioni toccate dalla civiltà occidentale, e dunque per quasi tutta l'umanità. La scienza si è sviluppata più che mai e moltiplica i suoi effetti, ma è finita la speranza in una scienza capace di produrre una società nuova. Ci si è resi invece coscienti che la scienza può cadere nelle mani della guerra o della pace.
La società industriale e finanziaria che doveva assicurare l'abbondanza e la felicità di tutti ha generato una enorme popolazione miserabile. La crisi di questi anni mostra la grande delusione. Le promesse di una società democratica sono  più lontane che mai dalla loro realizzazione. La democrazia è oggigiorno oggetto di ridicolo, di sarcasmo, e di disprezzo perché lascia i poveri senza la possibilità di influire sulle decisioni. La retorica politica serve per ingannare i popoli e fare in modo che la realtà non appaia in prospettiva per quello che sarà   fra cinquanta anni.
Il Socialismo è stato abbandonato da molti dei suoi movimenti e partiti, convertiti tutti al Capitalismo, perché non sanno qual è  il contenuto del Socialismo e preferiscono partecipare ai vantaggi del potere.  Cos'è successo? Cos'è che non ha funzionato? Perché tante speranze suscitate in 400 anni sono finite in un sentimento di frustrazione?
La risposta non è difficile anche se può essere sorprendente per molti.  Tutti i tentativi di fondare il nuovo mondo che abbiamo qui evocato, prendevano origine dalla classe superiore. Volevano  un mondo nuovo per un cambiamento realizzato dall'alto verso il basso. Pareva dovesse essere così. Quelli che stanno di sopra, sanno di più e hanno il potere. Hanno tutti gli elementi per formare una nuova società. In verità essi hanno scienza e potere. Ma il cammino scelto da essi non era il cammino di Gesù.
Gesù aveva annunciato il regno di Dio, un mondo nuovo. Ma egli aveva convocato i poveri. I moderni hanno le loro attenuanti. La stessa Chiesa non annunciava questo messaggio di Gesù. Chi altri pensava che dai poveri potesse venire qualcosa di buono? Anche  ai tempi di Gesù  si diceva:  “Cosa può venir fuori di buono da Nazareth?”
Gesù non aveva potere, non possedeva la scienza di questo mondo.  Aveva scelto il cammino della povertà, del non-potere per  rivolgere la sua parola ai poveri di Galilea. Non era solo un episodio edificante.  Era invece un cammino proposto a tutti i suoi seguaci.
I poveri non hanno armi, non hanno potere, non hanno conoscenze. Ma sono gli unici che aspirano a un mondo nuovo. Le elites, per quanto siano rivoluzionarie, sono soddisfatte quando scoprono un luogo importante nei cambiamenti che hanno provocato. La rivoluzione è stato per molti il cammino di ascesa sociale ed economica. Il discorso era bello, ma mancava la volontà di elevare le energie dei poveri.
Quelli che stanno sopra temono di perdere i vantaggi che hanno e, per questo, controllano e limitano con diligenza i cambiamenti e impediscono che i poveri definiscano le regole della vita sociale. I poveri sono gli unici che non hanno nulla da perdere.
È vero che anche i poveri possono corrompersi, possono entrare nella stessa dinamica  dei potenti quando si presenta una qualche opportunità.  Anche Gesù lo sapeva e per questo moltiplica gli insegnamenti, le istruzioni. Il contenuto del messaggio è sempre lo stesso per i poveri: “che non si lascino corrompere”.
Gesù non ha detto quanto c'era da aspettare per la creazione di un mondo nuovo. Ma fece affidamento sui poveri per entrare nel movimento a partire dal luogo dove erano nati, senza prestigio e senza potere. È chiaro che i poveri debbono essere svegliati e stimolati, appoggiati nella loro fede. Per questo Gesù ha inviato gli apostoli. La loro missione è la stessa: suscitare e appoggiare la fede dei poveri nella sua missione.
I poveri  hanno un sentimento profondo di impotenza e di incapacità. Molte volte tale sentimento viene associato a un sentimento di colpa: essi possono sentirsi in colpa perché sono i vinti della società. Per questo hanno bisogno dell'appoggio di persone profetiche, per ricordare il vero Vangelo di Gesù.
I profeti   dovranno dire ai poveri che la forza di Dio, la forza dello Spirito di Dio, resta con loro e che tale forza sarà più forte delle forze dei potenti.   Ci hanno creduto alcuni? Hanno avuto fede? Molti hanno avuto fede e nella loro vita hanno cercato tutte le forme di azione collettiva per cambiare questo mondo. Lo hanno fatto con un coraggio eroico. Hanno ottenuto dei risultati? Certamente. Non hanno cambiato tutto. Sono riapparse sempre nuove forme di potere e nuove classi di potenti e hanno dovuto riprendere sempre da capo la lotta. Intanto però non si sono persi d'animo, non hanno perso la speranza. E sono stati invece portatori di speranza.
Non possiamo  pensare che qualcuno faccia un miracolo come si pensava lo avrebbe fatto Dio. Non ci sarà un cambiamento repentino e totale nel mondo.  Ma c'è una azione paziente, lenta e progressiva per conquistare le tappe di una maggiore giustizia e di una pace più solida nelle relazioni umane. Gli unici a poterlo fare sono i poveri, con la loro perseveranza, la loro audacia, il loro coraggio per sfidare i potenti. Il sapere dei saggi deve essere orientato dai poveri. L'organizzazione politica deve essere controllata dai poveri e la economia deve avere un orientamento definito dai poveri.
I discepoli   di Gesù sono i portatori di questa speranza, se sono veri discepoli di Gesù e non si fermano alle parole. Gesù non è venuto per insegnare un culto, una religione, ma per infondere una speranza, mandando lo Spirito che è la forza di questa speranza.

 

Festa Macondo 2009