Finti aiuti e danni reali in Africa

L’Africa è un continente squartato. Questo squartamento provocato dall’esterno in realtà provoca uno squartamento molto più grave che è quello interno dell’Africa. Oggi voglio esprimermi in una lingua che parlo meglio, cioè l’inglese, perché voglio essere condannato non per quello che ho detto, ma per quello che ho voluto dire. E ringrazio il mio fratello per la traduzione. Sono rimasto sorpreso per quanto il nostro moderatore ha affermato riguardo le sue paure per le dichiarazioni che avrebbe fatto riguardo alla NATO, su eventuali implicazioni per la sua attività professionale. Io credevo che qui in Italia le cose andassero meglio che da noi e mi sono allora posto due domande: se le cose stanno così dobbiamo accettare di lasciare che la menzogna sia un ordine internazionale? quando parliamo di NATO noi parliamo di un’organizzazione, ma non di una persona, quando parliamo di Stati Uniti, non sono una persona. Dietro a queste istituzioni, queste organizzazioni ci sono delle persone: perché noi non vogliamo mai che ci si assuma la responsabilità di dire quali sono queste persone e di dare dei nomi?
Adesso passo all’Africa. Algeria, Angola, Burundi, Comorre, Congo Brazaville, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Namibia, Nigeria, Congo, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Ciad, Uganda, Zimbabwe, questo è l’elenco dei 24 paesi su 51 (africani) che si trovano attualmente in una guerra civile oppure che hanno mandato proprie truppe in un paese dove c’è guerra, oppure sono essi stessi implicati in una guerra. Corrisponde quindi al 47% dei paesi africani in situazione di guerra aperta, accompagnata poi da fenomeni come eserciti che non hanno più frontiere, bambini soldati, massacri su vasta scala, pulizia etnica, popolazioni che si spostano come profughi. In Africa ci sono oggi più della metà dei profughi di tutto il mondo.
Per eventuali investimenti nel settore delle armi, a quanto pare l’Africa offre eccellenti prospettive; Brescia è un posto noto per la produzione di armi.

Passo direttamente a uno sguardo rapido di queste regioni dove ci sono conflitti, e che sono ricche di risorse naturali: diamanti, petrolio, zinco, cobalto, rame, nichel, ecc. Si potrebbe avere la lista di tutte le multinazionali che hanno sottoscritto contratti in questi ultimissimi anni e sono sicuramente imprese non africane che operano in queste aree dove il conflitto viene generalmente attribuito a cause etniche. Sorvolo sull’Islam che pure viene spesso oggi usato per giustificare la guerra. Passo quindi alla questione della globalizzazione che è il nuovo mito per i nuovi dirigenti, capi di stato emergenti oggi in Africa.
I responsabili della globalizzazione pensano che gli Africani non siano capaci di scegliere i propri capi e scelgono quindi per noi dei capi, dei leaders che hanno le seguenti caratteristiche: capi militari che hanno vinto una guerriglia, politici tecnocratici che attuano una partnership basata sul commercio e l’investimento e non sull’aiuto e l’assistenza, politici realisti che preferiscono contrattare con gli Stati Uniti d’America piuttosto che con le organizzazioni ufficiali delle Nazioni Unite per risolvere i conflitti e sviluppare i propri programmi economici, oppure alcuni che sono impassibili, indifferenti alle critiche delle organizzazioni che tutelano i diritti della persona umana, ma che vengono oggi presentate come una reliquia del paternalismo occidentale; questi dirigenti predicano la necessità di avere a che fare con un potere forte.
Il termine democrazia non è più usato, si preferisce parlare di buon governo, nello stesso tempo un sistema invisibile e misterioso mette in atto una diplomazia parallela a quella ufficiale che di fatto sostituisce gli stati tradizionali in un sistema di completa deregolamentazione. Però il pericolo maggiore per noi viene da ciò che di solito viene chiamato l’umanitario. Conoscete sicuramente i topolini, e forse conoscerete anche la tecnica che i topolini usano per mordere le loro vittime; allo stesso modo della tecnica dei topolini, anche le organizzazioni che oggi attuano la globalizzazione ritengono di doversi comportare riguardo al loro ruolo nella vita economica. Per questo hanno recentemente sviluppato delle tecniche di guarigione e oggi di fianco all’esercito degli umanitari che si arruola al servizio dei rifugiati, dei profughi, ecc., si affollano altre organizzazioni sempre più specializzate in tecniche come risoluzione dei conflitti, mediazione, accompagnamento e aiuto psicologico a chi ha subito traumi di guerra.
Tutte queste organizzazioni umanitarie danno una risposta umanitaria ad un problema che in realtà è fondamentalmente politico; tra l’altro queste organizzazioni ricevono fondi e sussidi di notevole entità, quali in realtà i paesi coinvolti non hanno mai ricevuto per i programmi di sviluppo in tempo di pace. Sempre di più noi non abbiamo bisogno di questo umanitario, non ne possiamo più di questo umanitario, sempre più vogliamo mettere in guardia da questo sistema, da questo tipo di intervento umanitario che vuole sostituire quello politico.
L’umanitario non dovrebbe più essere utilizzato per rendere tollerabile agli occhi dell’opinione pubblica lo spettacolo dei buoni sentimenti e gli strateghi della geopolitica mondiale.
Nello stesso tempo vorrei anche chiedere, vorrei sapere quanto costano gli 800 voli della NATO in Bosnia o l’impiego di armi e di altri strumenti militari e se tutte queste risorse potessero viceversa essere destinate a programmi di sviluppo.

Passando avanti ad un altro aspetto, noto come un altro fenomeno saliente è quello del grande sviluppo di movimenti evangelici, di senso religioso, in Africa in questi anni. Mi chiedo quali siano le vere intenzioni, a cosa veramente servono questi movimenti evangelici: soprattutto per il fatto che ci sono molte sette nate in Africa, ma anche fuori dall’Africa di cui non si conoscono le vere intenzioni; allo stesso tempo le religioni tradizionali dell’Africa si sono date alla macchia, cioè agiscono un po’ nascostamente, ma sono molto vive; abbiamo anche molti movimenti carismatici e mariani; altri movimenti di caratteristica politico-mistica, del tipo della massoneria, o i rosa croce o altri ancora; e naturalmente l’influenza dell’Islam.
Di fronte a questo quadro, qual è il nostro problema: il nostro problema è che oggi l’Africa è un continente squartato. Questo squartamento provocato dall’esterno in realtà provoca uno squartamento molto più grave che è quello interno dell’Africa. L’invasione dell’Occidente negli ambienti africani attraverso la colonizzazione, l’evangelizzazione e l’attuale globalizzazione, investe in maniera molto complessa l’immaginario degli Africani stessi; gli Africani si trovano a confrontare due eredità di senso diverse, la cui sintesi per loro è difficile da farsi; è questo forse che spiega la nostra attuale fragilità e la disarticolazione che segna le nostre strutture africane; e quindi non è neanche sorprendente che davanti al crollo degli stati africani, dei servizi di uno stato-amministrazione, ciò che attualmente permette una strategia di sopravvivenza, sono proprie risorse che derivano dalla cultura tradizionale africana: ma se vogliamo sopravvivere come Africani, dobbiamo trovare il modo di fare questa sintesi, di fare questa congiunzione, questo matrimonio, nel segno tuttavia della grande armonia che era all’inizio della cultura e della tradizione africana.
Le chiese possono avere un ruolo in questo senso? si e no: si, perché comunque restano un segno di coscienza morale dell’umanità, no, perché sono formate da uomini e donne che hanno anch’essi la loro fragilità; e poi sia la chiesa cattolica che le varie confessioni protestanti, sono religioni importate in Africa e sono profondamente segnate nel loro significato dall’ambiente di provenienza. Purtroppo, i vescovi africani non avendo denaro per le loro necessità, devono rivolgersi a Roma alle varie entità caritatevoli della chiesa cattolica o protestante e quindi ovviamente ricevendo questi fondi, devono sottomettersi ad accettarne i criteri di utilizzo: quando io sono ospite, se la famiglia che mi ospita mi fa segno di sedermi, io mi siedo e non posso certo dire di no. All’ultimo sinodo dei vescovi africani nel 1994, i vescovi sono ritornati su tutte queste domande, su questi problemi: e hanno convenuto di riproporre la convenzionale visione della chiesa come famiglia e come comunità; questo non è così ovvio e immediato, però il senso famigliare degli Africani può metterci al riparo da possibili disastri; ma questo potrà essere sufficientemente forte per resistere al freddo calcolo e cinico della geopolitica mondiale?
Ci vogliono dei sognatori nel mondo, più noi riusciamo a sognare, più noi riusciamo a resistere a questa globalizzazione cinica.

Emanuel Ntkarutimana è un teologo del Burundi.
Intervento tenuto alla Festa di Macondo 30 maggio 1999.