Forme di collaborazione e di integrazione tra movimenti popolari ed entità sociali e politiche nel rapporto nord-sud del mondo

La globalizzazione provoca la deregolamentazione, la liberazione dei mercati e l’interdipendenza dei mercati finanziari. Nel mercato globale il denaro scorre velocemente. La produzione di beni e di servizi é globalizzata e occupa circa 200 milioni di lavoratori, che producono il 30% del prodotto globale e due terzi del commercio mondiale. Il mondo della comunicazione é globalizzato e controllato da sette gruppi mediatici. La conoscenza scientifica e tecnologica é affidata e controllata da una ridotta parte della popolazione mondiale Il II° Forum Sociale Mondiale riunisce rappresentanti di entità di 131 Paesi, 3.200 giornalisti, più di 60.000 partecipanti a conferenze, a 100 seminari, a 39 eventi ed attività complementari e a più di 600 laboratori tematici, alla ricerca di risposte alle sfide attuali e della proposta di un altro mondo possibile.
da più di tre decenni si realizza annualmente il Forum Economico Mondiale a Davos, che quest’anno, per ragioni di sicurezza, si svolge a New York. Riunisce imprenditori, politici e accademici, protagonisti della globalizzazione.
La globalizzazione provoca la deregolamentazione, la liberazione dei mercati e l’interdipendenza dei mercati finanziari. Nel mercato globale il denaro scorre velocemente. La produzione di beni e di servizi é globalizzata e occupa circa 200 milioni di lavoratori, che producono il 30% del prodotto globale e due terzi del commercio mondiale. Il mondo della comunicazione é globalizzato e controllato da sette gruppi mediatici. La conoscenza scientifica e tecnologica é affidata e controllata da una ridotta parte della popolazione mondiale.
La globalizzazione porta gli Stati nazionali a confrontarsi con istituzioni sovranazionali con le quali assumono congiuntamente decisioni. Gli Stati propagandano che la globalizzazione porta ricchezze e benefici per le stesse popolazioni, aprendo la strada a opportunità di crescita pari a quella di altri Paesi.
Decisioni programmatiche esterne condizionano la vita economica, politica, sociale e culturale interna ai diversi Paesi. Le trasformazioni economiche riguardano tutti, anche se in forma disuguale. Cresce la ricchezza complessiva e la sua concentrazione.
La globalizzazione si configura a partire dal capitalismo, i cui valori principali sono la competizione e l’individualismo. Il capitalismo si fonda sulla convinzione che afferma il diritto di tutti gli individui a usufruire di tutti i vantaggi economici e sociali in generale, che la società può offrire in seguito ai meriti di ciascuno, indipendentemente dalla sua condizione sociale alla nascita. L’uso dei beni dipende dai meriti di ciascuno. La mancanza di meriti é un problema di ogni individuo e non della collettività. Gli esclusi sono responsabili della loro esclusione.
La ricchezza cresce con la globalizzazione, ma non la sua distribuzione, sia a livello mondiale, sia all’interno dei singoli Paesi. Il reddito del 20% dei più ricchi della Polonia é tre volte superiore al reddito del 20% dei più poveri. Questa differenza é di otto volte nel caso dell’Italia e di trentatrè volte in Brasile. La ricchezza cresce e il numero dei poveri cresce in termini relativi e assoluti.
La povertà, grande sfida del mondo attuale, si presenta secondo differenti modalità. La povertà economica investe la carenza di beni materiali e di ciò che é necessario per la sopravvivenza di una persona o di una popolazione, come l’alimentazione e la casa. La povertà psicologica é la presenza del sentimento di autosvalorizzazione delle persone nel confronto con i più ricchi, con le popolazioni dei Paesi più ricchi, con un’altra razza immaginata superiore o con un’altra condizione sociale o fisica. La povertà sociale si manifesta nell’impossibilità delle persone di avere accesso ai meccanismi sociali, come l’educazione, di assumere un prestigio minimo e di mantenere relazioni sociali strutturate e permanenti. La povertà politica si riferisce all’incapacità delle persone a partecipare da protagoniste all’assunzione di decisioni e di azioni politiche.
Le azioni di lotta alla povertà a volte si rivolgono contro le conseguenze della povertà, come ad esempio la fame, e non contro le sue cause. Queste misure sono necessarie, ma sono anche palliativi.
Le persone si rendono conto di essere carenti in relazione ai loro gruppi di riferimento, come la famiglia, i gruppi di amici, i colleghi di studio o di lavoro e altre categorie, le quali costruiscono il loro "ethos".
La carenza non é avvertita dalla persona in forma isolata, ma in relazione ad altri che sono referenzialmente prossimi. La carenza é relativa e la sua percezione genera insoddisfazione nelle persone, con possibile scatenamento di azioni o di reazioni, pacifiche o atti violenti generatori di conseguenze individuali e sociali.
Povertà e ricchezza non sono cose in sé stesse, ma sono costruttori sociali. Quello che é socialmente costruito é socialmente distruttibile e ricostituibile.
La povertà non é un problema. Il problema é ciò che la causa e la riproduce e ciò che ostacola il suo superamento. Se la società non affronta le cause della povertà economica, psicologica, politica e sociale, la povertà non scomparirà.
La globalizzazione ha generato la sua antitesi: l’anti-globalizzazione. La sua genesi si incontra nel Chiapas, nel 1996, durante il I° Incontro Internazionale per l’Umanità e contro il Neoliberismo. Già a Seattle, nel 1999, cominciano le grandi manifestazioni contro la globalizzazione.
Nel 2000 si svolgono manifestazioni a Davos, a Colonia, in Giappone, a Melbourne e a Nizza. In quell’anno viene annunciata la moratoria sul debito di 23 Paesi poveri altamente indebitati.
All’inizio del 2001 si realizza il I° Forum Sociale Mondiale, a Porto Alegre, con una spinta politica che propone un "nuovo mondo possibile" e che pone come prioritario il sociale all’interno dell’umanità e non invece l’economico, come propone Davos.
Le mobilitazioni anti-globalizzazione continuano nel 2001 e si presentano con vigore crescente a Buenos Aires, a Goteborg, a Salisburgo e a Genova. Proprio a Genova circa 100.000 persone partecipano alle manifestazioni, mentre i "leaders" del Gruppo degli Otto (G-8) si riuniscono su una nave blindata e protetta da 15.000 poliziotti.
Dove andranno a riunirsi i "leaders" della globalizzazione, in presenza di così tante manifestazioni contrarie? A Doha e nel 2002 a New York e non a Davos. Dove si riterranno al sicuro davanti a questo crescente clamore nel mondo?
Il II° Forum Sociale Mondiale porta la sfida propositiva per la costruzione di un altro mondo. In opposizione alla globalizzazione che concentra ricchezza e che esclude socialmente, si pensa a uno sviluppo per tutti, senza esclusione di persone, di culture e di popoli.
Il denominatore comune per l’integrazione e la collaborazione tra movimenti popolari ed entità sociali e politiche del Nord e del Sud del mondo, impegnati nella costruzione di un altro mondo possibile, é in linea di principio uno sviluppo sostenibile, nel quale la generazione attuale soddisfi le sue necessità, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le loro richieste. Tutto questo, preservando le risorse naturali e ambientali e proteggendo lo sviluppo economico e lo sviluppo umano nella sua interezza, senza provocare debiti economici e problemi ambientali per la negligenza degli uomini.
Mentre il capitalismo mette al centro la tecnologia, immediatamente dopo si organizza l’economia e soltanto alla fine l’uomo deve adattarsi a questa realtà. Non importa quindi come l’uomo viva e se viva.
Il mondo diverso rivoluziona le priorità e pone al centro l’uomo, poi un’economia caratterizzata dalla soddisfazione delle necessità di tutta la persona e di tutta l’umanità e infine una tecnologia adatta a dare risposte a queste necessità economiche.
– Una politica che non sia un luogo di incontro tra esperti, ma dove tutti, direttamente o attraverso rappresentanti, possano fare proposte e assumere decisioni sulla direzione da imprimere alla società.
– Un mondo rispettoso verso le culture, senza guardare alla propria, intesa come superiore alle altre, come succede invece nell’etnocentrismo.
– Una società che propizi l’accesso di tutti allo sviluppo delle proprie potenzialità.
– Una relazione dove nessuno si consideri superiore o inferiore, dove si elaborino e si rispettino i diritti umani, dove la diversità sia vista come opportunità e non come ostacolo, dove si superi lo sfruttamento e si coltivi la solidarietà.

Dilvo Peruzzo é Sociologo e Docente presso l’Università Metodista di San Paolo e le Facoltà Integrate di San Paolo.