Il denaro come inganno

L’unica forza che tiene insieme il mondo

Da strumento di scambio economico, il denaro è diventato una realtà in sé. Una realtà da cercare, in quanto tale, da accrescere, per la quale vivere e morire, per la quale uccidere. Una realtà che passa sopra tutto, sopra i diritti degli altri, sopra gli affetti, sopra gli Stati, sopra le leggi… Il denaro è l’unica forza che sembra tenere insieme il mondo (progresso e sviluppo economico vengono fatti coincidere) ed essere contrapposta a Dio. È lo stesso Vangelo a dire che l’unica alternativa radicale a Dio è il denaro perché Dio e denaro hanno la stessa qualità di essere dei «padroni».
Questo aspetto di assolutezza, di ab-solutezza (di slegamento, di autonomia) del denaro è stato messo in particolare evidenza dal fenomeno della globalizzazione. La globalizzazione, infatti, ha come sua caratteristica specifica la cancellazione dei confini spaziali, ma anche culturali, ponendosi quindi al di fuori di ogni possibilità di regolazione morale. L’etica viene sostituita dall’efficienza. Buono è ciò che ha successo.
Il segno di questo processo è lo scollamento dei movimenti finanziari dalle economie reali (fatte di beni e di servizi) e lo scollamento della crescita economica dallo sviluppo umano. La globalizzazione dei rapporti monetari libera l’individuo dai vincoli politici e sociali. L’individuo, mediante il denaro, si sottrae ai vincoli che lo legano al territorio e alla comunità.
Il denaro, assolutamente indifferente a qualsiasi scopo e in quanto oggetto privo di qualità che non sia la quantità, è anche il più potente fattore di oggettivazione, il servitore universale che a sua volta asserve il suo padrone.
Quando il mezzo diventa padrone assoluto tende, inoltre, a escludere qualsiasi fine di natura personale. Ai rapporti personali subentrano forme di subordinazione tecnica.

Che cos’è il denaro

Il denaro non è la carta moneta (il cui ruolo, strumentale, oggi tende a scomparire). Il denaro è stato definito come il meccanismo di attribuzione del «valore». Secondo la teoria oggi prevalente, per stabilire il valore di un bene o di un servizio non si deve partire dalla produzione, ma dal consumo. Fondamento del valore è l’utilità, nel senso ampio e soggettivo dell’attrazione che l’oggetto esercita sul consumatore.
Poiché l’attrazione è un fattore soggettivo, il valore non è oggettivo, non è fisso. La stessa cosa non ha un valore unico. Il valore cambia da persona a persona, da momento a momento. È effimero. Il denaro è la misura dell’effimero.
Il valore, dunque, non è costituito dalla «cosa», ma dal desiderio della «cosa».
Se la «cosa» ha valore solo in quanto desiderata, allora vuol dire che, nello stadio precedente lo scambio economico, non ha «valore».
Si radica in questa intuizione il rifiuto di S. Francesco del denaro, un rifiuto radicale e assoluto, e la ricerca invece dell’oggettività delle cose, scoperta nella loro dimensione «creaturale» da cui nasce la fraternità universale (frate sole, sorella acqua…). Per S. Francesco le cose non sono oggetto di scambio economico, non sono oggetto di possesso. Sono interlocutori. Sono strumenti del dono di sé agli altri.
Il valore, non essendo una qualità della «cosa», esprime soltanto i rapporti di reciprocità, che si manifestano nello scambio. A monte c’è il desiderio; a valle il consumo. Nel mezzo lo scambio. Lo scambio si esprime attraverso un oggetto che si dà in cambio di quello desiderato. Nelle società moderne questo oggetto è il denaro. Il denaro è il quantum di un oggetto. Il quantum di un oggetto corrisponde al quantum di un altro oggetto. Il gioco, a questo punto, diventa tra oggetti e al soggetto viene richiesto di restare estraneo.
Il denaro è il «valore» delle cose divenuto sostanza, il valore delle cose senza le cose.

Alcune caratteristiche del denaro

a. La tendenza del denaro è di negare qualsiasi rapporto tra le cose che non sia quello economico. Le cose perdono così il loro valore intrinseco per assumere solo un valore di scambio. Vengono valutate non per quello che «sono», ma per quello che costano.
E anche l’uomo attento solo ai valori economici perde le sue qualità di uomo.
b. Il denaro ha la proprietà di essere acquisito mediante l’abilità nel trattare «altre» cose. Poiché il denaro si libera della propria origine, cioè dall’attività specifica con la quale viene guadagnato, priva questa attività di significato. L’attività diventa irrilevante. Anche dal punto di vista etico.
c. Il denaro, essendo senza qualità, ha un terribile potere di «conversione». Può farsi attore di qualsiasi metamorfosi.
Nato da un rapporto, nega ogni rapporto. È traducibile in qualsiasi cosa. Dà all’uomo che lo possiede una sensazione di onnipotenza. Proietta l’uomo verso un destino che egli crede di potersi costruire con le proprie mani.
d. Il giovane Marx, parafrasando un famoso passaggio del Timone d’Atene di Shakespeare, scrive: «Il denaro costituisce la perversione generalizzata delle individualità che muta nel loro contrario, attribuendo loro qualità che non sono loro proprie. Ci si presenta come la forza corruttrice dell’individuo, dei legami sociali essenziali. Trasforma la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, l’odio in amore, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in signore, il signore in servo, la stupidità in intelligenza, l’intelligenza in stupidità. Il denaro, come nozione attiva del valore, confonde e scambia ogni cosa: rappresenta la confusione e la conversione generali. È il mondo alla rovescia: la confusione e la conversione di qualsiasi qualità naturale e umana».
e. Il denaro induce una valutazione utilitaristica dell’uomo. I ricchi vengono spesso definiti come gente «per bene» e, corrispettivamente, i poveri vengono trattati come se si fossero resi colpevoli di qualcosa. Scrive Simmel nel suo fondamentale libro sulla filosofia del denaro: «L’interesse usuraio della ricchezza, i vantaggi che essa provoca al suo possessore senza che egli debba spendere qualcosa per essi, sono collegati alla forma denaro dei valori. Non solo con il denaro si può comprare tutto, ma il denaro impronta di sé tutto. I valori, in qualche modo, si rivestono della stessa forma denaro». Il denaro, insomma, agisce anche non agendo.
Il denaro rappresenta lo strumento capace di tutto dissimulare. È inganno e impostura. Fa notare Hénaff (Le prix de la vérité) che è impostura sul valore (fa apparire prezioso quello che prezioso non è e l’inverso), è impostura sulle relazioni (fa attribuire rispetto a chi non lo merita e l’opposto): «Ciò che consente al denaro questa impostura è il potere che ha di essere sostituito. Può rimpiazzare tutto e, perciò, occupare il posto di qualsiasi cosa. È l’usurpatore per eccellenza […]. Per questo è sempre legato al dramma del tradimento».
Rappresentando il mezzo assoluto, che apre l’accesso a tutto, il denaro diventa fine assoluto. Prende il posto di Dio. Il punto in cui trovano la loro sintesi tutti i nostri desideri. Il luogo della pienezza, da cui trae origine la pace.
Per questo, forse, quando Dio si fa uomo, viene in mezzo a noi come un povero a proclamare: «Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona» (Mt 6,24). È questa l’unica radicale incompatibilità di cui parli il Vangelo.