Fondamentalismo islamico

Interrogativi

«Se Dio avesse voluto
avrebbe potuto fare di voi
una comunità unica.
Ma Egli ha voluto mettervi
alla prova per mezzo
del dono che vi ha fatto.
Fate a gara nel compiere il bene.
Un giorno ritornerete a Dio,
e allora Egli vi illuminerà
sulla ragione
per cui siete diversi».
[Corano, 5, 48]

Premessa
Oggi il mondo è attraversato da rivendicazioni che investono l’identità e anche le società islamiche lo sono.
Da questo presupposto si può partire per sviluppare una breve riflessione, per cercare di collocare all’interno di una visione complessiva e dentro un percorso storico aspetti contigui che altrimenti sembrerebbero caratterizzare esclusivamente il mondo islamico.
Infatti, individuare nell’Islam la causa di prassi che vengono comunemente definite come fondamentalismo o integralismo può essere insufficiente per comprendere quanto sta avvenendo nelle società musulmane.
Parliamo di società e non di istituzioni perché le entità statuali di quasi tutto il mondo musulmano sono schierate contro il fondamentalismo e l’integralismo. Le élite governanti si trovano su posizioni che possiamo definire moderniste.

Distinzione tra Islam e fanatismo
Quali sono i termini in lingua araba che si riferiscono a movimenti fondamentalisti? La parola gulu è traducibile con estremismo, mentre possiamo tradurre ta’assub con fanatismo. Questi vocaboli indicano due percorsi che hanno attraversato tutta la storia dell’Islam, dalla nascita della prima comunità musulmana, al tempo del profeta Muhammed, quindi dall’anno 622 dell’era gregoriana, al periodo dei quattro califfi ben guidati (chiamato anche periodo repubblicano), fino a tutte le successive formazioni islamiche.
Va tenuto presente che il gulu e il ta’assub hanno caratterizzato il pensiero e le pratiche di alcuni musulmani nonostante esistessero autorità riconosciute rappresentative di questa religione: il Profeta stesso, oppure i califfi.
Va anche sottolineato che il cosiddetto integralismo non si muove in contrapposizione ai non musulmani, ma costituisce una forma estremistica che ha caratterizzato la vita di alcuni fedeli nel concepire la fede, nel praticarla e nell’imporre la propria versione ad altri musulmani.
Tuttavia è risaputo che l’Islam non riconosce ad alcun individuo la facoltà di giudicare la religiosità di qualsiasi altro individuo ed attribuisce l’esperienza della fede alla ricerca soggettiva. L’assenza di gerarchie nell’Islam, infatti, implica una responsabilità per l’individuo, che deve attingere direttamente dal Corano e dalla tradizione gli elementi per intraprendere un percorso di ricerca personale. Quindi, dal momento che la fede è vissuta come intenzione, non è plausibile che alcuni individui possano giudicare le intenzioni altrui: l’unica autorità è quella di Dio onnipotente. Questo non ha comunque impedito che gulu e ta’assub fossero presenti nel vissuto di alcuni musulmani. Qualora poi queste due tendenze vengono a coincidere con particolari momenti storico­politici, possono divenire terreno fertile per la contestazione del potere costituito: ciò è avvenuto in diversi momenti della storia delle società islamiche.
Pertanto, possiamo comprendere i movimenti di ispirazione islamica considerandoli come: . prodotto dell’impoverimento del pensiero islamico, della dinamicità e complessità che ha caratterizzato soprattutto l’Islam medioevale; . risposta alla modernità imposta dall’esterno, vissuta in termini di sopraffazione, di assoggettamento e di subalternità.

La condizione periferica delle società musulmane
In altri termini, le società musulmane oggi vengono a collocarsi in una condizione periferica sia rispetto al proprio pensiero sia rispetto alle dinamiche caratterizzanti il modello di sviluppo dominante. Pensare alla periferia di una grande città ci dà l’idea di quali possono essere le implicazioni sul vissuto, sull’esperienza, sulla dinamica delle relazioni, sull’impossibilità di accedere ai centri decisionali. La periferia è qui intesa come esproprio della centralità dell’individuo, e a volte anche della sua dignità.
Oggi gulu e ta’assub vengono a coincidere con tale condizione periferica. Va aggiunto che il recupero del passato si presenta sovente in termini mitologici­nostalgici, del tipo: «Quanto grande era la nostra gloria grazie alla nostra fede!»; «Dall’abbandono della fede ci è arrivato il castigo del vivere in condizioni di desolazione e di subalternità». Questo pensiero non fa che accentuare il vissuto periferico, la rottura e la crisi di identità dell’individuo e della collettività musulmana.

Movimenti setta
Pertanto, oggi l’agire di alcuni movimenti politici di ispirazione islamica è dettato dal tentativo di uscire da tale situazione periferica e dalla frattura. È un reagire, più che un agire, perché spesso mancano elementi indispensabili per elaborare e per costruire un progetto di emancipazione politica, sociale, economica e culturale. In effetti, alcuni di questi movimenti si avvicinano più alla forma della setta mistica­millenaristica, incuranti come sono di sviluppare un linguaggio comprensibile alle masse, di estendere la propria popolarità e di misurarsi in termini concreti.

Movimenti pluralisti
Esiste anche un altro filone di ispirazione islamica, non caratterizzato da estremismo o fanatismo, ma non possiamo negare che sia presente in esso la ricerca ostinata di un ripristino e di una riparazione identitaria, capace di ricollocare l’individuo musulmano in un mondo in trasformazione. In questo ripristino, il modello ideale è rappresentato dalla comunità musulmana della Medina, fondata dal profeta Muhammed, che nella propria costituzione era plurale, dato che non vi facevano parte soltanto musulmani, ma anche altri gruppi e altri credo. In questa ottica la proiezione di una comunità islamica non dovrebbe prescindere da una visione pluralista, non trattandosi di una identità esclusiva. Tale caratteristica di pluralità ha caratterizzato la prima comunità islamica ma è perdurata anche in fasi successive.

Il fondamentalismo non nasce solo da esperienze religiose
Concludendo è bene ricordare che oggi i fondamentalismi sono di varia natura. Anche se spesso vengono attribuiti soltanto ad alcune esperienze religiose, possiamo rintracciarli anche in ambiti non religiosi. Si tratta di visioni assolutistiche che attraversano anche il pensiero laico come anche una certa visione economicistica.
Per leggere i movimenti politici di ispirazione islamica, caratterizzati da gulu e ta’assub, è necessario collocarli in un periodo storico come quello attuale. Ad esempio la modernità, arrivata per via coloniale, attraverso caste cresciute all’ombra delle potenze coloniali, ha tradito l’attesa di democrazia. Quindi chiamare in causa i movimenti estremistici, al­Gulat, può essere pertinente solo in parte, poiché gli ostacoli allo sviluppo democratico in molti paesi musulmani hanno origine anche altrove.
Forse oggi, di fronte all’empasse in cui si trovano molte società musulmane ­ e non solo ­ è necessario interrogarsi su quale partecipazione sia possibile oggi nella vita pubblica e soprattutto sulla ricerca di un altro modello di sviluppo che possa permettere giustizia, dignità, libertà e sicurezza per tutti.
Questa è la sfida che dovrebbe accomunare tutti i cittadini del mondo e dunque affrontare i temi dei fondamentalismi significa interrogarsi su questioni di rilevanza globale.

Adel Jabbar
sociologo dei processi migratori e interculturali,
Università Ca’ Foscari, Venezia