Hanno assassinato don Ruggero Ruvoletto

Da molto non scrivo il Giornale di Bordo. M’impone a rompere il silenzio la morte di don Ruggero.

19.09.09. (Compio due anni di Manaus) Suona il telefono. Una voce di donna in pianto mi grida: “Hanno ucciso Padre Rogério!”. Quando arrivo alla casa parrocchiale di Santa Etelvina, trovo l’arcivescovo, autorità civili e militari, molti i preti e la folla… Il corpo è appena stato rimosso.

È possibile ricostruire la probabile dinamica del crimine “stupido e crudele”.

Alle 6:30 don Ruggero sta recitando il breviario seduto al tavolo della veranda. Due uomini (armati di revolver 38) saltano il muro e lo costringono a entrare in camera. Rubano il denaro delle comunità. Vogliono altro denaro. Parte un tiro. La pallottola entra per l’occhio sinistro e esce dall’orecchio. Morte istantanea. I due si spaventano e fuggono lasciando parte del denaro. Lo sparo ha svegliato il cappellano… che incontra don Ruggero in ginocchio, col capo sul cuscino del letto.

Ora la cameretta – insanguinata, dimessa e assorta – stringe il cuore. Come a molti, mi si insinua la domanda: chi ha armato la mano di Coiote o di Snooby (sospetti assassini)? Qualche capo politico o mafioso per zittire una voce scomoda? Più probabile è che sia stato il sistema, in genere.

Da tempo io vado riflettendo su Manaus, aggiungendo elementi, aggiustando affermazioni…, per questo il mio non è propriamente un risveglio amaro dopo un bel sogno. Chissà se è vera la frase del piccolo principe, che “si vede bene solo con il cuore”. Col cuore ho scritto che la periferia di Manaus non é Korokocho; che i prezzi degli alimenti sono bassi; che la zona franca di Manaus é migliore delle altre e dà lavoro a molti; che la gente è fin troppo affettuosa… Adesso devo smentirmi.

Vedo che di Korokocho qui… ce n’è molte. La campagna e la foresta non offrono condizioni di vita degna, per cui sempre più famiglie arrivano a Manaus, appoggiandosi a qualche parente; e aspet-tano che un’eminenza del mondo politico o della mafia dia il via a’invasione. Allora i senza-casa e i furbetti del quartiere corrono ad occupare terreni: violenza, espulsioni, nuove invasioni… Nella mia area missionaria ho assistito all’invasione di un terreno boschivo da parte di dieci mila famiglie! Il comune non ha altro piano abitazionale che permettere le invasioni e poi decidere se tollerarle o stroncarle col manganello.

Quanto agli alimenti: a buon mercato eran le banane prima dell’inondazione ed è il pesce comune, grazie al Rio delle Amazzoni. Ma Manaus non produce alimenti, importa tutto. L’uva,per esempio, è a 5,20 euro al kg, e il salario base è di 180 euro.

La Zona Franca (voluta dopo il declino della gomma) è “franca” non sul commercio, ma da imposte sulla produzione industriale. Questo sarebbe positivo se non ci fossero restrizioni: che si produca con materie prime importate, che si esportino i beni prodotti… … Le multinazionali ne approfittano per produrre qui con incentivi fiscali, pagare salari infimi ed esportare poi verso mercati migliori. La popolazione di Manaus non trae vantaggio dal volume di lavoro realizzato qui.

Come risultato, Manaus è surreale, una Matrix tropicale con statistiche inimmaginabili: per esempio, ogni giorno circa 70 autobus si fermano a metà corsa per guasti meccanici! La gente (soprav)vive alla giornata: se ha qualche soldino, lo spende senza pensarci troppo. La droga si trova in vendita all’angolo. Si ammazza per un telefonino o per un hot-dog. Con la natura depredata e tante adolescenti gravide, la vita pare un capriccio virtuale, perde valore.

Siccome la speranza è l’ultima a morire, tutti i venditori di speranza fanno affari. E qui entra la religione. Le chiese “evangeliche” più rinomate cedono il marchio (o subappaltano) a qualsiasi fedele che si autoproclami pastore e apra un luogo di culto… in cambio di una percentuale sulle offerte. Nascono chiese come funghi dopo l’acquazzone. I capi religiosi hanno scoperto l’Eldorado nelle tasche dei poveri! Continuare cattolico può sembrare obsoleto.

Allora ci sono preti che per evitare i salassi dei loro greggi, imitano i “pentecostali” con forme carismatiche o elettroniche. E ci sono preti… che crescono nella fede in Cristo-martire della “missione del Regno” che vince alla fine, dopo apparente sconfitta. Preti che non cercano più le chiese piene, o la chiesa maggioranza, ma abbracciano il cammino stretto di Gesù che vuole convertire il mondo secondo la volontà del Padre: un mondo di giustizia e non privilegi, pace e non violenza, inclusione e non esclusione, diritti umani e non alienazione, servizio ai poveri e non dominio, trasparenza e non corruzione… Li direi preti per il Regno; essi si conoscono, cercano occasioni per incontrarsi, confrontarsi con la congiuntura, agire uniti… Don Ruggero era di questi. Io pure lo sono.

A sera ho celebrato nella Comunità Santo Expedito. Ho provato un momento di solitudine, come prete del Regno e straniero: di fatto, a essere ucciso potevo essere io (ma questo può accadere in qualsiasi periferia). Il gruppetto di fedeli intonò il canto che dice: Portiamo qui il ricordo di chi ha dato la sua vita e il suo sangue, come li diede Gesù. Sì, è la nostra Pasqua. Il mio sgomento è già superato.