I processi di democratizzazione in America Latina

Scorrendo le pagine di Madrugada

Entriamo nell’anno quindici della rivista. Panta rei, tutto scorre, come l’acqua del fiume, o come l’onda del mare, come i pensieri nella mente. Quindici. Medie superiori. Parcheggio per decidere cosa farò da grande. Peluria. Sul volto, sotto le ascelle, sul pube la foglia.
Occhio alla luce del controluce, occhiali affumicati. Ma solo per un momento. Che appare già il controcorrente. E non tenete i remi in barca. Giuseppe Stoppiglia scrive Sulla spiaggia di mondi senza fine giocano i bambini che se la compassione per le grandi sciagure naturali diventa responsabilità cosciente a fronte delle sciagure determinate dall’uomo, forse troveremo la direzione giusta per andare oltre la rassegnazione e le disquisizioni sulle responsabilità di Dio.
E adesso casco e visiera, che si parte per l’America, a raccogliere il monografico: I processi di democratizzazione in America Latina e atterriamo a Belo Horizonte dalla Bruna Peyrot, che ci introduce in America Latina: quale democrazia? al senso complesso della democrazia, analizza i comportamenti delle forze politiche, individua nei partiti di sinistra l’accettazione delle regole della democrazia in un processo che ha come obiettivo la pace e la giustizia e il potere inteso come servizio e nella destra l’ideologia del mercato.
A La Paz, in Bolivia, raccolgo durante una manifestazione di piazza l’articolo di Roberto Carlos, che delinea l’indirizzo attuale dei movimenti popolari, che vogliono spostarsi da una democrazia rappresentativa ad una democrazia partecipativa.
Faccio scalo nella ridente San Cristobal in Messico e raccolgo le carte di Jorge Santiago, che raccontano le lotte e gli ostacoli dei moti popolari di sortire ad una vera democrazia.
Con difficoltà plano su Santarem nei pressi di Radio Rural per trascrivere un servizio di Padre Edilberto Sena sul Venezuela: Democrazia, quale democrazia?, che ci propone la figura di Chaves con un tenore quasi polemico di confronto tra una democrazia formale, la nostra, e una democrazia della prassi.
Avevo chiesto anche a Marta Buritica uno scritto sulla Colombia, ne ho ricevuto una risposta affermativa nel primo entusiasmo, ma poi nulla. La condizione politica di violenza che attraversa il paese e la sua vita trattengono il suo contributo.
Da Troina Mario Bertin mi spedisce a Catania Maria Zambrano. Le ragioni del cuore, che introduce alla conoscenza ed alla lettura della donna filosofo che affronta il senso della vita e le relazioni con il mondo e con la storia con un linguaggio nuovo, poetico.
Sorvolo il Veneto, e raccolgo in formato diplomatico nei pressi di Bassano, la riflessione di Fulvio Cortese: L’Italia ripudia la guerra? che affronta l’analisi dell’articolo 11 della nostra Costituzione, nella sua luce e nelle sue ombre.
Atterraggio di fortuna. Rombano i motori e, piano piano, affievoliscono mentre incontro Alessandro Bresolin con un cartello in mano Napoli, il conflitto dell’acqua solleva insieme con la cronaca di una azione popolare, la questione di un diritto elementare: l’accesso all’acqua.
Sara Deganello, sulla destra la tesi, perché si laurea a marzo, nella sinistra tiene un cartoncino segnaletico: Europa e Mediterraneo tra passato e futuro. Catania, novembre 2004, cronaca di un convegno e insieme indicazioni sulla funzione interculturale dell’Europa nel bacino del Mediterraneo.
A Malpensa mi attende Egidio con un grido di allarme (chi se lo aspetterebbe?) contro la guerra, il mercato e la retorica. Giovanni Realdi, in pianoterra, giusto per atterrare, fa il contrappunto al Giovin Signore di pariniana memoria scoprendo nel «presente la speranza incredula di futuro».
Tira le fila, ma gli sfuggono molti pesci dalle maglie, il cronista svogliato. Resta il commento alle foto di Lorenzo e Federica. Fai la giravolta a guardare le foto. È tutto. Il conto è a parte.